Alessandro Knips Macoppe - Aforismi medico-politici

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Alessandro Knips Macoppe (Padova 1662 - 1744), medico e aforista italiano. A Knips Macoppe è attribuita la frase: "Acqua, dieta, serviziale guarisce da ogni male". Le seguenti osservazioni di Alessandro Knips Macoppe sono tratte da Cento aforismi medico-politici, pubblicato postumo nel 1795. Si tratta per lo più di consigli pratici, a volte venati d'astuzia e persino di cinismo, rivolti ai giovani medici. 
Alessandro Knips Macoppe
Cento aforismi medico-politici
Aphorismi medico-politici centum, 1795 - Selezione Aforismario

Abbi in pronto sempre del motti piacevoli e gravi, parole belle e sonanti, un limato dire, frasi eleganti e ben tornite, storielle, frottole della città e novelle di guerra. Suppliscon talora ai rimedi, e così illudi il tuo e l'altrui tedio, e tronchi i lamenti.

Abbi scienza versatile per dimostrarti antico cogli antichi, moderno coi moderni nella dottrina dei morbi: tuttavolta che a ciò ti stringa o l'autorevole parlare, o il corrotto opinare altrui: entrambi alla stessa meta tendono, la pratica. Non le parole ma i rimedi curano i mali; e il malato non cerca istruzione ma sanità.

Allo aggravarsi di malattia per la quale decumbe ragguardevole personaggio, tua moglie, il fratello, il padre, associati altro medico nella cura, poichè se malati di tal sorta finiscono per la peggio, il pubblico ed i congiunti del defunto nel designarne la causa ondeggiano talvolta in variantissime e perfino contrarie e sempre disdorose opinioni circa la cura.

Allorché sarai vecchio, non arrossire a lodare apertamente medicamento proposto da giovine medico, quando sia de tuoi o più blando, o più efficace. E vezzo esecrabile di alcuni, o spregiare crollando il capo, le cose altrui, o maltrattarle villanamente.

Avvicina costumatamente e con rispetto il bel sesso. Sappi che donna spregiata, d'ira subitanea accesa, tenderà spingerti a sollecito malanno. Nelle case de' tuoi clienti tratta con decente compiacenza non solo chi vi signoreggia, ma anche i servi, le fantesche, i cucinieri, e perfino gli stessi cani, perché uno solo di costoro che contro te schiamazzi, di leggieri perverte l'intiera famiglia, ed ardere la fa in tuo danno di pazza nimicizia. I più tenui nei ed i meno elevati bitorzi in un'arte come la nostra di conghietture e di effetto indeterminato, giganteggiano talora al cenno anche soltanto di inutile vecchiarella, e degenerano presso i più in sozze chiasse grondanti tabido marciume.

Che ti minaccino, schernischino, o sgridino i malati e i domestici non si dee permettere. E quelli che dimentichi del lor carattere e dignità, vi si sottomettono, io non medici gli chiamo, ma razza di servi ignominiosa. Si avvilisce l'arte, e tu con lei, sebbene diversamente la pensino taluni che al vil guadagno intesi delle ingiurie ridono, e se le ingozzano squisitamente.

Con gravità imponi ciò che si dee fare a pro del malato. Insisti con somma attenzione sul tempo e sulla qualità della dieta, affinché si argomenti quanto tu farai nelle cose grandi se tanto fai nelle menome.

Costumatissimo ti voglio nello assistere le donne, e se le circostanze esigeranno che tu proceda al tatto del petto, del basso ventre, od alla esplorazione di altre parti più occulte, mostrati costantemente, od almeno ti fingi, insensibile e per così dire di marmo o di gelo. Lurida macchia meritamente riporterebbe il tuo nome, qualora per lubricità di mano, per reità di intenzioni, od anche per sole parole violatore ti facessi delle sacosante leggi del pudore.

Donare un qualche rimedio per segreto ai poveri ed agli amici, non è riprovevole, mentre si addice ciò anche alla munificenza dei principi e alla carità dei religiosi .

Il futuro ambiguamente predici. Un pungolo è questi inevitabile, eterno coi parenti e cogli estranei, che vorrebbero a prima giunta sapere l'esito del caso. Ansiosi son tutti eccessivamente dell'avvenire. Non uomini, semidei, oracoli ci vorrebbero, onde predir loro con certezza le cose future. Chi aspetta l'eredità, e chi i titoli; chi il servo, l'amico, il padre, il figliuolo, la sposa adora: chi l'odia acerbamente. Affannato è ciascuno dall'incerto evento. Tu dai bugiardi antichi numi l'arte del vaticinare impara. Dubbie parole, tronchi presagi tengano sospesi gli animi, appaghino i curiosi, soddisfino ai semplici.

In mio senso può il medico permettersi di porgere segretamente in dono ai poverelli od agli amici qualche medicamento. Questo atto di pietà può esercitarsi tanto dalla liberalità dei principi, quanto dalla carità di tutte le persone dabbene.

L'avido speziale non legga eterne liste di costosi rimedi, perché ti sia fautore, e celebri, e mostri a chiunque passa i tuoi farmaci cordiali e le ricette pompose. Prescrivi le mere utili cose, e non ti caglia del crudele artefice .

La nostra santa religione non sia velo mai a mediche menzogne, né serva ad astuti raggiri. Con persone buone e religiose non ti fingere largo di coscienza. Professati devoto d'entrambi i ceti regolari perché ti onorino dello stipendio. Dei loro miracoli non ti far beffe maliziosamente, e chiudi l'occhio sui finti. Credine retto il volere, non finto il cuore.

Non appiccar zuffa con altri medici, massimamente se funesto caso stia contro di te. Tua fama può naufragare fra lo in stabile ondeggiamento delle varie sentenze. Il decoro dell'arte, e degli artisti si offusca, allorquando se ne espongono al pieno giorno i falli.

Non donar per rubare, né rubar per donare. Né pascere in ogni angolo della città prezzolati celebratori de tuoi vanti alteri. V'ha chi coltiva a questo fine vilissimo speziali, gente oziosa, crapuloni, la feccia del popolo, serve, vecchie, meretrici persino. Tua sola virtù anche non volendo t'intesserà le dovute lodi.

Non isvelare ad alcuno l'onta di certi mali che in particolare affliggono le fanciulle, le donne qualificate, i principi, od altre persone, al cui onore possa in qualche modo tornar danno dalla imprudente rivelazione: nasconder devi anzi nei più profondi penetrali del cuore le fralezze degli uomini e quelle della natura. 

Non pattuire di pagamento per la cura de' malati: un traffico tanto sguajato è da furbo e da ciarlatano. Mostra sempre un cuore generoso, benchè tuo malgrado ti stringesse crudele indigenza o mancanza del necessario.

Non ti fingere spossato e fiacco dal lungo andare per vie sassose, ed erte scale. Se hai animo invitto e sincero non dei lasciar quest'arte per troppo faticosa, né andar dicendo di curar sol quegli per lo sviscerato amore, che tu gli porti.

Non ti mostrare troppo spesso ai teatri, a feste pubbliche; né però da stoico le abborri. Ti è lecito ricrearti di tanto in tanto, e sollevar l'animo tuo annoiato e stracco dal continuo visitar malati. Lascia a giovinastri oziosi, pieni di vizi e sfrenatezza le danze e tresche oscene, ed ogni altro lubrico e stolto trattenimento. Più gravi pensieri ti sieno a cuore: niun maggiore, né più soave diletto v'è del ritornare gli uomini a sanità.

Offende il decoro chi segretamente coll'opera d'amici va con arte qua e là ripescando pubbliche lodi ai suoi libri, sebbene esempi di tal fatta molti e quotidiani ci parino innanzi. Apprendi ad abbellire il tuo nome col merito tuo personale, non colle ciance altrui, altrimenti il tempo rivelatore d'ogni cosa cancellerà a tuo scorno la caduca tua fama.

Per città ne va a passo moderato, e non assaltare gli amici con inurbani saluti. E caccia da tua mente il pensiero, se pur v'è, di render con un visaggio astratto e burbero, stupido ed ossequioso il popolo. Se comporrai gravità a piacevole grazia, se severità temprerai da garbo gentile, ne avrai benevolenza rispettosa, ed amabile venerazione.

Regni sul tuo volto imperturbabile tranquillità accanto de' malati: datti anzi a divedere con essi gioviali, e loro favella con dolcezza. Nella infermità che li affligge trovano essi sufficiente argomento di raccapriccio, senza che tu in aggiunta, standotene in fosca e malinconica guardatura, rappresenti loro l'effigie della morte piuttosto che il simulacro gradevole e sospirato della salvezza.

Ridi con chi risana, piangi con chi muore. A caro prezzo si vendono cotali lagrime. Il viso triste, o sereno dei domestici e degl'infermi dia legge al tuo. Sino che v'è speranza, gli conforta con gravi e pesate parole. Talvolta si danno dei portenti; non mai si dee disperare fino a che vi rimane aura di vita.

Riverisci e onora le donne. Donna spregiata ti mette in rovina. Fatti anco con bel garbo benevoli i familiari, le fantesche, perfino i cani della casa. Per un che abbai, tutta corrompesi la famiglia, e sossopra si mette. Un arte incerta e congetturale cade, e diffamasi, se non la sostiene universale rispettosa benevolenza.

Se bassamente nascesti, potrai come vogliono alcuni, comprarti nobiltà di titolo. Virtù fregiata è più appariscente. Se ella viene spontanea a premio di tue fatiche, non la rifiutare; altrimenti non volerne acquistare con preghiere e moneta l'oneroso splendore. Ché se al tuo squallore vorrai dar lume egli si mostrerà più fosco, e diverrai la favola del mondo. I nei non si veggono nel buio, ma se loro dài luce, gli mira ciascun maligno e curioso.

Se effetto infelice abbiasi da un rimedio, sicché ne resti infamato, ritorcene la colpa con rigido e fermo viso. Sotterfugi, e ripieghi non manchino perché né a te, né ai rimedi la fiducia si perda. Andato è il colpo. Coprir potranno il tuo fallo la stagione incostante, l'acutissimo freddo, il soffocante calore; or l'incognito influsso degli astri, or il plumbeo noto, il furente aquilone, la morbifera costituzion del mese, gli ascosi miasmi dell'aria, e simiglianti. Le inanimate cose con più sicurezza si incolpano. Ché se accusi di errore e d'inesperienza gl'infermieri e l'infermo, i servi e gli astanti, o lo speziale come soglion molti, fieramente tutti a difesa del proprio onore insorgono, e a te fanno occulta rabbiosa guerra.

Se ignori i rimedi di qualcuno, non gli chiamare empirici, e da cerretano, come a molti è costume esecrabile: né decantar virtù per anco ignote. Con attentissimo occhio rifatte ripetutamente le prove ne considera gli effetti, affinché né da imprudente lodi, né da indiscreto biasimi.

Se tu non sai le scoperte, e le ingegnose dottrine del moderni, non le svillaneggiare. Esalta se vuoi, le tue, non calpestare le altrui. Dimostra le confermate da secoli, e quasi nate divinamente coll'uomo. Ma che non se ne possano discoprir di migliori, è pazzo, assurdo pensiero. Il cielo forse così dispose il mondo che ciascuna età si abbelli di nuove scoperte, di rivelati arcani; affinché ed ella esulti, e noi meravigliando adoriamo la benefica onnipotenza del suo grande artefice.

Seconda accortamente agl'infermi. Non austero troppo, né facile troppo. Quella ti dà odio, disprezzo questa. Statti tra queste due. La negativa tempera colle promesse. Mira alla sanità, non alla gola, affinché te riconoscano inteso non alle voglie, ma alla loro salvezza. Le date cose poi ci fanno riverire ed amare.

Severo imponi ciò che eseguire si debba a pro dell'infermo; attribuisci pure molta importanza e fino scrupolosa, anche ai più minuti articoli dietetici, affinché argomenti ognuno che se tanto di studio poni nelle minime cose, attentissimo saprai mostrarti nelle somme.

Sordido lo speziale non gioisca di rinvenire prescritta nelle tue ricette una diffusa congerie di droghe d'alto prezzo all'effetto che te ne sappia buon grado, che faccia encomi ai tuoi rimedi, onorandoli col titolo di alessi-farmaci, e che ponga sott'occhio a chi passa per via le sfarzose tue ordinazioni. Impiega invece soltanto quei medicinali che la sana pratica riconosce per utili, in non cale tenendo la spietata farmaceutica ingordigia.

Note
L'edizione cui si è fatto riferimento per la scelta della maggior parte delle citazioni sopra riportate è: Aforismi medico-politici del celebre Alessandro Knips Macoppe, volgarizzati col testo a fronte da Giuseppe Antonio del Chiappa,1822.

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