Decrescita - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sulla decrescita e contro la forsennata corsa verso la crescita economica senza limiti.
La decrescita (degrowth in inglese, décroissance in francese, decrecimiento in spagnolo) è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura ovvero sviluppo sostenibile in termini di indici di sviluppo di fronte anche al rapporto sui limiti dello sviluppo, nonché di equità fra gli esseri umani stessi. [Wikipedia].
In questa raccolta si segnalano le riflessioni di due dei maggiori rappresentanti del movimento della decrescita: il filosofo ed economista francese Serge Latouche, con il libro Breve trattato sulla decrescita serena (2007) e il saggista italiano Maurizio Pallante, con il libro La decrescita felice (2007).
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La decrescita non è un dogma rigido ma una messa in discussione
della logica della crescita per la crescita. (Serge Latouche)
Decrescita
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La decrescita non è antimoderna, al contrario è un segno di modernità, se per modernità si intende saper gestire al meglio le risorse e i mezzi a propria disposizione nella propria epoca.
Marco Aime, Prefazione a Serge Latouche e Didier Harpagès, Il tempo della decrescita, 2010

La crescita è diventata il cancro dell'umanità.
Dominique Belpomme, Avant qu'il ne soit trop tard, 2007

Come una "società dei consumi" non potrebbe sopravvivere se composta di cittadini dai costumi ascetici e dediti a una vita monacale, così è inimmaginabile una società della decrescita che funzioni con degli individui che, per pulsioni profonde, rimangono condizionati dall'immaginario e dallo "stile di vita" della "società dei consumi.
François Brune, La Frugalité heureuse: une utopie?, su Entropia, 2006

Se l'integralismo della crescita che oggi guida il mondo continuerà su questa strada, giustificherà un integralismo naturista che vede l'industria come il Male.
Bernard Charbonneau, Una seconda natura, 1981

Il vero dissenziente, oggi, pare poter essere identificato in chi è eretico e non allineato rispetto al monoteismo idolatrico del mercato, al fanatismo economico-finanziario: e, dunque, a quella sacra teologia che, con i suoi dogmi imperscrutabili («ce lo chiede il mercato»), ci rende tutti adepti di un culto intimamente irrazionale, con la sua trinità composta dalla crescita fine a se stessa, dal nichilismo classista del profitto e dalla mercificazione integrale a detrimento della vita umana e del pianeta.
Diego Fusaro, Pensare altrimenti, 2017

Tutti coloro che, a sinistra, si rifiutano di affrontare [...] la questione di una equità senza crescita dimostrano che per loro il socialismo è soltanto la continuazione con altri mezzi dei rapporti sociali e della civiltà capitalistici, del modo di vita e del modello di consumo borghesi.
Andre Gorz, Ecologia e libertà, 1977

Un dubbio immenso comincia a turbare gli animi. L'idea che bisogna sovraprodurre per sovracquistare, ovverosia l'idea che domina la vita economica dell'intero paese, è veramente così giusta? Quando il mercato è saturo e la produzione continua, che fare? È stata organizzata una campagna pubblicitaria perché ogni famiglia compri due auto: una non basta. Riusciranno a convincere la gente ad acquistarne tre? Si compra a rate l'auto, la casa, il frigorifero, il cappotto, le scarpe. Ma arriva il momento in cui bisogna pagare.
Paul Hazard, Le Malaise americain, 1931

Dire che una crescita infinita è incompatibile con un mondo finito e che le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare le capacità di rigenerazione della biosfera sono ovvietà su cui non è difficile trovare consensi. Ma molto più difficile è trovare consensi sui fatti altrettanto incontestabili che quelle produzioni e quei consumi devono essere ridotti [...] e che la logica della crescita sistematica a 360 gradi (il cui nocciolo è la coazione alla crescita del capitale finanziario) deve essere rimessa in discussione, insieme al nostro stile di vita.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007 [1]

La ricetta della decrescita consiste nel fare di più e meglio con meno.
Serge Latouche, ibidem

Il contrario di un'idea perversa non produce necessariamente un'idea virtuosa: non si tratta quindi di sostenere la decrescita per la decrescita, il che sarebbe assurdo quanto lo è sostenere la crescita per la crescita... La parola d'ordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con forza la necessità dell'abbandono dell'obiettivo della crescita illimitata, obiettivo il cui motore è essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per l'ambiente e dunque per l'umanità.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Il progetto della decrescita passa necessariamente per una rifondazione della politica.
Serge Latouche, ibidem

La decrescita è uno slogan politico con implicazioni teoriche, una "parolabomba", come dice Paul Ariès, che vuole far esplodere l'ipocrisia dei drogati del produttivismo.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

A rigore, sul piano teorico si dovrebbe parlare di acrescita, come si parla di ateismo, più che di decrescita. In effetti si tratta proprio di abbandonare una fede o una religione, quella dell'economia, del progresso e dello sviluppo, di rigettare il culto irrazionale e quasi idolatra della crescita fine a se stessa.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Il movimento della decrescita è rivoluzionario e anticapitalistico.
Serge Latouche, ibidem

La decrescita è semplicemente una bandiera dietro la quale si raggruppano quelli che hanno fatto una critica radicale dello sviluppo e vogliono delineare i contorni di un progetto alternativo per una politica del dopo-sviluppo. Il suo obiettivo è una società nella quale si vivrà meglio lavorando e consumando dimeno.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Non soltanto la società della crescita non è desiderabile, ma non è neppure sostenibile.
Serge Latouche, ibidem

Mentre il torrente sta uscendo dagli argini e minaccia di devastare tutto, la necessità di ridurre la piena, e cioè l'idea stessa della decrescita, non è ben accetta. E tuttavia accettarla è indispensabile, se si vuole uscire dal torpore che ci impedisce di agire.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Il progetto della società della decrescita è fondamentalmente rivoluzionario. Si tratta di un cambiamento sia di cultura sia delle strutture del diritto e dei rapporti di produzione.
Serge Latouche, ibidem

L'assenza di una vera critica della società della crescita nella maggior parte dei discorsi ambientalisti, che tergiversano con grandi circonlocuzioni sullo sviluppo sostenibile, è significativa. Denunciare la "frenesia delle attività umane" o l'imballamento del motore del progresso non può giustificare l'assenza di un'analisi della megamacchina tecnoeconomica capitalistica e mercantilista, di cui siamo gli ingranaggi forse complici ma sicuramente non le molle. Questo sistema basato sulla dismisura ci porta in un vicolo cieco.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Siamo diventati dei "tossicodipendenti" della crescita
Serge Latouche, ibidem

Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l'obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità. Queste tre molle della società della crescita sono vere e proprie "istigazioni a delinquere".
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Il progetto della decrescita è un'utopia, cioè una fonte di speranza e un sogno. Ma che non si rifugia nell'irreale: tenta piuttosto di esplorare le possibilità oggettive della sua realizzazione
Serge Latouche, ibidem

Lo spirito della decrescita è agli antipodi di questa ricerca ossessiva di economie di ogni genere e dell'ideologia neoliberista che ne è il fondamento, con le sue parole chiave: efficienza, prestazioni, eccellenza, redditività a breve termine, riduzione dei costi, flessibilità, ritorno sull'investimento ecc., il cui risultato è la distruzione del tessuto sociale.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

La decrescita non è un dogma rigido ma una messa in discussione della logica della crescita per la crescita.
Serge Latouche, ibidem

Si può dire che la decrescita rinnovi la vecchia formula degli ecologisti: pensare globalmente, agire localmente. Infatti, se l'utopia della decrescita implica un pensiero globale, la sua realizzazione può essere avviata soltanto sul campo.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

La nostra concezione della società della decrescita non è né un impossibile ritorno all'indietro né un compromesso con il capitalismo. È un "superamento" (se possibile senza eccessivi traumi) della modernità.
Serge Latouche, ibidem

Poiché la crescita e lo sviluppo altro non sono rispettivamente che crescita dell'accumulazione del capitale e sviluppo del capitalismo, la decrescita non può che essere una decrescita dell'accumulazione, del capitalismo, dello sfruttamento e della spoliazione. Si tratta non solo di rallentare l'accumulazione, ma di metterne in discussione il principio per invertire un processo distruttivo.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

La decrescita intriga, inquieta, ma ispira anche un numero sempre maggiore di persone, che oggi osano farsi chiamare «obiettori di crescita» o «dimissionari della crescita». Il tempo della decrescita è dunque arrivato! La società della frugalità per scelta, che deve emergere dal suo solco, avrà come presupposto quello di lavorare meno per vivere meglio, di consumare meno ma meglio, di produrre meno rifiuti, di riciclare di più. Insomma, ritrovare il senso della misura e un'impronta ecologica sostenibile.
Serge Latouche e Didier Harpagès, Il tempo della decrescita, 2010

Il motore dell'economia si è imballato: siamo andati troppo in fretta e troppo avanti. Il fiume dell'economia è tracimato dagli argini e minaccia di travolgere ogni cosa. Una decelerazione è più che auspicabile: è indispensabile per la sopravvivenza. Dobbiamo rallentare, modificare il nostro rapporto con il tempo, cambiare ritmo. È suonata l'ora della decrescita!
Serge Latouche e Didier Harpagès, Il tempo della decrescita, 2010

Sostenere la necessità di una decrescita economica e produttiva, descriverne i vantaggi in termini di felicità individuale, di sollievo per gli ecosistemi terrestri, di relazioni più eque e serene tra gli individui e tra i popoli, è un passaggio obbligato nella costruzione di una nuova cultura capace di superare i terribili problemi posti all'umanità e a tutte le specie viventi da un sistema economico fondato sulla crescita illimitata della produzione di merci. Ma è come voler parlare a voce in un ambiente dove un potente sistema di amplificazione sostiene contemporaneamente il concetto opposto. Non si viene ascoltati.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Occorre ribadire in tutte le sedi i rapporti di causa-effetto tra la crescita del prodotto interno lordo e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili, l'incremento esponenziale delle varie forme di inquinamento, la progressiva devastazione degli ambienti naturali e storicamente antropizzati, la disoccupazione, le guerre, il degrado sociale.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Se si è convinti che la decrescita sia un elemento indispensabile per una vita più felice sarebbe sciocco non cominciare a praticarla subito nella propria.
Maurizio Pallante, ibidem

Chi denuncia i gravissimi problemi posti dalla crescita e ritiene che ci si debba avviare al più presto sulla strada della decrescita, si pone fuori della dialettica tra destra e sinistra perché rifiuta l'ideologia del progresso che accomuna i due schieramenti.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

La rivalutazione dell'autoproduzione di beni non solo consente di ridurre il consumo di merci e, di conseguenza, il prodotto interno lordo, ma anche di riscoprire un sapere e un saper fare dimenticati, considerati arretrati e poco scientifici perché non finalizzati ad accrescere le quantità.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Vogliamo togliercelo dalla testa questo mito della crescita? Vogliamo smetterla di demonizzare la decrescita?
Maurizio Pallante, ibidem

La sobrietà non è soltanto una virtù di cui il sistema economico e produttivo basato sulla crescita del prodotto interno lordo ha voluto cancellare accuratamente ogni traccia perché non se ne serbasse nemmeno la memoria nel giro di una generazione, ma è, soprattutto una manifestazione di intelligenza e di autonomia di pensiero.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Fare scelte esistenziali nell'ottica della decrescita significa ridurre la quantità delle merci nella propria vita.
Maurizio Pallante, ibidem

La crescita non è al servizio degli uomini, ma gli uomini sono al servizio della crescita, che li subordina alle sue esigenze costringendoli a produrre quantità sempre maggiori di merci e a consumarle per continuare a produrne quantità sempre maggiori. Per liberarsi da questa duplice subordinazione e diventare padroni del proprio destino occorre ridurre l'incidenza delle merci nella propria vita, acquistando solo l'indispensabile senza cedere alle false lusinghe del consumismo, ampliando l'autoproduzione di beni e potenziando gli scambi non mercantili.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2007

Note
  1. Serge Latouche, Petit traité de la décroissance sereine, 2007 - Traduzione italiana di Fabrizio Grillenzoni, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2008
  2. Maurizio Pallante, La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL, Editori Riuniti, 2007
  3. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Crescita Economica - PIL Prodotto Interno Lordo - Economia - Crisi Economica - Consumismo

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