Francis Bacon (o Bacone) - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Francis Bacon (nome italianizzato in Francesco Bacone - Londra 1561 - 1626), filosofo, politico e saggista inglese. In una sua lettera, Francis Bacon ha scritto: "Non mi interessa scrivere per diletto ciò che altri per diletto leggerà. Mio obiettivo sono la vita e i problemi umani con tutti i loro inconvenienti e le loro difficoltà".
Francis Bacon
Essex's Device
1595

I monumenti dell'intelligenza sopravvivono ai monumenti del potere.

Saggi
Essays, 1597-1625

Alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti.

Alla natura si comanda solo ubbidendole.

C'è della superstizione nel rifuggire da ogni forma di superstizione.

Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna; essi infatti sono impedimenti a grandi imprese, virtuose o inique che siano. 
  
Chi, in sé, non ha alcuna virtù, invidia sempre la virtù negli altri. Poiché la mente umana si nutre o del proprio bene o del male altrui, chi non ha il primo, prenderà l'altro.

Chi non applica nuovi rimedi dev'essere pronto a nuovi mali; perché il tempo è il più grande degli innovatori.

Di certo, nel vendicarsi, un uomo è soltanto pari al suo nemico, ma ignorandolo gli è superiore poiché perdonare è da principe.

Dio onnipotente fu il primo a piantare un giardino; ed è, veramente, il più puro fra i piaceri dell'uomo.

Discrezione di parola conta più dell'eloquenza.

È meglio non avere alcuna opinione di Dio, piuttosto che averne una indegna.

Fra i pensieri, i sospetti sono come i pipistrelli fra gli altri uccelli: volano nel crepuscolo.

Fra tutti i rimedi per reprimere l'ira, il migliore è guadagnar tempo e convincersi che il momento di vendicarsi non è ancora arrivato, sebbene lo si preveda. In tal modo, mettendo l'ira da parte, ci si placa.

Generalmente nell'umana natura c'è più stupidità che saggezza.

I figli addolciscono le fatiche, ma rendono le sventure più amare; aumentano le preoccupazioni della vita, ma mitigano il ricordo della morte.

I grandi atei in verità sono gli ipocriti che si occupano in continuità del sacro ma senza passione, cosicché alla fine dovrebbero essere cauterizzati.

Il celibato si addice agli ecclesiastici perché la carità difficilmente irriga il solo nel quale deve prima riempire una pozza.

Il denaro è come il letame che non serve se non è sparso.

Il rendere partecipe dei propri sentimenti l'amico opera due effetti contrari, poiché raddoppia le gioie e dimezza i dolori. Infatti non c'è nessuno che partecipi le sue gioie all'amico, senza gioirne di più, e nessuno che lo faccia partecipe dei propri dolori, senza soffrirne di meno.

L'amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce a metà.

L'ateismo è più sulle labbra che nel cuore dell'uomo.

L'ira è senza dubbio un genere di inferiorità, come appare evidente dalla debolezza di quei soggetti in cui regna: bambini, donne, vecchi, malati.

La fama è come un fiume, che porta a galla le cose leggere e gonfie e manda a fondo quelle pesanti e massicce.

La lettura fa l'uomo completo; il discorrere lo rende preparato e lo scrivere esatto.

La mancanza di veri amici, senza i quali il mondo non è che un deserto, comporta una assoluta, miserevole solitudine.

La vendetta trionfa sulla morte, l'amore l'ignora, l'onore aspira a essa, il dolore le si protende, la paura l'anticipa.

La vendetta è una specie di giustizia primitiva alla quale, quanto più la natura umana ricorre, tanto più la legge dovrebbe mettere fine.

La virtù è simile a una pietra preziosa, bellissima se montata semplicemente.

Le mogli sono amanti per gli uomini giovani, compagne per quelli di mezza età e nutrici per i vecchi; cosicché un uomo può avere un pretesto per sposarsi quando vuole.

Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.
[Nothing doth more hurt in a state than that cunning men pass for wise].

Non leggete per contraddire e confutare, né per credere e accettar per concesso, non per trovar argomenti di ciarle e di conversazione, ma per pesare e valutare. 

Nulla fa sospettare tanto un uomo quanto il saper poco.

Sarebbe meglio non avere alcuna opinione di Dio, piuttosto che averne una indegna; infatti nel primo caso si ha miscredenza, nel secondo, oltraggio; e senza dubbio la superstizione è discredito della Divinità.

Scegliere il momento adatto significa risparmiare tempo. Decidere come usare il tempo vuol dire risparmiare tempo.

Se un uomo è gentile e cortese con uno straniero, mostra di essere cittadino del mondo, e che il suo cuore non è un'isola staccata dalle altre terre, ma un continente che le unisce.

Un poco di filosofia inclina la mente dell'uomo all'ateismo, ma la profondità in filosofia lo avvicina alla religione.

Un uomo che medita la vendetta, mantiene le sue ferite sempre aperte.

Un uomo saggio coglie più opportunità di quante ne trova.
[A wise man will make more opportunities than he finds].

Vi è poca amicizia nel mondo, e ancor meno fra eguali.

Viaggiare, per i giovani, è una parte dell'educazione, per i vecchi una parte dell'esperienza.
Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.
(Francis Bacon)
Sull'utilità e il progresso del sapere
The Advancement of Learning, 1605 - Selezione Aforismario

Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé.
[They are ill discoverers that think there is no land, when they can see nothing but sea].

Gli aforismi, rappresentando una conoscenza frammentaria, invitano gli uomini a indagare ulteriormente, mentre i sistemi, recando la parvenza di un totale, rassicurano gli uomini come se essi fossero al culmine della conoscenza.

Gli uomini devono sapere che in questo teatro che è la vita umana è concesso solo a Dio e agli angeli di fare da spettatori.

I discepoli devono ai loro maestri solo un credito temporaneo e una sospensione del giudizio, finché non abbiano bene imparato, e non una resa incondizionata e una cattività perpetua.

Io reputo che ufficio del medico sia di rendere la salute e di alleviare le sofferenze e i dolori, non solo quando questo sollievo può condurre alla guarigione, ma anche quando può servire a procurare una morte dolce e calma. Al contrario i medici si fanno una specie di scrupolo e di religione di tormentare ancora il malato allorquando la malattia è senza speranza; a mio avviso invece, essi dovrebbero possedere tanta abilità da addolcire colle loro mani le sofferenze e l’agonia della morte.

Sulla dignità e sul progresso delle scienze
De dignitate et augmentis scientiarum, 1605/23

La peggior solitudine è essere privi di un'amicizia sincera.

La ricchezza è una buona serva ma la peggiore delle amanti.

Pensieri e conclusioni
sulla interpretazione della natura o sulla scienza operativa, 1607-1609

Il dominio dell’uomo consiste solo nella conoscenza: l’uomo tanto può quanto sa.

La natura non si vince se non ubbidendole.

Novum organum
1620

L'uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero.

La verità è figlia del tempo.

La stampa, la polvere da sparo e la bussola: queste tre invenzioni hanno completamente cambiato la faccia e lo stato delle cose in tutto il mondo; la prima in letteratura, la seconda nella guerra, la terza nella navigazione; esse hanno portato tanti cambiamenti, così profondi, che nessun impero, nessuna setta, nessuna stella sembra aver esercitato tanto potere ed influenza nella vita dell'uomo quanto queste scoperte meccaniche.

Apoftegmi
1624

La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena.

La nuova Atlantide
New Atlantis, 1624

Fine della nostra istituzione è la conoscenza delle cause e dei segreti movimenti delle cose, allo scopo di ampliare i confini dell'impero umano verso una sempre più completa attuazione delle cose che sono attuabili.

Sermones Fideles sive Interiora Rerum
1641

In tutte le cose, e specialmente nelle più difficili, non ci si deve aspettare di seminare e mietere nel medesimo tempo, ma è necessaria una lenta preparazione, affinché esse maturino gradatamente.
[In rebus quibuscumque difficilioribus non expectandum, ut quis simul, et serat, et metat, sed praeparatione opus est, ut per gradus maturescant].

Libro di Francis Bacon consigliato
Saggi 
Curatore A. Brilli 
Traduzione: A. Ancarani 
Editore: Sellerio Editore Palermo, 1996 

I Saggi sono uno degli esempi letterari più singolari del primo Seicento inglese, un momento in cui la prosa, più che come mezzo narrativo per procurare diletto, si propone come strumento d'indagine e come sintesi di conoscenza. È suo tramite infatti che prende voce e si diffonde il pensiero scientifico e suo tramite vengono propagandate e discusse le idee politiche e religiose del tempo. Il modello di prosa adatto a chi, come Bacone, cerca uno strumento per la trattazione e la divulgazione del pensiero scientifico, è quello derivato da Tacito e da Seneca ed è caratterizzato da concisione e brevità. Tuttavia la trattazione di una tematica dai passaggi più discorsivi come quelli dei Saggi, gli impone 1'adozione di una strategia che fa risaltare detti morali e definizioni epigrammatiche - derivate anche dalla lettura dei Salmi - su una tessitura più ampia e sostenuta del periodo. È Bacone in persona a fornirei la chiave della propria organizzazione stilistica incentrata sulla figura dell'aforisma: «I primi fra coloro che andavano alla ricerca della verità», scrive nel Progresso del sapere, «erano soliti affidare agli aforismi le più utili fra le nozioni acquisite mediante la contemplazione delle cose: ossia le affidavano a frasi brevi e frammentarie, senza preoccuparsi di saldarle insieme». L'osservazione è preziosa perché illustra più di un aspetto della maniera di scrivere di Bacone e quindi della sua tessitura concettuale. Diciamo innanzitutto che 1'aforisma - vale a dire 1'arte di racchiudere in poche parole il risultato di considerazioni e di esperienze - ha un ruolo di grande rilievo nella cultura inglese fra Cinquecento e Seicento, specie nella prosa. Si tratta di un' arte che può contare sul modello degli Adagia e degli Apoftegmi di Erasmo da Rotterdam e sugli Epigrammi di Tornmaso Moro e su tutta una tradizione umanistica che aveva decomposto 1'eredità classica per ricomporla per adagi e sentenze di facile memorizzazione e ancor più agevole enunciazione. La prosa di questo periodo deve infatti molto al latino parlato della cultura umanistica e al tentativo di tenere in vita gli spezzoni di una lingua morta. Si tratta di un carattere peculiare dato non solo dal trasferimento nella lingua vernacolare degli accorgimenti stilistici degli autori latini, bensì dalla marcata schematizzazione della scrittura che procede per luoghi comuni, sentenze, detti memorabili, quasi che alle spalle del prosatore ci fosse ognora il sentenzioso Polonio. Non è un caso infatti che la funzione conativa sia presente nel sottotitolo dei Saggi che vogliono essere «consigli civili e morali».

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