Richard Dawkins - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Richard Dawkins (Nairobi 1941), biologo, saggista e divulgatore scientifico britannico, considerato uno dei maggiori esponenti contemporanei del neodarwinismo e del cosiddetto "nuovo ateismo".
Richard Dawkins ha affermato: "Uno dei miei obiettivi è quello di trasmettere almeno in parte la mia meraviglia dinanzi alla complessità biologica a quegli occhi che sono sempre rimasti chiusi dinanzi ad essa. Ma, una volta magnificato il mistero, l'altro mio obiettivo è quello di eliminarlo e di spiegarne la soluzione".
Le seguenti citazioni di Richard Dawkins sono tratte da alcuni dei suoi saggi più noti: Il gene egoista (The Selfish Gene, 1976), L'orologiaio cieco (The Blind Watchmaker, 1986), Il fiume della vita (River Out of Eden, 1995) e L'illusione di Dio (The God Delusion, 2006).
Richard Dawkins
Il gene egoista
The Selfish Gene, 1976

Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun'altra specie ha mai aspirato.

È una semplice verità logica che, senza un'emigrazione in massa nello spazio, con razzi che partono al ritmo di parecchi milioni al secondo, un ritmo delle nascite incontrollato porterebbe inevitabilmente a un ritmo di morti orribilmente alto. È difficile credere che questa semplice verità non venga compresa da quei capi che proibiscono ai loro seguaci di usare metodi efficaci di contraccezione. Esprimono una preferenza per metodi «naturali» di controllo della popolazione e otterranno effettivamente un metodo naturale: si chiama morire di fame.

I geni non fanno previsioni né preparano progetti in anticipo: semplicemente esistono.

I geni sono programmatori professionisti che programmano la propria vita e sono giudicati da un tribunale spietato, quello della sopravvivenza, in base al successo dei loro programmi nell'affrontare tutti i pericoli che la vita pone di fronte alle loro macchine per sopravvivere.

Il meme della fede cieca assicura la sua perpetuazione con il semplice espediente inconscio di scoraggiare l'indagine razionale.

L'unità fondamentale della selezione, e quindi dell'egoismo, non è né la specie né il gruppo e neppure, in senso stretto, l'individuo, ma il gene, l'unità dell'ereditarietà.

La biologia dovrebbe riuscire stimolante quanto una storia ricca di misteri, perché proprio questo è la biologia.

Molte sofferenze umane sono state causate dal fatto che troppi di noi non riescono a capire che le parole sono soltanto strumenti da usare e che la semplice presenza nel dizionario di una parola come «vivente» non implica necessariamente che questa si riferisca a qualcosa di definito nel mondo reale.

Noi siamo macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste conosciute come geni.

Se desiderate costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti.

Una scimmia è una macchina che conserva geni sugli alberi, un pesce è una macchina che conserva geni nell'acqua; esiste perfino un piccolo verme che conserva geni nei sottobicchieri di birra tedesca. Misteriose sono le vie del DNA!

L'orologiaio cieco
The Blind Watchmaker, 1986

Il problema del fisico è il problema delle origini ultime e delle leggi naturali ultime. Il problema del biologo è invece il problema della complessità. Il biologo cerca di spiegare il funzionamento, e il venire all'esistenza, delle cose complesse nei termini di cose più semplici. Egli può considerare assolto il suo compito quando arriva a entità così semplici da poterle lasciare tranquillamente ai fisici.

L'evoluzione non ha un obiettivo a lungo termine. Non c'è un bersaglio lontano, nessuna perfezione finale funge da criterio per la selezione, anche se la vanità umana accarezza la nozione assurda che obiettivo finale dell'evoluzione sia la nostra specie.

L'unica cosa che fa dell'evoluzione una teoria così meravigliosa è che essa ci spiega in che modo la complessità organizzata possa derivare dalla semplicità primordiale.

La biologia è lo studio di cose complicate che danno l'impressione di essere state progettate in vista di un fine. La fisica è lo studio di cose semplici che non ci inducono nella tentazione di invocare un disegno deliberato.

La paleontologia è lo studio dei fossili. Essa è una branca molto importante della biologia, poiché i progenitori degli organismi viventi si sono estinti tutti molto tempo fa, e i fossili ci forniscono l'unica documentazione diretta di animali e piante di un lontano passato. Se vogliamo sapere quale aspetto avessero i nostri lontani progenitori, i fossili sono la nostra speranza principale.

La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine. Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio; che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione.

Nel DNA di un singolo seme di giglio o di un singolo spermio di salamandra c'è abbastanza capacità di memoria per memorizzarvi 60 volte l'Encyclopaedia Britannica. Alcune specie di amebe, organismi definiti ingiustamente «primitivi», posseggono nel loro DNA una quantità di informazione mille volte maggiore di quella dell'Encyclopaedia Britannica.

Noi siamo del tutto abituati all'idea che una complessa eleganza presupponga un progetto, frutto di abilità e di intenzionalità. Questa è probabilmente la ragione più forte a sostegno della fede – condivisa dalla grande maggioranza delle persone, in passato come oggi – in una qualche sorta di divinità soprannaturale.

Per il nostro cervello, la cui consapevolezza temporale si estende solo alla durata di decenni, un evento che si verifica solo una volta in un milione di anni è così raro da sembrare un vero miracolo.

Per quanto l'ateismo possa esser stato logicamente sostenibile prima di Darwin, soltanto Darwin creò la possibilità di adottare un punto di vista ateo con piena soddisfazione intellettuale.

L'arcobaleno della vita
Unweaving the Rainbow, 1998

La familiarità e la quotidianità rappresentano un anestetico, un sedativo che ottunde i sensi e ci nasconde le meraviglie dell'esistenza.

Scrollarsi di dosso l'anestesia indotta dalla quotidianità, ecco che cosa sanno fare bene i poeti: è il loro mestiere. Ma per troppo tempo troppi di loro hanno ignorato quale miniera d'oro la scienza rappresenti per l'ispirazione.

Il fiume della vita
River Out of Eden, 1995

Due miliardi di anni fa i remoti progenitori dei mitocondri erano batteri che se ne andavano in giro liberamente. Insieme con altri batteri di diverso tipo, essi si stabilirono all'interno di cellule più grandi. La comunità che ne era inizialmente risultata - quella dei batteri «procarioti» - si trasformò in ciò che oggi definiamo le grandi cellule «eucariote». Ciascuno di noi è una comunità di centinaia di milioni di milioni di cellule eucariote reciprocamente dipendenti. Ciascuna di esse è a sua volta una comunità di migliaia di batteri addomesticati per una funzione specifica e interamente racchiusi all'interno della cellula, dove si moltiplicano alla maniera dei batteri.

Il desiderio di individuare uno scopo in ogni dove è naturale in un animale che vive circondato da macchine, da opere d'arte, da strumenti e da manufatti aventi una precisa destinazione; un animale, per di più, i cui pensieri sono costantemente dominati dai propri obiettivi personali. Un'automobile, un apriscatole, un cacciavite o un forcone giustificano tutti la domanda: "A che cosa serve?". È probabile che i nostri predecessori pagani si siano posti il medesimo interrogativo sul tuono, sulle eclissi, sulle rocce e sui corsi d'acqua. 

Il DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA, semplicemente, è. E noi danziamo alla sua musica.

La gente prova reverenza per gli antenati, e talora ne fa oggetto di culto: e fa bene, poiché sono i concreti progenitori, e non gli dèi soprannaturali, a possedere la chiave di comprensione della vita.

La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare.

La scienza condivide con la religione il convincimento di poter rispondere a profondi interrogativi sulle origini, sulla natura della vita e sul cosmo. Ma la rassomiglianza finisce qui. Le convinzioni scientifiche sono suffragate da prove e danno luogo a risultati, ma non è lo stesso per i miti e le credenze.

Questa barocca stravaganza che, su questo pianeta, chiamiamo vita.

Se vi è un solo Creatore che ha fatto la tigre e l'agnello, il ghepardo e la gazzella, qual è il Suo gioco? È un sadico che si diverte ad assistere a spettacoli cruenti? Cerca di scongiurare la sovrappopolazione tra i mammiferi africani? Oppure ha interesse a mantenere alta l'audience dei documentari naturalistici di David Attenborough? Tutte queste supposizioni sono funzioni di utilità del tutto plausibili. All'atto pratico, ovviamente, sono del tutto false.

Il cappellano del Diavolo
A Devil's Chaplain, 2003

Il giornalismo scientifico è troppo importante per essere lasciato ai giornalisti.

I teisti di oggi ammetteranno di essere completamente atei quando si tratta di Baal e del Vello d'Oro, di Thor e Wotan, di Poseidone e Apollo, di Mithras e Ammon Ra. Siamo tutti atei rispetto alla maggior parte degli dei che gli uomini hanno venerato. Alcuni di noi vanno semplicemente avanti di un dio.

Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell, la religione è potente, influente, esente da imposte ed inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. 
L’ateismo è un’aspirazione non soltanto realistica, ma anche nobile e coraggiosa. 
(Richard Dawkins)
L'illusione di Dio
The God Delusion, 2006

Che non si possa dimostrare l'inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto, se non altro perché non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l'inesistenza di niente. L'importante non è se Dio sia confutabile (non lo è), ma se Dio sia probabile. È tutt'altra questione.

Credo che molti si aggrappino alla religione non perché sia consolante, ma perché sono vittime del nostro sistema educativo, che non ha offerto loro l'opzione di una visione laica della vita.

È un trito luogo comune (e, diversamente da molti luoghi comuni, nemmeno vero) che la scienza si occupi del come e la teologia abbia gli strumenti per rispondere al perché. Che cos'è mai un perché? Non tutte le domande che cominciano con «perché» sono legittime. Perché gli unicorni sono cavi? Alcune non meritano risposta.

Gli atei devono rendersi conto di questa anomalia: le opinioni religiose sono le uniche opinioni dei genitori che, per consenso pressoché universale, si possano automaticamente riversare sui bambini, i quali sono troppo piccoli per comprenderne il significato. Non esiste il bambino cristiano; esiste solo il figlio di genitori cristiani. Cercate di ficcarvelo in testa.

Il Dio dell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica; un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio. Quelli di noi che si sono familiarizzati con i suoi metodi fin dall'infanzia hanno finito per non accorgersi più di quanto siano orrendi.

Il marchio inconfondibile del moralizzatore bigotto è occuparsi con grande dedizione di ciò che gli altri fanno (o addirittura pensano) in privato.

L’ateismo è un’aspirazione non soltanto realistica, ma anche nobile e coraggiosa.

La nostra società, compresi i settori che non hanno niente a che fare con la religione, ha accettato l'idea assurda che sia giusto e normale inculcare nei bambini piccoli la fede dei genitori e marchiarli con etichette religiose («bambino cattolico», «bambino protestante», «bambino ebreo», «bambino musulmano» ecc.) che non hanno equivalente in nessun altro campo: non ci sono per esempio bambini conservatori, bambini progressisti, bambini repubblicani, bambini democratici. Spero che la vostra coscienza ne prenda atto e insorga ogniqualvolta sente usare simili definizioni. Un bambino non è «cristiano» o «musulmano», ma figlio di genitori cristiani o musulmani.

La puerilità che Isaac Asimov rilevava nelle pseudoscienze si può attribuire anche alla religione: "Se si analizza qualsiasi pseudoscienza, si trova sempre una coperta con cui scaldarsi, un pollice da succhiare, una gonna cui attaccarsi".

La selezione naturale comporta che i bambini tendano a accettare per vero tutto quello che i genitori o familiari più anziani dicano loro. Questo comportamento è finalizzato alla sopravvivenza: si riscontra anche nelle falene che si orientano guardando la luna. La conseguenza indesiderata di questa obbedienza cieca è un'ignavia che rende schiavi degli altri. Da ciò deriva direttamente è la mancanza di barriere critiche nei confronti di mentalità bacate.

La sostanza della fede religiosa, nonché la sua forza e la sua principale gloria, è disdegnare le giustificazioni razionali. A noi non credenti si chiede di sostenere con buone argomentazioni i nostri pregiudizi, ma provate a chiedere a un credente di giustificare la sua fede e sarete subito accusati di violare la "libertà religiosa".

Non bisogna scusarsi di essere atei. Bisogna, al contrario, andarne fieri, a testa alta, perché "ateismo" significa quasi sempre sana indipendenza di giudizio e, anzi, mente sana tout court. Molti in cuor loro sanno di essere atei, ma non osano ammetterlo con la famiglia e a volte nemmeno con se stessi, anche perché il termine "ateo" è stato sempre caricato di connotazioni negative e inquietanti.

Quando mi è stato chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d'oro e il Mostro Volante degli Spaghetti. In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più.

Se vivete la vostra religione come una trappola, chiedetevi perché. Non sarete stati indottrinati da bambini? Se siete credenti, è assai probabile che la vostra fede sia la stessa dei vostri genitori. Se siete nati nell'Arkansas e siete convinti che il cristianesimo sia vero e l'islamismo falso, pur essendo perfettamente consci che pensereste il contrario ove foste nati in Afghanistan, siete vittime dell'indottrinamento subito in età infantile. Mutatis mutandis, lo stesso discorso varrebbe se foste nati in Afghanistan e convinti della verità dell'islam.

Sembra che la credenza religiosa protegga dai disagi dello stress. Non vi sono prove molto consistenti, ma non ci sarebbe da stupirsi se risultasse vero che la religione giova alla salute per lo stesso ordine di ragioni per cui in alcuni casi le preghiere favoriscono la guarigione. Vorrei non fosse necessario aggiungere che questi effetti benefici non rendono in alcun modo vere le asserzioni della religione. Come dice Bernard Shaw: «Il fatto che un credente sia più felice di uno scettico non è più significativo del fatto che un ubriaco sia più felice di una persona sobria».

Senza la religione staremmo tutti meglio. Saremmo liberi di esultare per il privilegio che abbiamo di essere nati, grati di vivere una vita, questa, terrena, abbandonando il presuntuoso desiderio di averne una seconda, eterna, nell'aldilà.

Tutti ci sentiamo in diritto di esprimere grande scetticismo o totale rifiuto verso unicorni, topini del dente e dèi greci, romani, egizi e vichinghi, solo che (oggi) la nostra indifferenza non importa a nessuno. Nel caso del Dio di Abramo, invece, importa parecchio, perché molti abitanti del pianeta sono convinti che esista.

Libro di Richard Dawkins consigliato
L'illusione di Dio
Le ragioni per non credere
Traduttore L. Serra 
Editore Mondadori, 2008

Richard Dawkins è uno dei più famosi scienziati di oggi e uno dei più strenui difensori della teoria darwiniana della selezione naturale. La tesi di questo suo nuovo libro, che ha suscitato un enorme clamore nel mondo anglosassone e ha generato un dibattito accesissimo, è molto semplice: Dio non esiste e la fede in un essere superiore è illogica, sbagliata e potenzialmente mortale, come millenni di guerre di religione e la recente minaccia globale del terrorismo fondamentalista islamico dimostrano ampiamente. Agli occhi di Dawkins, ogni religione condivide lo stesso errore fondamentale, vale a dire l'illusoria credenza nell'esistenza di Dio, e, con essa, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità indiscutibile perché sacra.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Carl Sagan

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