Carl Gustav Jung - 100 Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Carl Gustav Jung (Kesswil 1875 - Küsnacht 1961), psichiatra e psicoanalista svizzero. Inizialmente vicino alle concezioni psicoanalitiche di Freud, Jung se ne allontana nel 1913, dando vita a un nuovo indirizzo teorico che prende il nome di "psicologia analitica".
Le seguenti citazioni di Jung sono tratte da alcuni dei suoi saggi più noti, tra cui: Tipi psicologici (Psychologische Typen, 1921), L'Io e l'inconscio (Die Beziehungen zwischen dem Ich und dem Unbewussten, 1928) e Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna (Seelenprobleme der Gegenwart, 1931)
Carl Gustav Jung
Importanza dell'inconscio in psicopatologia
1914

Il neofita sente il dovere di difendere fanaticamente la fede che ha abbracciato. Nel paranoico abbiamo esattamente la stessa condizione: egli si sente costretto a difendersi contro ogni critica esterna perché il suo sistema delirante è fortemente attaccato all'interno.

La struttura dell'inconscio
Die Struktur des Unbewussten, 1916

Chiunque avanzi sul cammino dall'autorealizzazione deve inevitabilmente riportare alla coscienza i contenuti del suo inconscio personale, allargando in tal modo in grande misura il campo della sua personalità.

La storia ci insegna che tutte le volte che un atteggiamento psicologico assume valore collettivo, cominciano a pullulare gli scismi. Il fenomeno assume la massima evidenza nella storia delle religioni. Un atteggiamento collettivo, anche se necessario, rappresenta sempre una minaccia per l'individuo.

Come l'individuo non è assolutamente un essere unico e separato dagli altri, ma è anche un essere sociale, così la psiche umana non è un fenomeno chiuso in sé e meramente individuale, ma è anche un fenomeno collettivo.

Quando analizziamo la persona le strappiamo la maschera e scopriamo che quello che sembrava individuale, alla base è collettivo.

Né il medico né il paziente devono cullarsi nella speranza che l'analisi da sola basti ad eliminare la nevrosi. Sarebbe un inganno e un'illusione. In fin dei conti è sempre il fattore morale che opera la scelta tra malattia e salute.

La psicologia dei processi inconsci
Die Psychologie der Unbewussten Prozesse, 1917

La psicoanalisi intesa come tecnica terapeutica consta essenzialmente di numerose analisi dei sogni, poiché i sogni portano successivamente a galla, nel corso del trattamento, i contenuti dell'inconscio per esporli alla forza disinfettante della luce del giorno, riscoprendo anche elementi importanti creduti perduti.

L'inconscio
Über das Unbewusste, 1918

L'inconscio è, in primo luogo e prima di ogni altra cosa, il mondo del passato, riattivato dalla limitatezza dell'atteggiamento cosciente.

Solo un cambiamento dell'atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l'individuo.

I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti 
Die psychologischen Grundlagen des Geisterglaubens, 1920

Se riandiamo con la mente alla storia passata dell'uomo, troviamo, tra molte altre convinzioni religiose, una fede universale nell'esistenza di fantasmi o esseri eterei che sono vicini agli uomini ed esercitano su di essi un'influenza invisibile ma possente. In genere si crede che tali esseri siano spiriti o anime dei trapassati.

Gli spiriti sono complessi dell'inconscio collettivo che si manifestano quando l'individuo perde l'adattamento alla realtà, oppure cercano di sostituire l'atteggiamento inadeguato di tutto un popolo con un nuovo modo di pensare. Quindi sono fantasie patologiche oppure idee nuove ancora sconosciute.
La diffidenza con la quale l'estroverso guarda al mondo interiore,
è pari a quella con la quale l’introverso guarda al mondo esteriore.
(Carl Gustav Jung)
Tipi psicologici
Psychologische Typen, 1921

Parliamo quindi di estroversione in tutti i casi nei quali l’individuo volge tutto il suo interesse al mondo esterno, all'oggetto, e a questo attribuisce un’importanza e un valore eccezionali. Quando il mondo oggettivo cala in certo modo nell'ombra e desta scarsa considerazione, mentre l’uomo sta al centro del suo proprio interesse e ai suoi occhi appare per così dire quale unico oggetto (dunque nel caso opposto), si ha introversione.

L’estroverso è caratterizzato dal suo tendere verso l’oggetto, dalla sua voluta dipendenza dall'oggetto. Egli è influenzato dall'oggetto nella misura stessa nella quale cerca di assimilarlo. L’introverso invece è caratterizzato dall'apparente affermazione di sé stesso di fronte all'oggetto. Egli si oppone ad ogni dipendenza dall'oggetto, ne rifiuta l’influenza e talvolta ne ha perfino paura.

Ogni uomo è in possesso di entrambi i meccanismi, quello dell’estroversione e quello dell’introversione, ed è soltanto il prevalere relativo dell’uno o dell’altro a costituire il tipo.

Come vi sono degli introversi ottimisti, così vi sono anche degli estroversi ottimisti e viceversa.

La diffidenza con la quale l'estroverso guarda al mondo interiore, è pari a quella con la quale l’introverso guarda al mondo esteriore.

L’estroverso non può fare altro che lasciare venir fuori la sua personalità. L’introverso invece nasconde la sua personalità tenendo per sé le proprie reazioni.

Al tipo introverso il mondo non appare come qualcosa di bello e di desiderabile, ma come qualcosa di angoscioso, anzi di pericoloso, contro cui egli si premunisce rifugiandosi nel suo mondo interiore

A causa di una deficiente differenziazione del sentimento, nell'introverso permane a lungo una certa goffaggine, un vero infantilismo nei rapporti personali, cioè in quell'elemento che gli inglesi chiamano personality. Il suo modo di rivelare la propria personalità è talmente incerto e malsicuro, e d’altra parte egli è così sensibile a questo riguardo, che non osa mostrarsi al mondo circostante se non con un’opera che gli appaia perfetta.

Uno dei primissimi indizi di introversione che sia dato di riscontrare in un bambino è un carattere assorto, meditabondo, uno spiccato timore, anzi paura per gli oggetti sconosciuti. Viene precocemente alla luce anche una tendenza all’autoaffermazione nei riguardi dell’oggetto, unitamente a tentativi di dominarlo. Ciò che è sconosciuto viene accolto con diffidenza.

Il primo indizio di estroversione in un bambino è certo il suo rapido inserimento nell'ambiente e la straordinaria attenzione che egli dedica agli oggetti e in particolare alla propria capacità di influire su di essi. Il timore degli oggetti è scarso. È in mezzo ad essi e con essi che il bambino si muove e vive.

L’estroverso non incontra particolari difficoltà nell'esprimere la propria personalità, egli impone quasi involontariamente la propria presenza perché tende, secondo tutta la sua natura, a trasferirsi sull'oggetto. Egli si apre facilmente a chi lo circonda e lo fa necessariamente in una forma comprensibile per l’ambiente e perciò accettabile.

L'estroverso [...] non si sofferma su nulla e finisce col sorvolare sulla realtà in una specie di ebbrezza, senza più vedere né rendersi conto delle cose, utilizzandole soltanto come stimolanti. Tale capacità, se da un lato ha il vantaggio di risolvere le situazioni più difficili (“Tu sei perduto se credi al pericolo.” Nietzsche), ha nello stesso tempo un grande inconveniente, perché finisce per concludersi con una catastrofe, portando spesso a un caos pressoché inestricabile.

Il fanatismo non è altro che un dubbio ipercompensato.

Solo un idealista e ottimista incorreggibile potrebbe immaginare la "totalità" della natura umana come "bella" senz'altro. Essa è piuttosto, se si vuol essere giusti, semplicemente una realtà di fatto che ha i suoi lati chiari e i suoi lati oscuri. La somma di tutti i colori è un grigio: chiaro su fondo scuro e scuro su fondo chiaro.

Psicologia analitica e arte poetica
1922

Come «nessuno spirito creato può penetrare nell'intimo della natura», non aspettiamoci che la nostra psicologia realizzi l'impossibile e dia una spiegazione soddisfacente del gran segreto della vita che percepiamo in modo diretto nella forza creativa.
Carl Gustav Jung,

Il mistero della creatività è, come quello del libero arbitrio, un problema trascendentale che la psicologia non può risolvere, ma soltanto descrivere.

La psicologia della creatività è propriamente femminile, poiché l'opera creativa erompe da profondità inconsce, cioè proprio dal regno delle Madri.

Se la creatività predomina, predomina anche l'inconscio come forza formatrice della vita e del destino, contro la volontà conscia; e la coscienza, spesso impotente testimone degli eventi è trascinata dalla potenza di una corrente sotterranea.

Tutti i processi psichici che si svolgono all'interno della coscienza possono essere spiegati causalmente; ma la creatività, che ha le sue radici nell'indeterminatezza dell'inconscio, è chiusa in eterno alla conoscenza umana. Sarà sempre soltanto possibile descriverla nelle sue manifestazioni, intuirla, ma mai coglierla interamente.

La struttura della psiche
1927-1931

Così si spiegano le influenze stellari sostenute dagli astrologi; esse non sono altro che percezioni introspettive incoscienti dell’attività dell’inconscio collettivo.
Carl Gustav Jung, La struttura della psiche, 1927/31

Anima e Animus
1928

Nessun uomo è tanto virile da non avere in sé nulla di femminile [...], sicché l'uomo nella sua scelta amorosa soggiace spesso alla tentazione di conquistare quella donna che meglio risponde al particolare carattere della propria femminilità inconscia; una donna, dunque, che possa accogliere senza difficoltà la proiezione della sua anima.
Mostratemi una persona sana di mente e io la curerò per voi.
(Carl Gustav Jung - attribuito)
L'Io e l'inconscio
Die Beziehungen zwischen dem Ich und dem Unbewussten, 1928

Anche con molti uomini colti non si può parlare di Inconscio senza venir tacciati di misticismo. L'angoscia è giustificata perché la nostra visione razionale del mondo, con le sue certezze scientifiche e morali ardentemente credute (perché dubbiose), è scossa dai dati dell'altra parte.

Come oltre l'individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l'inconscio collettivo, che cela parimenti in sé grandi attrattive.

L'analisi, rendendo cosciente l'inconscio personale, rivela all'individuo cose che egli di regola già conosceva negli altri, ma non in sé stesso.

La psiche inconscia ha questo di caratteristico: che basta a sé stessa e non conosce rispetti umani. Ciò che è caduto una volta nell'inconscio vi viene trattenuto, ne soffra o non ne soffra la coscienza.

Le antiche religioni con i loro simboli sublimi e ridicoli, bonari e crudeli, non sono cadute dal cielo, ma sono nate in quest'anima umana, la stessa che vive ancora oggi in noi. Tutte quelle cose, le loro forme primordiali, vivono in noi e possono in qualunque momento assalirci con forza distruttiva, in forma cioè di suggestione di massa, contro la quale il singolo è inerme.

Non essendo l'inconscio solamente un riflesso reattivo ma un'attività autonoma, produttiva, il suo campo d'esperienza è un mondo proprio, una realtà propria, di cui possiamo dire che agisce su di noi come noi agiamo su di essa, come lo diciamo del campo d'esperienza del mondo esteriore.

Nell'estroverso la vita è regolata in primo luogo dalla relazione con gli uomini. Egli potrebbe per un semplice capriccio gettar via la fidanzata e con lei sé stesso, mentre l'introverso si danneggia soprattutto se manda a rotoli la sua relazione con l'Anima, cioè con l'oggetto interiore.

Se teniamo conto che per effetto della compensazione psichica una grande umiltà è assai prossima all'onnipotenza e che "ai voli troppo alti e repentini sogliono i precipizi esser vicini", possiamo facilmente scoprire, dietro la presunzione i tratti di un angoscioso senso d'inferiorità.

Scopi della psicoterapia
1929

Si può andare avanti a lungo con una teoria inadeguata, ma non con metodi terapeutici inadeguati.

Visioni
1930-1934

Sembra che le stelle abbiano delle qualità che s’inseriscono bene nella nostra psicologia. Ciò accade in ragione del fatto che, originariamente, l’astrologia era una proiezione sulle stelle della psicologia umana inconscia.

Il fatto che proiettiamo qualcosa sulle stelle significa che possediamo qualcosa che appartiene anche alle stelle. Facciamo veramente parte dell’universo.

Sembra che ciò che possediamo, come conoscenza più intima e segreta di noi stessi, sia scritto nei cieli. Per conoscere il mio carattere più individuale e più vero devo frugare i cieli, non riesco a vederlo direttamente in me stesso.

Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna
Seelenprobleme der Gegenwart, 1931

Avere una visione del mondo significa creare un'immagine del mondo e di sé, sapere che cosa è il mondo e che cosa noi siamo.

Che cos'è, tutto sommato, la visione del mondo? Nient'altro che una coscienza ampliata e approfondita.

L'anima, specchio del mondo e dell'uomo, presenta una tale molteplicità che la si può considerare e giudicare da infinite parti. Ci succede, nei riguardi della psiche, quello che ci succede nei riguardi del mondo: una sistematica del mondo è al di là della portata umana, e perciò non abbiamo che regole da artigiani e aspetti di interessi. Ognuno si ritaglia dal mondo il suo proprio settore, ed istituisce per il suo mondo privato il suo sistema privato, sovente con pareti impermeabili, cosicché dopo qualche tempo gli sembra di aver compreso il senso e la struttura del mondo. Ma ciò che è finito non comprenderà mai ciò che è infinito.

La scienza non è riuscita ad afferrare l’enigma della vita né nella sostanza organica, né nella misteriosa successione di immagini dell’anima, e perciò noi siamo ancor sempre in cerca dell’essere vivente, di cui dobbiamo postulare, al di là dello sperimentabile, l’esistenza. Chi conosce gli abissi della fisiologia ne ha le vertigini, e chi sappia qualcosa dell’anima dispererà che questo ente speculare possa mai conoscere, anche solo approssimativamente, qualche cosa.

Non è indifferente avere una visione del mondo e avere l'una piuttosto che l'altra, poiché non soltanto noi creiamo un'immagine del mondo, ma questa, di rimando, modifica anche noi.

Ogni visione del mondo è ipotesi, e non articolo di fede.

Si presume generalmente che il medico curante debba avere una linea di condotta. Ma mi sembra che, specialmente per la psicoterapia, sia consigliabile che il medico non si prefigga una meta troppo precisa. È difficile che egli sappia, meglio della natura e della volontà di vivere della persona malata, ciò che è necessario.

Verrà il momento in cui ognuno di noi sarà superato, ma per restar vivi occorre rimandare questo momento quanto più si può, non lasciando mai irrigidire la nostra immagine del mondo, e saggiando ogni nuovo pensiero per comprendere se alla nostra immagine del mondo esso aggiunge qualche cosa oppure no.

Anima e Morte
Seele und Tod, 1934

Essere vecchi è estremamente impopolare. Non ci si rende conto che il "non poter invecchiare" è cosa da deficienti, come lo è il non poter uscire dall'infanzia.

Le religioni non sorgono quali frutti di un'elucubrazione cosciente, ma provengono dalla vita naturale dell'anima inconscia, che in qualche modo esprimono adeguatamente.

Pratica della psicoterapia
Praxis der Psychotherapie, 1935

L'inconscio non è soltanto male, ma è anche la sorgente del bene più alto; non è solo buio ma anche luce, non solo bestiale, semi-umano, demoniaco, ma sovrumano, spirituale e, nel senso classico del termine, "divino".

Psicologia e alchimia
1944

La vita, per compiersi, ha bisogno non della perfezione, ma della completezza.

È noto che la scienza cominciò con le stelle, nelle quali l'umanità scoprì le dominanti dell'inconscio, gli "dèi", così come le bizzarre qualità psicologiche dello zodiaco: una proiezione completa della caratterologia. L'astrologia è un'esperienza primordiale simile all'alchimia. Tali proiezioni si ripetono sempre dove l'uomo tenta di esplorare una vuota oscurità e involontariamente la riempie di figurazioni vive.

Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima.

Si può lasciar sfuggire, mancare non soltanto la propria felicità, ma anche la propria colpa decisiva, senza la quale un uomo non raggiungerà mai la sua totalità.

Riflessioni teoriche sull'essenza della psiche
1947-1954

Il cielo stellato è il libro aperto della proiezione cosmica.

Questioni fondamentali di psicoterapia
1951

La psicoterapia si estende molto al di là dei limiti della medicina sociale e della psichiatria, sconfinando in ambiti un tempo riservati a sacerdoti e filosofi.

Sincronicità
Über Synchronizität, 1952

Quante volte s'è vista condannare la verità! È triste ma purtroppo vero che l'uomo non impara niente dalla storia.

Soltanto la radicata convinzione dell'onnipotenza della casualità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa.
La vita, per compiersi, ha bisogno non della perfezione, ma della completezza.
(Carl Gustav Jung)
Ricordi, sogni, riflessioni
Erinnerungen, Träume, Gedanken, 1961

Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore, e cosa l'uomo sembra essere sub specie aeternitatis, può essere espresso solo con un mito. Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza. La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola.

I bambini reagiscono molto meno a ciò che dicono gli adulti che non agli imponderabili fattori dell'atmosfera che li circonda.

La vita umana è un esperimento di esito incerto.

La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell'universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell'anima.

Noi siamo un processo psichico che non controlliamo, o che dirigiamo solo parzialmente. Di conseguenza, non possiamo pronunciare alcun giudizio conclusivo su noi stessi o sulla nostra vita.

Tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa come totalità.

Civiltà in transizione
Scritti 1918-1939 (postumo 1974)

In ognuno di noi vi è un altro che noi non conosciamo e che ci parla attraverso il sogno, comunicandoci come "egli" ci veda diversamente da come ci vediamo "noi".

Nessuno che non conosca sé stesso può conoscere l'altro.

Il libro rosso
Das Rote Buch - Liber Novus, 2009 (postumo)

Perfino le persone più care non sono la meta e il fine della ricerca d'amore, ma simbolo della nostra anima.

Fonte sconosciuta
Mostratemi un individuo sano di mente e io lo curerò per voi.

Di regola le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza.

Il calore è l’elemento vitale per la pianta che cresce e per l’anima del bambino.
[Warmth is the vital element for the growing plant and for the soul of the child].

L'uomo ha bisogno di difficoltà: sono necessarie alla salute.

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni si.

Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l'alcol o la morfina o l'idealismo.

Se c'è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.

Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.

Si guarda indietro apprezzando gli insegnanti brillanti, ma la gratitudine va a coloro che hanno toccato la nostra sensibilità umana. Il programma di studi è materia prima così tanto necessaria, ma il calore è l’elemento vitale per la pianta che cresce e per l’anima del bambino.

Libro di Jung consigliato
L'Io e l'inconscio
Traduttore A. Vita 
Editore Bollati Boringhieri, 2012

"L'Io e l'inconscio" è il primo tentativo compiuto da Jung di esporre in modo sistematico l'insieme di ipotesi sulla natura, struttura e dinamica della vita cui aveva dato il nome di "psicologia analitica". Tappa fondamentale nel suo percorso di avanzamento teorico, è qui che Jung articola definitivamente i concetti di inconscio "personale" e "collettivo", in queste pagine sono introdotti i concetti chiave di Animus e Anima, prendono forma le definizioni di archetipo e Ombra. Con questo libro Jung avvia il lungo dibattimento speculativo sull'individuazione che avrà come approdo finale la rivelazione dell'inconscio.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Alfred Adler -  Sigmund Freud  - Wilhelm Reich

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