Gustave Flaubert - Frasi dal Dizionario dei luoghi comuni

Selezione di citazioni e definizioni tratte dal Dizionario dei luoghi comuni (Dictionnaire des idées reçues), scritto da di Gustave Flaubert tra il 1850 e il 1880, ma pubblicato soltanto dopo la sua morte nel 1913. Su Aforismario trovi anche una raccolta di citazioni di Flaubert tratte dai suoi romanzi.
Gustave Flaubert
Dizionario dei luoghi comuni
Dictionnaire des idées reçues, 1850/80 (postumo 1913)
Selezione Aforismario

Agenti di borsa. Tutti ladri.
Agricoltura. Manca di braccia.

Alabastro. Usato per descrivere le parti più belle del corpo femminile.

Ambizione. Sempre preceduta da “folle”, quando non è nobile.

Aspetto. Un aspetto gradevole è il passaporto più sicuro.

Assassino. Sempre "vigliacco", anche quando è intrepido e audace. Meno colpevole di un sedizioso.

Assessori (comunali). Inveire contro di loro a proposito della pavimentazione delle strade. "A che pensano i nostri assessori?".

Bambini. Ostentare una tenerezza lirica verso di loro quando c'è gente.

Bandiera (nazionale). Fa battere il cuore solo a vederla.

Basilica. Sinonimo pomposo di chiesa. È sempre impressionante.

Bilancio. Mai in equilibrio.

Bionde. Più calde delle brune (si veda brune).

Borsa. Il termometro dell'opinione pubblica.

Borsisti. Tutti ladri.

Brune. Sono più calde delle bionde (si veda bionde).

Calvizie. Sempre precoce e causata dagli eccessi di gioventù, o dalla concezione di grandi pensieri.

Chirurghi. Hanno il cuore duro: chiamarli macellai.

Concerto. Passatempo di buon gusto.

Concorrenza. L’anima del commercio.

Congratulazioni. Sempre sincere, calorose, vivissime etc.

Conto. Sempre troppo salato.

Conversazione.  La politica e la religione ne vanno escluse.

Corano. Libro di Maometto che parla solo di donne. 

Crocifisso. Fa bella figura nell'alcova e sulla ghigliottina.

Deicidio. Indignarsi contro, per quanto il delitto non sia frequente.

Diamante. Finiranno col fabbricarli! E pensare che non è altro che carbone! Se ve ne capitasse uno allo stato naturale, non lo raccogliereste nemmeno!

Dio. L'ha detto Voltaire stesso: "Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo".

Diploma. Segno di sapere. Non dimostra niente.

Dizionario. Riderne. È fatto solo per gli ignoranti.

Dottore. Sempre preceduto da "buon" e, tra uomini, da perbacco: "Perbacco, dottore!". È un'aquila finché vi fidate di lui, non vale più di un asino non appena avete litigato. Tutti materialisti: "Il fatto è che la fede non la si trova sulla punta di un bisturi".

Eccezione. Dite che "conferma la regola"; non azzardatevi a spiegare come.

Empio. Inveire contro.

Enciclopedia. Riderne con compatimento, come fosse un'opera rococò, e magari inveire.

Epoca (la nostra). Inveire contro. Lamentarsi perché manca di poesia. Chiamarla "epoca di transizione, di decadenza".

Erezione. Si usa soltanto a proposito di monumenti.

Esasperazione. È sempre al colmo.

Estate. Un'estate è sempre eccezionale, sia essa calda o fredda, secca o umida.

Fondamento. Tutte le notizie ne sono prive.

Francese. Il primo popolo dell'Universo.

Fucile. Averne sempre uno in campagna.

Giansenismo. Non si sa che cosa sia, ma è molto chic parlarne.

Ginnastica. Non se ne fa mai troppa. Sfiniteci i bambini.

Gloria. Non è che un po' di fumo.

Ideale. Del tutto inutile.

Ideologo. Tutti i giornalisti.

Illusioni. Far mostra di averne molte. Lamentarsi di averle perdute.

Imbecilli. Coloro che non la pensano come noi.

Incidente. Sempre "deplorevole" o "increscioso"; come se si dovesse mai ritenere una sventura cosa divertente.

Incubo. Proviene dallo stomaco.

Innovazione. Sempre pericolosa.

Introduzione. Parola oscena.

Inverno. Sempre eccezionale (si veda estate).

Ipotesi. Spesso "pericolosa", sempre "ardita".

Italiani. Tutti traditori. Tutti musicisti.

Laconismo. Lingua che non si parla più.

Letteratura. Occupazione degli sfaccendati.

Libro. Qualunque esso sia, sempre troppo lungo.

Macellai. Terribili in tempo di rivoluzione.

Mare. Non ha fondo. Immagine dell'infinito. Fa venire grandi pensieri. In riva al mare bisogna sempre avere un cannocchiale. Quando lo si guarda, dire sempre: "Quanta acqua!".

Materasso. Più è duro, più è igienico. 

Medicina. Farsene beffe quando si sta bene di salute.

Metodo. Non serve a niente.

Mezzanotte. Limite del lavoro duro e dei piaceri onesti. Tutto quello che si fa al di là è immorale.

Ministro. Termine ultimo della gloria umana.

Nervoso. Vien detto ogni volta che non si capisce niente di una malattia; la spiegazione soddisfa l'interlocutore.

Nobiltà. Disprezzarla e invidiarla.

Operaio. Sempre onesto, quando non fa sommosse.

Orizzonte. Trovare sempre belli quelli della natura e cupi quelli della politica.

Ostilità. Le ostilità sono come le ostriche: vengono aperte. "Le ostilità sono aperte!": sembra non resti più che mettersi a tavola.

Ottimista. Equivalente di imbecille.

Pane. Chissà le porcherie che ci mettono.

Parenti. Tutti sgradevoli. Nascondere quelli che non sono ricchi.

Pensare. Faticoso. Le cose che ci costringono a farlo vengono di solito accantonate. 

Pianoforte. Indispensabile in un salone.

Poeta. Sinonimo di scemo; sognatore.

Pratica. Superiore alla teoria.

Quadratura del cerchio. Non si sa cosa sia, ma bisogna alzare le spalle quando se ne parla.

Quaresima. In fondo, è solo una misura igienica.

Riconoscenza. Non ha bisogno di essere espressa.

Rima. Non va mai d'accordo con la ragione. 

Risata. Sempre omerica.

Rovine. Fanno sognare e donano poesia a un paesaggio.

Scienza. Un po' di scienza allontana dalla religione e molta riconduce ad essa.

Selva. Definirla sempre "oscura" e "impenetrabile".

Sospiro. Si deve emettere nelle vicinanze di una donna.

Spinaci. Sono la scopa dello stomaco. Non dimenticare mai la famosa frase di Prudhomme: "Non mi piacciono, e ne sono contento, perché se mi piacessero li mangerei, e non li posso proprio sopportare". (Ma ci sarà sempre qualcuno che troverà tutto ciò perfettamente logico e non riderà).

Stoicismo. È impossibile.

Tempo. Tema eterno di conversazione. Causa universale delle malattie. Lamentarsene sempre.

Terra. Dire "i quattro angoli della terra" dato che è rotonda.

Tredici. Evitare di sedere in tredici a tavola, porta sfortuna. Gli animi forti non mancheranno mai di scherzare: "Che importa, io mangerò per due. Oppure, se ci sono delle signore, domandare se una di esse è incinta.

Umidità. Causa di tutte le malattie. 

Università. Alma mater

Vaccino. Non frequentare che persone vaccinate.

Vangelo. Libro divino, sublime, morale, eccetera.

Vendita. Vendere e comprare, scopo della vita.

Viaggiatore. Sempre intrepido.

Viaggio. Deve essere fatto in fretta.

Zanzara. Più pericolosa di qualsiasi belva.

Zoccoli. Un uomo ricco, che ha avuto degli inizi difficili, sempre arrivato a Parigi con gli "zoccoli" ai piedi.

Dizionario dei luoghi comuni
Autore: Gustave Flaubert 
Traduttore: Juan Rodolfo Wilcock 
Editore: Adelphi, Milano1980 

Durante tutta la vita di Flaubert l'immagine della Stupidità, sotto la possente spinta dei tempi, si era continuamente dilatata dinanzi ai suoi occhi: non più soltanto attributo inestirpabile della specie umana ma Potenza Cosmica, l'etere che ormai avvolgeva qualsiasi parola fosse pronunciata: le chiacchiere della comare e le relazioni dell'accademico, gli appelli del politico e le sentenze del farmacista, le similitudini dei lirici e i protocolli degli scienziati. Si trattava ormai di una nuova Lingua Universale, tutta composta di frasi fatte, cui mancava però ancora un dizionario. Flaubert per decenni sognò di scriverlo egli stesso. Così descriveva il progetto, in una lettera del 1852 a Louise Colet: «Credo che l’insieme sarebbe formidabile come il piombo. Bisognerebbe che in tutto il libro non ci fosse una parola mia, e che, una volta letto il dizionario, non si osasse più parlare, per paura di dire spontaneamente una delle frasi che vi si trovano».

Note
Vedi anche: Frasi e citazioni di Gustave Flaubert

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