Paul Rée - Aforismi e Osservazioni psicologiche

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Paul Rée (Bartelshagen 1849 - Celerina 1901), filosofo e aforista tedesco. Più che per i suoi scritti, Paul Rée è noto per la sua amicizia con Friedrich Nietzsche (cominciata nel 1873) e, in parte, con la scrittrice Lou von Salomé.
Il primo libro di Paul Rée, dal quale sono tratti gli aforismi sottostanti, è Osservazioni psicologiche (Psychologische Beobachtungen, 1875), un testo di filosofia morale elogiato dallo stesso Nietzsche, secondo il quale le sue massime "colgono ogni volta nel nero centro, che è il nero della natura umana". Il secondo libro di Paul Rée è un saggio intitolato Origine dei sentimenti morali (Der Ursprung der moralischen Empfindungen, 1877), che è invece aspramente criticato da Nietzsche: "Forse non ho mai letto nulla, cui dentro di me avessi detto a tal punto no, frase per frase, conclusione per conclusione, come a questo libro".
Paul Rée
Osservazioni psicologiche
Psychologische Beobachtungen, 1875
Traduzione: Domenico M. Fazio © Editori Riuniti - Selezione Aforismario

Al posto di ogni preoccupazione eliminata, crescono, come teste d'idra, sempre nuove preoccupazioni; ma crediamo sempre che saremo felici dopo l'allontanamento della preoccupazione presente.

Che da bambini fossimo felici è un'illusione ottica: le piccole preoccupazioni rendono il bambino altrettanto infelice quanto 1'adulto le grandi preoccupazioni'.

Chi lascia passare una buona occasione raramente è capace di aspettare fino alla prossima occasione buona.

Ci rendiamo ridicoli, per timore di apparire ridicoli.

Chi si occupa solo del nocciolo delle cose, cozza contro il mondo là dove esso maneggia solo la scorza, e cioè quasi dappertutto.

Ci viene impartito l'insegnamento religioso alla stessa età in cui abbiamo le malattie infettive.

Ciò che consideriamo come motivo del nostro cattivo umore, di solito ci tormenta in conseguenza del nostro cattivo umore.

Consideriamo le nostre stranezze come pregi, mentre gli altri le considerano come follie.

Dai preti si esige che debbano avere un determinato sentimento, in un determinato momento e in un determinato luogo: essi debbono simulare.

Dalla nostra infelicità sappiamo sempre ricavare anche un lato consolante e della felicità degli altri non ci consoliamo prima di aver scoperto il suo lato guasto.

Dovremmo noi essere condannati da Dio agli eterni tormenti dell'inferno perché la nostra capacità di giudizio che deriva da Dio trova la rivelazione divina oscura e non degna di fede?

Fede e incredulità non sono qualità morali, bensì opinioni.

Gli ortodossi odiano gli spiriti liberi perché temono di essere considerati da loro degli sciocchi.

Gli uomini buoni non sono necessariamente felici e gli uomini malvagi non sono necessariamente infelici.

Gli uomini di frequente si entusiasmano per le cose della natura o dell'arte, per poter poi raccontare di essersi entusiasmati.

I pericoli e le donne, come i guai, non devono essere trattati con timidezza.

I preti sostengono la religione perché la religione li sostenta.

Il carattere dei preti appare più oscuro del carattere degli altri uomini perché si staglia su uno sfondo più chiaro.

Il numero degli invidiati è più grande del numero degli invidiabili

Il pensiero che in altre circostanze potremmo essere felici, fa male. Il pensiero che in nessuna circostanza potremmo essere felici, annienta.

In gioventù crediamo sempre che il possesso di un bene al quale aspiriamo ci farà felici per sempre. Chi ha completamente superato questo errore - è un uomo molto più degno di commiserazione.
I pericoli e le donne, come i guai, non devono essere trattati
con timidezza. (Paul Rée - foto con Nietzsche e Lou von Salomé)
L'invidioso si sbaglia in un duplice senso: 1. in quanto crede che il bene invidiato faccia felice il suo possessore; 2. in quanto crede che il bene invidiato lo farebbe felice.

L'ipotesi che saremmo stati felici in altre condizioni è sempre la peggiore componente delle nostre condizioni attuali.

La credenza religiosa di frequente non scaturisce dalla semplicità del cuore, bensì dalla semplicità della testa.

La mente distrugge le nostre illusioni, ma il cuore le ricostruisce sempre da capo.

La nostra invidia è sempre più grande della felicità di chi è invidiato.

La paura è la madre della fede e l'abitudine la sua balia.

La religione (mi ha detto una brutta fanciulla) all'occasione è necessaria per difendersi dalla disperazione, per esempio quando si è brutti.

Le azioni migliori hanno spesso viscere disgustose.

Le donne si arrenderebbero più rapidamente se non temessero di sminuirsi agli occhi del loro seduttore.

Le nostre speranze ci rendono felici, finché non si avverano.

Le opinioni della gente comune non sono sorte mediante la riflessione razionale ed il paragone con le altre opinioni, bensì dalla consuetudine: essa considera buoni i costumi del suo popolo e del suo ceto perché ha seguito solo quelli sin dalla giovinezza e li ha visti seguire. Perciò essa non ha le sue opinioni perché le ritiene ragionevoli, ma le ritiene ragionevoli perché ce le ha.

Lo Stato si interessa solo dell'utilità, non della verità delle religioni; la filosofia, al contrario, si interessa solo della loro verità e non della loro utilità.

Molti si vantano della propria mancanza di vanità.

Nessun sentimento è in sé e per sé una punizione, come l'invidia.

Non ci riterremmo immortali se ci facesse comodo la convinzione opposta.

Ognuno biasima l'adulatore, ma nessuno può farne a meno.

Per mantenersi con leggerezza sulla superficie dell'elemento sociale non si deve avere più peso specifico di questo elemento. Altrimenti si affonda come una pietra nell'acqua.

Poiché abbiamo l'interesse a credere all'immortalità per desiderio di felicità, dovremmo essere diffidenti nei confronti della verità obiettiva di questa fede.

Se non si può più amare, allora si pensa di sposarsi.

Si confessano le proprie stoltezze per indicare che si è sufficientemente intelligenti per accorgersene.

Siamo infelici perché non siamo in possesso degli oggetti ai quali aspiriamo, ma questo è sopportabile. Siamo infelici perché il possesso dell'oggetto al quale aspiravamo non ci rende felici - e questo è insopportabile.

Solo un piccolo numero di preti si occupa di più del contenuto della religione che degli stipendi e più della giustizia divina che del concistoro.

Un melanconico non si sentirebbe cosi bene in paradiso, come una natura serena all'inferno.

Un uomo universalmente amato ha virtù mediocri e vizi mediocri.

Uomini sciocchi giungono presto alle cariche e agli onori, perché nessun talento li distoglie dalla loro attività.

Libro di Paul Rée consigliato da Aforismario
Osservazioni psicologiche 
Massime sull'amore, la vanità, la morale e la felicità
Traduzione: Domenico M. Fazio 
Editore: Editori Riuniti, Roma, 2000 

Le Osservazioni psicologiche sono un piccolo libro di massime di filosofia morale, suddiviso in sei capitoli intitolati rispettivamente «Su libri e scrittori», «Sulle azioni degli uomini e i loro motivi», «Su donne, amore e matrimonio», «Pensieri diversi», «Sulle faccende religiose», «Su felicità e infelicità», e completato da un curioso saggio dal titolo Sulla vanità. Le Osservazioni psicologiche di Paul Rée appaiono, sin dal titolo, come uno scritto di chiara ispirazione schopenhaueriana. Psychologische Bemerkungen è, infatti, il titolo di una sezione del secondo volume dei Parerga e paralipomena di Schopenhauer, e da una pagina della stessa opera è tratto anche il motto di Gobineau, «L'uomo è l'animale malvagio per eccellenza», che si trova sul frontespizio del libro di Rée. Fu in seguito alla pubblicazione di queste Osservazioni psicologiche che Paul Rée guadagnò la stima e l'amicizia di Nietzsche. L'opera è una raccolta di massime di filosofia morale che, scrive Nietzsche, "colgono ogni volta nel nero centro, che è il nero della natura umana". La presente edizione è la prima che sia mai stata realizzata in lingua italiana.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Friedrich Nietzsche - Paul Julius Möbius

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