Carlo Dante - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Carlo Dante (Roma 1960), aforista italiano. Carlo Dante, alla fine degli anni settanta, si diploma presso l'istituto tecnico commerciale E. Fermi di Tivoli e si iscrive all'Università di Roma "La Sapienza" alla facoltà di lingue e letterature straniere, che frequenta per circa un anno. Chiamato alla leva militare obbligatoria abbandona l'università; svolge il servizio nella dura realtà del dopo terremoto dell'Irpinia, dopodiché comincia a viaggiare in vari paesi d'Europa arricchendosi di esperienze umane e di vita civile; scrive poesie, aforismi e pensieri brevi che distribuisce a pochi amici. Nella metà degli anni ottanta inizia a studiare come autodidatta assiduamente e con continuità, filosofia, letteratura, storia dell'arte e delle religioni. Si stabilisce a Brescia nel 1990, partecipa ad alcune iniziative culturali e artistiche della città.
Riguardo ai propri aforismi, scrive Carlo Dante: "Moti d’animo, immagini, contrasti vengono alla parola, frasi lapidarie si stagliano come menhir a spiazzare l’ordinario. Uno sguardo dentro le relazioni umane, diffratto, ironico e paradossale incontra fuggevole le singolarità, i molteplici comportamenti. Pensieri promanano dalle esperienze, dalle circostanze, stati di cose li reclamano. Un cammino effervescente delle parole, fra le insufficienze e le passioni del proprio tempo caotico. Pensieri della solitudine nella marginalità di un umanissimo esser preso. Questioni ultime e penultime vengono viste da angolazioni differenti nell'esposizione breve, inusitata. Aforismi come gustose ciliegie da assaporare, serbando i noccioli rispettosamente, o come pillole di vitalità da assumere in qualsiasi momento della giornata, mai tutti in una volta, pena l’indigestione".
Chiamano benessere gli inferni autostradali, gli squallidi ipermercati,
le solitudini urbane, le avidità forsennate... (Carlo Dante)
Aforismi
Montedit 2007 - Selezione Aforismario

Bisognerebbe chiudere le chiese e le università, le prigioni della vita sono altrove oramai.

Chiamano benessere gli inferni autostradali, gli squallidi ipermercati, le solitudini urbane, le avidità forsennate... 

"È fortunato! ha tutto ciò che vuole", sento dire. Però gli manca quello che non vuole, che è sempre molto di più.

Gli amori perfetti sono quelli che ci sono mancati.

I luoghi, senza le stagioni dei nostri corpi, dei nostri affetti, dei nostri pensieri, sono men che niente.

Il Mondo moderno è come un'automobile lanciata a tutta velocità a cui manca il guidatore e da cui non si può scendere.

Il Tempo è una palla, rotola sempre su sé stesso.

Il Tempo non è la copia mobile dell'eterno, bensì l'inciampo dell'ora, la diffrazione del sempre.

L'amore immaturo è inseguire i nostri vuoti in un altro senza riuscirvi, l'amore maturo, accogliere l'altro (offrendosi) facendolo riconciliare con la propria alterità.

L'esistenza è sempre un evento a somma zero.

L'inestetico è anestetico.

La bellezza è una scintilla tremula fra i muri ignifughi dell'ordinario.

La franchezza richiede un lungo tirocinio, oppure una grande ingenuità.

La tortura è stata abolita in Europa solo perché la vita moderna lo è diventata.

La volgarità è irrefutabile, bisogna conviverci.

Le religioni positive sono i lasciti ingombranti di un'età in agonia.

Mondo: un gomitolo che si dipana, noi i gatti che vi giocano rimanendovi impigliati.

Nascondersi è anche un modo di soccorrere le proprie debolezze.

Nessuno è mai morto per davvero, si scivola dal bordo incontenuti.

Non potersi incontrare davvero, se non perdendosi, ecco la taciuta insostenibilità dell'amore.

Ogni meta è una sconfitta inconfessabile.

Parlare in nome di dio è arroganza ed arbitrio, parlare di dio è scivolare via verso un'assenza indefettibile.

Reggere l'urto dell'esistenza distingue il forte dal debole.

Ricchezza e lunga vita sono indici di volgarità più che di felicità.

Si fanno scontare, spesso, agli altri le proprie debolezze.

Minime pervenute
Autoedito 2010 - Selezione Aforismario

Al ricco mancherà sempre il poco che significa.

Di fronte agli eventi estremi della vita non si possono non dire che banalità.

È disastroso quando un errore viene confutato da un altro errore chiamandosi verità.

Essere e non esistere; questo è il paradosso!

Gli attori ci mostrano l’uomo e gli uomini la farsa.

Il bavaglio del logorroico è lo sbadiglio dell’ascoltatore. 

Il codardo evita lo scontro per configgere poi col disprezzo di sé stesso. 

In amore le promesse sono anelli depositati presso il monte dei pegni e i baci beni all'asta al miglior offerente.

In principio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale. 

L’umorismo è la cortesia che il paradosso rende alla coerenza. 

La moderazione è la falsa coscienza delle proprie iniquità.

La tragedia contemporanea consiste nell'ignorarla.

Lo sguardo del pazzo è la camicia di forza con cui s’interdice l’assennato. 

Non ci rimane che mimare il fare per disgusto di tutto ciò che si continua a fare. 

Non sentirsi controllori di ogni cosa, accettare di essere presi a volte dall'alea leggera degli eventi, essere portati dall'impercettibile in percorsi astrusi e aggrovigliati di sentieri impervi e avere stampato
nell'anima l’enigmatico sorriso dei kouroi.

Ogni slancio vuole la sua caduta, ogni indifferenza il suo sguardo. 

Perseveranza, cioè testardaggine ammorbidita dalla pazienza. 

Testardaggine è figlia di orgoglio e madre di stoltezza. 

Troppi uomini! Poca umanità. 

Troppo spesso il successo è la moneta falsa dell’ambizione ed il conio dell’ostentazione. 

Un modo per dissimulare la propria solitudine è vivere con qualcuno. 

Libro di Carlo Dante consigliato
Aforismi 
Editore Montedit, 2007 

Qui sono raccolti aforismi scritti nell'arco di quindici anni. la scelta di scrivere per aforismi non è casuale. L'aforisma probabilmente, meglio di ogni altra scrittura, è lo strumento più efficace per chi, come Carlo dante, ravvisa nella filosofia e nella poesia i campi più congeniali per leggere e per scandagliare aspetti significativi dell'esistenza umana. L'autore ha trascelto lampi di pensiero, lasciando in secondo piano la narrazione. Pensieri che hanno avuto origine in luoghi diversi, dentro un caffè ad esempio oppure osservando la quotidianità nelle sue molteplici estrinsecazioni, a partire dalla solitudine. È infatti risaputo fin dall'antichità che l'essere umano mai è più attivo di quando è solo con sé stesso perché pensa. Gli aforismi sono raccolti per tema, secondo parole chiave: esistenza, amore, tempo, morte, senso religioso. La scelta di queste parole rivela immediatamente l'impianto coerente dell'autore, il quale porta in evidenza le facoltà peculiari della condizione umana: il pensiero e il linguaggio, i quali per molti aspetti sono intrecciati da una reciprocità. Volendo rintracciare un'intenzione o finalità nel rendere pubblici questi pensieri, credo che essa vada ricercata semplicemente nell'invito a pensare, ad esercitare la facoltà di pensiero.

Note
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