Eugenio Scalfari - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione delle frasi più significative di Eugenio Scalfari (Civitavecchia 1924), giornalista, scrittore e politico italiano. Scalfari è tra i fondatori del settimanale L'Espresso (1955), di cui diventa direttore, e il fondatore del quotidiano la Repubblica (1976), che diviene in poco tempo uno dei principali giornali italiani.
Le seguenti citazioni di Eugenio Scalfari sono tratte da alcuni suoi articoli e da alcuni dei suoi saggi più noti, tra cui: Incontro con Io (1994), L'uomo che non credeva in Dio (2008), Scuote l'anima mia Eros (2011) e L'amore, la sfida, il destino (2013).
Una curiosità: anche Scalfari apprezza molto le citazioni: "Quando trovo in un libro una frase o un verso che per qualche ragione mi colpiscono e mi danno emozione li trascrivo su un quadernetto. Ne ho già riempiti quattro e penso che siano troppi perché le parole e le frasi poetiche che veramente ti toccano nel profondo non possono che esser poche". [L'espresso, 2006].
Eugenio Scalfari
Incontro con Io
© Einaudi 1994 - Selezione Aforismario

Chi ama il potere al punto da dedicargli tutte le sue energie e insomma la sua vita, non cederà, man mano che lo conquista, neppure una spanna di ciò che ha conquistato. Come l'avaro non si contenta del capitale accumulato e non ha altra ansia che quella di farlo fruttare a tassi di usura per poter colmare sempre di più i suoi forzieri, così il potente rincorre il potere che ancora non ha e trattiene cupidamente quello già acquistato.

Il viaggio è la nostra dimensione naturale, posto che viviamo immersi nel tempo e nello spazio. Viaggiamo sempre e comunque, sia che ci si muova su e giù per il mondo, sia che si resti immobili nel proprio letto, che la mente pensi o che giaccia addormentata e dimentica, poiché a un certo momento si sveglierà.

L'allegria arriva se stai contento in tua compagnia e questo accade quando l'immagine di te è proporzionata e rispondente alle tue reali capacità

L'amore è allegria quando è scambio di sensi e di pensieri, mentre si trasforma in ossessiva tristizia se diventa vagheggiamento del possesso, narcisismo del proprio doppio, avara gelosia dell'altrui, bisogno di dominare, necessità di dipendere.

Noi ci siamo separati dalla natura. Il nostro cervello ci ha collocato in una condizione di consapevolezza individuale che ha irrimediabilmente vulnerato le nostre radici di naturalità. Di qui l'infelicità, quello che i cristiani chiamano il peccato originale e la cacciata dal Paradiso.

Sento parlare di bisogni primari e li sento elencare: cibo, sesso, vesti, riparo. Ma niente è più sbagliato di un elenco del genere. Il solo, unico bisogno primario è quello di autoammirarsi; esso per di più non si sazia mai né si estingue neppure per un attimo.

Si diventa veramente saggi distaccandosi dal peso del potere e acquistando in leggerezza.

Viaggiamo perché altro non ci è dato di fare; è il tempo che ci trasporta casualmente, ci fa scoprire nuovi Eldoradi e incappare in paurose Cariddi. Ma quando quel percorso si svolge dentro di noi, allora le scoperte e le avventure, le persone e i fantasmi sono ancora più sconvolgenti perché è nostra la storia che andiamo ricostruendo e di cui con fatica e tremore dipaniamo il filo.

L'uomo che non credeva in Dio
© Einaudi 2008 - Selezione Aforismario

Che stagione, l'adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la ragione della tua onnipotenza mentale. Non hai confini, l'immaginazione può spaziare ovunque.

L'infanzia è una stagione fatata. La sola di tutta una vita che non finisce mai e t'accompagna sino all'ultimo respiro.

La domanda di senso, che lo si sappia o no, è il tema dominante della specie. Discende dalla mente capace di riflettere su se stessa, dal pensiero capace di pensare il pensiero.

Il filo d'erba vive ma non si pensa e così la farfalla, gli uccelli, il serpente, i pesci nel fondo del mare. La vita dell'universo non ha bisogno di senso. Noi ne abbiamo bisogno, la nostra specie ne ha bisogno.

Il vero antidoto alla paura della morte non può che provenire dalla vita. Essa è un formidabile diversivo, un antidoto che respinge indietro quel pensiero e quella paura.

Le persone più vitali sono quelle che hanno maggior terrore della morte, e perciò costrette a sfuggirla e a rimuoverne l'incubo moltiplicano gli atti di vita e collocano in essi il senso del quale hanno bisogno.

La vita è un breve percorso che si svolge sotto l'incubo della morte.

Il giornalismo non è un mestiere che consenta un tempo libero autonomo rispetto alla professione. Richiede una vocazione. Se quella vocazione non c'è, è inutile provarci.

Il giornalismo è anche un contropotere e come tale detiene un intenso potere di controllo. Questa è la ragione che rende la libertà di stampa necessaria alla democrazia e tutelata dalle costituzioni democratiche, una patente di nobiltà che però non ne modifica l'essenza: invadere la vita altrui.

Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano.

Se è stata una vita piena, se hai potuto realizzare te stesso al meglio delle tue capacità, se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso; questo vuol dire aver fatto i conti con la morte.
Si diventa veramente saggi distaccandosi dal peso del potere
e acquistando in leggerezza. (Eugenio Scalfari)
Scuote l'anima mia Eros
© Einaudi 2011 - Selezione Aforismario

Ci vuole una buona dose di coraggio per trasgredire e ci vuole una grande passione per trovare quel coraggio e per poterselo dare.

La nostra è una specie in continuo viaggio, una specie desiderante che vuole desiderare e una specie consapevole dei suoi limiti. Di conseguenza, una specie trasgressiva, visto che la trasgressione è connaturata col viaggio, col desiderio e con la consapevolezza dei limiti, cioè della morte e della vita.

La trasgressione ha una duplice finalità: forzare i limiti imposti dalle convenzioni, abbattere i mostri che terrorizzano la mente.

L'amore, la sfida, il destino
Il tavolo dove si gioca il senso della vita
© Einaudi, 2013

Con la morte si gioca a nascondino di continuo, ad ogni attimo e ad ogni respiro. Per sfuggire alla sua incombenza, per ingannarla, per sconfiggerla. Per esorcizzarla. È un gioco perduto in partenza e noi lo sappiamo; sappiamo che tutto ciò che ha un inizio avrà inevitabilmente una fine.

È difficile sapere dove vanno le anime quando volano via dalla vita. Molti credono che si ricongiungano col Creatore e questa credenza li consola. Le anime e il Creatore nell'alto dei cieli, sembra la favola che mia madre mi raccontava la sera di Natale.

Ho raggiunto la pace dei sensi, dicono i vecchi con un pizzico di civetteria. Che frase insensata! Non esiste la pace dei sensi per la specie umana perché quando i sensi languono si moltiplicano i desideri che diventano tanto piú intensi quanto piú sono immaginari.

La contraddittoria natura umana serve a distinguerci dall'angelo e dalla bestia, ma abbiamo l’uno e l’altra dentro di noi.

La storia di una vita bisognerebbe raccontarla al contrario cominciando dal momento della morte e risalendo fino a quello della nascita. Solo in quel modo si può capirne il senso perché è il pensiero della morte che lo ispira.

Noi giochiamo il senso della nostra vita ad un tavolo dove sono presenti i nostri istinti sotto forma delle icone che li rappresentano: Eros, il signore dei desideri; Narciso, l’amore verso di sé; il Caso, la fatalità; Edipo, la trasgressione. E infine la Morte.

Quando una persona decide di intraprendere un viaggio dentro se stessa e di ascoltare le voci segrete che le giungono dal profondo, può capitare che dai recessi dell’anima si scatenino turbini tempestosi che rimettono in discussione la propria immagine e la propria ancora incompleta identità.

Articoli da L'espresso e la Repubblica
Anche la scienza, a differenza della filosofia, cerca la verità ultima, non maneggiando idee, concetti, parole, ma usando numeri, formule, equazioni, potenze. La scommessa della scienza è di scoprire la chiave capace di aprire tutte le porte, fino all'ultima che custodisce il numero d'oro, la formula finale, la legge che chiarisce e svela l'ultima incognita. Ecco perché la Chiesa non si sente insidiata dalla scienza: perseguono infatti lo stesso obiettivo.

Ho una cultura illuminista e non cerco Dio. Penso che Dio sia un'invenzione consolatoria e affascinate della mente degli uomini.

La corruzione italiana è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri.

La razionalità non fa più parte del nostro bagaglio intellettuale e morale. È stata picconata da tutte le parti la razionalità; accusata di essere all'origine dei delitti e del più grave tra tutti – quello della superbia. Così la luce della ragione è stata spenta, nuove ideologie si sono installate al posto di quelle crollate in rovina, fondamentalismi d'ogni tipo hanno preso il posto della tolleranza e della certezza del diritto.

Libro di Eugenio Scalfari consigliato
Incontro con io
Editore Einaudi, 2011

Io sono quasi al termine del mio viaggio. La salute del corpo e della mente è buona, la capacità di lavoro non è diminuita e la fantasia è sempre quella che mi ha tenuto compagnia per tanti anni, conducendomi a progettare il futuro e a fingermi nuovi sentieri da esplorare e percorrere. Eppure sento che il viaggio volge alla fine. Lo sento da molti segnali, il primo dei quali è propriamente quello di sentirlo. E poi dalla pienezza di me che ho finalmente raggiunto; perché ora sono certo che tutto ciò che la mia natura era capace di esprimere nel pensare e nel fare, io l'ho fatto e pensato.

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