Adolf Hitler - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di citazioni e frasi celebri di Adolf Hitler (Braunau am Inn 1889 - Berlino 1945), politico e dittatore austriaco naturalizzato tedesco. Hitler è stato il principale ideatore del nazionalsocialismo (o nazismo), cancelliere del Reich dal 1933 e dittatore della Germania, col titolo di Führer, dal 1934 al 1945. Sotto la spinta di una spietata ideologia nazionalista e razzista, Hitler si è reso responsabile della morte di milioni di persone, diventando, nell'immaginario collettivo, l'incarnazione del male.
Le seguenti citazioni di Hitler sono tratte dalle Conversazioni a tavola (1941-1944) e dal suo saggio, tristemente noto, Mein Kampf (La mia battaglia), pubblicato in due volumi tra il 1925 e il 1926. In questo testo, Hitler espone il proprio pensiero politico e delinea il programma del partito nazionalsocialista. Nella prefazione all'edizione italiana del 1934, Hitler scrive: "I popoli che combattono per sublimi idee nazionali hanno forza di vita e ricchezza d'avvenire. Tengono nelle proprie mani i loro destini. Non di rado le loro forze, creatrici di comunità, sono valori di portata internazionale, aventi per la convivenza dei popoli effetti più benefici che gli «immortali principi» del liberalismo, i quali intorbidano e avvelenano i rapporti fra le Nazioni. Il Fascismo e il Nazionalsocialismo, intimamente connessi nel loro fondamentale atteggiamento verso la concezione del mondo, hanno la missione di segnare nuove vie ad una feconda collaborazione internazionale. Comprenderli nel loro senso più profondo, nella loro essenza, significa rendere servigio alla pace del mondo e quindi al benessere dei popoli".
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Adolf Hitler
La mia battaglia
Mein Kampf, 1925-1926 - Selezione Aforismario

A noi Tedeschi non mancò mai la cultura scientifica: mancò spesso invece la forza di volontà e di decisione.

"Adempimento del dovere" significa: non agire per sé, ma servire alla comunità.

C'è un solo sacrosanto diritto dell'uomo, che è nello stesso tempo un sacrosanto dovere, quello di provvedere perché il sangue resti puro, affinché la conservazione della migliore umanità renda possibile un più nobile sviluppo dell'umanità stessa.

Chi ama la propria nazione può solo provare il suo amore mediante i sacrifici che è pronto a fare per essa. 

Chi non è di buona razza in questa terra, è loglio.

Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino.

Chi vuole vivere deve lottare. Chi si rifiuta di combattere in un mondo di eterno conflitto, non merita di vivere.

Con gli ebrei non c'è modo alcuno di patteggiare, ma solo un durissimo sì o no.

Di solito i maggiori e più durevoli successi nella storia sono quelli che al loro inizio trovarono poca comprensione, perché erano in forte contrasto con la pubblica opinione, con le vedute e la volontà di questa. 

È prova di nobiltà, di mentalità elevata e di umanitarismo degno d'ammirazione il fatto che chi senza sua colpa è malato, rinunziando ad avere figli propri, doni il suo affetto e la sua tenerezza a un piccolo, povero sconosciuto rampollo della sua nazione, sano e promettente di essere un giorno un robusto membro di una forte comunità.

Fedeltà, abnegazione, taciturnità sono virtù di cui un grande popolo ha necessità: l'insegnarle e il perfezionarle nella scuola è più importante di molte cose che oggi riempiono i nostri programmi scolastici. 

Già nel cuore dei giovani bisogna radicare la nozione dell'intimo nesso del nazionalismo col senso della giustizia sociale. Così sorgerà un giorno un popolo di cittadini uniti fra loro e temprati da un amore e un orgoglio comuni, incrollabile e invincibile in eterno.

Gli ebrei non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti.

I partiti politici sono aperti al compromesso, le concezioni del mondo no.

I principi fondamentali d'un partito sono, per un partito politico in formazione, ciò che per la fede sono i dogmi. 

Il diritto personale è fondato sul successo. 

Il buon Dio non rende liberi i popoli vili 

Il complessivo lavoro d'istruzione e d'educazione dello Stato nazionale deve trovare il suo coronamento nell'infondere, nel cuore e nel cervello della gioventù a lui affidata, il senso e il sentimento di razza, conforme all'istinto e alla ragione. Nessun ragazzo, nessuna ragazza deve lasciare la scuola senza essere giunta a conoscere alla perfezione l'essenza e la necessità della purezza del sangue.

Il cristianesimo è stata la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell'amore. Il suo segno è l'intolleranza.

Il diluvio di giornali, tutti i libri pubblicati anno per anno dagli intellettuali, scivolano sui milioni di uomini dei ceti inferiori come l'acqua sul cuoio unto d'olio.

Il forte è più potente quando è solo.

Il trionfo di un ideale è tanto più facile, quanto maggiormente la propaganda avrà preparato le persone in generale e quanto più sarà chiusa, rigida e solida l'organizzazione che praticamente appoggia la lotta.

In cima all'educazione militare deve esserci ciò che già al vecchio esercito fu attribuito come merito sommo: alla scuola dell'esercito il ragazzo deve essere trasformato in un uomo, deve non solo imparare ad obbedire ma altresì acquistarsi le premesse del futuro comando. Deve imparare a tacere non solo quando è rimproverato a ragione, ma anche quando è rimproverato a torto.

In ogni azione enorme e di interesse mondiale, la propaganda ha il compito fondamentale di promulgare l'ideale di questa azione. Dovrà, quindi, inculcare l'ideale nel maggior numero di persone, poi si sposterà attaccando le persone che hanno idee diverse e renderli insicuri ed incerti sulle loro idee.

In un mondo imbastardito e «negrizzato» sarebbero perduti per sempre i concetti dell'umanamente bello e del sublime, nonché ogni nozione d'un avvenire idealizzato del genere umano.
Quaggiù, il successo è il solo metro di giudizio di ciò che è buono o cattivo.
(Adolf Hitler)
La concezione nazionale del mondo risponde alla più intima volontà della Natura, poiché restaura quel libero gioco delle forze che deve condurre a una durevole reciproca educazione delle razze, finché, grazie al conquistato possesso di questa Terra, venga spianata la via ad una migliore umanità

La concezione nazionale, razzista, riconosce il valore dell'umanità nei suoi primordiali elementi di razza. In conformità coi suoi princìpi, essa ravvisa nello Stato soltanto un mezzo per raggiungere un fine, il fine della conservazione dell'esistenza razzista degli uomini. Con ciò, non crede affatto a un'eguaglianza delle razze, ma riconosce che sono diverse e quindi hanno un valore maggiore o minore; e da questo riconoscimento si sente obbligata ad esigere, in conformità con l'eterna Volontà che domina l'Universo, la vittoria del migliore e del più forte, la subordinazione del peggiore e del più debole.

La degradazione della razza e del sangue è il peccato mortale di questo mondo e la fine dell'umanità che vi si abbandoni.

La Germania, o diventerà una Potenza mondiale o non sarà.

L'educazione deve instillare nei giovani la coscienza dell'importanza del rafforzamento del proprio corpo.

La Dea della Pace può solo marciare a fianco del Dio della Guerra, e ogni grande azione della Pace ha bisogno dell'aiuto e della protezione della forza. 

La forza di un partito politico non consiste nella grande e autonoma intellettualità dei singoli membri, ma in una disciplinata obbedienza prestata dai membri alla direzione intellettuale. 

La convinzione del diritto d'impiegare armi anche brutali è sempre connessa con la presenza d'una fede fanatica nella necessità del trionfo d'un nuovo ordine rivoluzionario. 

La forza non sta nella difesa ma nell'attacco.

La mancanza di un'idea grande e nuova significò sempre una limitazione della forza di combattere.

La miglior protezione [dello Stato nazionale] non si troverà nelle sue armi ma nei suoi cittadini; lo difenderanno non i bastioni delle fortezze ma i viventi muri di uomini e donne, pervasi da supremo amor patrio e da fanatico entusiasmo nazionale.

La nazione, o meglio, la razza non consiste nella lingua, ma solo nel sangue.

La premessa dell'esistenza di un'umanità superiore non è lo Stato, ma la nazione.

La razza umana è diventata forte nella lotta perpetua, e non potrà che perire in una perpetua pace.

Le grandi masse non sono fatte di diplomatici o di giuristi, e nemmeno di gente ragionevole, ma sono come i bimbi: ondeggianti e dubbiose.

Le grandi rivoluzioni d'ordine spirituale, che mutarono l'aspetto del mondo, si possono solo pensare e realizzare quali lotte titaniche di singole figure, non mai quali imprese di coalizione.

Lo scopo supremo dello Stato nazionale è quello di conservare quei primordiali elementi di razza che, quali donatori di civiltà, creano la bellezza e la dignità d'un'umanità superiore.

Lo Stato è soltanto un mezzo per un fine.

Lo Stato non rappresenta un fine ma un mezzo. Esso è la premessa della formazione d'una superiore civiltà umana, ma non è la causa di questa. La causa è riposta solo nella presenza d'una razza idonea alla civiltà.

Lo Stato deve presentarsi come il preservatore di un millenario avvenire, di fronte al quale il desiderio e l'egoismo dei singoli non contano nulla e debbono piegarsi.

Nella debolezza fisica risiede quasi sempre la causa della vigliaccheria personale.

Nello Stato nazionale la concezione razzista deve riuscire ad affrettare quella nobile epoca in cui gli uomini non si occuperanno più nell'allevare cani, cavalli e gatti, ma nell'elevare la condizione dell'uomo stesso; epoca che sarà per gli uni di silenziosa e saggia rinunzia, per altri di doni e sacrifici gioiosi.

Noi abbiamo dimenticato che lo spirito sano, alla lunga, non può che sopravvivere in un corpo sano.

Non si deve giudicare il discorso d'un uomo di Stato al suo popolo dall'impressione che esso produce su un professore d'Università, ma dall'effetto che esercita sul popolo. E questo soltanto dà il criterio della genialità dell'oratore.

Non solo l'uomo vive per servire ideali superiori ma questi stessi ideali danno la premessa della sua esistenza come uomo. 

Quaggiù, il successo è il solo metro di giudizio di ciò che è buono o cattivo.

Quando la ragione tace e tocca alla violenza la decisione suprema, la miglior difesa consiste nell'assalto.  

Se il popolo tedesco, nel suo sviluppo storico, avesse posseduto quella unità di armento che possedettero altri popoli, oggi il Reich tedesco sarebbe padrone della Terra.

Spesso dalle più sanguinose guerre civili esce un sano e forte corpo di nazione, mentre da una pace mantenuta artificialmente nasce la putrefazione. Non si cambiano con guanti di pelle fine i destini dei popoli. 

Tutta la saggezza del mondo resta inefficace se la forza non si pone al suo servizio per tutelarla e sostenerla.

Tutti i formidabili eventi che mutarono l'aspetto del mondo furono addotti non da scritti ma dalla parola parlata.

Tutto ciò che è grande in questo mondo è frutto di un solo vincitore. I successi riportati da coalizioni portano già in sé il germe di futuri sgretolamenti.

Una concezione del mondo, non essendo mai disposta a fare a metà con un'altra, non può essere disposta a collaborare con un regime che essa condanna; ma sente il dovere di combattere questo regime e tutto il mondo d'idee degli avversari, con ogni mezzo, e di apprestarne il crollo. 
Chi ama la propria nazione può solo provare il suo amore
mediante i sacrifici che è pronto a fare per essa. (Adolf Hitler)
Conversazioni a tavola di Hitler 1941-1944
A cura di Martin Bormann, 1952

Il colpo più duro che l'umanità abbia ricevuto è l'avvento del cristianesimo. Il bolscevismo è un figlio illegittimo del cristianesimo. L'uno e l'altro sono un'invenzione degli Ebrei.

Il cristianesimo costituisce il peggiore dei regressi che l'umanità abbia mai potuto subire, ed è stato l'Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro.

La dottrina nazionalsocialista è integralmente antiebraica, cioè anticomunista ed anticristiana.

La pace non può risultare che da un ordine naturale. La condizione di quest'ordine è che fra le nazioni esista una gerarchia. Le nazioni più capaci devono necessariamente mettersi alla testa. In quest'ordine le nazioni subordinate traggono il massimo beneficio dalla protezione esercitata dalle più capaci.

Non è l'ampiezza della libertà individuale a significare un alto grado di civiltà. È piuttosto, nell'ambito di un'organizzazione che riunisca la quasi unanimità degli uomini in una medesima razza, la limitazione di tale libertà. Se agli uomini si lascia tutta la loro libertà, eccoli comportarsi come scimmie.

Per tenere fermi al loro dovere uomini deboli, vacillanti o poltroni, c'è e vi fu sempre un solo mezzo: far sapere al disertore che la diserzione gli apporterà appunto quello che vuole evitare. Al fronte, si può morire: come disertore, si deve morire.

Quando il nazionalsocialismo avrà regnato per un periodo abbastanza lungo di tempo, non sarà più possibile concepire una forma di vita diversa dalla nostra.

Libro di Adolf Hitler consigliato
La mia battaglia
Editore: Gherardo Casini, 2010

Hitler, condannato alla reclusione il 1° Aprile 1924 per reato di insurrezione, impiegò gli anni di prigionia nel comporre la presente opera, proponendosi tre scopi: mettere in chiaro i fini del movimento da lui diretto, raccontare lo sviluppo di questo movimento, ed «esporre il suo proprio avvenire, nella misura in cui ciò è utile alla comprensione dell'origine e della evoluzione del nazional-socialismo e alla confutazione delle leggende create dalla stampa avversaria circa la sua persona». Qual è il programma del movimento? Quali le basi etiche, gli scopi politici, le ragioni profonde? La loro indagine, la loro giustificazione formano il contenuto principale del volume. Hitler, dopo aver analizzato le cause del «gran crollo» del 1915, indica le vie da seguire per dar vita al nuovo Stato, al «terzo Reich». Dalla sua teoria della razza e del popolo ricava le leggi, le direttive del futuro stato nazionale tedesco. Enuncia le sue idee in fatto di religione, di capitalismo, di democrazia, di stato, di maggioranze, di sindacati, di minoranze etniche. E su tutti i punti della politica interna ed estera, compresa la lotta contro il federalismo antiprussiano, contro l'autonomia dei «Laender», esprime quei pensieri che ora, dopo la vittoria, il social nazionalismo va traducendo in atti. Il Times chiamò «Bibbia laica» il presente volume, che pubblicò a puntate, perché a ogni nazionalsocialista fornisce la giustificazione del suo credo politico, e insegna le vie della salvezza nazionale.

Note
Vedi anche: Opinioni e giudizi su Hitler

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