Sergio Ricossa - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Sergio Ricossa (Torino 1927-2016), economista, giornalista, saggista e aforista italiano. Le seguenti riflessioni di Sergio Ricossa sono tratte da alcune delle sue opere più note e che hanno contribuito a dargli fama di polemista: Straborghese (Editoriale Nuova 1980), Impariamo l'economia (Rizzoli 1988), I pericoli della solidarietà (Rizzoli 1993), Come si manda in rovina un Paese (Rizzoli 1995), Scrivi che ti passa (Fògola 1999).
Sergio Ricossa
Straborghese
© Editoriale Nuova 1980

I borghesi vanno in chiesa a differenza degli anarchici. Adottano la divisa di Goethe: «Curiosità per il conoscibile, riverenza per l'inconoscibile».

Il borghese crede nella gerarchia, non crede nelle classi sociali: la sua gerarchia è individuale. 

Il borghese è scarsamente missionario: la gente faccia quel che vuole, purché non dia fastidio. 

Il borghese ha fede in Dio, il Dio creatore, ma gli sfugge una dimensione del cristianesimo. Non può ammettere che il mondo terreno sia nulla, e l'altro mondo sia tutto. 

Il peggior uso della statistica è quando la si dedica a fini retorici o propagandistici, non per sapere, bensì per far credere ai semplicioni.

L'ideale borghese è la scomparsa del gregge, anche per l'egoistico interesse, a non averlo contro; è quanto meno la riduzione del gregge ai minimi termini, senza nessuna voglia di pascolarlo e tosarlo. Un ideale che non sarebbe tanto lontano se tanta gente non avesse tanta voglia di farsi pascolare e tosare.

La condizione borghese per ammettere la democrazia è che la maggioranza sia moderata negli intenti, non rivoluzionaria nel costringere.

La fabbrica del nulla produce scatole rigorosamente vuote, però difficili da aprire, di forma pretenziosa e artificiosa, e sovrapposte così da formare vaste architetture, che si estendono fino a occupare ogni angolo della cultura.

Per il borghese la società è un espediente, la politica un'opera di rattoppo.

Perfino la migliore virtù, se portata all'eccesso, diventa vizio.

Impariamo l'economia
Idee, princìpi, teorie
© Rizzoli 1988

L'economista è di solito un moralista, un politico, un ideologo, a qualunque scuola appartenga, per quanto ami mascherarsi da scienziato puro. Egli è quasi mai d'accordo col collega economista, e la loro scienza economica è incapace di decidere chi abbia torto e chi ragione.

La produzione economica è una attività forzata: farla non ci diverte, generalmente; la facciamo per bisogno, per mangiare, bere, coprirci, eccetera. Siamo schiavi del bisogno corporale, che ci distrae da fini superiori.

La virtù borghese del risparmio consiste· semplicemente nel rinunciare a un consumo oggi per consumare di più domani.

Oscar Wilde proclamava: «Datemi il superfluo, rinuncerò al necessario». Ah, se il superfluo ce lo regalassero... Purtroppo raramente ce lo regalano, dobbiamo pagarlo con la fatica del lavoro. E quindi più corriamo dietro al superfluo, più ci manteniamo prigionieri dell'economia.
L'economista non farebbe l'economista, ma vivrebbe di rendita,
se conoscesse l'arte di prevedere. (Sergio Ricossa)
I pericoli della solidarietà
© Rizzoli 1993

A coloro che ci spingono ad amare gli altri, suggerisco di riflettere che forse perfino amare se stessi è meno frequente di quanto comunemente si creda.

Gli intellettuali si alleano alla forza politica illudendosi talvolta di orientarla; più spesso ne diventano i burattini, sia pure burattini di lusso

La morale implica la libertà. Il valore morale della solidarietà obbligatoria, non libera, è nullo. 

La vanità degli intellettuali è ben remunerata da ogni totalitarismo sia di sinistra sia di destra, purché alla vanità si accompagni l'ubbidienza, la capacità di servire utilmente.

L'educazione scolastica degli esseri umani è probabilmente peggiore di quella che una qualsiasi mamma gatta dà ai suoi gattini, i quali sono immediatamente e realisticamente istruiti su come cavarsela in un mondo zeppo d'insidie. Al contrario i bambini, [...], sono allevati spesso da maestri pericolosi e inconseguenti, predicatori del paradosso che non si debba cercare il proprio «vile» interesse.

Come si manda in rovina un Paese
Cinquant'anni di malaeconomia
© Rizzoli 1995

In fatto di morale, il fisco è due volte peccatore: quando fa pagare tributi ingiusti, e quando concede sanatorie, amnistie e condoni agli evasori.

Oggi si sfugge al potere politico o ingrandendosi oltre le frontiere (multinazionali) o rimpicciolendo fino a scomparire alla vista dell'autorità. 

Perché la televisione pubblica, per farci vedere le stesse ballerine delle televisioni private, esige una tassa oltre i proventi pubblicitari?

Statalismo non vuol dire molti e buoni servizi pubblici. Vuol dire lasciare le città senz'acqua, gli ospedali senza letti, le università senza aule, i cittadini senza protezione da ladri, rapinatori e assassini, ma costruire stadi enormi e strapagarli e consentire all'Italia di vantarsi di ospitare i campionati mondiali di calcio.

Scrivi che ti passa
© Fògola 1999 - Selezione Aforismario

«Andare verso il popolo» sottintende «per comandarlo».

Basta che un numero sufficientemente alto di persone creda che l'economia va male perché l'economia vada effettivamente male.

È irrazionale voler sempre essere razionali.

Finché uno sarà più ricco di un altro, l'altro starà male; quando saranno eguali, staranno male entrambi.

I più bei pensieri notturni sono quelli che si dimenticano.

Il maggior avvenimento della Storia è, per ciascuno di noi, la propria nascita.

Il Sud è la zona più ricca d'Italia, se ci limitiamo all'economia illegale.

La disoccupazione dei lavoratori è inversamente proporzionale all'occupazione dei sindacalisti.

La medicina serve a dare un nome alla malattia per cui moriamo, e a toglierci l'illusione che ogni tanto si muore di semplice vecchiaia.

La mezza cultura è peggio dell'ignoranza, perché uccide il buon senso.

La solidarietà di classe non esiste, e nella classe borghese è sostituita dal vezzo di parlar male della classe borghese.

La vera felicità consiste nell'avere le funzioni fisiologiche a norma.

L'economista non farebbe l'economista, ma vivrebbe di rendita, se conoscesse l'arte di prevedere.

Lo speculatore avveduto specula esclusivamente col denaro degli altri.

Nel dormiveglia mi fu concesso di capire i misteri della vita, ma non li ricordai aprendo gli occhi.

Non si dorme mai soli, ma in compagnia degli amici della notte: il mobile che scricchiola, il campanile che suona ore solenni, il treno che fischia lontano.

Si può applicare la formula socialista: «A ciascuno secondo i suoi bisogni», purché i bisogni di ciascuno siano definiti dall'autorità che comanda.

Un'arte difficile: saper pensare ed essere spensierati.

Libro di Sergio Ricossa consigliato
Scrivi che ti passa
Editore: Fògola, Torino, 1999

Con una vena e una cangiante inventività che sembrano rinviare a certo "saggismo" settecentesco (più inglese, forse, che francese), Ricossa esprime i suoi umori, il suo gusto, i suoi giudizi sul mondo contemporaneo e sull'humaine condition. Settecentesca è anche l'attitudine all'arguto "smascheramento". Con scintillante intelligenza e disincantato e sovversivo moderatismo, è qui offerto ai lettori un involontario ma affidabilissimo vademecum esistenziale.

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