Chimici - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sui chimici, cioè gli studiosi e gli esperti di chimica. Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla chimica, la biochimica, i fisici e gli scienziati.
Un buon chimico è venti volte più utile di qualunque poeta. (Ivan Turgenev)
Chimici
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Un laboratorio pulito e in ordine indica un chimico pigro.
Jöns Jacob Berzelius, XIX sec. (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

La chimica non è riservata a poche persone con talento e capacità particolari. Bastano un po’ di immaginazione e di ragionamento per vedere la realtà con gli occhi di un chimico.
Francesca Brigida (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Il filosofo che vuol spegner le sue passioni, somiglia al chimico che volesse spegnere i suoi fornelli.
Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 (postumo)

La chimica è un mestiere per persone senza abbastanza immaginazione per essere fisici.
[Chemistry is a trade for people without enough imagination to be physicists].
Arthur C. Clarke (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

I chimici hanno un loro modo speciale, e complicato, di contare: invece di dire «uno, due, tre, quattro, cinque protoni» dicono: «idrogeno, elio, litio, berillio, boro».
Richard Feynman, QED, 1985

Il chimico che riuscirà ad estrarre dagli elementi del suo cuore, la compassione, il rispetto, il desiderio, la pazienza, il rimpianto, la sorpresa e il perdono, per riunirli in un unico composto, avrà creato quell'atomo chiamato AMORE.
Kahlil Gibran, Massime spirituali, 1962 (postumo)

Io cerco la verità nel cuore degli atomi dei corpi solidi, liquidi e gassosi, disse il chimico. – Io nel profondo della sottile essenza di ogni anima, rispose l’alchimista.
Giorgio Gramolini (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Sappiamo tutto sui minatori, sui ladri, sui ragazzi di vita, sulle prostitute, ma sui chimici sappiamo pochissimo: nessuno se ne è mai occupato. Eppure l'arte del chimico contiene spunti e stimoli che meriterebbero di essere conosciuti
Primo Levi, intervista con Ernesto Ferrero, su Terra Nostra, 1963

Occorre diffidare del quasi-uguale (il sodio è quasi uguale al potassio: ma col sodio non sarebbe successo nulla), del praticamente identico, del pressapoco, dell'oppure, di tutti i surrogati e di tutti i rappezzi. Le differenze possono essere piccole, ma portare a conseguenze radicalmente diverse, come gli aghi degli scambi; il mestiere del chimico consiste in buona parte nel guardarsi da queste differenze, nel conoscerle da vicino, nel prevederne gli effetti. Non solo il mestiere del chimico.
Primo Levi, Il sistema periodico, 1975

Siamo chimici, cioè cacciatori.
Primo Levi, ibidem

Il mestiere di chimico (fortificato, nel mio caso, dall'esperienza di Auschwitz) insegna a superare, anzi ad ignorare, certi ribrezzi, che non hanno nulla di necessario né di congenito: la materia è materia, né nobile né vile, infinitamente trasformabile, e non importa affatto quale sia la sua origine prossima. L'azoto è azoto, passa mirabilmente dall'aria alle piante, da queste agli animali, e dagli animali a noi; quando nel nostro corpo la sua funzione è esaurita, lo eliminiamo, ma sempre azoto resta, asettico, innocente.
Primo Levi, Il sistema periodico, 1975

Quale chimico, davanti alla tabella del Sistema Periodico, o agli indici monumentali del Beilstein o del Landolt, non vi ravvisa sparsi i tristi brandelli, o i trofei, del proprio passato professionale? Non ha che da sfogliare un qualsiasi trattato, e le memorie sorgono a grappoli.
Primo Levi, Il sistema periodico, 1975

C'è fra noi chi ha legato il suo destino, indelebilmente, al bromo o al propilene o al gruppo -Neo o all'acido glutammico; ed ogni studente in chimica, davanti ad un qualsiasi trattato, dovrebbe essere consapevole che in una di quelle pagine, forse in una sola riga o formula o parola, sta scritto il suo avvenire, in caratteri indecifrabili, ma che diverranno chiari «poi»: dopo il successo o l'errore o la colpa, la vittoria o la disfatta.
Primo Levi, Il sistema periodico, 1975

Il mio mestiere vero, quello che ho studiato a scuola e che mi ha dato da vivere fino ad oggi, è il mestiere del chimico. Non so se lei ne ha un'idea chiara, ma assomiglia un poco al suo: solo che noi montiamo e smontiamo delle costruzioni molto piccole. Ci dividiamo in due rami principali, quelli che montano e quelli che smontano, e gli uni e gli altri siamo come dei ciechi con le dita sensibili. Dico come dei ciechi, perché appunto, le cose che noi manipoliamo sono troppo piccole per essere viste, anche coi microscopi più potenti; e allora abbiamo inventato diversi trucchi intelligenti per riconoscerle senza vederle.
Primo Levi, La chiave a stella, 1978

Credo che ogni mio collega chimico lo potrà confermare: si impara più dai propri errori che dai propri successi. Ad esempio: formulare un'ipotesi esplicativa, crederci, affezionarcisi, controllarla (oh, la tentazione di falsare i dati, di dar loro un piccolo colpo di pollice!) ed infine trovarla errata, è un ciclo che nel mestiere del chimico si incontra anche troppo spesso «allo stato puro», ma che è facile riconoscere in infiniti altri itinerari umani. Chi lo percorre con onestà ne esce maturato.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Ci sono altri benefici, altri doni che il chimico porge allo scrittore. L'abitudine a penetrare la materia, a volerne sapere la composizione e la struttura, a prevederne le proprietà ed il comportamento, conduce ad un insight, ad un abito mentale di concretezza e di concisione, al desiderio costante di non fermarsi alla superficie delle cose.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Quando un lettore si stupisce del fatto che io chimico abbia scelto la via dello scrivere, mi sento autorizzato a rispondergli che scrivo proprio perché sono un chimico: il mio vecchio mestiere si è largamente trasfuso nel nuovo.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Benché il loro mestiere sia più recente che quello dei teologi, dei vignaioli o dei pescatori, anche i chimici, fin dalle loro origini, hanno sentito la necessità di dotarsi di un loro linguaggio specializzato. Tuttavia, a differenza dagli altri linguaggi di mestiere, quello dei chimici ha dovuto adattarsi ad un servizio che credo unico nel panorama degli infiniti gerghi specialistici: deve poter indicare con precisione, e possibilmente descrivere, più di un milione di oggetti distinti, poiché tanti sono (e crescono ogni anno) i composti chimici rinvenuti in natura o costruiti per sintesi.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Chi scorra un elenco dei nomi dei minerali si trova davanti a un'orgia di personalismi. Si direbbe che nessun mineralogista si sia rassegnato a chiudere la propria carriera senza legare il suo nome a un minerale, aggiungendogli la desinenza -ite in funzione di corona di lauro: Garnierite, Senarmontite, e migliaia di altri. I chimici sono stati sempre più discreti; nella mia rassegna ho trovato solo due nomi di elementi che gli scopritori hanno voluto dedicare a se stessi, e sono il Gadolinio (scoperto dal finlandese Gadolin) e il Gallio.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Per tutte le massaie del mondo, il nome di Justus von Liebig, famoso e versatile chimico tedesco, è legato all'estratto di carne, di cui è addirittura diventato sinonimo: il lièbig è nome comune di cosa. Il fatto non è privo d'ironia: Liebig fu un pioniere in tutti i campi della chimica pura ed applicata; è certamente uno dei padri fondatori della chimica moderna; eppure il suo nome va associato al suo unico successo di natura commerciale, anzi, poco meno che speculativa: in realtà, per ottenere l'estratto di carne dalla carne occorrono piuttosto capitali che spirito inventivo o dottrina.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Spesso ho avuto il sospetto che la mia scelta giovanile per la chimica, a livelli profondi, sia stata dettata da motivi diversi da quelli che ho razionalizzati e più volte dichiarati. Sono diventato un chimico non (o non solo) per il bisogno di comprendere il mondo intorno a me; non come reazione alle verità dogmatiche e fumose della Dottrina del Fascismo; non nella speranza della gloria scientifica o dei quattrini, ma per trovare o costruirmi un'occasione di esercitare il mio naso. Sappiano infatti i non-chimici che ancora oggi, a dispetto delle più sofisticate analisi strumentali, il naso rende tuttora servizi eccellenti al chimico suo titolare, in termini di semplicità, rapidità e investimento basso, anzi nullo. Basta, ed occorre, tenerlo in esercizio.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Ho davanti a me la tabella degli elementi chimici, il «sistema periodico», e provo nostalgia, come davanti alle fotografie scolastiche.
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Credo che ogni chimico conservi del laboratorio universitario un ricordo dolce e pieno di nostalgia. Non soltanto perché vi si nutriva una camaraderie intensa, legata al lavoro comune, ma anche perché se ne usciva, ogni sera e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere «imparato a fare una cosa»; il che, la vita lo insegna, è diverso dall'avere «imparato una cosa».
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Se ne avessi l'autorità, per i giovani aspiranti chimici introdurrei un corso ed un esame obbligatorio di riconoscimento olfattivo; e terrei il relativo laboratorio (null'altro che un archivio, un migliaio di boccette con l'etichetta in codice, pochi grammi di sostanza da identificare in ogni boccetta: anche questo sarebbe un investimento irrisorio!) aperto a tutti coloro, giovani o anziani, che desiderino introdurre nel proprio universo sensoriale una dimensione in più, e percepire il mondo sotto un aspetto diverso. L'educazione dei sensi non è anch'essa «educazione fisica»?
Primo Levi, L'altrui mestiere, 1985

Il chimico trova il composto che cerca (quando c'è: a volte, se è poco esperto, anche quando non c'è), ma per trovare quello che non cerca deve essere estremamente abile o sfacciatamente fortunato.
Primo Levi, Saggi, 1985

L'utilità che la ricerca incondizionata del vero porta con sé viene continuamente dimostrata in cosi svariate guise, che bisogna senza esitazioni accettare con essa anche quella nocività più sottile e rara della quale taluni per causa sua devono soffrire. Non si può impedire che il chimico talvolta si avveleni e si scotti nei suoi esperimenti. Ciò che è vero del chimico, è vero anche di tutta la nostra civiltà.
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80

Perché, ad esempio, un gruppo di composti semplici e stabili di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto avrebbero dovuto lottare per miliardi di anni allo scopo di organizzarsi, mettiamo, in un professore di chimica? Che cosa li ha spinti? Se questo professore noi lo lasciamo esposto su uno scoglio al sole per un tempo sufficientemente lungo, le forze della natura lo ridurranno a una serie di composti di carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto, più un po' di calcio e di fosforo con tracce di altri minerali. E la reazione è irreversibile. Qualunque sia il professore usato e il processo a cui lo sottoponiamo, non è possibile ritrasformare quei composti in un professore di chimica. I professori di chimica sono una mescolanza instabile di composti prevalentemente instabili che, sotto l'azione del calore solare, decadono irreversibilmente, trasformandosi in composti organici e inorganici più semplici. È così, è un dato scientifico.
Robert M. Pirsig, Lila, 1991

Un buon chimico è venti volte più utile di qualunque poeta.
Ivan Turgenev, Padri e figli, 1862

Colmo per un chimico: non saper controllare le proprie reazioni.
Anonimo

Note
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