Zygmunt Bauman - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Zygmunt Bauman (Poznań 1925 - Leeds 2017), sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche, teorico della "modernità liquida" e della società dell'incertezza. Le seguenti citazioni di Zygmunt Bauman sono tratte da alcuni dei suoi saggi più noti come: Modernità e olocausto (1989), Le sfide dell'etica (1993), Dentro la globalizzazione (1998), La società dell'incertezza (1999), Amore liquido (2003), Paura liquida (2006), Consumo, dunque sono (2007) e L'arte della vita (2009).
Zygmunt Bauman
La decadenza degli intellettuali
Legislators and interpreters, 1987

Il significato intenzionale di «essere un intellettuale» è quello di porsi al di sopra degli interessi settoriali della propria professione o del proprio genere artistico e di fare i conti con le questioni globali di verità, giudizio e gusto dell'epoca.

Modernità e olocausto
Modernity and the Holocaust, 1989

L'ipotesi secondo cui i responsabili dell'Olocausto rappresentano una ferita o una malattia della nostra civiltà e non il suo prodotto terrificante ma coerente sfocia non soltanto nella consolazione morale dell'autoassoluzione, ma anche nella tremenda minaccia dell'inerzia morale e politica. Tutto è avvenuto «fuori di qui», in un altro tempo e in un altro paese.

La civiltà moderna non è stata la condizione "sufficiente" dell'Olocausto, ma ha rappresentato senza alcun dubbio la sua condizione "necessaria". Senza di essa l'Olocausto sarebbe impensabile.

Dal punto di vista della società moderna il genocidio non è né un anomalia, né una disfunzione. Esso dimostra ciò di cui è capace la moderna tendenza alla razionalizzazione e all'ingegneria sociale se non viene controllata e mitigata.

Le sfide dell'etica
Postmodern Ethics, 1993 - Selezione Aforismario

L'esercizio dell'intolleranza trae origine dall'insicurezza.

La nostra è l'epoca del puro individualismo

La realtà umana è caotica e ambigua, per cui le decisioni morali, diversamente dai principi etici astratti, sono ambivalenti. È in questo tipo di mondo che dobbiamo vivere.

Le speranze che la condotta umana possa essere guidata in ogni suo aspetto da regole precise, ferree, senza eccezioni e univoche, sono state gradualmente distrutte, e quasi abbandonate nei recenti scritti di etica.

Noi non siamo morali grazie alla società (siamo solo etici o rispettosi della legge grazie a essa); viviamo in società, siamo la società, in virtù del nostro essere morali.

Non potrebbe esistere morale senza principi morali, così come nessun atto potrebbe essere morale se non avesse il significato di un atto compiuto in base a un principio.

Vogliamo più macchine, e macchine più veloci, per raggiungere le foreste alpine, solo per scoprire alla fine del viaggio che non esistono più, che sono state distrutte dai gas di scarico.

Dentro la globalizzazione
Globalization, 1998

Il vagabondo, ripetiamolo, è l'alter ego del turista.

Il vero problema dell'attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande.

L'uniformità nutre il conformismo, e l'altra faccia del conformismo è l'intolleranza.

Lo scopo del gioco del consumo non è tanto la voglia di acquisire e possedere, né di accumulare ricchezze in senso materiale, tangibile, quanto l'eccitazione per sensazioni nuove, mai sperimentate prima. I consumatori sono prima di tutto raccoglitori di sensazioni: sono collezionisti di cose solo in un senso secondario e derivato.

Se tra i nostri antenati filosofi, poeti e predicatori si ponevano la questione se si lavorasse per vivere o si vivesse per lavorare, il dilemma che più spesso si sente rimuginare oggi è se si abbia bisogno di consumare per vivere o se si viva per consumare. Qualora si sia ancora capaci di separare il vivere e il consumare, e se ne senta la necessità.

Lavoro, consumismo e nuove povertà
Work, consumerism and the new poor, 1998

Il valore estetico del lavoro è diventato un potente fattore di stratificazione in una società dei consumi. Il trucco non sta più nel ridurre al minimo le ore di lavoro, lasciando così più spazio al tempo libero, bensì, al contrario, nel cancellare completamente la linea di demarcazione fra lavoro e hobby o ricreazione, trasformando la propria attività professionale nel massimo dei divertimenti.

La società dell'incertezza
1999

Il principale motivo d'ansia dei tempi moderni, collegato all'identità, era la preoccupazione riguardo alla durabilità; oggi riguarda invece la possibilità di evitare ogni impegno. La modernità è costruita in acciaio e cemento. La postmodernità in plastica biodegradabile.

L'attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta e nel più ambito passatempo della nostra epoca.

Per quanto l'uso del termine "crisi" sia diventato frequente e diffuso nel nostro tempo, lo stato mentale che rappresenta era ed è ancora più frequente. La consapevolezza che le cose "vadano male", diversamente da come ci si sarebbe aspettati, e lo sconcerto che ne deriva rispetto a ciò che si dovrebbe fare, sono aspetti frequenti, comuni, e forse universali dell'esperienza esistenziale umana.

La solitudine del cittadino globale
In Search of Politics, 1999

L'immigrazione diventa un "problema" (demografico, culturale o sociale) in quanto denota la non integrazione dei nuovi stranieri nella società ospitante. In una cultura che promuove spasmodicamente il turismo, le reti informatiche, l'internazionalizzazione della formazione, dell'economia e del sapere (e quindi un'integrazione virtuale), la circolazione delle persone produce, a seconda dei tipi coinvolti, indifferenza, repulsione e inospitalità.

Il disagio della postmodernità
Ponowoczesność jako źródło cierpień, 2000

Basta percorrere pochi chilometri per riempire di carburante razzista i serbatoi dell'entusiasmo per la "comune questione nazionale".

Non occorre essere diplomati in arte della navigazione per gonfiare le vele del "bene comune" con il vento, alimentato dalla paura, della fobia verso gli stranieri; in altre parole, non è difficile trascinare coloro che soffrono di mancanza di potere al servizio di chi desidera acquisire potere su di loro. Basta che nella mente dei primi la ripugnante esperienza della vischiosità si associ sempre all'idea degli stranieri, per loro stessa natura vischiosi.
Nel nostro mondo di individualismo rampante, le relazioni presentano i loro
pro e contro. Vacillano costantemente tra un dolce sogno e un orribile incubo.
(Zygmunt Bauman)
La società individualizzata
The Individualized Society, 2001

Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia, i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello, con casualità e senza preavviso.

La società sotto assedio
Society Under Siege, 2002 - Selezione Aforismario

Il viaggiare per profitto viene incoraggiato; il viaggiare per sopravvivenza viene condannato, con grande gioia dei trafficanti di "immigrati illegali" e a dispetto di occasionali ed effimere ondate di orrore e indignazione provocate dalla vista di "emigranti economici" finiti soffocati o annegati nel vano tentativo di raggiungere la terra in grado di sfamarli.

L'attuale tendenza di ridurre drasticamente il diritto all'asilo politico, accompagnata dal ferreo divieto d'ingresso agli "immigranti economici", non indica affatto una nuova strategia nei riguardi del fenomeno dei profughi, ma solo l'assenza di una strategia e il desiderio di evitare una situazione in cui tale assenza possa causare imbarazzo politico.

In aggiunta alle solite accuse di vivere alle spalle del paese e di rubare posti di lavoro, ora gli immigrati vengono accusati di svolgere il ruolo di "quinta colonna" della rete terroristica globale. Finalmente c'è un motivo "razionale" e moralmente inattaccabile per rastrellare, incarcerare e deportare persone allorché non si sa più come gestirle e non ci si vuole prendere il disturbo di trovare un modo nuovo per farlo.

Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l'emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire.

Amore liquido
Liquid Love, 2003 - Selezione Aforismario

A tempo debito, l'amore e la morte colpiranno; solo che non abbiamo la benché minima idea di quando tale ora scoccherà. In qualsiasi momento giunga, ti coglierà impreparato.

Finché dura, l'amore è in bilico sull'orlo della sconfitta.

Il diritto del più forte, del più astuto, abile o scaltro nel fare tutto ciò che occorre per sopravvivere al più debole e sventurato è una delle lezioni più terrificanti della storia.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.

In ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell'altro.

Incertezza del futuro, fragilità della propria condizione sociale e insicurezza esistenziale − queste onnipresenti compagne di vita in un mondo liquido-moderno.

Investire sentimenti profondi nel rapporto e fare un giuramento di fedeltà significa correre un rischio enorme: ti rende "dipendente" dal tuo partner

L'amore è il desiderio di prendersi cura e di preservare l'oggetto della propria cura.

L'amore è un mutuo ipotecario su un futuro incerto e imperscrutabile.

Le promesse di fedeltà alla relazione, una volta che questa è stata stabilita, sono «insignificanti nel lungo termine».

Nel nostro mondo di individualismo rampante, le relazioni presentano i loro pro e contro. Vacillano costantemente tra un dolce sogno e un orribile incubo, e nessuno può mai dire quando l'uno si trasforma nell'altro.

Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore o la stessa morte - così come, ci diceva Eraclito, nessuno può bagnarsi due volte nello stesso fiume. Entrambi sono eventi definitivi, irriguardosi e indifferenti a tutto il resto.

Quella di imparare l'arte di amare è la promessa (falsa, ingannevole, ma che si spera ardentemente essere vera) di rendere l'«esperienza dell'amore» simile ad altre merci.

Senza umiltà e coraggio non c'è amore. Sono qualità entrambe indispensabili, in dosi massicce, ogni qual volta ci si addentra in una terra inesplorata e non segnata sulle mappe, e quando tra due o più esseri umani scocca l'amore, è proprio in questo tipo di territorio che vengono spinti.

Vite di scarto
Wasted Lives, 2004 - Selezione Aforismario

I prodotti di scarto della globalizzazione − rifugiati, richiedenti asilo, immigrati.

Quando tutti i posti di lavoro sono precari e considerati non più sicuri, la vista degli immigrati è come il sale sulle piaghe.

Questo universo sfugge a ogni comprensione. Le sue intenzioni sono ignote, i suoi prossimi passi imprevedibili. Se vi è un piano preordinato o una logica nella sua azione, questi sfuggono senz'altro all'umana comprensione. E così il «timore cosmico» è anche l'orrore dell'ignoto: il terrore dell'incertezza.

Paura liquida
Liquid fear, 2006 - Selezione Aforismario

Chi è insicuro tende a cercare febbrilmente un bersaglio su cui scaricare l'ansia accumulata e a ristabilire la perduta fiducia in sé stesso cercando di placare quel senso di impotenza che è offensivo, spaventoso e umiliante. 

Ciò che non siamo in grado di gestire ci è «ignoto»; e l'«ignoto» fa paura. La paura è un altro nome che diamo al nostro essere senza difese.

Come un capitale liquido, pronto per ogni genere di investimento, il capitale della paura può essere – ed è – trasformato in qualsiasi genere di profitto, commerciale o politico.

L'arma del terrorismo, che è poi l'arma di chi non ha eserciti per combattere ad armi pari, è la distribuzione dell'angoscia.

La fiducia si trova in difficoltà nel momento in cui ci rendiamo conto che il male si può nascondere ovunque; che esso non è distinguibile in mezzo alla folla, non ha segni particolari né usa carta d'identità; e che chiunque potrebbe trovarsi a essere reclutato per la sua causa, in servizio effettivo, in congedo temporaneo o potenzialmente arruolabile.

La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun'altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza.

Se il pensiero è sicuramente inefficace senza azione, l'azione senza pensiero lo è altrettanto.
Consumo, dunque sono. (Zygmunt Bauman)
Consumo, dunque sono
Consuming Life, 2007 - Selezione Aforismario

I poveri di oggi (e cioè coloro che costituiscono un "problema" per gli altri) sono prima di tutto e soprattutto dei "non consumatori", più che dei "disoccupati". Essi vengono definiti innanzi tutto dal fatto di essere consumatori difettosi: infatti, il più basilare dei doveri sociali cui vengono meno è il dovere di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato.

Il consumismo, oltre a essere un'economia dell'eccesso e dello spreco, è anche un'economia dell'illusione. Esso fa leva sulla irrazionalità dei consumatori, non sulle loro previsioni informate e disincantate; punta a suscitare emozioni consumistiche, non a sviluppare la ragione.

II valore più caratteristico della società dei consumi, anzi il suo valore supremo rispetto al quale tutti gli altri sono chiamati a giustificare il proprio merito, è una vita felice; anzi, la società dei consumi è forse l'unica società della storia umana che prometta la felicità nella vita terrena, la felicità qui e ora e in ogni successivo "ora": felicità istantanea e perpetua.

La caratteristica più spiccata della società dei consumi, per quanto attentamente custodita e totalmente occultata, è la trasformazione dei consumatori in merce; o, meglio ancora, la loro dissoluzione nel mare delle merci.

La maggior parte degli oggetti di valore perdono rapidamente lustro e attrattiva, e se il godimento viene differito, si rischia di doverli gettare nella spazzatura prima ancora di esserseli goduti.

La "sindrome consumistica" è fatta tutta di velocità, eccesso e scarto. I consumatori maturi non fanno i pignoli quando si tratta di relegare le cose nella spazzatura.

La società dei consumi svaluta la durevolezza; ai suoi occhi "vecchio" significa "sorpassato", non più utilizzabile e destinato alla spazzatura.

Nella società dei consumi l'infelicità è un reato punibile o, nel migliore dei casi, una peccaminosa perversione che squalifica chi la professa dall'appartenere a pieno titolo alla società.

Nella società dei consumatori il vero titolare del potere sovrano è il mercato dei beni di consumo.

Nella società dei consumatori nessuno può diventare soggetto senza prima trasformarsi in merce.

Nuovi bisogni richiedono nuove merci; nuove merci richiedono nuovi bisogni e desideri; l'avvento del consumismo inaugura l'era dell'"obsolescenza programmata" dei beni offerti sul mercato e segnala la spettacolare ascesa dell'industria dello smaltimento dei rifiuti.

Modus vivendi
Modus vivendi, 2007

Invece di grandi aspettative di sogni d'oro, il "progresso" evoca un'insonnia piena di incubi di "essere lasciati indietro", di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta.

Il "progresso", un tempo la manifestazione più estrema dell'ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato all'altra estremità dell'asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso "progresso" sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui.

L'arte della vita
The art of life, 2009

L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane.

La nostra vita è un'opera d'arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l'impossibile.

Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. 

Libro di Zygmunt Bauman consigliato
Amore liquido
Sulla fragilità dei legami affettivi
Traduttore S. Minucci 
Editore Laterza, 2006

"La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare.

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