Edmond e Jules de Goncourt - Frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni dei fratelli Goncourt: Edmond de Goncourt (Nancy 1822 - Champrosay 1896) e Jules de Goncourt (Parigi 1830 - Parigi 1870). La maggior parte delle seguenti citazioni sono tratte dal famoso Diario (Journal) dei fratelli Goncourt, redatto negli anni che vanno dal 1851 al 1896. 
Nella prefazione al Journal nell'edizione del 1887, scrive Edmond de Goncourt: "Il diario è la nostra confessione serale: la confessione di due vite inseparabili nel piacere, nel lavoro e nel dolore; di due pensieri gemelli, di spiriti che dal contatto degli uomini e delle cose hanno ricavato impressioni tanto simili, tanto identiche e omogenee, che questa confessione può essere considerata come l'espansione di un solo io e di una sola individualità".
Il Diario è ricco di aneddoti, descrizioni e confidenze di molti personaggi noti dell'epoca: "In questa autobiografia, condotta giorno per giorno, trovano posto le persone che le vicende della vita ci hanno fatto incontrare. Abbiamo ritratto gli uomini e le donne nella luce di un giorno e di un'ora determinati, ripresentandoli nel corso del diario, mostrandoli di volta in volta sotto aspetti diversi secondo i loro cambiamenti e le loro modificazioni, cercando di non imitare quei memorialisti che presentano le loro figure storiche in blocchi monolitici o con colori resi freddi dalla distanza e dall'inabissarsi delle occasioni - con l'ambizione insomma di rappresentare gli uomini, tanto mutevoli, nella loro verità momentanea". [...] "Insomma, abbiamo cercato di far rivivere presso i posteri i nostri contemporanei nel loro aspetto vivo, di risuscitarli con la stenografia ardente di una conversazione, con la sorpresa fisiologica di un gesto, con quei sottili tratti passionali in cui si rivela un uomo, con quelle imprecisabili sfumature che restituiscono l'intensità della vita, col notare infine un po' di quella febbre che caratterizza l'esistenza inebriante di Parigi".
Edmond e Jules de Goncourt
Diario
Journal, 1851-1896 (postumo, 1956) - Selezione Aforismario

Ci sono fortune che gridano "Imbecille!" all'uomo onesto.

Ci sono degli uomini tanto piccoli, striminziti e secchi, che in loro non c'è la stoffa di un marito, ma solo il legno di un cornuto.

Dio ha fatto il coito, l'uomo ha fatto l'amore.

E pensare che non si conosce il nome del primo maiale che ha trovato un tartufo!
[Penser qu'on ne sait pas le nom du premier cochon qui a trouvé une truffe!].

È un grosso errore credere che i pittori siano gente di mondo. È una eccezione. I pittori sono operai che restano tali, con un fermento di invidia, tipicamente operaio ma buttato in scherzo, contro le classi alte.

Ho davvero paura che l'immaginazione sia solo una forma di memoria inconscia. La creazione pura è un abbaglio dello spirito e l'invenzione nasce dall'accaduto: si trova soltanto in quello che vi viene raccontato, nelle corrispondenze che vi capitano tra le mani, nelle redazioni a stampa dei processi, nella vita reale.

Il Bello è ciò che sembra abominevole a occhi ineducati. Il Bello è ciò che la vostra amante e e la vostra domestica trovano d'istinto orrendo.

Il girarrosto è il polso ronzante della vita provinciale. L'appetito è una istituzione; il pasto una felice cerimonia; la digestione una solennità. La tavola in provincia è per la famiglia quello che il cuscino è per gli sposi: il legame, la rimpatriata e la patria! Non è più un mobile; è quasi un altare. Lo stomaco in provincia ha qualcosa di augusto e di sacrosanto, una specie di strumento di estasi giornaliera. Il ventre non è più il ventre, ma qualcosa in sé, che comunica al corpo una gioia animale e sana, pienezza e pace, soddisfazione di se stessi e degli altri, una dolce pigrizia della testa e del cuore e l'impulso più tranquillo verso una bella apoplessia.

Il mistero dei misteri resterà sempre questo: come mai il disegno d'una bocca, la linea d'un gesto, la luce d'uno sguardo possono agire tra un uomo e una donna come una forza d'attrazione tra sfera e sfera.

Il mondo è rappresentato di solito come un teatro e un luogo di azione. È soltanto un ritrovo di stranieri che si conoscono. Nulla si svolge come nei romanzi: né una carriera, né un amore. Al contrario, è un arresto e una dispersione di forze vitali e di forze amorose nella musica, nelle compagnie, nelle banalità dell'educazione e dei discorsi.

Il popolo non ama né il vero né il semplice: ama il romanzo e il ciarlatano.

Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l'arte differisca dal vero.

In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: essere dappertutto e non mostrarsi mai.

In una farmacia omeopatica mi sembra di vedere il protestantesimo della medicina.
[Il me semble voir dans une pharmacie homéopathique le protestantisme de la médicine].

L'uomo ha bisogno di spendere ogni giorno certe grossolanità e certe crudezze di linguaggio e di pensiero: specialmente l'uomo di lettere, l'uomo di idee, il costruttore di castelli in aria, perché in questo modo la materia, messa in secondo piano dal cervello, può vendicarsi, mettendo in luce il più crudo dei conversatori. È un modo di prender terra come Anteo, un modo di scendere dal cesto di Socrate...

L’uomo non ha più formidabile nemico del proprio ventre.

La credulità è un segno d’estrazione: essa è plebea per essenza. Lo scetticismo, lo spirito critico è l’aristocrazia dell’intelligenza.

La donna ama per sua natura la contraddizione, l'insalata con l'aceto, le bevande gassose, la selvaggina frolla, la frutta verde, i cattivi soggetti.

La donna di quarant'anni cerca furiosamente e disperatamente nell'amore il riconoscimento del fatto che non è ancora vecchia. Un amante le sembra una protesta contro il suo atto di nascita.

La donna, l'"eterna femminilità": un valore puramente immaginario.

La statistica è la prima delle scienze inesatte.

La storia è un romanzo che è stato; il romanzo è storia che avrebbe potuto essere.
[L'histoire est un roman qui a été ; le roman est de l'histoire qui aurait pu être].

Le tre età della devozione femminile, − il desiderio, la vanità, la paura: quindici, trenta, quaranta anni.

La statistica è la prima delle scienze inesatte.

La storia è il romanzo che è stato; il romanzo è storia che avrebbe potuto essere.

Quando l'incredulità diventa una fede, è meno ragionevole di una religione.

Quel che al mondo ascolta più stupidaggini è forse un quadro in un museo.
[Ce qui entend le plus de bêtises dans le monde est peut-être un tableau de musée].

Se c’è un Dio, l’ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione.
Un libro non è mai un capolavoro: lo diventa.

Una grande disgrazia della nostra vita operosa è che il lavoro non ci assorbe; produce in noi una specie di istupidimento, ma non ci rinchiude in sé, in quella specie di prigione impenetrabile alle ambizioni della vanità e a tutte le ferite della vita.
Quel che al mondo ascolta più stupidaggini è forse un quadro in un museo.
(Edmond e Jules de Goncourt - foto: Gioconda, Museo del Louvre, Parigi)
Idee e sensazioni
Idées et sensations, 1866

La miseria ha i suoi gesti. Il corpo stesso alla lunga prende abitudini da povero.

Le maschere alla lunga si incollano alla pelle. L'ipocrisia finisce per essere in buona fede.
[Les masques à la longue collent à la peau. L'hypocrisie finit par être de bonne foi].

Troppo basta qualche volta alle donne.

Madame Gervaisais
Madame Gervaisais, 1869

Roma con la sacra maestà del suo solo nome; Roma con i suoi monumenti, i suoi ricordi, il suo passato, le sue leggende, con le sue chiese numerose come i giorni dell'anno.

Roma, un caos e un universo di pietra, un sovraffollamento, una mescolanza, una confusione, una sovrapposizione di case, di palazzi, di chiese, una foresta di architetture, dove si elevano le cime dei campanili, delle cupole, delle colonne, delle statue, delle braccia di rovine disperate nell’aria, delle punte di obelischi, dei Cesari di bronzo, delle spade di angeli neri contro il cielo.

Libro dei Goncourt consigliato
Journal
Memorie di vita letteraria
Curatore: Vito Sorbello 
Editore: Aragno, 2007
Il Journal dei Goncourt è il punto di vedetta, posto di guardia da cui sorvegliare, indagare, decifrare il reale. Un'intrapresa che nasce da una duplice istanza: come presa di posizione, nel senso letterale del termine, nei confronti della realtà, e come desiderio di visibilità. Dispositivo di controllo e atto di eroica, forse delirante, affermazione di sé. Isolare dalla realtà dati, aneddoti, aforismi, volti e cose significa attribuire loro un valore documentale che ne attesti la specificità, assieme alla rappresentatività di un'epoca, di un contesto culturale. Ma è, del pari, far risaltare la soggettività di chi questi dati li scopre, li decifra, o semplicemente se ne appropria. Con la scrittura del Journal, i Goncourt hanno voluto apporre il proprio marchio di fabbrica a dei Mémoires che si presentano come documento eccezionale di mezzo secolo di cultura. Nello stesso tempo sono le memorie della vita letteraria in sé, come se questa si esprimesse in una relazione anonima. Così oggettivato, il Journal diventa scenografia morale del XIX secolo.

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