Hannah Arendt - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Hannah Arendt (Hannover 1906 - New York 1975), filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. Le seguenti riflessioni di Hannah Arendt sono tratte da alcune delle sue opere più importanti: Le origini del totalitarismo (The Origins of Totalitarianism, 1951), Vita activa - La condizione umana (The Human Condition, 1958), La banalità del male (Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil 1963), Sulla violenza (On Violence, 1970).
Hannah Arendt
Le origini del totalitarismo
The Origins of Totalitarianism, 1951

È nella natura della politica ideologica – e non un semplice tradimento commesso per interesse personale o smania di potere – che il vero contenuto dell'ideologia (la classe operaia o i popoli germanici), originariamente alla base dell'«idea» (la lotta di classe come legge della storia o la lotta delle razze come legge della natura), venga distrutto dalla logica con cui tale «idea» è attuata.

I crimini contro i diritti umani, che sono diventati una specialità dei regimi totalitari, possono sempre venir giustificati con l'affermazione che diritto è quanto è bene o utile per il tutto, tenuto distinto dalle sue parti.

Il terrore dittatoriale si distingue da quello totalitario in quanto minaccia soltanto gli autentici oppositori, e non gli innocui cittadini senza opinioni.

I movimenti totalitari mirano a organizzare le masse, non le classi, come i vecchi partiti d'interessi degli stati nazionali del continente, e neppure i cittadini con opinioni e interessi nei riguardi del disbrigo degli affari pubblici, come i partiti dei paesi anglosassoni.

L'organizzazione dell'intera trama della vita in conformità a un'ideologia può essere pienamente attuata soltanto in un regime totalitario.

Il regime totalitario è possibile soltanto dove c'è sovrabbondanza di masse umane sacrificabili senza disastrosi effetti demografici.

Il regime totalitario non si distingue dalle altre forme di governo perché riduce o abolisce determinate libertà, o sradica l'amore per la libertà dal cuore degli uomini, ma perché distrugge il presupposto di ogni libertà.

Il suddito ideale del regime totalitario non e il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste

Il terrore continua a essere usato dai regimi totalitari anche quando ha già conseguito i suoi fini psicologici: l'aspetto veramente spaventoso della faccenda e che esso regna su una popolazione completamente soggiogata.

Il dominio totale non consente libertà d'iniziativa in nessun settore della vita, non può ammettere una attività che non sia interamente prevedibile. Ecco perché i regimi totalitari sostituiscono invariabilmente le persone di talento, a prescindere dalle loro simpatie, con eccentrici e imbecilli la cui mancanza d'intelligenza e di creatività offre dopotutto la migliore garanzia di sicurezza.

L'educazione totalitaria non ha mai avuto lo scopo di inculcare convinzioni, bensì quello di distruggere la capacità di formarne.
[The aim of totalitarian education has never been to instill convictions but to destroy the capacity to form any].

Le ideologie ritengono che una sola idea basti a spiegare ogni cosa nello svolgimento dalla premessa, e che nessuna esperienza possa insegnare alcunché dato che tutto è compreso in questo processo coerente di deduzione logica.

L'antisemitismo (non il semplice odio contro gli ebrei), l'imperialismo (non la semplice conquista), il totalitarismo (non la semplice dittatura) hanno dimostrato, uno dopo l'altro, uno più brutalmente dell'altro, che la dignità umana ha bisogno di una nuova garanzia, che si può trovare soltanto in un nuovo principio politico, in una nuova legge sulla terra, destinata a valere per l'intera umanità.

Lo «stato totalitario» è uno stato solo in apparenza; e il movimento non si identifica più neppure coi bisogni del popolo, è pronto a sacrificare stato e popolo per la sua ideologia.

La differenza fondamentale tra le forme totalitarie e quelle tiranniche tradizionali è che il terrore non viene più usato principalmente come un mezzo per intimidire e liquidare gli avversari, ma come uno strumento permanente con cui governare masse assolutamente obbedienti.

L'autorità in qualunque sua forma e sempre destinata a ridurre o limitare la libertà, ma mai ad abolirla. Il dominio totalitario, invece, mira a distruggerla, ad eliminare la spontaneità umana in genere, e non si accontenta affatto di una sua riduzione, per quanto tirannica.

Nella loro pretesa di spiegazione totale, le ideologie hanno la tendenza a spiegare non quel che è, ma quel che diviene, quel che nasce e muore.

Più che dal ricatto diretto e dall'assassinio delle persone sgradite, la propaganda totalitaria è caratterizzata dalle minacce velate e indirette contro chi non ascolta i suoi insegnamenti e, in seguito, dal massacro indifferenziato di «colpevoli» e «innocenti».

Se la legalità è l'essenza del governo non tirannico e l'illegalità quella della tirannide, il terrore è l'essenza del potere totalitario.

Si e quasi tentati di misurare il grado d'infezione totalitaria di un governo dall'uso fatto della privazione della cittadinanza.

Si e spesso affermato in passato che nei paesi totalitari la propaganda e il terrore sono le due facce di una stessa medaglia. Ciò è però vero solo in parte. Quando il regime detiene il controllo assoluto, sostituisce la propaganda con l'indottrinamento e impiega la violenza non tanto per spaventare la gente (cosa che fa soltanto nelle fasi iniziali, in presenza di un'opposizione politica), quanto per tradurre in realtà le sue dottrine ideologiche e le menzogne pratiche che ne derivano.

Un tiranno non si identificherebbe mai coi suoi subordinati, men che meno con le loro azioni; li userebbe come capri espiatori, facendoli criticare all'occorrenza per salvare sé stesso dalla collera popolare, e manterrebbe sempre un assoluto distacco, persino dai più alti dignitari. Il capo totalitario, invece, non può tollerare le critiche rivolte ai suoi subordinati, perché essi agiscono sempre in suo nome; se vuole correggere i propri errori, deve eliminare coloro che li hanno messi in atto; se vuole addossare ad altri le sue colpe, deve ucciderli.

Una delle più vistose differenze fra il dispotismo burocratico di vecchio stampo e i regimi totalitari moderni e che i governanti della Russia e dell'Austria d'anteguerra si accontentavano dell'ozioso splendore del potere e del controllo della sorte materiale dei sudditi, lasciando completamente intatta la loro vita interiore. La burocrazia totalitaria, più consapevole della natura del potere assoluto, si e invece intromessa in ogni aspetto, pubblico e privato, interiore ed esteriore, della vita del cittadino con eguale brutalità.
L'educazione totalitaria non ha mai avuto lo scopo di inculcare convinzioni,
bensì quello di distruggere la capacità di formarne. (Hannah Arendt)
Foto 1984 - Nel 2000 non sorge il sole,  Michael Anderson, 1956
Vita activa - La condizione umana
The Human Condition, 1958

Dal punto di vista del «lavorare per vivere», ogni attività non connessa al lavoro diventa un "hobby"

L'importanza dell'"hobby" nella società moderna è grandissima e può costituire la radice dell'esperienza su cui si fondano le teorie del lavoro come gioco. Marx che non aveva alcuna inclinazione per questa direzione riteneva però che nella sua società utopistica e resa libera dal lavoro tutte le attività umane sarebbero trasformate in modo da rassomigliare in fondo moltissimo a degli "hobbies".

Il principio di ogni edonismo non è il piacere ma l'assenza di dolore.

La felicità conseguita nell'isolamento dal mondo e goduta entro i confini della propria esistenza privata non può mai essere altro che la famosa «assenza di dolore», una definizione sulla quale devono convenire tutte le variazioni di un coerente sensismo. L'edonismo, la dottrina che solo le sensazioni corporee sono reali, non è che la forma più radicale di un modo di vita non-politico, totalmente privato, il vero compimento del "lathe biosas kai me politeusthai" («vivi nascosto e non curarti degli affari del mondo»).

La mancanza di pensiero − l'incurante superficialità o la confusione senza speranza o la ripetizione compiacente di «verità» diventate vuote e trite − mi sembra tra le principali caratteristiche del nostro tempo.

L'unanimità dei proverbi popolari in tutte le lingue moderne ci segnalano che «il fine giustifica i mezzi» e che «non si può fare una frittata senza rompere le uova». La nostra è forse la prima generazione divenuta pienamente consapevole delle conseguenze atroci che discendono da una linea di pensiero che costringe ad ammettere che tutti i mezzi, purché siano efficaci, sono leciti e giustificati per conseguire qualcosa definito come un fine.

La crisi della cultura
1961

La società di massa non vuole cultura, ma intrattenimento.
[Mass society does not want culture but only entertainment].

Tra passato e futuro
Between Past and Future, 1961

A differenza della natura, la storia è piena di eventi: il miracolo del caso e dell'infinitamente improbabile vi ricorre con tale frequenza da far sì che parlare di miracoli sembri assurdo.

Le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non solo del mestiere del politico o del demagogo, ma anche di quello dello statista. 

Nessuno, che io sappia, ha mai annoverato la sincerità tra le virtù politiche.

L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani.

Nell'educazione si decide se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di sé stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.

La banalità del male
Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil 1963

Agli ordini manifestamente criminali non si deve obbedire.

Gli ordini a cui si può disobbedire devono essere «manifestamente illegali» e l'illegalità deve essere «come una bandiera nera che sventola al di sopra di essi con una scritta che dice: 'Proibito',»

Sulla violenza
On Violence, 1970

La violenza non è altro che la più flagrante manifestazione del potere.

Potere, potenza, forza, autorità, violenza non sono altro che parole per indicare i mezzi attraverso i quali l'uomo domina sull'uomo.

In certe circostanze la violenza - agire senza discutere né parlare e senza pensare alle conseguenze - è l'unico modo di rimettere a posto la bilancia della giustizia. [...] In questo senso, la rabbia, e la violenza che a volte - non sempre - l'accompagna, appartengono alle «naturali» emozioni "umane", e curare l'uomo da esse vorrebbe dire soltanto disumanizzarlo o evirarlo.

Fonte sconosciuta
Nessuno ha il diritto di obbedire.

Libro di Hannah Arendt consigliato
Le origini del totalitarismo
Traduzione di Amerigo Guadagnin
Introduzione di Alberto Martinelli
Contributi di Simona Forti
Editore: Einaudi, 2009

Le origini del totalitarismo è un classico della filosofia politica e della politologia del Novecento. Per la Arendt il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazione delle contraddizioni dell'epoca moderna e insieme la comparsa in Occidente di un fenomeno radicalmente nuovo. Le categorie tradizionali della politica, del diritto, dell'etica e della filosofia risultano inutilizzabili; quanto avviene nei regimi totalitari non si può descrivere nei termini di semplice oppressione, di tirannide, di illegalità, di immoralità o di nichilismo realizzato, ma richiede una spiegazione «innovativa». Lungi dal presentare una struttura monolitica, l'apparato istituzionale e legale totalitario deve rimanere estremamente duttile e mobile, al fine di permettere la piú assoluta discrezionalità. Per questo gli uffici vengono moltiplicati, le giurisdizioni tra loro sovrapposte e i centri di potere continuamente spostati. Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria. Nelle Origini tale macchina viene smontata e analizzata pezzo per pezzo: i metodi propagandistici, le formule organizzative, l'apparato statale, la polizia segreta, il fattore ideologico e, infine, il campo di sterminio, istituzione suprema e caratteristica di ogni regime totalitario.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Simone de Beauvoir

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