Walter Bonatti - Le frasi più belle del Re delle Alpi

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Walter Bonatti (Bergamo 1930 - Roma 2011), alpinista, esploratore e giornalista italiano, soprannominato «il re delle Alpi». Walter Bonatti è noto per essere stato uno dei più grandi alpinisti del mondo.
Walter Bonatti
Le mie montagne
© Zanichelli 1961 - Selezione Aforismario

I mezzi di scalata sono condizioni che lo scalatore, in armonia con la propria coscienza alpinistica, si pone per raggiungere la meta. Naturalmente il "mezzo" di scalata, che in questi ultimi anni sembra l'oggetto di interesse generale nell'ambito alpinistico, è troppo soggettivo perché possa avere lo stesso valore per tutti gli alpinisti; diciamo allora che tutti i mezzi di scalata possono valere, ovvero possono essere giustificati, fino a quando non compromettono l'indispensabile equilibrio tra la prestazione fisica e quella spirituale.

La scalata, quando non significa esplorazione e conquista materiale di un punto geografico, come fu per esempio la vittoria dell'Everest, del K2, ecc., secondo me, deve soprattutto rappresentare un motivo d'azione nel fantastico ambiente della montagna per procurarsi sensazioni intense ed assurgere, vincendo la natura, alle conquiste interiori dettate dal proprio spirito.

Montagne di una vita
© Baldini Castoldi Dalai 1995 - Selezione Aforismario

La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano.

C’è chi, per ignavia, non sa vedere nell'alpinismo che un mezzo per fuggire la realtà dei giorni nostri. Ma non è giusto. Non escludo che in chi lo pratica possa manifestarsi temporaneamente una qualche componente di fuga, questa però non dovrà prevaricare mai la ragione di base, che non è quella di fuggire ma di raggiungere.

Coraggio, soprattutto a livello individuale, è anche volontà civile e responsabile di non rassegnarsi all’incalzante degrado morale. E infine quella buona cosa che consiste nel saper pagare sulla propria pelle i propri errori: virtù assai rara oggigiorno ma per questo ancor più apprezzabile.

Fintantoché nell'alpinismo si manifesteranno fantasia, idealità e bisogno di conoscenza, quest'ultima rivolta soprattutto al proprio intimo, esso rimarrà vivo.

Non esiste, come qualcuno teorizza, la scalata moderna, antica o futura. Esiste soltanto la scalata, e come tale non è che un mezzo convenientemente adattato alla propria etica per raggiungere le proprie aspirazioni.

Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre.

Vi sono momenti nella vita in cui si ha la necessità di tirare le somme, di fare un inventario di se stessi, nel bene e nel male. Esistono circostanze in cui si vuole controllare se le proprie aspirazioni sono sempre uguali o in che misura sono cambiate. Perché l'esame possa giovare deve essere generale e impietoso, una valutazione difficile, che è a metà strada tra la cieca simpatia che si ha di se stessi e il disprezzo, tra la presunzione di essere utile a qualcuno e il timore sottile e doloroso di non esserlo.

Non può essere bello un mondo dove le paure e gli entusiasmi spaventano i più, tesi come sono al risparmio di sé e dei propri sentimenti.
Ciò che conta non sono tanto le scalate eclatanti, ma l’umana avventura.
(Walter Bonatti)
In terre lontane
© Baldini Castoldi Dalai 1997 - Selezione Aforismario

Il bello dell'avventura è sognarla, dare aria all'immaginazione, poi si potrà anche tentare di dare materia ai propri sogni. Per questo la fantasia deve accompagnarci sempre.

L'avventura per me è una spinta personale più che un fatto esplorativo inteso nel senso più comune. Nei grandi silenzi, nei grandi spazi, ho trovato una mia ragione di essere, un modo di vivere a misura d'uomo.

Non scambiamo l'avventura con lo spettacolo architettato e costruito, non mortifichiamola con il business che ne può nascere, non confondiamola insomma con i tanti imbrogli del momento, i quali, oltre al resto, hanno il demerito di svilire e svuotare di significato quello che è soprattutto un impulso disinteressato dell'animo.

Sono cambiati i mezzi, le mete, addirittura i mondi, ma non l'uomo d'avventura con il suo grande cuore.

In certi Paesi più cresce il turismo organizzato, e peraltro svilito, e più aumenta la diffidenza, e le difficoltà, verso il viaggiatore solitario.

L'avventura [...] non dovrà mai avere lo scopo di fuggire bensì quello di raggiungere qualcosa, di appagare il bisogno che è nell'uomo di andare oltre e di vedere, conoscere, misurarsi, provarsi e sapere. Queste sono le motivazioni che avevano spinto Ulisse oltre i confini del mondo conosciuto, e che spingono ancora molti di noi, nel Duemila: una pulsione che sta alla base dei misteriosi perché della vita.
La montagna più alta rimane sempre dentro di noi. (Walter Bonatti)
I miei ricordi
Scalate al limite del possibile
© Baldini Castoldi Dalai 2008 - Selezione Aforismario

L’alpinismo è assai più di una tecnica, è assai più di un record e di una collezione di cime.

Ciò che conta non sono tanto le scalate eclatanti, ma l’umana avventura, il saperla creare indipendentemente dagli esiti. Soltanto così l’uomo, frutto delle proprie esperienze e della propria sensibilità, crescerà. E in questa crescita anche gli splendidi paesaggi in cui egli si muove, si dilateranno, quasi prodigiosamente, dando più spazio all'immaginazione e materia ai propri sogni.

Ah la montagna! Ne parliamo talvolta come d’un’amante lontana.

Ancora in un passato recente l’alpinismo era concepito soprattutto come appagamento interiore, e a tutti appariva chiaro che il gesto in sé di scalare picchi e pareti, per quanto vivo e pregevole, non potesse contenere la filosofia della montagna. La competizione, se tale si può definire, era per lo più con se stessi. Misurarsi con le difficoltà di una cima significava compiere una profonda indagine del proprio io.

Fare alpinismo è uno dei mille modi di essere e di conoscersi.

La tecnica, evidentemente, ha ormai preso la mano all'alpinista. L’uomo infatti si è oggi armato di tanti e tali mezzi tecnici da vincere con matematica certezza qualsiasi parete. Tant'è che dopo la prima scintilla d’avvio all'uso di questi compromessi, non c’è più stato strapiombo che, tentato, non si fosse vinto. Così ancora una volta il tecnicismo ha sopraffatto l’uomo mortificandolo.

L’alpinismo ha  la forza di creare degli uomini e di allargare i loro orizzonti.

Si può dire che la fantasia per un certo tempo si è incarnata nell'alpinismo. Ma vinto l’ostacolo, occorre andare oltre. Si profilano nuove Colonne d’Ercole e anche quelle vanno affrontate, forse anche superate, fino alla consapevolezza che le vere Colonne sono in noi. È con quelle che dobbiamo misurarci.

L’alpinismo, oggi, è malato e inquinato? Certamente lo è. V’è ipocrisia nel mondo della montagna? Sicuramente. Non andrebbe però imputata all'alpinismo in sé bensì all'uomo che lo pratica.

L’uomo d’avventura per sua formazione è uomo di ideali oltre che di fatti, e come tale non può corrompersi riducendo se stesso a portatore di pubblicità, dopo essersi venduto. Ma oggi c’è chi fa dell’avventura un prodotto, una comune operazione impostata sul tornaconto, e non mi riferisco certo alle agenzie di viaggio.

Chiediamoci fino a che punto l’avventura resti una scelta di vita cui dedicare il meglio di sé per realizzarla e realizzarsi senza sconfinare in qualcos'altro di puramente affaristico: indecente esempio quindi da proporre a un giovane proselito dell’avventura.

L’alpinismo rimane un gioco prezioso e affascinante. Perciò come tale andrebbe praticato con buoni intenti, con sane regole, naturalmente adattate giorno per giorno ma sempre fedeli a sani principi.

La pratica dell’alpinismo e della montagna in generale rappresenta una delle massime espressioni che l’uomo ha inventato per il proprio piacere, sia fisico sia intellettuale. Purtroppo negli ultimi decenni il suo significato morale e culturale si è andato logorando.

Forse l’avventura è cominciata proprio il giorno in cui la scimmia è discesa dall'albero, per curiosità.

Andare in montagna non dovrebbe avere altro significato che quello di una ricerca, mai di una fuga perché a un certo momento bisogna saper rientrare nella propria individualità e nei propri sentimenti: il solo spazio possibile, prima del vuoto.

La pratica della montagna, se vissuta in un certo modo, è interiormente tra le più formative.

Se davvero si vuole che l’alpinismo rimanga avventura occorrerebbe rinunciare a quei mezzi tecnici e a quell'organizzazione capillare che prevaricano l’uomo e la sua spontanea determinazione.

L’avventura ho sempre voluto viverla, ieri come oggi, a misura d’uomo. È dunque per conservare questa preziosa dimensione che nelle mie imprese, quando è dipeso da me, ho rifiutato ogni tipo di organizzazione e di supporto tecnico.

Se l’alpinismo è in buona parte fantasia, l’avventura è tutto ciò che accende questa fantasia.

Non può esserci avventura là dove mancano l’isolamento, l’incognita, la sorpresa. Fattori questi imprescindibili per una vera e classica avventura, dove, oltretutto, si mettono alla prova le ingegnose risorse dell’uomo, restituendo ai suoi personali limiti una più naturale dimensione.

Le montagne non sono che il riflesso del nostro spirito, hanno quindi il valore dell’uomo che le ama e vi si misura, altrimenti non rimangono che sterili mucchi di pietre.

L’avventura è per sua definizione la scoperta, la sorpresa, l’andare con interesse verso ciò che non si conosce. Tutto invece appare calcolato e interessato negli attuali exploit.

Il valore di una montagna, e dunque della sua scalata, è costituito a mio avviso dalla somma di elementi diversi e tutti importanti: l’estetico, lo storico, l’etico. Non potrei mai separare questi tre fattori né prescindere da essi, poiché stanno alla base della mia concezione della montagna.

Ormai non serve più l’uomo per esplorare, c’è il «grande occhio» della tecnica che tutto vede e a tutto provvede. Tranne che dentro l’animo dell’uomo.
La realtà è il cinque per cento della vita.
L'uomo deve sognare per salvarsi. (Walter Bonatti)
Un mondo perduto
Viaggio a ritroso nel tempo
© Baldini Castoldi Dalai 2009 - Selezione Aforismario

Non è forse vero che il volto più affascinante delle cose è proprio nel riflesso del sogno che le stesse cose sanno nutrire? Sono stati sempre quei grandi silenzi a sedurre la mia immaginazione.

Quando si è molto giovani capita di non sapere bene chi si è e che cosa si vuole dalla vita. Indubbiamente però noi tutti disponiamo di un misterioso filo conduttore che prima o poi finirà per farci scegliere ciò che per indole è già latente in noi, e servirà a costruire la nostra personalità.

Fonte sconosciuta
Io chiedo a una scalata non solamente le difficoltà ma una bellezza di linee.

La montagna più alta rimane sempre dentro di noi.

La realtà è il cinque per cento della vita. L'uomo deve sognare per salvarsi.

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi.

Le montagne – come lo sport, il lavoro e l'arte – dovrebbero servire solo come mezzo per far crescere l'uomo che è in noi.

Libro di Walter Bonatti  consigliato
Montagne di una vita
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2016

Dal Monte Bianco al K2, dal Cervino alla Patagonia, in questo libro il celebre alpinista lombardo salda molti conti aperti. Anzitutto con quel ventenne appassionato di montagna che sognava l'amicizia e l'Himalaya e che invece fu costretto a maturare, in quota, attraverso cocenti delusioni. Poi con le nuove e schiettamente disprezzate tecniche di arrampicata estrema. Infine con i colleghi scalatori, tanto più critici quanto più invidiosi. Quella "cricca di lillipuziani sedicenti innovatori", che lo porterà a scendere, disgustato, dalle montagne. Il libro non è solo occasione di polemica ma anche cronaca diretta e dettagliata della sua testarda ricerca dei limiti del possibile.

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