Luigi De Marchi - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Luigi De Marchi (Brescia 1927 - Roma 2010), psicologo e saggista italiano. Luigi De Marchi è stato protagonista di varie battaglie italiane per i diritti civili e sessuali, riuscendo tra l'altro nel 1971, con una storica sentenza della Corte Suprema, ad ottenere la revoca dei divieti penali all'informazione e assistenza anticoncezionale e ad avviare la realizzazione dell'attuale rete di migliaia di consultori sessuologici e familiari pubblici. [Wikipedia].
Nei primi anni cinquanta è stato tra i fondatori dell'AIED, associazione italiana per l'educazione demografica. Negli anni '60-‘80 Luigi De Marchi è stato fondatore e presidente italiano di tre importanti Scuole di Psicoterapia: quella psico-corporea di Wilhelm Reich, quella bioenergetica di Alexander Lowen e quella umanistica di Carl Rogers. Nel 1986 ha fondato a Roma l'Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale,
Le seguenti riflessioni di Luigi De Marchi sono tratte dal libro Scimmietta ti amo (Longanesi 1983), in cui sviluppa una delle sue fondamentali teorie, quella dello "shock esistenziale" derivante dalla consapevolezza umana della propria morte: "Per shock esistenziale intendo il trauma primario e ricorrente che la scimmia umana ha subito quando ha preso coscienza del proprio destino di morte e le sue particolari capacità intellettive e affettive hanno moltiplicato in lei l’angoscia di morte e la sofferenza per la morte dei suoi simili".
Luigi De Marchi
Scimmietta ti amo
© Longanesi 1983 - Selezione Aforismario

Il bisogno psicologico più profondo sotteso alla religiosità delle masse umane è la ricerca di una qualche garanzia d’immortalità, cioè una difesa sicura contro la morte e l’angoscia di morte.

Se si esplorano le origini della cultura [...], si resta subito colpiti da un fatto tanto significativo quanto estesamente trascurato: cioè che il primo reperto di cultura umana (ossia di attività umane espressive di credenze) finora conosciuto sono le sepolture neanderthaliane del paleolitico medio, cioè documenti inequivocabili di una formazione reattiva all'angoscia di morte.

Una psicologia consapevole dello shock esistenziale e delle sue complesse formazioni reattive può aiutarci a capire non solo i grandi movimenti religiosi e politici, ma anche i fenomeni demografici ed economici apparentemente più estranei alla problematica esistenziale.

Beninteso l’uomo dei primordi non produsse le sue negazioni della morte e le sue credenze nell'aldilà come una strutturata e consapevole difesa contro la morte e l’angoscia esistenziale. Al contrario esse furono una reazione immediata allo shock esistenziale ed espressero in termini fantastici il bisogno profondo di difendersi da quello shock e dalla minaccia di una sua ripetizione.

Negare la morte, affermare la continuità dell’esistenza dopo di essa, è stato un bisogno ancestrale dell’uomo, che ha dato origine alle più antiche forme di cultura finora conosciute ed è riscontrabile in tutte le culture primitive finora studiate dall'antropologia moderna.

L’asserzione dell’immortalità, cioè la negazione della morte, è riconosciuta da tempo e universalmente come il fondamentale denominatore comune di tutte le religioni, dalle più antiche alle più recenti, dalle più semplici alle più complesse.
Il bisogno psicologico più profondo sotteso alla religiosità delle masse
umane è la ricerca di una qualche garanzia d’immortalità, cioè una difesa
sicura contro la morte e l’angoscia di morte. (Luigi De Marchi)
Al crollo delle difese religiose, la psiche umana ha reagito col solito meccanismo: tentando cioè di produrre un nuovo mito millenaristico e paradisiaco dall'apparenza più realistica e «scientifica», sotto forma di utopie e azioni rivoluzionarie.

Il nucleo psicologico di tutte le dittature del nostro secolo - cioè il fanatismo interno e/o internazionale - non è altro, sostanzialmente, che la versione politicizzata e secolarizzata di una forma di fanatismo religioso - il millenarismo messianico - con cui vasti gruppi umani, a partire dall'epoca zoroastriana, hanno tentato di reagire al «trauma primario» dell'homo sapiens: lo shock esistenziale.

Per una certa pubblicistica liberaleggiante o demagogica è stato troppo facile presentare le moderne dittature come governi di pochi tiranni su popolazioni andanti alla libertà ma soggiogate con la forza. In realtà, chiunque sappia guardare i documenti fotografici e cinematografici dei vari totalitarismi può agevolmente vedere sia la trance messianica dei Capi, sia la devozione fanatica delle loro folle sterminate.

Il giovane rimuove molto più radicalmente l'angoscia di morte: qualcuno ha scritto che «la gioventù finisce quando si cessa di credersi immortali». (E qui sta, anzi, la radice del rigido segregazionismo con cui i giovani escludono gli anziani dai loro gruppi: l'anziano è temuta testimonianza del loro stesso destino.) Ma proprio in quanto meno rassegnato dell'anziano alla propria morte, il giovane è molto più vulnerabile ai miti e ai messaggi millenaristici, sia religiosi sia politici.

Solo la speranza millenaristica di una nuova vita di felicità e armonia, solo la fede in un affrancamento totale dalle sofferenze possono far scattare quella dedizione assoluta al Capo/Profeta che ha spinto milioni di russi e tedeschi a morire per i loro tiranni nel gelo della steppa o migliaia di iracheni e iraniani a scannarsi nei deserti delle loro frontiere.

Se confrontiamo la nostra umana follia con la nostra condizione di reclusi del «braccio della morte», decimati a uno a uno o a mille a mille da un destino sanguinoso e crudele che conosciamo fin dalla prima infanzia ma che non possiamo fermare e vediamo abbattersi sui compagni più amati prima di sentirne l'artiglio inesorabile sulla nostra gola, restiamo semmai sorpresi che l'uomo, questa sventurata ed eroica cavia del laboratorio cosmico, sia impazzito così poco.

Con la nostra aspirazione a vincere la morte, il dolore, la violenza, la sopraffazione universale siamo forse espressione di una tendenza evolutiva cosmica. Ma se anche non lo siamo, possiamo ugualmente dedicarci a realizzare questa sublime aspirazione con un atto autonomo di volontà e di amore e col supporto del nostro immenso potenziale creativo e operativo.

Libro di Luigi De Marchi consigliato
Scimmietta ti amo
Psicologia, cultura, esistenza: da Neanderthal agli scenari atomici
Editore: Longanesi, 1984

Questo lavoro tenta di tratteggiare a grandi linee le espressioni molteplici (religiose, politiche, economiche, demografiche, filosofiche eccetera) che lo shock esistenziale e le relative formazioni reattivo-difensive hanno avuto nella civiltà umana. Per shock esistenziale intendo il trauma primario e ricorrente che la scimmia umana ha subito quando ha preso coscienza del proprio destino di morte e le sue particolari capacità intellettive e affettive hanno moltiplicato in lei l’angoscia di morte e la sofferenza per la morte dei suoi simili. Incredibilmente, le scienze umane hanno riservato ben poca attenzione a questa marea di angoscia panico e disperazione che ha allagato (e continua ad allagare) la psiche della scimmia umana quando questa ha preso coscienza, della morte e ha acquisito la sua tipica e tragica capacità d’intuire il proprio destino d’annientamento, d’immaginare e aspettare la propria morte in salute e in malattia, di sospettarne in ogni istante l’imminenza, di partecipare dolorosamente all'agonia e alla morte delle persone amate e di ripetere questa quotidiana tortura nella memoria, nel lutto e nella previsione ansiosa.

Note
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