Serial Killer - Frasi e citazioni sugli Assassini seriali

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sui serial killer, locuzione inglese tradotta in italiano con quella di assassino seriale. Il serial killer è un pluriomicida di natura compulsiva, che in genere è spinto a uccidere in conseguenza di traumi psichici che riguardano la sfera emotivo-sessuale.
Come ricordano Andrea Accorsi e Massimo Centini nel libro La sanguinosa storia dei serial killer (Newton Compton 2003): "L'origine del termine serial killer risale alla fine degli anni Settanta; a coniare questa parola fu Robert Ressler, un ex agente dell'FBI che scrisse un libro destinato a divenire un best-seller Whoever fìght monster (Chi combatte i mostri). Da allora, la moderna criminologia ha accresciuto le proprie conoscenze, riuscendo ad elaborare un quadro sempre più dettagliato sulla personalità e il modus operandi dei serial killer".
"Oggi con serial killer si indica chi "uccide in serie" più persone (almeno tre) in un arco di tempo variabile - da pochissime ore ad anni - questa caratteristica è importante poiché consente di differenziare il serial killer dallo spree killer (assassino compulsivo) che uccide in una sola volta due o più persone in luoghi differenti, ma vicini; e dal mass murderer (assassino di massa). Va comunque osservato che in molti casi vengono indicati, dai mass media, come serial killer criminali che non hanno alcuna relazione con il tipico omicida seriale".
"La differenza tra il serial killer e il pluriomicida si evince soprattutto dal fatto che il primo colpisce vittime che presentano alcune caratteristiche in comune, mentre il secondo colpisce vittime che non hanno nulla in comune".
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sugli assassini e i killer di professione, sull'uccidere, l'omicidio e gli psicopatici.
Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque.
E domani ci saranno altri morti... (Ted Bundy)
Serial Killer
© Aforismario

I serial killer hanno spesso la sorprendente peculiarità di sembrare persone normali, con atteggiamenti altrettanto normali e un'esistenza addirittura banale, piegata, come molti di noi, nella morsa della quotidianità.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Il serial killer appartiene ad una categoria a cui è difficile assegnare una fisionomia precisa: sfugge alle definizioni standard e riesce sempre a sottrarsi per qualche peculiarità soggettiva a modelli e stereotipi.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

In genere il serial killer ha un'età compresa tra i 20 e i 40 anni, è prevalentemente di sesso maschile, colpisce generalmente le donne; ha una cultura di livello medio-basso e svolge professioni poco gratificanti, salvo rari casi. Spesso il suo passato familiare è trapuntato da abusi e violenze, dalla sofferenza e dall'abbandono. Uccide due o più persone in tempi e luoghi diversi, senza un preciso movente, ma la caratteristica più evidente è la frequente origine sessuale del delitto.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

La motivazione più profonda alla base dei delitti seriali, è l'appagamento di fantasie sessuali che ruotano attorno a idee di dominio e violenza, il fine ultimo è la degradazione e il completo controllo della vittima.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

I serial killer uccidono perché provano un profondo piacere nel compiere i loro crimini e quindi continuano per non interrompere la loro fonte di piacere.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

Nell'omicida seriale possono essere presenti più parafilie, ma soprattutto il soggetto trae piacere fisico nell'uccidere, di conseguenza quasi mai interrompe il meccanismo compulsivo che lo porta ad assassinare. Infatti il serial killer cessa di colpire - nella gran maggioranza dei casi - quando è arrestato o muore.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

Quello degli omicidi seriali costituisce uno degli enigmi della cultura contemporanea.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

Il delitto seriale rappresenta una delle espressioni più inquietanti e misteriose della criminologia. Sono soprattutto l'efferatezza dei crimini e la mancanza di movente a suscitare angoscia e interrogativi, sia all'uomo della strada che agli specialisti.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Anche se la percezione della sofferenza e del dolore è oggi ridotta rispetto al passato, in ragione della difficoltà di scindere la realtà dalla fantasia, è indubbio che il fenomeno dell'omicidio seriale continua a produrre angoscia, evocando paure ataviche e mai estinte che contrassegnano il nostro immaginario. Paure senza un volto, o con un volto solo in apparenza normale, come quello di un serial killer...
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Anche se nel nostro Paese non siamo ai livelli di Stati Uniti e Gran Bretagna, il fenomeno degli omicidi seriali costituisce comunque una manifestazione criminale da monitorare e studiare al fine di elaborare sistemi di indagine sempre più perfezionati e difficilmente aggirabili, anche dal criminale più abile.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, ibidem

In genere, i serial killer sono avvolti da un'inquietante aura di morte da cui sono attratti in modo del tutto innaturale: è quindi abbastanza evidente che simili personalità possono in un certo senso emanare una sorta di "fascino" decisamente pericoloso per l'immaginario di alcune fasce deboli.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

In genere, per cercare di individuare e quindi catturare un serial killer, la prima azione fondamentale da portare a termine è l'analisi della scena del delitto: in quel luogo deve essere raccolto il maggior numero di elementi che in seguito saranno analizzati e messi a confronto con altri fatti di sangue, al fine di consentire agli analisti di tracciare il profilo psicologico comportamentale del criminale.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Le vittime del serial killer maschio sono spesso le donne che appartengono a categorie provviste di scarse difese: ad esempio le prostitute. In esse, con frequenza, l'omicida seriale vi scorge delle figure in cui concretizzare il suo disegno allucinato di "punizione" o "pulizia" del mondo.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Il fatto che l'omicida seriale sia una manifestazione contro natura di indicibile e straordinaria violenza, rende ogni crimine efferato qualcosa di mostruoso. E "mostro" è l'epiteto che accompagna spesso il serial killer.
Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, 2003

Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque. E domani ci saranno altri morti tra i vostri bambini.
[We serial killers are your sons, we are your husbands, we are everywhere. And there will be more of your children dead tomorrow].
Ted Bundy, citato in Michael Newton, Serial Slaughter: What's Behind America's Murder Epidemic?, 1992

Mi piaceva solo uccidere; io desideravo uccidere.
[I just liked to kill, I wanted to kill].
Ted Bundy (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Un serial killer raramente cambia metodo
Dodger (Lindy Booth), in Jeff Wadlow, Nickname: Enigmista, 2005

Madre natura è un serial killer. Il migliore al mondo. E il più creativo. Ma come ogni serial killer non riesce a reprimere il desiderio di farsi catturare. Perché compiere dei crimini perfetti se non puoi prenderti il merito?
Fassbach (Elyes Gabel), in World War Z, 2013

Uccidere animali indifesi non è il primo passo per diventare un serial killer?
Caroline Forbes (Candice Accola), in The Vampire Diaries, 2009–2017

La differenza tra un serial killer e un santo è l'ambiente. È una cosa molto difficile da accettare perché solleva molte domande
Jacque Fresco (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Due omicidi non fanno un serial killer.
Leroy Jethro Gibbs (Mark Harmon), in NCIS - Unità anticrimine, 2003/...

I serial killer. Sono loro che hanno dato ai nostri incubi il volto umano e concreto di uomini e donne comuni, a volte banali, spesso simili in tutto e per tutto proprio a noi.
Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, Serial killer, 2003

C’è un motivo se la figura spaventosa e diabolica del serial killer ci interessa, ci sconvolge e in un certo senso ci affascina così tanto. Perché ci fa paura, va bene, ma non soltanto per quello. Perché è una metafora, un simbolo, la personificazione di tutto quello che di irrazionale, di primordiale e ferino c’è ancora in noi e nella nostra vita apparentemente così logica e ordinata. È il «mostro» che aspetta in agguato nella metà oscura, in quell’altrove misterioso e inesplorato che per i nostri antenati erano il bosco e la palude, dove vivevano, misteriosi e letali, i draghi, i lupi mannari, i vampiri e gli orchi. E ora che i boschi e le paludi non ci sono più, ora che anche lo spazio cosmico sembra a portata di mano, la metà oscura in cui immaginare i mostri da fuori si è proiettata dentro, ed è nelle nostre stesse città, nelle nostre strade, dentro noi stessi, nel nostro cuore e nella nostra mente che andiamo a cercare gli orchi del nuovo millennio.
Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, Serial killer, 2003

Il serial killer non è il normale cittadino, il vicino della porta accanto che, all'improvviso, una mattina si sveglia e decide di cominciare a uccidere. Il suo comportamento è frutto di una storia di esperienze traumatiche iniziate nella più tenera età e proseguite negli anni. Alcuni assassini seriali hanno subito maltrattamenti fisici e psicologici, abusi sessuali, traumi cranici, altri possono essere condizionati da una predisposizione alla violenza già presente alla nascita. In ogni caso, è intorno al trauma che si costruisce la struttura della personalità del futuro killer.
Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, Serial killer, 2003

La paranoia totale è soltanto totale consapevolezza.
[Total paranoia is just total awareness].
Charles Manson (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

L'analisi del comportamento degli psicopatici che si danno al crimine, per esempio dei serial killer, dimostra che sono tutti in possesso di un'alta soglia di eccitazione. Solo le emozioni forti del delitto fanno provare loro gli stessi sentimenti che ai comuni mortali derivano da una corsa nei prati o dalla contemplazione di un panorama suggestivo.
Willy Pasini, Volersi bene, volersi male, 1993

Quello che distingue il serial killer è l'intervallo di tempo tra un delitto e l'altro. Si chiama raffreddamento emozionale, e può durare giorni o mesi, e qualche volta anni. Il fatto è che dopo aver colpito, il killer prova come un senso di vuoto, si sente scarico, ma pian piano il desiderio di uccidere gli cresce dentro di nuovo, prima nelle fantasie, poi spingendolo a cercare e scegliere la sua preda.
Massimo Picozzi, Un oscuro bisogno di uccidere, 2008

Con il serial killer gli investigatori ingaggiano una lotta contro il tempo, perché prima o poi un errore lo commette. Ma non ci si può limitare ad attendere, e vedere la lista delle vittime che si allunga.
Massimo Picozzi, Un oscuro bisogno di uccidere, 2008

Quanto al rapporto tra i serial killer e gli psichiatri, la cosa sembra scontata, perché è giusto aspettarsi che solo uno specialista delle menti malate possa capire un mostro. Peccato che spesso non ci sia nessun mostro, piuttosto un predatore crudele, un parassita sociale con una normale capacità d'intendere e volere.
Massimo Picozzi, Un oscuro bisogno di uccidere, 2008

Gli uomini che bevono tè alle erbe raramente sono serial killer.
Rita Rudner (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Sono una serial killer. Ucciderei di nuovo.
[I am a serial killer. I would kill again].
Aileen Wuornos (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Assassini e Killer - Uccidere - Omicidio - Psicopatici

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