Cesarina Vighy - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Cesarina Vighy (Venezia 1936 - Roma 2010), scrittrice italiana. Verso la fine degli anni Cinquanta, Cesarina Vighy si trasferisce da Venezia a Roma, dove si laurea in Epigrafia latina e dove lavora presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea nello storico palazzo Mattei di Giove. Nel 2009, all'età di settantatré anni e gravemente malata di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), esordisce con il romanzo autobiografico L'ultima estate, pubblicato dal'editore Fazi, con il quale vince il Premio Campiello opera prima, il Premio Cesare De Lollis, ed è nella cinquina del Premio Strega di quell'anno.
Nel 2010, sempre con l'editore Fazi, Cesarina Vighy pubblica il suo secondo libro: Scendo. Buon proseguimento. Soltanto due giorni dopo l'uscita del libro, l'autrice muore.
Cesarina Vighy è madre della scrittrice Alice Di Stefano, alla quale Aforismario ha dedicato un'altra pagina di citazioni [trovi il link in fondo alla pagina].
Cesarina Vighy
L'ultima estate
© Fazi 2009 - Selezione Aforismario

Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l'inutile pollice sovrapponibile e l'insopportabile coscienza di me.

Da qualche giorno, da qualche notte, perdo facilmente il respiro, mi pare di soffocare, immagino cosa si prova ad annegare. Il mio sapientissimo medico (anzi professore con anni di studio, pubblicazioni su riviste internazionali, convegni importanti) mi ha detto serio serio: “Provi a mettere un cuscino di più nel letto”.

Dicono che si nasca incendiari e muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso.

Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità.

I malati tornano tutti bambini. Così attraverso un apprendistato di ragionevolezza e di resa alle cure si preparano a quel tempo ormai vicino, in cui mani estranee (speriamo almeno rispettose) li nutriranno, li laveranno, li rivestiranno facendo dei loro corpi quegli oggetti indifesi che sono sempre stati.

Il quinto Vangelo, la televisione.

In amore, o tutto o niente.

La curiosità è il motore dell’intelligenza, è una robusta stampella con cui sorreggersi, è la porta aperta sulla vita.

La cosa più stupida da dire a un malato è che lo si trova molto bene, che è una fissazione, che tutti stanno un po’ giù ecc. La cosa più triste, invece, è quando non te lo dicono più, anzi non sanno bene che dire.

La guerra, fra i suoi pochissimi pregi, ha quello di rendere più intelligenti le persone in pericolo.

Mia grande amica, mia unica amica è La Gatta: tonda, timida tigre parlante mi ama di più da quando sono malata. Non, come gli umani, “nonostante” sia malata ma “perché” sono malata e sto sempre in casa e molto a letto. Quando dormiamo, non so più se la sua zampa stia sulla mia mano o la mia mano sulla sua zampa. Quando ha da fare, corre via in fretta non prima di voltare la testa un momento per salutare e rassicurarmi: “torno subito”.

Non portate rancore a quelli che vi hanno fatto del male inconsapevolmente. Altrimenti sarà come andare a coricarsi la sera con una piccola scheggia che non vuole uscire dall'unghia.

Per chi li ama i libri sono come figli, riconoscibili fra mille copie ingannevolmente uguali, “pezzi ’e core”.

Per le persone che hanno il gusto della solitudine, essere in un luogo in cui nessuno può collocarti precisamente è una gioia rara: forse sta tutto lì anche il piacere dei viaggi.

Più si cresce, meno si capisce: solo lampi nel buio, brandelli di realtà, stracci di verità strappati coi denti.

Quando si invecchia i ricordi indietreggiano, i pensieri tornano via via alla maturità sprecata, alla giovinezza sbagliata, alla straziante adolescenza, alla impotente infanzia.

Se credete in qualche dio, tenetevelo stretto. Può darsi che serva, all'inizio o alla fine, soprattutto se non vi fate troppe domande di tipo razionale. Pregatelo invece, o bestemmiatelo; ringraziatelo o maleditelo: servirà, forse, a tenere aperti i canali di comunicazione.

Se non credete in niente, meglio così: un pensiero di meno. Molti osservatori professionali riferiscono che muoiono meglio gli atei.

Seguite l’istinto. Nessuno vi conosce meglio di voi.

Siate curiosi. La curiosità è il motore dell’intelligenza, è una robusta stampella con cui sorreggersi, è la porta aperta sulla vita.

Sono in quell'età in cui la pubblicità ti si rivolge ancora offrendoti creme “per pelli mature” in attesa di propinarti polvere per dentiere e assorbenti invisibili.

Terribili i bugiardi in buona fede, e pericolosi, convinti come sono che ogni loro castello in aria sia fatto in realtà di solida muratura.

Alla fine si accetta tutto, credete a me che odio la bruttezza, la sporcizia, la dipendenza dagli altri, la malattia e, sì, anche i malati: l’umiliante istinto di sopravvivenza ha la meglio.

Fatevi venire o, se lo avete già, coltivate il senso dell’umorismo. C’è tanto da ridere al mondo: degli altri, di voi stessi, delle cose che vi parevano così importanti e invece erano così stupide.
Fatevi venire o, se lo avete già, coltivate il senso dell’umorismo.
C’è tanto da ridere al mondo. (Cesarina Vighy)
Scendo. Buon proseguimento
© Fazi 2010 - Selezione Aforismario

Com'è facile dar consigli, eh? Soprattutto su cose che noi non siamo riusciti a fare. 

I luoghi comuni sono spesso comuni verità.

In Italia le donne lavorano (eccome!) ma sono ancora lontane dal prestigio, potere e relativo stipendio assegnati di preferenza agli uomini. 

La malattia, cronica e degenerativa, ti dà pure qualcosa: sai distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è, sei più sensibile al dolore del mondo, più “intelligente”. Ma non è un grand’affare. 

Non spaventarti: i lupi sono solo cani che hanno fame. 

Per legge di natura, nessuno è attratto dalle persone di cattivo umore, tanto bisognose di gentilezza e di coccole, riservate invece, e senza nessuna cattiva intenzione, a creature positive, cui non sarebbero così necessarie. 

Questa Chiesa Cattolica (l'ultima al mondo a cui mi convertirei) mi scandalizza. Quando sento che vede la vita in un corpo martoriato da diciassette anni di torture terapeutiche o in poveri embrioni tenuti in frigorifero come lattine di birra vicine alla scadenza, mentre nega una speranza a dei disgraziati che la ripongono nelle staminali, mi viene la bava alla bocca.

Se ricordo bene è proprio la Speranza a restare in fondo al vaso di Pandora dopo che tutti i mali se ne sono scappati via, a infettare il mondo. Dunque, acchiappiamola questa Speranza preziosa, ma con delicatezza, come si prende una bellissima farfalla variopinta, altrimenti ci lascerà solo una polvere d’oro fra le dita.

Tutti i poeti sono mistici, perché hanno a disposizione la terra e il cielo con cui giocare e una religione da officiare: quella, appunto, della poesia.

Libri di Cesarina Vighy
L'ultima estate
Editore Fazi, 2009

"La cosa più stupida da dire a un malato è che lo si trova molto bene, che è una fissazione, che tutti stanno un po’ giù ecc. La cosa più triste, invece, è quando non te lo dicono più, anzi non sanno bene che dire. Solo i dottori trovano le parole per ingannarti, è questo che imparano all'università, e tu esci dallo studio sollevato ma appena arrivi all'ascensore ti rendi conto che sono balle a pagamento e fai la faccia di Bob Hope quando scopre uno scheletro nell'armadio: lo richiude subito come se niente fosse ma dopo due minuti urla per lo spavento. Bene, Z. è al secondo stadio, quello triste. Piange spesso, irrefrenabilmente, con grande vergogna sua e imbarazzo dei presenti, soprattutto dell’angelo incazzoso che vive con lei". Da dove arriva la voce di Zeta? Apparentemente dal luogo più inabitabile e muto: la malattia, in quel punto estremo che toglie possibilità, respiro, futuro. Ma è solo apparenza: questa voce proviene dal nucleo più irriducibile e infuocato della vita. Che non tace, non cessa di guardare e amare. E anzi, comincia qualcosa: a scrivere. Con una lingua nitida, feroce, mai retorica, attraversata da una vena di sarcasmo che non concede nulla alla pietas, questo romanzo d'esordio scritto a settant'anni affronta il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Mai, lungo queste pagine, si può dimenticare che l'autrice è malata, gravemente. Però basta uno spiraglio della finestra in cucina a far entrare un platano o un merlo.

Scendo. Buon proseguimento
Introduzione: Vito Mancuso
Editore Fazi, 2010

"Alice, Alicina, Alicetta, Alicioskij, Aliciot, Alicilla, Aliciotta… Anche il linguaggio, soprattutto quand'è quello di una madre che scrive alla figlia, sa fare carezze e diventare affettuoso, talora così tenero da condurre alla commozione, segno di quella passione assoluta che chiamiamo amore. Il linguaggio è lo strumento dello spirito dentro di noi e, come lo spirito che è sinonimo del vento, anch'esso a volte porta nuvole nere e tempesta, a volte sole e quiete. Quando porta il sole, tanto più se inaspettato, il linguaggio può far nascere il sorriso.". Così, nel suo testo d'apertura, Vito Mancuso introduce questo libro insolito, intimo, curioso, una sorta di romanzo epistolare, testamento spirituale di una donna che, pur vicina alla fine, fa dell'ironia la sua forza e la sua ancora di salvezza.

Note
  1. Citazioni riprodotte per gentile concessione della Fazi Editore. È vietata la loro riproduzione integrale su altri siti web senza il consenso dell'editore.
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Alice Di Stefano - Grazia DeleddaElsa Morante

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