Vienna e Viennesi- Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni su Vienna e sui Viennesi. La città di Vienna (in tedesco Wien), con più di 1.800.000 abitanti, è capitale federale e uno dei nove stati federati dell'Austria. Il centro storico di Vienna è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa su Roma, Londra e Parigi.
Vienna la si può amare e odiare, ma non conoscerla e lasciarla.
(Hugo von Hofmannsthal)
1. Vienna
© Aforismario

Vienna... può essere definita il più grande cimitero delle fantasie e delle idee esistente al mondo.
Thomas Bernhard, L'imitatore di voci, 1978

In Europa la felicità termina a Vienna. Al di là, maledizione su maledizione, da sempre.
Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973

Vienna: quella città così carica di trucco, dove si abusa della musica di Brahms e di Puccini, dove gli ufficiali hanno un seno da donna e le donne un petto da ufficiale.
Claude Debussy (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

La liberazione di Vienna dall'assedio dei turchi fu un evento. Oggi è un evento la recita di questo o quel buffone.
Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012

Non si possono più costruire chiese, ma si potrebbero replicare quelle esistenti, come si fa per es. con le Madonne di Raffaello: perché lo Stephansdom è solo a Vienna?
Friedrich Hebbel, Diari, 1835/63 (postumo 1885/87)

Le città devono avere gli umori e i ghiribizzi come gli uomini, ovvero viuzze tortuose, case oscure ecc. Non mi piace l’idea che Vienna venga regolamentata.
Friedrich Hebbel, Diari, 1835/63 (postumo 1885/87)

Qua a Vienna è stata di recente demolita una casa le cui scale erano così strette e piccole che i mobili
dovevano essere trasportati dalle finestre per mezzo di una carrucola. Questa particolarità è veramente significativa per definire la differenza tra due secoli. Quando venne costruita era senza dubbio ancora un’epoca in cui le famiglie non pensavano di lasciare l’abitazione prima della morte e in cui tavoli e armadi passavano di generazione in generazione fino a quando non finivano in polvere. Allora, quando si costruivano le scale, si pensava agli uomini e non alle cose perché per una volta, nel giro di cento anni, le cose potevano passare comunque per le finestre.
Friedrich Hebbel, Diari, 1835/63 (postumo 1885/87)

Chi non conosce Vienna che di passaggio la può prendere facilmente per una città morta, chi l'ama invece, non si lascia ingannare dal suo stile. Perché una città dello spirito, anche quando non esiste più, non smette mai di vivere. 
Vintilă Horia, Quaderno italiano, 1962

A Vienna le strade sono lastricate con la cultura. Nelle altre città le strade sono lastricate con l'asfalto.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Devo comunicare agli esteti qualcosa di rovinoso: un tempo la vecchia Vienna era nuova.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

È un'ingiustizia parlar male di Vienna sempre per i suoi difetti, quando anche dei suoi pregi vai la pena di parlare male.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Il mondo viennese non è stato creato dallo spirito, ma dal manzo bollito.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

A Berlino l'erba non cresce. A Vienna s'inaridisce.
Karl Kraus, ibidem

A Berlino si muove tanta gente che non si incontra nessuno. A Vienna si incontra tanta gente che nessuno si muove.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Ciò che al primo sguardo fa la differenza fra Berlino e Vienna è la constatazione che là un effetto illusorio viene raggiunto a partire dal materiale più spregevole, mentre qui per fare del Kitsch si usa soltanto ciò che è autentico.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

In verità vi dico che prima si abituerà Berlino alla tradizione che Vienna alla macchina.
Karl Kraus, ibidem

Vienna: l'aristocratico mangia ostriche, il popolo sta a guardare. Berlino: il popolo non sta a guardare se l'aristocratico mangia ostriche. Ma in ogni caso, perché all'aristocratico sia risparmiato ogni fastidio e il popolo venga svagato, anch'esso mangia ostriche. Questa è la democrazia che io accetto.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

A Vienna la sicurezza è già una concessione: il vetturino non investe il passante perché lo conosce personalmente.
Karl Kraus, Di notte, 1918

A Vienna, piena di vita verdeggiante, appassiscono gli apparecchi automatici.
Karl Kraus, Di notte, 1918

Allo scoppio della guerra sembra che a Parigi le cose siano andate un po' come a Vienna alla fine dei concerti.
Karl Kraus, Di notte, 1918

A Berlino si mangia per vivere — si mangia, a quanto pare, piuttosto male, e ci si ingrassa. A Vienna si vive per mangiare e si fa la fame: poiché non si può vivere di solo mangiare, alla fine si mangia la vita stessa.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

Vienna è ricchissima di attrattive turistiche che rallegrano la vista, le sue strade sono lastricate di cultura, mentre le strade delle altre città sono coperte solo di asfalto. Il passato si infiltra nel presente: così si spiega la ben nota mancanza di puntualità dei viennesi.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

Se l'uomo è stato creato a Vienna, mi permetterò di partecipare personalmente alla sua cacciata da questo paradiso terrestre.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

Mi hanno fatto vedere a Vienna il letto nel quale aveva dormito Grillparzer. [1] Figurarsi! Vedo spesso il letto della signora X., nel quale hanno dormito il poeta A., il musicista B., il pittore C., l'attore D. Almeno finora. 
Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, 1957

Vienna è la città del post-moderno, nella quale la realtà cede alla propria rappresentazione e all'apparenza, le categorie forti si allentano, l'universale s'invera nel trascendente o si dissolve nell'effimero e i meccanismi dei bisogni risucchiano i valori.
Claudio Magris, Danubio, 1986

A Vienna si ha l'impressione che si viva e si sia sempre vissuti nel passato.
Claudio Magris, Danubio, 1986

Vivi e lascia vivere, è la saggezza viennese, tolleranza liberale che può rovesciarsi facilmente nella cinica indifferenza.
Claudio Magris, Danubio, 1986

Qualche volta i luoghi possono essere atavici, nascere da anamnesi platoniche dell'animo che si riconosce in essi. Vienna è uno di questi luoghi, nei quali ritrovo il noto e il familiare, l'incanto delle cose che, come nell'amicizia e nell'amore, diventano col tempo sempre più nuove. Questa familiarità di Vienna è forse la sua natura di crocevia, luogo di partenze e di ritorni, di persone, famose e oscure, che la storia raccoglie per poi disperdere, in un'errabonda provvisorietà che è il nostro destino.
Claudio Magris, Danubio, 1986

I Greci dicevano: «Solo a Sparta è bello invecchiare». Io dicevo: «Solo a Vienna è bello invecchiare». Avevano amanti anche le sessantenni, e pure quelle brutte! Insomma, a Vienna si muore, ma non s’invecchia mai.
Charles-Louis de Montesquieu, I miei pensieri, 1716/55 (postumo 1899/01)

Quando giunsi a Vienna, il conte Kinski mi disse: «Troverete molto brutto il palazzo dell’imperatore». Io gli risposi: «Signore, non dispiace vedere il brutto palazzo di un principe quando sono belle le case dei suoi sudditi».
Charles-Louis de Montesquieu, I miei pensieri, 1716/55 (postumo 1899/01)

Nascere a Praga, vivere a Vienna e morire a Budapest, possibilmente giovane. Ecco un esempio di perfetta biografia.
Mauro Parrini, A mani alzate, 2009

Vienna resta sempre Vienna, e questo mi pare la cosa peggiore che si possa dire di una città.
Alfred Polgar (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Amo Vienna, dove ho trascorso una parte della mia vita. Ancora di più amo i suoi dintorni, dove si possono fare lunghe passeggiate, meditare, studiare la natura, andare a caccia di idee e riflettere sul trambusto della vita mortale. 
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Il fascino di Vienna, come quello delle sue donne, è fatto più di seduzione che di rapimento. Senza mai strapparvi inni di gioia o di stupore, tranne che in certi punti panoramici delle colline che la circondano, la città vi avvolge a poco a poco nella sua atmosfera morbida e sottile, sì che alla fine riesce difficile staccarvene.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

In questa capitale decaduta e decadente, dove i parchi pubblici hanno il silenzio dei cimiteri e i cimiteri l’aria dei giardini, dove la cupezza barocca della Kapuzinergruft e il vuoto dei palazzi imperiali testimoniano con molta eloquenza la caducità di tutte le cose, c’è un non so che di magico.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Chi di sera percorre certe vie del centro storico, specialmente nei mesi invernali, ha la sensazione che nell'aria risuoni, come commento al tutto, la struggente Incompiuta di Schubert.
Anacleto Verrecchia, ibidem

Dicono che a Vienna si pensi bene e si lavori male. E infatti se uno osserva il panorama che si vede dal Kahlenberg, [2] si perde nei sogni e non pensa al resto. Qui tutto viene posposto alla contemplazione: è come se si diventasse puro soggetto della conoscenza.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Lungo il Danubio ci sono dei luoghi in cui, con un po’ di fantasia, è possibile fare picnic con le Muse.
Anacleto Verrecchia, ibidem

Il Kahlenberg [2] può essere considerato l’Elicona di Vienna. Ci sono salito le cento volte, in tutte le stagioni e con qualsiasi tempo, di giorno e di notte, da solo e in compagnia. Qui l’occhio ha di che saziarsi, con la vasta pianura danubiana di fronte e il panorama di Vienna a destra.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Il fascino di Vienna, dove par che si reciti più il quinto che il primo atto della vita, deriva in gran parte dalla sua atmosfera malinconica, che si accentua durante i mesi invernali, quando i parchi pubblici, vanto e orgoglio della città, sono vuoti e assumono l’aspetto di cimiteri.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Vienna non è solo la città della nevrosi e della psicoanalisi, come vorrebbe una stucchevole letteratura. Ha anche un lato dionisiaco.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Hugo von Hofmannsthal ha ragione: Vienna la si può amare e odiare, ma non capirla e lasciarla. Che non sia una città-donna?
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Se volete far sapere qualche cosa in giro, ditelo a una viennese, meglio ancora se è una vostra amica o almeno conoscente. Neppure un articolo di cronaca avrebbe lo stesso effetto.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Solo Berlino, forse, potrebbe fare concorrenza a Vienna in fatto di pettegolezzo.
Anacleto Verrecchia, ibidem

A Vienna si assiste a questo strano fenomeno: la corte non c’è più, ma tutti si fanno chiamare Hofrat (consigliere di corte). Non diversamente, oggi che l’arte è morta, tutti si chiamano artisti.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Sachertorte, [3] malinconia e psicoanalisi: le tre insegne di Vienna.
Anacleto Verrecchia, ibidem

A Vienna gli anziani pretendono rispetto per sé e anche per gli altri. Non sarebbe male arruolare un battaglione di signore viennesi per insegnare la disciplina agli italiani.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Vienna è una città difficile, il cui umore cambia rapidamente come il suo cielo. Oggi innalza idoli, domani li infrange. È la città-teatro per eccellenza.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Quando a Vienna si sale sul tram o sulla metropolitana, specialmente la mattina dei mesi invernali, si ha quasi la sensazione di entrare in un museo di cera: i volti sono immobili e nessuno fiata. Un volto immobile è sempre innaturale; ma se è per giunta pallido, acquista addirittura qualche cosa di spettrale
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Il Danubio, che solca la pianura, simboleggia il panta rei, l’eterno fluire di tutte le cose. Si tiene abbastanza in disparte da Vienna, città-teatro per eccellenza, come se la disdegnasse e non vedesse l’ora di passare oltre.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

"Il terreno di prova per la distruzione del mondo": con queste parole Karl Kraus sintetizza la fragilità e le contraddizioni che fra la fine dell'Ottocento e il primo conflitto mondiale caratterizzano Vienna, la capitale dell'Impero asburgico. 
Federico Zeri, Klimt, Giuditta I, 1998

[Tra Ottocento e Novecento] Vienna è la culla di una rivoluzione culturale destinata a sconvolgere la tradizionale concezione dell'uomo, portando alla luce le sue contraddizioni e mettendone in discussione le certezze.
Federico Zeri, Klimt, Giuditta I, 1998

– Io non sono mai stata a Vienna.
– Ah, le piacerebbe. È come Parigi. Senza i francesi. 
Rebecca Hall e Michael Sheen, in Ron Howard, Frost/Nixon - Il duello, 2008

Zurigo, in quanto a estensione è il doppio del cimitero centrale di Vienna, ma molto meno divertente.
Anonimo

2. Viennesi
© Aforismario

Noi viennesi guardiamo pieni di fiducia al nostro passato.
Karl Farkas (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Un viennese pronunzia il nome di un pittore straniero così come crede di averlo sentito dalle persone colte; capita tra connazionali del pittore, corregge la sua pronunzia secondo la loro, ritorna tra viennesi e abbandona la sua pronunzia giusta, si conforma a quella falsa. Tutto questo metà per cortesia, metà per il fastidio di superare una resistenza. Un prussiano pronunzia male il nome; capita tra gente che lo pronunzia correttamente; quando osserva la differenza persiste ugualmente nella sua pronunzia, e ogni volta che si presenterà la parola getterà agli altri uno sguardo impaziente, anzi forse li riprenderà e farà notare che egli pronunzia il nome così come viene scritto, cioè correttamente. Forza e debolezza a un tempo.
Hugo von Hofmannsthal, Il libro degli amici, 1922

Vienna è tutta un monumento e ogni Viennese si sente tale; l'ultimo dei galoppini ama sentirsi su un piedistallo.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Il Viennese sta fermo in qualsiasi situazione. Non va neppure in malora.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Per due fiorini il Viennese è abituato a pretendere la dedizione spirituale e il sentimento del possesso esclusivo.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Ci sono certe donne che si sono messe in faccia più menzogne di quante ci stanno: quella del sesso, quella della morale, della razza, della società, dello Stato, della città, e poi, se sono delle Viennesi, quella del quartiere e della strada.
Karl Kraus, Di notte, 1918

«Il Viennese è eterno». Speranza o minaccia? Forse soltanto un modo gentile di dire «la malerba non muore mai».
Karl Kraus, Di notte, 1918

Il Viennese non affonderà mai, al contrario verrà sempre a galla per regolarsi un po'.
Karl Kraus, Di notte, 1918

Ogni Viennese se ne sta solo nel cosmo e si offre alla contemplazione. A Berlino soltanto Reinhardt è una personalità e ogni Berlinese è una sua comparsa. E anche vivessi dieci anni a Berlino, pure non riuscirei ad arrampicarmi su per le ciglia di un passante, mentre a Vienna già al primo giorno potrei suonarci sopra il pianoforte.
Karl Kraus, Di notte, 1918

La cucina viennese è il punto «focale» degli interessi dei viennesi.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

«Su, non essere noioso!», dice il viennese a chiunque si annoi in sua compagnia.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

L'esposizione mondiale della natura viennese, l'interesse etnografico che ora il mondo prova per noi, la tenerezza che i berlinesi provano nei nostri riguardi: tutto questo è tanto tragico quasi quanto la nostra insensibilità di fronte al destino che abbiamo. Ci rallegriamo della maniera con cui i berlinesi ci assaggiano pezzetto per pezzetto e prendono sempre più gusto alle nostre specialità, e prendono parte a tutto ciò che abbiamo, fino a che un giorno ci possederanno completamente. Mettono il viennese a sedere sulle ginocchia, gli fanno cavalluccio, e gli assicurano che non cadrà per terra. È una cosa che diverte entrambi; ed è un passatempo che aiuta a superare la gravità di un processo di putrefazione. Eravamo fieri della nostra tradizione, ma non siamo stati più in grado di sostenere le spese del suo mantenimento. Il nostro presente era morto, il nostro futuro incerto, ma c'era rimasto pur sempre il passato: dovevamo mandare in rovina anche quello? Era molto più intelligente affidarlo in deposito ad un popolo che ha un presente così forte da potersi permettere di mantenere un passato altrui. Dovevamo languire nel lusso, perciò era consigliabile trasformare la nostra tradizione in una s.r.l.
Karl Kraus, Die Fackel, 1899-1936

I giovani di Vienna nascono a settant'anni per morire poi a cinquanta.
André Reller (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

I viennesi sono così attaccati ai beni immobili che non li mollano neppure quando muoiono e cercano di portarseli nell'aldilà. In quasi tutte le epigrafi cimiteriali si legge «proprietario di case», «proprietario di beni immobili» e perfino, come ho visto nel cimitero di Heiligenstadt, «vedova di un proprietario di beni immobili». Par quasi di vedere il morto con le unghie attaccate a quei beni.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

I viennesi amano la vita comoda, senza troppi strapazzi. Sono piuttosto borghesi e tengono molto alle formalità. Lo dimostra già la loro mania per i titoli. Conoscono l’arte di farsi bastare quello che hanno e per questo sono molto sparagnini. Non amano la grande avventura. Questo spiega perché a Vienna non ci sono mai state delle grandi industrie. La massima aspirazione è l’impiego statale, che garantisce lo stipendio sicuro.
Anacleto Verrecchia, Rapsodia viennese, 2003

Note
  1. Franz Grillparzer: scrittore e drammaturgo (1791-1872) [cfr. citazione di Lec].
  2. Kahlenberg: collina del bosco viennese che offre una straordinaria vista panoramica della città di Vienna. 
  3. Sachertorte: famosa torta al cioccolato creata nel 1832 a Vienna da Franz Sacher per il conte Klemens von Metternich.
  4. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Roma - Londra - Parigi

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