Marchese de Sade - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Donatien Alphonse François de Sade (Parigi 1740 - Charenton-Saint-Maurice 1814), scrittore, drammaturgo e filosofo francese, conosciuto semplicemente come Marchese de Sade o Divin marchese. Ateo, materialista e anticlericale, de Sade è considerato uno degli esponenti più radicali del libertinismo e dell'illuminismo. Dal suo nome è stato coniato il termine "sadismo", atteggiamento frequente nei suoi romanzi erotici. De Sade ha trascorso molti anni della sua vita in carcere per diversi reati, violenza sessuale, tentativi di avvelenamento e condotta immorale, e proprio in carcere a scritto alcune delle sue opere più note.
In una lettera del 1791 inviata alla moglie Renée-Pélagie, de Sade scrive: "Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino".
Le seguenti citazioni del Marchese de Sade sono tratte da: Le 120 giornate di Sodoma o La scuola di libertinaggio (Les 120 journées de Sodome, ou l'École du libertinage, 1785), Justine o Le disavventure della virtù (Justine ou les Malheurs de la vertu, 1791), La filosofia nel boudoir (La Philosophie dans le boudoir, 1795), La nuova Justine (La Nouvelle Justine, 1799), Storia di Juliette o La prosperità del vizio (Histoire de Juliette, ou les Prospérités du vice, 1801).
Donatien Alphonse François de Sade
Justine
o Le disavventure della virtù
Justine ou les Malheurs de la vertu, 1791 - Selezione Aforismario

Chi può definire l'anima di un libertino! Da tempo si sa che è un enigma della natura, ed essa non ce lo ha ancora rivelato.

Così avviene in tutte le trasgressioni del libertinaggio: più si invecchia, più diventano violente; dagli antichi delitti nascono nuovi desideri, e da questi desideri nuovi crimini.

Disgraziatamente è fin troppo comune vedere il libertinaggio estinguere la pietà nell'uomo; solitamente il suo effetto è di indurirlo; sia perché la maggior parte delle violazioni richiede l'apatia dell'anima, sia perché la scossa violenta che questa passione imprime al sistema nervoso diminuisce la forza della sua azione, fatto sta che raramente un libertino è un uomo sensibile.

Quale rispetto possono meritare le religioni? Ve n'è una che non porti il marchio dell'impostura e della stupidità? Che cosa vedo in tutte? Misteri che fan fremere la ragione, dogmi che oltraggiano la natura, cerimonie grottesche che ispirano derisione e disgusto.

L'egoismo è la prima legge della natura.

Se una legge fra tutte merita specialmente il nostro ribrezzo e il nostro odio, questa è la legge barbara del cristianesimo. Ce n'è una più odiosa? una che ripugni altrettanto profondamente al cuore e allo spirito? Come possiamo noi, uomini ragionevoli, attribuire credito alle parole oscure e ai pretesi miracoli del vile fondatore di questo orribile culto? quale mai ciarlatano fu più degno del pubblico obbrobrio?

La virtù non conduce ad altro che all'inazione più stupida e più monotona, il vizio a tutto ciò che l'uomo può sperare di più delizioso sulla terra.

Quando il più forte vuole opprimere il più debole lo convince che Dio santifica le sue catene, ed il debole, abbrutito, gli crede.

La natura non ha alcun bisogno di un padrone che la diriga; da sola mantiene il suo perenne movimento e la sua attività. E se questo padrone esistesse veramente, cosa meriterebbe, oltre a disprezzo e a oltraggio, per aver creato un universo colmo di tante imperfezioni?
Nulla riesce a limitare il libertinaggio, e il vero modo di estendere e
moltiplicare il desiderio è volergli imporre un limite. (François de Sade)
Foto: Jean-Honoré Fragonard, Confessione d'amore, 1771
La filosofia nel boudoir
La Philosophie dans le boudoir, 1795 - Selezione Aforismario

Le leggi, buone per la società, sono deleterie per l'individuo che ne fa parte.

Adoreremo volentieri Giove, Ercole o Pallade, ma non vogliamo più saperne di quel fantomatico artefice dell'universo che invece si muove da solo, non vogliamo più saperne di un dio senza estensione ma che pure riempie tutto della sua immensità, di un dio che è onnipotente ma non realizza mai quello che desidera, di un essere immensamente buono ma che scontenta tutti, di un essere amico dell'ordine ma nel cui governo tutto è disordine.

Una bella ragazza deve solo dedicarsi a fottere e mai a generare.

No, non vogliamo più saperne di un dio che sconvolge la natura, è padre di confusione, è motore dell'uomo che si abbandona agli orrori; un dio simile ci fa fremere d'indignazione

Il destino di una donna è di essere come una cagna o una lupa: deve appartenere a tutti quelli che la vogliono.

Le passioni dell'uomo sono soltanto i mezzi di cui la natura si serve per conseguire i suoi scopi.

La distruzione, come la creazione, è uno dei mandati della Natura.

Possedere in esclusiva una donna è tanto ingiusto quanto possedere degli schiavi.

Nessuna azione, per quanto singolare possiate supporla, è veramente criminale; e nessuna può realmente chiamarsi virtuosa. Tutto è in rapporto ai nostri costumi e all'ambiente in cui abitiamo.

Aline e Valcour
o Il romanzo filosofico
Aline et Valcour, ou le Roman philosophique, 1795

Se si ama il proprio dolore, esso diviene voluttà.

La nuova Justine
La Nouvelle Justine ou les Malheurs de la vertu, 1799 - Selezione Aforismario

Il vero libertino ama persino il disonore, persino il marchio dell'infamia e anche che gli siano rinfacciati i suoi esecrabili comportamenti; la sua anima perversa ne gode.

Esaminate un uomo veramente libertino: lo vedrete sempre intento o a quel che ha fatto o che ha in animo di fare. Completamente indifferente a ciò che non sia il suo piacere, lo vedrete pensoso, concentrato in se stesso, quasi temesse di dare libero accesso a un impulso che potrebbe distrarlo anche solo un attimo dalle idee libidinose che lo bruciano; si direbbe che una volta incatenato al culto di questo dio, diventa per lui assolutamente impossibile commuoversi a qualsiasi altra cosa e nulla riesce a distrarre la sua anima dalla deliziosa passione che lo tiene prigioniero.

Raccomandate la castità a un libertino, la temperanza a un ubriacone, la pietà a un malvagio; la natura, più forte delle vostre raccomandazioni e delle vostre leggi, spezzerà qualsivoglia freno che avrete imposto; e sarete costretto ad ammettere che una virtù che ostacola o combatte le passioni non può che essere molto pericolosa.

I freni posti al libertinaggio dall'uomo sono pungolo al libertinaggio medesimo: il pudore, primo di questi freni, non è un attivo stimolante a questa passione?

Se esiste a questo mondo una cosa veramente deliziosa, certamente è il libertinaggio. Dove trovare una passione che mantenga tutti i nostri sensi in un'eccitazione più lasciva? cos'altro sulla terra può rendere più felici? Il libertinaggio, che spezza il dentaruolo dell'infanzia; che accende la fiaccola della ragione, che dà energia all'uomo: e, se ciò è vero, come non dedurne che per tale unico piacere l'ha creato la natura?

La tolleranza è la virtù del debole.

Dio non esiste. Fu nel seno dell'ignoranza, della paura e delle sventure che i mortali fondarono le loro cupe e disgustose nozioni sulla divinità. Esaminiamo tutte le religioni, e vedremo che le idee su questi agenti potenti e immaginari furono sempre associate a quelle sul terrore. Oggi tremiamo perché i nostri avi fremettero secoli addietro.

Se il Dio delle nazioni fu partorito nel seno dello spavento, fu anche in quello del dolore che ogni uomo diede forma alla potenza sconosciuta ch'egli creò per se stesso: fu dunque sempre nel laboratorio del terrore e della tristezza che l'uomo sventurato creò il ridicolo fantasma di cui fece il suo Dio.

Un Dio presuppone una creazione, vale a dire un istante in cui non c'era nulla, oppure un istante in cui tutto fu nel caos. Se l'uno o l'altro di questi stati era un male, perché il vostro stupido Dio ha permesso che sussistesse? Era un bene? Perché lo cambiò? 

Questo essere esecrabile, nato dalla paura degli uni, dalla furbizia degli altri, e dall'ignoranza di tutti, non è che una rivoltante banalità che non merita da parte nostra un solo istante di fede, né un solo istante di rispetto; una stravaganza pietosa che ripugna all'intelletto, che rivolta lo stomaco, e che è uscita dalle tenebre solo per il tormento e l'umiliazione dell'uomo. Detestate questa chimera; è spaventosa; può esistere solo nell'angusto cervello degli imbecilli o dei frenetici: non esiste cosa più pericolosa a questo mondo, nessuna che debba esser più temuta e al tempo stesso più aborrita dagli umani.

Tutto è buono quando è eccessivo.

Le religioni, nate da questi inganni, possono forse meritare qualche rispetto? ce n'è forse una che non porti il marchio dell'impostura e della stupidità? E cosa vi vedo in tutte? Misteri che fanno fremere la ragione, dogmi che oltraggiano la natura, cerimonie grottesche che ispirano solo la derisione e il disgusto. Ma se due, fra tutte, meritano più specificamente il nostro disprezzo e il nostro odio, non saranno quelle che si appoggiano su quei due romanzi imbecilli, conosciuti sotto il nome di Antico e Nuovo Testamento?

Che cos'è quel ridicolo divieto di mangiare il frutto di un albero in un giardino di cui si dispone? Ha una bella perfidia, questo Dio, per imporre un simile divieto; soprattutto perché sapeva che l'uomo sarebbe caduto: è dunque una trappola che gli tende. Proprio un vile furfante questo vostro Dio! Lo credevo soltanto un imbecille; ma guardandolo un po' più da vicino, mi appare come un gran scellerato.

L'egoismo è la più sacra e la più certa tra le leggi della natura.

Alla volontà di un prete, ossia di un furfante coperto di menzogne e di crimini, questo gran Dio, creatore di tutto ciò che vediamo, si abbasserà fino a scendere dieci o dodici milioni di volte ogni mattina in un pezzo di pane che, digerito dai fedeli, si trasformerà ben presto, in fondo alle viscere, nei più vili escrementi; e tutto questo per accontentare il suo tenero figlio, l'odioso inventore di questa mostruosa empietà durante una cena in una bettola! L'ha detto, deve essere così; ha detto: "Questo pane che vedete sarà la mia carne, lo digerirete come tale: ora, io sono Dio, dunque Dio sarà digerito da voi; dunque il creatore del cielo e della terra si tramuterà in merda, perché io l'ho detto; e l'uomo mangerà e cacherà il suo Dio, perché questo Dio è buono, perché questo Dio è onnipotente".

Non c'è nessun Dio, non ce ne furono mai. Questo essere chimerico non è esistito che nella testa dei folli; nessun essere ragionevole vorrà definirlo, o ammetterne l'esistenza; solamente gli imbecilli possono dar credito a un'idea così prodigiosamente contraria alla ragione. Ma la natura, mi direte, è inconcepibile senza un Dio. Ah! capisco; intendete dire che per spiegare ciò che non comprendete bene, avete bisogno di una causa di cui non comprendete assolutamente nulla.

Quando l'ateismo vorrà dei martiri, lo dica: il mio sangue è pronto.

Poiché la natura ha ispirato a tutti gli uomini il più vivo amore per la loro esistenza, l'eternità di questa esistenza diventa un desiderio insopprimibile; il desiderio si converte ben presto in certezza e ancora più prontamente in dogma.

La religione non ha potere che sull'intelligenza di coloro che non riescono a spiegare nulla senza di essa: è il nec plus ultra dell'ignoranza; ma, ai nostri occhi di filosofi, la religione appare solo un'assurda favola, unicamente degna del nostro disprezzo.

Chiedete a un cristiano, ossia a un imbecille, poiché soltanto un imbecille può essere cristiano, chiedetegli, dicevo, qual è l'origine del mondo: vi risponderà che Dio ha creato l'universo; domandategli ora che cos'è Dio: non ne sa nulla; che cosa significa creare: non ne ha alcuna idea.

La natura mi ha parlato abbastanza per convincermi che tutti i culti, tutti i misteri religiosi non sono che esecrabili assurdità.

Se Dio esistesse ci sarebbe una minor quantità di male sulla terra. Ritengo che se questo male esiste, o è Dio stesso a volere tali disordini, ed è allora un essere barbaro, o non è in grado di impedirli, ed allora è un essere debole, e, in ogni caso, un essere abominevole, un essere di cui devo sfidare la folgore e disprezzare le leggi. L'ateismo non vale forse più di questi due estremi? e non è cento volte più ragionevole non credere ad alcun Dio, che adottarne uno così pericoloso, così spaventevole, così contrario al buon senso e alla ragione?

Non c'è altro Dio che il piacere: è solo ai suoi altari che dobbiamo sacrificare.

Il Dio che ti forgi è solo una chimera la cui stupida esistenza vive solo nella testa dei pazzi. È un fantasma inventato dalla scelleratezza degli uomini, il cui unico scopo è ingannarli o armarli gli uni contro gli altri. Il più importante servizio che si sarebbe potuto render loro, sarebbe stato di sgozzare immediatamente il primo impostore che osò parlar loro di un Dio.
Il mio più grande dolore è che in realtà non esiste un Dio,
e quindi mi vedo privato del piacere di insultarlo più positivamente.
(Donatien Alphonse François de Sade)
Storia di Juliette
o La prosperità del vizio
Histoire de Juliette, ou les Prospérités du vice, 1801

Il mio più grande dolore è che in realtà non esiste un Dio, e quindi mi vedo privato del piacere di insultarlo più positivamente.
[Mon plus grand chagrin est qu'il n'existe réellement pas de Dieu et de me voir privé, par là, du plaisir de l'insulter plus positivement].

L’idea di Dio è, lo confesso, l’unico torto che non posso perdonare all'uomo.

Non si immagina quale ventaglio di possibilità possa avere il libertinaggio. Non si ha idea di quanto riesca a degradare l'uomo che non ascolta se non le piccanti passioni suggerite dall'incantevole vizio.

Per l'uomo non c'è altro inferno che la stupidità e la malvagità dei suoi simili.

Le 120 giornate di Sodoma
o La scuola di libertinaggio
Les 120 journées de Sodome, ou l'École du libertinage, 1785 (postumo, 1904)

Nulla riesce a limitare il libertinaggio, e il vero modo di estendere e moltiplicare il desiderio è volergli imporre un limite.

Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie.

Dialogo tra un prete e un moribondo
Dialogue entre un prêtre et un moribond, 1782 (postumo 1926)

Bisogna rendere gli altri felici tanto quanto noi si desidera esserlo. (da Dialogo fra un prete e un moribondo)

Sii uomo, sii umano, senza timore né speranza; abbandona i tuoi dèi e le tue religioni; tutto ciò è buono solo per armare la mano degli uomini, e il solo nome di questi orrori ha fatto versare più sangue sulla terra di tutte le altre guerre e di tutti gli altri flagelli messi insieme. Rinuncia all'idea di un altro mondo, che non esiste, ma non rinunciare al piacere di essere felice, e di godertela in questo!

Lettere

Ciò che ha causato la mia rovina non è affatto il mio modo di pensare, bensì quello degli altri.

Fonte sconosciuta

Dio è per l'uomo esattamente ciò che sono i colori per un cieco dalla nascita: una cosa impossibile da immaginare.

Solo per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini.

Tutti gli uomini sono pazzi, e chi non vuole vedere dei pazzi deve restare in camera sua e rompere lo specchio.

Libro di de Sade consigliato
Justine o le sventure della virtù 
Traduttore: G. Mariotti 
Editore: Mondadori, 2004

Specchio di virtù e di devozione religiosa, Justine racconta alla sorella Juliette, dopo una lunga separazione, le proprie disavventure. La narrazione si trasforma in un vertiginoso viaggio tra frati licenziosi, impenitenti falsari, losche mezzane, aristocratici viziosi: un percorso iniziatico attraverso l'esperienza del libertinaggio, che si snoda circolarmente in discorsi, classificazioni ed enumerazioni. Pubblicato anonimo nel 1791 e subito dichiarato fuorilegge, Justine fu sottratto all'oblio cui lo destinava l"'inferno" della Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni Trenta e consegnato alla tradizione letteraria del Novecento.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Lautréamont

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