Charles Baudelaire - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Charles Baudelaire (Parigi 1821-1867) poeta, scrittore, critico d'arte e aforista francese. Baudelaire non è stato soltanto uno dei più grandi poeti del XIX secolo, ma anche un formidabile scrittore di aforismi, pubblicati postumi nelle raccolte: RazziIl mio cuore messo a nudo. Su Aforismario trovi anche una raccolta di poesie di Baudelaire tratte da da I Fiori del Male [trovi il link in fondo alla pagina].
Charles Baudelaire
Salone del 1846
Salon de 1846, 1846

Chi dice romanticismo dice arte moderna, – cioè intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito, espressi con tutti i mezzi presenti nelle arti.

Potete vivere tre giorni senza pane; – ma senza poesia, in nessun caso; e quelli di voi che affermano il contrario s’ingannano: non si conoscono.

La Fanfarlo
1847

Ogni amore fa sempre una brutta fine, tanto più brutta quanto più divino, più alato era il suo principio.

I paradisi artificiali
Les Paradis artificiels, 1860 - Selezione Aforismario

Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.

Il vino è fatto per il popolo che lavora e che merita di berne.

Il vino e l'uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.

L'hascisc appartiene alla classe delle gioie solitarie; è fatto per i miserabili oziosi.

L'inclinazione frenetica dell'uomo per tutte le sostanze, salutari o rischiose, che esaltano la sua personalità, testimonia della sua grandezza. Perché aspira sempre a riaccendere le proprie speranze e a elevarsi verso l'infinito. Ma bisogna vedere i risultati.

La musica, altro linguaggio caro ai pigri e alle anime profonde che cercano lo svago nella diversità dell'occupazione, vi parla di voi, vi racconta il poema della vostra vita.

Un vecchio scrittore sconosciuto ha detto: "Nulla eguaglia la gioia dell'uomo che beve, se non la gioia del vino di essere bevuto".

Il pittore della vita moderna
Le Peintre de la vie moderne, 1863

Il dandismo non è neppure, come sembrano credere molti sconsiderati, un gusto sfrenato del vestire e dell'eleganza materiale. Per il dandy perfetto tali cose sono unicamente un simbolo della superiorità aristocratica del suo spirito.

L'arte romantica
L'Art romantique, 1869 (postumo)

Il pubblico rispetto al genio è un orologio che ritarda.

L'odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia; perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute, il nostro sonno e due terzi del nostro amore. Bisogna esserne avari.

Lo spleen di Parigi
Le Spleen de Paris o Petits poèmes en prose, 1855-1864 (postumo 1869)

Che importa l'eternità della dannazione a chi ha trovato, per un attimo, l'infinito della Gioia?

Il bambino è turbolento, egoista, senza dolcezza e senza pazienza; e nemmeno può, come il semplice animale, come il cane e il gatto, far da confidente ai dolori solitari.

Non c'è scusa nell'essere cattivi, ma vi è un certo merito nel sapersi tale; fare il male per stupidità è il più irrimediabile dei vizi.

Per non essere gli straziati martiri del Tempo, ubriacatevi senza posa! Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare.
Il dandy deve aspirare a essere sublime, senza interruzione.
Deve vivere e dormire davanti a uno specchio. (Charles Baudelaire)
Razzi
Fusées, 1855-1862, postumo 1887-1908 - Selezione Aforismario

Che cos'è l'arte? Prostituzione.

Ci sono epidermidi da crostaceo per le quali il disprezzo non è più una vendetta.

Ciò che è creato dallo spirito è più vivo della materia.

Ciò che vi è d'inebriante nel cattivo gusto, è il piacere aristocratico di dispiacere.

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno d'esistere.

Dio è uno scandalo, − uno scandalo che rende.

Il piacere di stare nella folla è una misteriosa espressione del godimento della moltiplicazione del numero.

L’amore può derivare da un sentimento generoso: il gusto della prostituzione; ma è ben presto corrotto dal gusto della proprietà.

L’ispirazione viene sempre quando l’uomo lo vuole, ma lei non se ne va sempre quando lui lo vuole.

La vita ha un solo vero fascino; è il fascino del Gioco. Ma se vincere o perdere ci è indifferente?

La voluttà unica e suprema dell’amore giace nella certezza di fare il male. – E l’uomo e la donna sanno sin dalla nascita che nel male si trova tutta la voluttà.

L'amore è il gusto della prostituzione. Non v'è piacere nobile che non possa essere ricondotto alla Prostituzione.

Le nazioni non hanno grandi uomini che loro malgrado.

Lo stoicismo, religione che ha un solo sacramento − il suicidio!

Molti amici, molti guanti.

Noi amiamo le donne in proporzione a quanto ci sono più estranee. Amare le donne intelligenti è un piacere da pederasti. Così la bestialità esclude la pederastia.

Non sprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ciascuno è il suo genio.

Perché i democratici non amino i gatti, è facile da indovinare. Il gatto è bello; rivela idee di lusso, di pulizia, di voluttà, ecc..

Quand'anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina.

Quando un uomo si mette a letto, quasi tutti i suoi amici hanno un desiderio segreto di vederlo morire; gli uni per constatare che aveva una salute inferiore alla loro; gli altri, nella speranza disinteressata di studiare un’agonia.

Quel che v’è di inebriante nel cattivo gusto, è il piacere aristocratico di dispiacere.

Se un poeta richiedesse allo Stato il diritto di avere qualche borghese nella sua scuderia, si sarebbe molto stupiti, mentre se un borghese domandasse del poeta arrosto, lo si troverebbe del tutto naturale.

V’è nell'atto dell’amore una grande somiglianza con la tortura o con un’operazione chirurgica.

Vi sono pelli da carapace con le quali il disprezzo non è più un piacere.
Ciò che vi è d'inebriante nel cattivo gusto,
è il piacere aristocratico di dispiacere. (Charles Baudelaire)
Il mio cuore messo a nudo
Mon coeur mis à nu, 1859/66, postumo, 1887/1908 - Selezione Aforismario

Bisogna lavorare, se non per gusto, almeno per disperazione, poiché, tutto ben considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi.

Calcolo in favore di Dio. – Niente esiste senza un fine. Dunque la mia esistenza ha un fine. Quale fine? Lo ignoro.

Ciò che vi è di noioso nell’amore, è che è un crimine dove non si può fare a meno di un complice.

Diffidiamo del popolo, del buonsenso, del cuore, dell'ispirazione e dell'evidenza.

È impossibile scorrere un giornale qualunque, di qualsiasi giorno, o mese, o anno, senza trovarvi, a ogni riga, i segni della perversità umana più spaventosa, all’unisono con le vanterie le più sorprendenti di probità, di bontà, di carità, e le affermazioni più sfacciate, relative al progresso e alla civilizzazione. Ed è con questo aperitivo disgustante che l’uomo civilizzato accompagna la sua prima colazione del mattino. Tutto, in questo mondo, trasuda il crimine: il giornale, la muraglia e la faccia dell’uomo. Io non capisco che una mano possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto.

È questo orrore della solitudine, il bisogno di dimenticare il suo io nella carne esterna, che l’uomo chiama nobilmente bisogno d’amare.

Essere un uomo utile m’è parso sempre qualcosa assai rivoltante.

Il Dandy deve aspirare a essere sublime, senza interruzione. Deve vivere e dormire davanti a uno specchio.

Il primo venuto, purché sappia divertire, ha il diritto di parlare di sé stesso.

L’uomo ama talmente l’uomo che, quando fugge la città, è ancora per cercare la folla, cioè per rifare la città in campagna.

Le nazioni hanno grandi uomini solo loro malgrado. Dunque il grand'uomo è vincitore di tutta la sua nazione.

Mi sono sempre stupito che si lasciassero entrare le donne in chiesa. Quale conversazione possono avere con Dio?

Nell’amore, come pressoché in tutti gli affari umani, l’intesa cordiale è il risultato di un malinteso. Questo malinteso, è il piacere. L’uomo urla: O mio angelo! La donna sospira: Mamma! mamma! E questi due imbecilli sono persuasi di pensare in accordo. – L’abisso insormontabile, che fa l’incomunicabilità, resta insormontato.

Non esistono che tre esseri rispettabili: il prete, il guerriero, il poeta. Sapere, uccidere e creare. Gli altri uomini sono soggetti a taglia e a corvè, fatti per la scuderia, cioè per esercitare quelle che si chiamano professioni.

Non potendo sopprimere l'amore, la Chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha creato il matrimonio.

Quando Gesù Cristo dice: "Beati gli affamati, perché saranno saziati", Gesù Cristo fa un calcolo di probabilità.

Si possono fondare imperi gloriosi sul crimine, e nobili religioni sull’impostura.

Un funzionario qualunque, un ministro, un direttore di teatro o di giornale, possono talvolta essere persone stimabili; ma non sono mai divini. Sono persone senza personalità, degli esseri senza originalità, nati per la funzione, ossia per essere la pubblica domesticità.

V’è anche gente che si diverte solo in truppa. Il vero eroe si diverte da solo.

V’è una certa viltà, o piuttosto una certa mollezza nella gente onesta.

Vi sono certe donne che assomigliano al nastro della Légion d'honneur. Non le si vuole più perché si sono insudiciate con certi uomini.

Vi sono in ogni uomo, a ogni istante, due postulazioni simultanee, l’una verso Dio, l’altra verso Satana. L’invocazione a Dio, o spiritualità, è un desiderio di salire di grado; quella a Satana, o animalità, è una gioia di discendere. È a quest’ultima che dovrebbero essere ricondotti gli amori per le donne e le conversazioni intime con gli animali, cani, gatti, etc.

Libro di Baudelaire consigliato da Aforismario
Razzi - Il mio cuore messo a nudo - Povero Belgio
Autore: Charles Baudelaire
Curatore: Franco Rella
Editore: Feltrinelli, 2014

Non si può dire che il moderno sia veramente nato finché Baudelaire non comincia ad annotare le stenografie del suo «cuore messo a nudo». Qui, perduta l’antica cornice del verso, parla solo una lingua dei nervi, ogni riga è un sussulto, un tremore della sensibilità e dell’intelligenza, mescolate senza rimedio. Ogni tasto che Baudelaire sfiora, e fosse anche per produrre il suono più stridente, è qualcosa che continua a toccare noi tutti, «ipocriti lettori», che abbiamo imparato a riconoscere in lui un «fratello». Queste pagine non sono un «diario intimo», che poggi sulla tranquilla convenzione di un Io. Il dandy e il teologo, il poeta assillato dai debiti, il cronista della bêtise, l’allegorista: sono questi i personaggi, tutti interni a Baudelaire, che qui, volta a volta, lanciano i loro «razzi», folgorazioni intermittenti che traversano il cielo fosco della grande città. Sono segnali rapidissimi, ma non si cancellano dalla memoria. Si tratta del progetto unitario di un'opera nella quale Baudelaire intendeva andare oltre tutto quanto aveva scritto fino a quel momento, in prosa e in poesia. Questa doveva essere la sua opera assoluta: un lavoro in cui la passione del soggetto per il mondo (il cuore messo a nudo) doveva riflettere il mondo stesso nelle sue più laceranti contraddizioni. Odio, gioia, rancore, ansia d'infinito e senso di claustrazione si alternano in un tono che, ha detto Proust, non ha uguali dopo quello dei profeti d'Israele. Ma non si tratta di questo: non è solo questa grandezza che Nietzsche e Valéry riconobbero subito. Nel suo andamento frammentario l'opera è forse il modello della forma che la riflessione ha assunto nella modernità: una riflessione capace di uscire dai codici conoscitivi noti, per avventurarsi, con una prosa mobile e mutevole, nelle contraddizioni che solcano il soggetto e il mondo.

Note
Vedi anche: Poesie di Baudelaire da I Fiori del Male

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