Anna Frank - Le più belle frasi dal Diario

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Anna Frank, nome italianizzato di Annelies Marie Frank (Francoforte sul Meno 1929 - Bergen-Belsen1945), diarista ebrea tedesca. I seguenti pensieri di Anna Frank sono tratti dal suo celebre Diario, scritto tra il 1942 e il 1944, durante la persecuzione degli Ebrei da parte di nazisti, e pubblicato per la prima volta nel 1947.
Nel 1944, Anna Frank e la sua famiglia vengono deportati nel campo di concentramento di Westerbork; da qui, Anna Frank viene trasferita con la sorella Margot nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove muore di tifo.
Il Diario di Anne Frank, tradotto in oltre 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, rappresenta un'importante testimonianza delle violenze subite dagli ebrei durante il regime nazista. Nel 2009 l'UNESCO ha inserito il Diario di Anna Frank nell'Elenco delle Memorie del mondo.
Scrive Anne Frank: "Ah, quante cose mi vengono in mente di sera quando sono sola, o durante il giorno quando debbo sopportare certa gente che mi disgusta o che interpreta male tutte le mie intenzioni! Perciò finisco sempre col ritornare al mio diario, è il mio punto di partenza e il mio punto di arrivo".
Anna Frank
Diario
Het Achterhuis (Il retrocasa), 1942-1944 (postumo 1947)
Selezione Aforismario

I bei tempi finirono nel maggio 1940; prima la guerra, la capitolazione, l'invasione tedesca, poi cominciarono le sventure per noi ebrei. Le leggi antisemitiche si susseguivano l'una all'altra. Gli ebrei debbono portare la stella giudaica. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto «bottega ebraica». Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento, gli ebrei non possono praticare sport all'aperto, ossia non possono frequentare piscine, campi di tennis o di hockey eccetera. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche. E una quantità ancora di limitazioni del genere. Così trascorreva la nostra piccola vita.

Al lume di candela non è così terribile come al buio.

A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio.

C'è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all'assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l'umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.

Chi è felice farà felici anche gli altri, chi ha coraggio e fiducia non sarà mai sopraffatto dalla sventura!

Chi ci ha imposto questo? Chi ha fatto di noi ebrei un popolo distinto da tutti gli altri? Chi ci ha fatto tanto soffrire finora? E' stato Iddio che ci ha fatti così, ma sarà anche Iddio che ci eleverà. Se, nonostante tutte queste nostre sofferenze, alla fine restano ancor sempre degli ebrei, vuol dire che un giorno gli ebrei, anziché essere proscritti, serviranno di esempio. Chissà che non debba ancora essere la nostra fede, quella che insegnerà il bene al mondo e ai popoli, e che per questo, per questo soltanto occorra che noi soffriamo. Non potremo mai diventare soltanto olandesi, soltanto inglesi, o cittadini di qualunque altro paese, ma rimarremo sempre anche ebrei e vogliamo rimanere ebrei.

Coloro che hanno una religione possono ritenersi felici, perché non a tutti è dato credere a cose sopraterrene. Non è neppure necessario credere alla punizione dopo la morte; il purgatorio, l'inferno e il paradiso sono cose che molti possono non ammettere; però una religione, non importa quale essa sia, mette l'uomo sulla buona strada. Non si tratta di temere Iddio, ma di tener alto il proprio onore e la propria coscienza.

Dio non ha mai abbandonato il nostro popolo. Gli Ebrei sono sopravvissuti attraverso tutti i secoli, gli Ebrei hanno dovuto soffrire per tutti i secoli, ma ciò li ha anche resi più forti; i deboli cadono, ma i forti sopravviveranno e non periranno mai!

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo che può sempre emergere.

Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà.
Gli Ebrei sono sopravvissuti attraverso tutti i secoli, gli Ebrei
hanno dovuto soffrire per tutti i secoli, ma ciò li ha anche resi più forti.
(Anna Frank)
Fa un caldo soffocante; si sbuffa, si cuoce, e con questo caldo mi tocca di andar sempre a piedi. Adesso capisco quanto sia comodo un tram, soprattutto se aperto, ma è un pezzo che noi ebrei non possiamo servircene; a noi, per carrozza debbono bastare le gambe.

Finché c'è questa felicità interiore, questo godere della natura, della salute e di tante altre cose, finché si ha tutto questo si tornerà sempre a essere felici.

Gli anziani hanno un'opinione su tutto, e nella vita non esitano più prima di agire.

Guardavo anche dalla finestra aperta, sopra un grande settore di Amsterdam, sopra tutti i tetti fino all'orizzonte, tanto luminoso e azzurro che la linea di separazione non era chiaramente visibile. «Finché questo c'è ancora» pensai «e io posso godere questo sole, questo cielo senza nuvole, non ho il diritto di essere triste.»

«Himmelhoch jauchzend und zum Tode betrübt» (gioia celeste e tristezza mortale) è un verso appropriato alla nostra condizione.

I genitori possono solo dare buoni consigli o avviare i figli sulla strada giusta, ma la formazione finale del carattere di una persona è solo nelle sue mani.

"La gioventù, in fondo, è più solitaria della vecchiaia." Questa massima, che ho letto in qualche libro, mi è rimasta in mente e l'ho trovata vera.

La sera, quando a letto termino la mia preghiera colle parole: «Ti ringrazio, mio Dio, per tutto ciò che è buono e caro e bello», sono piena di gioia. Allora penso: «buona» è la sicurezza del nostro rifugio, è la mia salute, è la mia stessa esistenza; «caro» è Peter, è quel sentimento delicato e indistinto che noi due non osiamo ancora nominare, o sfiorare, ma che verrà, e sarà l'amore, l'avvenire, la felicità; «bello» e il mondo; il mondo, la natura, la bellezza e tutto ciò che la forma.

Mamma, a chi è di cattivo umore consiglia: «Pensa alle miserie che ci sono al mondo, e sii felice che tu non ne soffri!». Io invece consiglio: «Va' fuori, al sole, nei campi, a contatto con la natura, va' fuori e cerca di trovare la felicità in te e in Dio. Pensa al bello che c'è ancora in te e attorno a te e sii felice!».

Mi rendo sempre più indipendente dai miei genitori; giovane come sono, affronto la vita con maggior coraggio di mamma, e ho più di lei radicato il senso della giustizia. So quello che voglio, ho uno scopo, un'opinione, una fede e un amore. Lasciatemi esser me stessa e sarò contenta. So di essere una donna, una donna con forza interiore e molto coraggio.

Molti trovano bella la natura, molti dormono qualche volta all'aria aperta, molti, nelle prigioni o negli ospedali, sospirano il giorno in cui, liberi, potranno nuovamente godere la natura, ma pochi sono, come noi, chiusi colla loro nostalgia e isolati da ciò che è patrimonio sia del povero che del ricco.

Non è una mia fantasia che la vista del cielo, delle nubi, della luna e delle stelle mi renda tranquilla e paziente. È una medicina migliore della valeriana o del bromuro. La natura mi rende umile e pronta ad affrontare valorosamente ogni avversità.

Non penso a tutti i sofferenti, ma al bello che ancora rimane.

Nonostante tutto io continuo a credere che la gente è buona in fondo al cuore.
Chi è felice farà felici anche gli altri, chi ha coraggio e fiducia
non sarà mai sopraffatto dalla sventura! (Anne Frank)
Per chi ha paura, o si sente incompreso e infelice, il miglior rimedio è andar fuori all'aperto, in un luogo dove egli sia completamente solo, solo col cielo, la natura e Dio. Soltanto allora, infatti, soltanto allora si sente che tutto è come deve essere, e che Dio vuol vedere gli uomini felici nella semplice bellezza della natura. Finché ciò esiste, ed esisterà sempre, io so che in qualunque circostanza c'è un conforto per ogni dolore. E credo fermamente che ogni afflizione può essere molto lenita dalla natura.

Perché gli uomini debbono soffrire la fame, quando in altre parti del mondo si lasciano marcire i cibi sovrabbondanti? Perché gli uomini sono così pazzi?

Quando guardavo fuori, immergendomi nella profondità di Dio e della natura, mi sentivo felice, assolutamente felice. Finché c'è questa felicità interiore, questo godere della natura, della salute e di tante altre cose, finché si ha tutto questo si tornerà sempre a essere felici. Ricchezza, fama, tutto puoi perdere, ma questa felicità nell'intimo del tuo cuore può soltanto velarsi, e si rinnoverà sempre finché vivrai. Finché puoi guardare il cielo senza timore, sappi che sei intimamente puro e che ridiverrai comunque felice.

Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v'è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato.

Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce. Ma, e questo è il problema, saprò scrivere qualche cosa di grande, diverrò mai giornalista o scrittrice?

Se Dio mi concederà di vivere, arriverò dove mia madre non è mai arrivata, non resterò una donna insignificante e lavorerò nel mondo e per gli uomini.

Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità è soltanto sua; se un ebreo compie una cattiva azione, la colpa ricade su tutti gli ebrei.

Sono felice di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme.

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità.

Veramente non esiste maggior inimicizia al mondo che fra tedeschi ed ebrei.

Viviamo tutti, ma non sappiamo perché e a che scopo; viviamo tutti coll'intento di diventare felici, viviamo tutti in modo diverso eppure uguale.

Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest'attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me.

Frasi attribuite ad Anne Frank
Selezione Aforismario

Nessuno è mai diventato povero donando.

Non c'è bisogno di essere ricchi per far del bene, per incoraggiare, invece di soffocare, il buono che c'è in ciascuno ai noi, per dare ai poveri la sensazione di essere, anch'essi, degli esseri umani. In tutto si può cominciare dalle piccole cose: per esempio, in tram non vi alzate solo per cedere il vostro posto a un'elegante signora, ma fatelo anche per una donna mal vestita; scusatevi con premura anche se pestate i piedi a un poveraccio.

Una sola candela può sia sfidare sia definire l'oscurità.
[A single candle can both defy and define the darkness]. 

Libro di Anne Frank consigliato
Diario
A cura di: Otto Frank e Mirjam Pressler
Prefazione: Natalia Ginzburg
Traduzione: Laura Pignatti
Contributi di Frediano Sessi
Editore: Einaudi, 2014

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all'immagine della scuola, dei compagni e di amori piú o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. «Vedo noi otto nell'alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia», ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell'esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subí tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un'immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un'allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni. Questa edizione, a cura di Frediano Sessi, offre anche una ricostruzione degli ultimi mesi della vita di Anne e della sorella Margot, sulla base di testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

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