Aristide Gabelli - Aforismi, frasi e pensieri

Selezione di aforismi, frasi e pensieri di Aristide Gabelli (Belluno 1830 - Padova 1891), pedagogista e aforista italiano. Nel 1869, Aristide Gabelli si trasferisce a Roma, dove entra a far parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione fino al 1874. In seguito, viene nominato provveditore agli studi di Roma, carica che mantiene fino al 1881. Nel 1880 scrive Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, in cui sostiene la necessità di adeguare i programmi scolastici a quelli delle altre nazioni europee: «Il maestro deve tener presente che la scuola ha da servire a tre fini, a dar vigore al corpo, penetrazione all'intelligenza e rettitudine all'animo». In questa opera Gabelli si oppone nettamente al nozionismo, l'educazione scolastica deve avere principalmente il compito di sviluppare il pensiero, di "formare le teste": "Le cognizioni non poche volte, e forse il più delle volte, dopo un po' di tempo di desuetudine dagli studi, vengono in molta parte dimenticate, quando invece il modo di pensare dura tutta la vita, entra in tutte le azioni umane…". [Wikipedia].
Le seguenti riflessioni di Aristide Gabelli sono tratte da Pensieri, pubblicati per la prima volta nel 1886.
Aristide Gabelli
Pensieri
1886 - Selezione Aforismario

A me piace la gente avveduta e accorta, purché non si serva della scaltrezza a ingannare il prossimo, come mi piace la gente robusta, ma a patto che non dia pugni.

Chi disse vox populi vox dei, o mirava a imbrogliare le carte adulando il volgo, o aveva di Dio un'idea molto infelice.

I popoli, al pari degli individui, tanto possono quanto sanno.

I rivoluzionari politici, a qualunque setta appartengano, si chiamino socialisti, internazionalisti, o nihilisti, son tutta gente, che senza capitali vorrebbe riscuotere gli interessi.

Il credersi da molto è la prima delle condizioni per diventare da qualche cosa.

Il modo più sicuro di distruggere consiste nell'edificare.

Il mondo giudica gli uomini non dalle prove, ché non ha il tempo di ricercarle, ma dalle apparenze, onde poco basta a passare per una perla e pochissimo per un briccone.

Il rileggere i pensieri che ci passarono per la testa altre volte è come il riguardare il nostro ritratto di molti anni prima. Ci troviamo mutati, ma nondimeno vi ci riconosciamo.

In gioventù vivere è godere, nella virilità lavorare, al di là di questa aspettar la morte.

La così detta profondità negli scrittori non è altro, cinquanta volte su cento, che oscurità. Idee confuse e indigeste sono per la maggior parte di quelli che ne giudicano idee profonde, mentre non c'è idea profonda, che esposta con semplicità e lucidezza, non sia da moltissimi giudicata volgare. Tanti sentono ammirazione per quello che non capiscono!

La fede nelle cose del mondo è il conforto dei giovani e la fede in Dio quello dei vecchi.

La modestia deriva o dal non conoscere il proprio valore o dal fingere di ignorarlo, vale a dire è o ignoranza, o ipocrisia. Nondimeno, siccome lusinga molto l'amor proprio degli altri, passa per una gran virtù.

La più gran soddisfazione che si possa dare al prossimo e che poi senza nessun dubbio ci procura le maggiori lodi, è quella di morire.

L'usanza comune a molti letterati di disprezzare il mondo moderno, è una maniera dissimulata di presumersi degni di un altro migliore.
Per comprendere quanto il mondo sia buono basta osservare,
quanto si meravigli d'ogni atto onesto. (Aristide Gabelli)
Nei piccoli paesi la gente perde la metà del suo tempo a spiare le cose degli altri e l'altra metà a riferire quello che ha scoperto o inventato.

Non bisogna avere nella testa né idee fisse come chiodi, né idee mobili e leggere, come bolle di sapone. Né chi ha idee fisse, né chi le ha troppo variabili è atto a trar frutto dall'esperienza e a progredire. Per progredire è necessario di cangiare qualche cosa di quello che s'ha in mente, ma qualche cosa anche di conservare; perché chi ricomincia sempre da capo non finisce mai, e chi crede di aver finito mostra di avere mal cominciato. L'uno è una testa bucata come un crivello, l'altro una testa chiusa come una botte.

Non c'è che un solo modo di serbarsi sempre fedeli alle stesse opinioni, rimanere tutta la vita fanciulli.

Non c'è istituzione, per quanto cattiva, che non sia resa tollerabile dai buoni costumi, e non ce n'è una tanto buona, che non rimanga guasta dai cattivi.

Non c'è nulla di più triste del sentimento di solitudine che dà una folla sconosciuta.

Non c'è stato al mondo alcun edificio eretto sopra la riconoscenza, che prima o dopo non sia crollato per aver ceduto i fondamenti.

Per comprendere quanto il mondo sia buono basta osservare, quanto si meravigli d'ogni atto onesto.

Poiché la lingua è lo specchio del pensiero, indagare il preciso significato delle parole è mettere chiarezza nelle proprie idee.

Quando gli uomini di Stato non sanno storia, è come se tutto un popolo fosse senza passato; e il passato pei popoli equivale all'esperienza della vita per gli individui.

Un bel viso ci fa credere a tutti i pregi e a tutte le virtù, lasciandoci meravigliati di vederle sparire con lui e qualche volta prima di lui.

Una giornata nella vita dei popoli è una battuta di polso in quella degli individui.

Libro di Gabelli consigliato da Aforismario
Pensieri
Editore: Fratelli Drucker, Padova, 1892

Una raccolta di pensieri somiglia molto a una collezione di facezie, non è libro da leggere tutto d'un fiato; né questo perché s'assomigli
a un liquore prezioso, che meriti di essere assaporato a centellini; bensì perché potrebbe dar nausea come un decorro. Come furono scritti a spizzico, così questi Pensieri vorrebbero essere letti, segnatamente che non hanno la menoma connessione fra loro, e tanto vale il cominciare dalla prima pagina per andare innanzi, quanto dall'ultima per retrocedere.

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