Karen Horney - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Karen Horney (Amburgo 1885 - New York 1952), psichiatra e psicoanalista tedesca, considerata una delle figure più rappresentative del movimento neo-freudiano. Nel 1913, Karen Horney si laurea in medicina presso l'università di Berlino e compie la propria analisi personale con Karl Abraham. Dal 1914 al 1918 studia psichiatria al Berlin-Lankwitz e dal 1918 al 1932 insegna all'Istituto Psicoanalitico di Berlino. Partecipa a molti congressi internazionali, tra cui lo storico dibattito sull'analisi laica, presieduto da Sigmund Freud. Nel 1932 arriva negli Stati Uniti e per due anni è direttrice associata dell'Istituto Psicoanalitico di Chicago. Dal 1934 è a New York nello staff dell'Istituto Psicoanalitico di New York fino al 1941, anno in cui diventa uno dei soci fondatori dell'Association for the Advancement of Psychoanalysis e dell'American Institute for Psychoanalysis.
Tra le opere di Karen Horney ricordiamo: Psicologia femminile (Feminine Psychology, 1922/37), La personalità nevrotica del nostro tempo (The Neurotic Personality of our Time, 1937), Nuove vie della psicoanalisi (New Ways in Psychoanalysis, 1939), Autoanalisi (Self-analysis, 1942), I nostri conflitti interni (Our inner conflicts, 1945), Nevrosi e sviluppo della personalità (Neurosis and Human Growth, 1950).
Karen Horney
I nostri conflitti interni
Our Inner Conflicts, 1945 - Selezione Aforismario

Ogni nevrosi − per quanto drammatici e apparentemente impersonali possano essere i sintomi − è un disordine del carattere.

Il bambino può trovarsi in una situazione che minaccia la sua libertà interiore, la sua spontaneità, Il suo senso di sicurezza, la sua fiducia in sé; insomma, proprio il cuore della sua esistenza psichica. Si sente isolato e indifeso, e come risultato, i suoi primi tentativi di stabilire un rapporto con gli altri, sono determinati, non dai suoi sentimenti reali, ma da necessità strategiche. Egli non può limitarsi a gradire o detestare, a fidarsi o a diffidare, a manifestare i suoi desideri o a protestare contro quelli degli altri, ma deve automaticamente escogitare dei modi per trattare con la gente e manovrare in modo da uscirne col minimo danno per sé stesso. Le caratteristiche fondamentali che in questo modo si sviluppano, possono essere riassunte come un'alienazione dal sé e dagli altri, un senso di impotenza, una pervasiva apprensione, e una tensione ostile nei suoi rapporti umani che va da una vaga circospezione a un odio ben definito.

Ogni sintomo nevrotico indica un conflitto sottostante; cioè, ogni sintomo è più o meno la diretta conseguenza di un conflitto.

A causa del suo potere distruttivo, il nevrotico costruisce intorno al conflitto una struttura difensiva che non solo serve a nasconderlo, ma dalla quale è così intensamente assorbito da non potersi isolare nella sua forma pura. Il risultato è che ciò che appare alla superficie non è tanto il conflitto stesso quanto i diversi tentativi di soluzione.

Il vivere con conflitti irrisolti implica, in primo luogo, un rovinoso spreco di energie umane, causato non soltanto dai conflitti stessi, ma da tutti i tortuosi tentativi di rimuoverli.

Nonostante i suoi conflitti, un nevrotico può sentirsi contento in certi momenti, e può godere delle cose verso le quali si sente portato. Però la sua felicità dipende da troppe condizioni per poter essere un avvenimento frequente.

Anche quando il nevrotico trova una felicità temporanea, questa è facilmente turbata dalle sue molteplici vulnerabilità e paure.

Tutti coloro che prendono seriamente sé stessi e la vita vogliono stare soli ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita che poco ci rendiamo conto di questo bisogno e della possibilità che offre per una completa realizzazione individuale. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori.

I contrattempi di ogni genere che accadono nella vita di ognuno, assumono proporzioni esagerate nella mente del nevrotico. Ogni minimo insuccesso può gettarlo nella depressione, perché la prova di una sua totale incapacità, anche quando sia dovuto fattori fuori del suo controllo. Ogni innocuo commento critico può tormentarlo, preoccuparlo, ecc. Come risultato, è ordinariamente più infelice e più scontento di quanto non giustifichino e circostanze.

Come Cassandra, molti nevrotici prevedono largamente il male, raramente il bene. Questo accentrar si sul lato triste della vita piuttosto che su quello buono, per quanto intelligentemente possa essere razionalizzato, dovrebbe far sospettare una profonda disperazione individuale.

C'è gente che persiste in condizioni del tutto insoddisfacenti, che potrebbero essere migliorate solo con un po' di sforzo e di iniziativa. Ma una persona può essere così completamente paralizzata dalla disperazione, che le difficoltà più modeste le sembrano ostacoli insormontabili.

Gli esseri umani possono apparentemente sopportare un'enorme quantità di sofferenza, finché c'è la speranza; ma la confusione nevrotica produce invariabilmente una certa dose di disperazione; più grave è la confusione, più grande è la disperazione.

Il nevrotico si aspetta un mondo di bene dai mutamenti esteriori, ma inevitabilmente porta sé stesso e la sua nevrosi in ogni situazione.

La disperazione è un prodotto finale dei conflitti irrisolti con le sue radici più profonde nel disperare di poter mai essere veri e indivisi.

Quanto più ci rendiamo conto del danno morale e fisico che i conflitti nevrotici infliggono alla personalità, tanto più impellente appare il bisogno di risolverli realmente.

I conflitti nevrotici non si risolvono per decisione razionale. I tentativi di soluzione del nevrotico non sono soltanto inutili, ma dannosi. Però questi conflitti possono essere risolti cambiando la condizione interna della personalità che li ha fatti sorgere. Ogni pezzo di lavoro analitico bene eseguito cambia queste condizioni per il fatto che rende una persona meno debole, meno timorosa, meno ostile e meno alienata da sé stessa e dagli altri.

I conflitti possono essere risolti cambiando, all'interno della personalità, quelle condizioni che li hanno portati in essere.

Il nevrotico deve essere aiutato a salvare sé stesso, a diventare consapevole dei suoi veri sentimenti e desideri, a sviluppare un proprio insieme di valori, e ad entrare in contatto con gli altri sulla base dei suoi sentimenti e delle sue convinzioni.

Considerando che ogni nevrotico è portato a mantenere lo status quo, occorre un incentivo tanto potente da superare in importanza le forze ritardanti. Un incentivo simile, comunque, può venire solo dal suo desiderio di libertà interiore, di felicità e di progresso, e dalla percezione che ogni difficoltà nevrotica sbarra il passo alla sua realizzazione.

La speranza fondata sulle circostanze esterne, è prevalente fra i giovani; è una delle ragioni per cui l'analisi di una persona molto giovane è meno semplice di quanto ci si possa aspettare. Man mano che la gente invecchia e che le speranze svaniscono una dopo l'altra, diventa anche più disposta a dare una buona occhiata a se stessa come possibile fonte di dolore.

La formulazione più comprensiva degli scopi terapeutici è lo sforzo per essere genuini: essere senza pretesti, essere emotivamente sincero, essere capace di mettere tutto se stesso nei propri sentimenti, nel proprio lavoro, nelle proprie convinzioni. Ci si può avvicinare a questo, solo a patto che i conflitti siano risolti.

Più forte un individuo diventa meno si sente minacciato dagli altri.

Non è soltanto il bambino piccolo a essere plasmabile. Tutti abbiamo la capacità di cambiare, di cambiare anche in modo sostanziale, finché viviamo. Questa convinzione è sostenuta dall'esperienza. L'analisi è uno dei mezzi più potenti per provocare cambiamenti radicali, e meglio comprendiamo le forze operanti nella nevrosi, maggiore la nostra possibilità di produrre il cambiamento desiderato.

Fortunatamente la psicoanalisi non è l'unico mezzo per risolvere i conflitti interiori. La vita stessa rimane ancora l'autentica efficace terapista.

Dobbiamo renderci conto anche che non è in potere dell'analista trasformare il paziente in un essere umano perfetto. Egli può aiutarlo soltanto a diventare libero di sforzarsi per avvicinare quegli ideali. E questo significa dargli anche la possibilità di maturare e di progredire.
Il nevrotico si aspetta un mondo di bene dai mutamenti esteriori,
ma inevitabilmente porta sé stesso e la sua nevrosi in ogni situazione.
(Karen Horney)
Nevrosi e sviluppo della personalità
Neurosis and Human Growth, 1950

Nonostante tutti i suoi strenui sforzi per conseguire la perfezione e nonostante tutte le sue convinzioni di averli a raggiunta, il nevrotico non riesce a conquistare ciò di cui ha un disperato bisogno, la fiducia e il rispetto di sé stesso. Anche se, nella sua immaginazione, è simile a un Dio, non possiede neppure la terrena fiducia in se stesso di un semplice pastore.

Perché nel bambino possa instaurarsi un senso di fiducia in se stesso, egli ha bisogno di aiuti dall'esterno. Gli necessitano tenerezza, affetto, sollecitudine, protezione, un'atmosfera di fiducia, il sentirsi incoraggiato nelle sue azioni, una disciplina costruttiva. Ammesso che tutti questi fattori siano presenti, si determinerà in lui una "fiducia di base" per far uso di una appropriata definizione di Marie Rasey, che include sia la fiducia negli altri che quella in sé stessi.

Libro di Karen Horney consigliato
I nostri conflitti interni
Una teoria della nevrosi
Traduttore Francesca Sambalino 
Editore: Martinelli, 1994

In questo celebre libro, la psicoanalista riassume, in forma lucida e ricca di vigore espressivo, il risultato di una più che trentennale esperienza di studi teorici e di pratica analitica. Insieme alla possibilità di conoscere nel vivo gli aspetti più interessanti della revisione e dello sviluppo della teoria freudiana, questo libro permette di penetrare nella struttura dei conflitti che in misura normale o in misura nevrotica sottendono il comportamento di ogni essere umano. La Horney esprime la convinzione che se pure i conflitti, nella loro forma più grave, sono di competenza degli esperti, noi stessi possiamo fare molta strada per liberarcene.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Sigmund Freud

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