Carlo Michelstaedter - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Carlo Michelstaedter (Gorizia 1887-1910), scrittore, filosofo e poeta italiano di origine ebraica. Le seguenti riflessioni di Carlo Michelstaedter sono tratte dalla sua tesi di laurea al corso di Lettere dell'Istituto di Studi Superiori di Firenze, intitolata La persuasione e la rettorica, da Il dialogo della salute, e dai suoi taccuini, pubblicati postumi dopo il suo improvviso suicidio a soli 23 anni.
Carlo Michelstaedter
La persuasione e la rettorica
1910 (postumo 1913) - Selezione Aforismario

A ognuno il suo mondo è «il» mondo: e il valore di quel mondo è il correlativo della sua valenza, il sapore il correlativo della sapienza.

Chi teme la morte è già morto.

Chi vuol avere un attimo solo sua la vita, esser un attimo solo persuaso di ciò che fa – deve impossessarsi del presente; vedere ogni presente come l'ultimo, come se fosse certa dopo la morte; e nell'oscurità crearsi da sé la vita.

Ciò che vive si persuade esser vita la qualunque vita che vive.

Colui che è per se stesso non ha bisogno d'altra cosa che sia per lui nel futuro, ma possiede tutto in sé.

[Gli uomini] galleggiano alla superficie della società come un ago asciutto alla superficie dell'acqua per l'equilibrio delle forze molecolari; e un lieve soffio basta a far vedere com'era malsicuro il loro fondamento di fronte alla necessità che s'illudevano d'aver superata, quanto inadeguata la loro sicurezza.

Gli uomini hanno paura del dolore, e per sfuggirlo gli applicano come empiastro la fede in un potere adeguato all'infinità della potenza ch'essi non conoscono, e lo incaricano del peso del dolore ch'essi non sanno portare.

Gli uomini lamentano questa loro solitudine; ma se essa è loro lamentevole è perché, essendo con se stessi, si sentono soli: si sentono con nessuno e mancano di tutto.

Gli uomini sono come quello che sogna di levarsi, e quando s'accorge d'esser ancora a giacere, non però si leva, ma si rimette a sognar di levarsi, e così, né levandosi né cessando di sognare, continua a soffrir dell'imagine viva che gli turba la pace del sonno e dell'immobilità che gli rende vana l'azione che sogna.

Il dolore per una perdita, un danno determinato, che gli uomini credono limitato a questo, ed è invece il terrore per la rivelazione della impotenza della propria illusione; è il tale accidente, la tal malattia, è la morte, è la rovina, la catastrofe di cose date conosciute: ma è il mistero che apre la porta della tranquilla stanza chiara e scaldata a sufficienza per la determinata speranza, e ghigna: «ora vengo io da te che ti credevi sicuro, e tu non sei niente».

Il diritto di vivere non si paga con un lavoro finito, ma con un'infinita attività.

Il giusto è buono a ogni cosa; chi a nessuna cosa sia ingiusto sa fare ogni cosa.

Il mondo è fermo finché l'uomo si tiene in piedi; e l'uomo si tiene in piedi finché nel mondo ha dove fondarsi

Il piacere è il fiore del dolore, il dolce è il fiore dell'acerbo, l'acutezza è il fiore della profondità, la pace è il fiore dell'attività, l'affermazione è il fiore della negazione, il sapere è il fiore della fame, la prudenza è il fiore del coraggio; poiché il dolore non cerca il piacere ma il possesso, la profondità non cerca l'acutezza ma la vita, l'attività non vuole la pace ma l'opera, la negazione non vuol affermare ma negare, la fame non vuole il sapore ma il pane, il coraggio non vuol la prudenza  ma l'atto.

Il rimorso per un determinato fatto commesso, che non è pentimento finito per quel fatto, ma il terrore per la propria vita distrutta nell'irrevocabile passato, per cui uno si sente vivo ancora e impotente di fronte al futuro, è il cruccio infinito che rode il cuore.

L'uomo vuole dalle altre cose nel tempo futuro quello che in sé gli manca: il possesso di se stesso.

La malinconia e la noia che gli uomini localizzano nelle cose come se ci fossero cose melanconiche o noiose, sono lo stesso terrore dell'infinito quando la trama dell'illusione in qualunque modo per quelle cose è interrotta, così che l'uomo provi il dolore di non essere e si senta sperso in balìa dell'ignoto a volere impotentemente.

La paura che gli uomini credono limitata al dato pericolo, è invece il terrore di fronte all'infinita oscurità di chi in un dato caso si esperimenti impotente, poiché è portato fuori dalla sua potenza.

La persuasione non vive in chi non vive solo di se stesso.

La via della salute non si vede che con gli occhi sani e fin dove l'animo giunga.

Né alcuna vita è mai sazia di vivere in alcun presente, ché tanto è vita quanto si continua, e si continua nel futuro quanto manca del vivere. Che se si possedesse ora qui tutta e di niente mancasse, se niente l'aspettasse nel futuro, non si continuerebbe: cesserebbe d'esser vita.

Né se l'uomo cerchi rifugio presso alla persona ch'egli ama, egli potrà saziar la sua fame; non baci, non amplessi, o quante altre dimostrazioni l'amore inventi, li potranno compenetrare l'uno dell'altro: ma saranno sempre due, e ognuno solo e diverso di fronte all'altro.

Ognuno gira intorno al suo pernio, che non è suo, ed il pane che non ha non può dare agli altri.

So che voglio e non ho cosa io voglia.

Tante cose ci attirano nel futuro, ma nel presente invano vogliamo possederle.

Tutti i progressi della civiltà sono regressi dell'individuo. Ogni progresso nella tecnica istupidisce per quella parte il corpo dell'uomo... Così ai nostri giorni sono istupiditi ad esempio i fabbri, che un tempo da un blocco di ferro sapevano a forza di fuoco, di martello e di scalpello foggiare qual si volesse oggetto, che oggi sanno appena adattare e congiungere con le viti pezzi fatti che arrivano dalle fabbriche o dalle fonderie... E al loro posto sono subentrate le masse di tristi e stupidi operai delle fabbriche che non sanno che un gesto, che sono quasi l'ultima leva delle loro macchine.
Colui che è per se stesso non ha bisogno d'altra cosa
che sia per lui nel futuro, ma possiede tutto in sé. (Carlo Michelstaedter)
Il dialogo della salute
1910 (postumo 1958) - Selezione Aforismario

Chi ha perduto il sapore delle cose è malato.

Convien guardar in faccia la morte e sopportar «con gli occhi aperti» l'oscurità e scendere nell'abisso della propria insufficienza — «venir a ferri corti» con la propria vita. O vivere o non vivere.

Il malato ha perduto il sapore d'ogni cosa, poiché sapore altro non è che il senso dell'utilità della «cosa» alla salute.

La Musa è femmina, e non dà il Suo amore a colui che l'assedia, la caccia, se ne preoccupa senza posa; a chi la compera e l'inganna, e si fa bello di ciò che non ha, cercandola per la via e nel modo come dagli altri egli vede fare, e vuol pur star con lei perché la gente dica che ella è la sua amante. Essa arride al forte che l'ama al sole della sua libera vita, sicuro che essa a lui darà ciò che a nessun altro può dare, né del volgo si cura cosa sia per dire.

La vita sotto qualunque forma, come anche sia, a prezzo di qualunque dolore «si vive volentieri».

Non possediamo mai la nostra vita, l'aspettiamo dal futuro, la cerchiamo dalle cose che ci sono care perché «contengono per noi il futuro», per essere anche in futuro vuoti in ogni presente e volgerci ancora avidamente alle cose care per soddisfar la fame insaziabile e mancare sempre di tutto.

Sfugge la vita
Taccuini e appunti, 1905 (postumo 2004) - Selezione Aforismario

Chi sa tacere è il più forte.

Come una macchia all'estremità della cornea che si vede sempre quando non la si guarda e a chi la vuol guardare sfugge - la vita non si può NÉ fuggire né possedere... se non che uno voglia chiuder gli occhi per sempre.

Cura tanto i bisogni e le COMODITÀ materiali, quanto ti basti per non essere disturbato dal mondo esterno!

Filosofo ed Artista nel loro fondamento sono una sola cosa.

Guai a chi invidia il passato.

Il filosofo non riposa – non vive quoquo modo secondo i dettami del rito questa vita, nella speranza d'un'altra eterna in Dio, ma vuole la sua propria vita libera – la vita della conoscenza.

L'amore eleva la sensibilità di un individuo al grado più elevato.

L'enciclopedie sono il prodotto più turpe e più utile dell'ingegno umano.

L'ipocrisia è la menzogna della menzogna.

L'uomo è il nucleo individuale più vasto, in lui la materia (tutto il tempo e tutto lo spazio) vede sé stessa.

Lo schizzo mette l'anima dell'artista molto più a nudo che l'opera d'arte.

Socrate è il filosofo: Aristotele professa il sistema della propria filosofia.

Un'idealità raggiunta perde ogni fascino.

Vana cosa è la filosofia se esce dalla vita – è l'ultima illusione, e l'ultimo gioco del vecchio rimbambito – è l'ultimo ottimismo che arresta la vita nel suo glorioso svolgimento verso l'universale.

Solo nella morte egli avrà la libertà solo nella morte egli avrà la vera attività in quanto avrà riconosciuto che la vera attività non esiste cioè che la vera attività è il nulla.

Libro di Michelstaedter consigliato
Opere
A cura di: Gaetano Chiavacci
Editore: Sansoni, 1958

Il nome di Carlo Michelstaedter è noto a tutto il pubblico colto italiano come quello di una delle figure di maggior rilievo del pensiero e della letteratura del nostro primo novecento. Raccogliendo tutte le opere già edite di Carlo Michelstaedter e gran parte dei suoi scritti inediti, si è voluta offrire ai lettori per la prima volta la possibilità di cogliere nel suo farsi e nella sua interezza la grande personalità dello scrittore goriziano. Alle opere edite e da tempo esaurite, alle grandi pagine di La Persuasione e la Rettorica, del Dialogo della salute e delle Poesie, seguono gli scritti fino a oggi inediti, cioè il vivacissimo epistolario e gli scritti vari (un'ampia scelta di apologhi, dialoghi, bozzetti, critiche, appunti, meditazioni), che costituiranno senza dubbio una fonte ricchissima di nuove indagini. 

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