Georg Groddeck - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Georg Groddeck (Bad Kösen 1866 - Knonau 1934), medico e psicoanalista tedesco, considerato il fondatore della medicina psicosomatica. La maggior parte delle seguenti riflessioni di Georg Groddeck sono tratte dal suo libro più famoso: Il libro dell'Es (Das Buch vom Es, 1923), trattato psicoanalitico sotto forma di romanzo epistolare, in cui Groddeck espone la propria concezione dell’inconscio, da lui denominato «Es», nome che in seguito fu adottato anche da Freud. 
Georg Groddeck
Questione di donna
Die Frau, 1909

Del lavoro, maledizione del peccato originale, disprezzo dei greci, l'uomo ha fatto un nobile scopo.

La verità non si può sapere, ma soltanto credere.

Lo scrutatore d'anime
Der Seelensucher, 1921

Chi si sente sporco, spiritualmente sporco, quegli si lava, come se in quel modo potesse strofinarsi via dal cuore il sudiciume del peccato. Ma bisognerebbe avere una troppo alta opinione di sé, essere troppo orgogliosi per trovarsi sporchi.

Tutte le opere della scultura, i capolavori di Fidia e di Michelangelo non esisterebbero se il neonato non avesse formato con gli intestini e con l'ano i suoi stronzi, per poi lavorarli con le manine in immagini della sua fantasia ancora vicino al cielo.

Il libro dell'Es
Das Buch vom Es, 1923 - Selezione Aforismario

Avviene per gli esibizionisti ciò che avviene per tutti gli altri gruppi etichettati con la desinenza «isti»: masochisti, feticisti, ecc. Si tratta di persone essenzialmente non diverse da noi che ci consideriamo sani: la sola differenza è che noi lasciamo manifestare il nostro istinto, il nostro «ismo», il nostro esibizionismo, solo nelle forme permesse dalla moda, mentre l’«ista» non segue la moda.

Ci accade ben di rado di essere completamente adulti, e, anche quando capita, lo siamo sempre solo in superficie: noi ci limitiamo a giocare a fare i grandi, proprio come i bambini, e ritorniamo bambini non appena siamo presi profondamente dalla vita.

Chi sa interpretare l’inconscio non crede più all'onnipotenza dell’amore, ma capisce che l’odio è altrettanto potente dell’amore, e che nel mezzo c’è l’indifferenza, che rappresenta la norma.

Come si può avere il coraggio di considerare nociva la masturbazione, se nella vita umana essa è una cosa ovvia e inevitabile? Si può ugualmente considerare cosa perversa il camminare, o innaturale il mangiare, o dire che l’uomo che si soffia il naso è condannato alla perdizione.

Dell’Es noi conosciamo soltanto ciò che sta dentro alla nostra coscienza, ma di gran lunga la maggior parte di esso è territorio inaccessibile. Con un faticoso lavoro di ricerca noi possiamo tuttavia allargare i confini della coscienza, e inoltre possiamo penetrare profondamente nell'inconscio se solo ci decidiamo non più a voler sapere, ma a seguire la nostra fantasia.

È assai scomodo guardare dentro a sé stessi, e solo in sé stessi si possono trovare quelle poche scintille che illuminano le tenebre delle cause interne, cioè della nostra predisposizione; perché vi è qualcosa che l’analisi freudiana chiama la resistenza dei complessi, come il complesso di Edipo, il complesso d’impotenza, il complesso di castrazione eccetera, e questi complessi ci fanno una gran paura.

È la natura stessa a imporre delle emozioni erotiche fra donne. Perché, in fin dei conti, le bambine non vengono allattate dal padre, ma dalla madre; e che il succhiare i capezzoli provochi una sensazione voluttuosa lo sa ogni donna… e anche l’uomo.
Per millenni l’uomo è stato educato all'ipocrisia,
ed essa è divenuta una sua seconda natura. (Georg Groddeck)
Il sangue che l’uomo versa alla nascita, il sangue che fiuta alla nascita col suo primo respiro, e che quindi non potrà più dimenticare, è quello della madre. E poi non dovrebbe amarla? Non dovrebbe esserle legato col sangue, anche in senso diverso da quello con cui si intende normalmente questa espressione?

Io sono convinto che il bambino venga alla luce in virtù dell’odio. La madre ne ha abbastanza di essere grossa, di portare un fardello di alcuni chili, e quindi lo butta fuori, e in modo assai poco gentile. Se non ci fosse in lei questo fastidio, il bambino rimarrebbe nel suo corpo, pietrificandosi; e anche questo può accadere. Per essere giusto, devo aggiungere che anche il bambino non ne può più di starsene nelle tenebre, e da parte sua favorisce attivamente il parto. Ma questa è un’altra faccenda. Qui basta constatare che, perché avvenga la nascita, dev’esserci nella madre e nel bambino un comune desiderio di separarsi.

Io ritengo che l’uomo sia vissuto da qualcosa d’ignoto: vi è in lui un Es, un’entità prodigiosa che dirige tutto ciò che egli fa e tutto ciò che gli accade. L’espressione «io vivo» è vera solo in un certo senso, in quanto esprime solo un aspetto parziale e superficiale di questa verità fondamentale: l’uomo è vissuto dall’Es.

Io ritengo che tutti siano omosessuali, e lo credo così fermamente che non riesco a comprendere come altri la possano pensare in modo diverso. L’essere umano ama in primo luogo se stesso, si ama con tutte le varietà della passione; la sua natura lo spinge a procurarsi ogni immaginabile forma di godimento, e quindi, poiché egli stesso è maschio o femmina, è a priori soggetto alla passione per le persone del proprio sesso.

L’Es [1] gioca dei tiri magnifici: fa guarire, fa ammalare, costringe ad amputarsi degli arti sani e manda la gente incontro alle fucilate. Insomma, è un signore lunatico, imprevedibile, divertentissimo.

La donna non conosce limiti al pensiero, non si adatta a nessun sistema, non è stata ancora scoperta, è enigmatica, sorprendente. L'uomo perisce, ma la donna è eterna.

La lingua è per tutti un organo della voluttà, e non solo quando pronuncia in modo sempre stupendamente nuovo la parola «amore».

La vagina della donna è un insaziabile Moloch, e quale vagina si accontenterebbe di un piccolo pene della grandezza di un dito, quando può averne uno forte come il braccio di un bambino? La fantasia femminile ama lavorare con gli strumenti della potenza maschile, l’ha sempre fatto e sempre lo farà.

La vita umana è piena da cima a fondo di ciò che il nostro più equo giudizio bolla come la colpa più grave e più spregevole, il tradimento; ma [...] quasi mai la coscienza considera tali tradimenti come una colpa.

Nulla è più umiliante che il vedere l’imbarazzo di una persona amata per qualcosa che noi le abbiamo detto con franchezza e semplicità.

Per me c’è soltanto l’Es. Quando mi servo delle parole «corpo» e «anima», mi riferisco a dei modi di manifestarsi dell’Es, o, se preferisce, a delle sue funzioni: non sono comunque per me dei concetti indipendenti, e tanto meno antagonistici.

Per l’Es non esiste alcuna differenza tra organico e psichico e quindi, se mediante l’analisi si può in qualche modo influenzare l’Es, si possono, e in certe circostanze si devono, trattare psicoanaliticamente anche le malattie organiche.

«Psichico» e «organico»: queste denominazioni servono solo a comprendere meglio certe peculiarità della vita, ma in sostanza si tratta della stessa cosa, perché entrambi gli aspetti sono soggetti alle stesse leggi e fanno parte della stessa vita.

Per millenni l’uomo è stato educato all'ipocrisia, ed essa è divenuta una sua seconda natura.

Si potrebbe affermare, e anzi è già stato affermato, che fino all'epoca della pubertà, quindi solo durante l’infanzia, noi siamo tutti bisessuali, e che poi la maggior parte delle persone rinuncia all'amore per il proprio sesso in favore di quello per il sesso opposto. Ma questo non è vero. L’uomo è una creatura bisessuale per tutta la vita, e tale rimane, e al massimo in questo o quel periodo della vita potrà acconsentire, cedendo al codice morale di moda in quel momento, a rimuovere in parte, in assai piccola parte, la propria omosessualità; e ciò non significa che la distrugga, ma solo che la limita un poco.

Uno studioso da me molto stimato [2] ha dimostrato che nel bambino esistono tutte le possibili tendenze perverse: il bambino è, secondo lui, polimorficamente perverso. Facendo un passo avanti, si può affermare che anche l’uomo è polimorficamente perverso, che in ogni uomo esistono tutte le tendenze perverse.

Vi sono delle cose che vengono escluse dalla coscienza nonostante la loro importanza vitale, e che, proprio perché sono indispensabili alla vita, vengono custodite in una regione del nostro essere che abbiamo chiamato inconscio.

Fonte sconosciuta
Ci sono tre cose che ci accompagnano fino alla morte: sangue, urina e feci.

Libro di Georg Groddeck consigliato
Il libro dell'Es
Lettere di psicoanalisi a un'amica
Traduttore L. Schwarz 
Editore Adelphi, 1990

In un linguaggio diretto, di una spregiudicatezza «rabelaisiana» (la pruderie volle che le copie della prima edizione uscita in Inghilterra fossero sigillate), Groddeck espone la propria concezione dell’inconscio, da lui denominato «Es», termine che poi Freud adottò. Le sue dimostrazioni sono condotte su una massa di casi clinici, di storie, di aneddoti, di ricordi, tratti dal repertorio della sua ricchissima esperienza terapeutica. Il tono è sempre leggero, mobilissimo, pronto all'autoironia. Ma le teorie erano, e restano parzialmente a tutt'oggi, di un’audacia estrema.

Note
  1. Es: istanza inconscia della personalità, teorizzata da Sigmund Freud.
  2. Lo studioso cui si riferisce Groddeck è Sigmund Freud.

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