Cesare Beccaria - Frasi da "Dei delitti e delle pene"

Selezione di aforismi, frasi e pensieri di Cesare Beccaria ( Milano 1738-1794), giurista, filosofo e letterato italiano, tra i maggiori esponenti dell'Illuminismo italiano. Le seguenti citazioni di Cesare Beccaria sono tratte dal suo celebre Dei delitti e delle pene (1763) e dalle sue raccolte di pensieri diversi. Riguardo alla scrittura del Dei delitti e delle pene, Cesare Beccaria ha affermato: "Nello scrivere ebbi innanzi agli occhi gli esempi del Machiavelli, del Galileo e del Giannone; udiva lo strepito delle catene agitate dalla superstizione, e le grida del fanatismo che soffocava i gemiti della verità. L'immagine di questo terribile spettacolo mi ha persuaso ad avviluppare talora la luce nelle nubi. Ho voluto difendere l'umanità senza esserne il martire". [Lettera all'abate Morellet].
Cesare Beccaria
Dei delitti e delle pene
1763 - Selezione Aforismario

Il timor delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è quello di uomo a uomo.

Le leggi, che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo più che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessità.

Le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla.

Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere più generale così: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico.

Nessun uomo ha fatto il dono gratuito di parte della propria libertà in vista del ben pubblico; questa chimera non esiste che ne’ romanzi.

La parola diritto non è contradittoria alla parola forza, ma la prima è piuttosto una modificazione della seconda, cioè la modificazione più utile al maggior numero.

Non v’è cosa più pericolosa di quell’assioma comune che bisogna consultare lo spirito della legge. Questo è un argine rotto al torrente delle opinioni.

L’unica e vera misura dei delitti è il danno fatto alla nazione.

Gli attentati contro la sicurezza e libertà dei cittadini sono uno de’ maggiori delitti, e sotto questa classe cadono non solo gli assassinii e i furti degli uomini plebei, ma quelli ancora dei grandi e dei magistrati, l’influenza dei quali agisce ad una maggior distanza e con maggior vigore, distruggendo nei sudditi le idee di giustizia e di dovere, e sostituendo quella del diritto del più forte, pericoloso del pari in chi lo esercita e in chi lo soffre.

Ogni delitto, benchè privato, offende la società.

Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, nè la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch’egli abbia violati i patti coi quali le fu accordata.

Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile.

Uno dei più gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse.

La certezza di un castigo, benchè moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell’impunità.

È meglio prevenire i delitti che punirgli. Questo è il fine principale d’ogni buona legislazione, che è l’arte di condurre gli uomini al massimo di felicità o al minimo d’infelicità possibile.

Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire i delitti che ne possono nascere, ma egli è un crearne dei nuovi.

Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle.

Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione.

La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambedue questi sentimenti occupano più l’animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare.

Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.

Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi.

L'opinione [...] è forse il solo cemento della società.

La carcere è la semplice custodia d’un cittadino finché sia giudicato reo, e questa custodia essendo essenzialmente penosa, deve durare il minor tempo possibile e dev’essere meno dura che si possa. Il minor tempo dev’esser misurato e dalla necessaria durazione del processo e dall'anzianità di chi prima ha un diritto di esser giudicato.

La strettezza della carcere non può essere che la necessaria, o per impedire la fuga, o per non occultare le prove dei delitti. Il processo medesimo dev'essere finito nel più breve tempo possibile. Qual più crudele contrasto che l’indolenza di un giudice e le angosce d’un reo?

Un uomo accusato di un delitto, carcerato ed assoluto non dovrebbe portar seco nota alcuna d’infamia.

La cieca ignoranza è meno fatale che il mediocre e confuso sapere.

Uno dei più gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che, per essere un’utile virtù, dev'essere accompagnata da una dolce legislazione.
Ogni delitto, benché privato, offende la società. (Cesare Beccaria)
Pensieri staccati
1765 - Selezione Aforismario

La sapienza delle nazioni è quasi sempre un frutto dell' infelicità loro passata. 

La perfezione del momento non è la perfezione della durata; bisogna che vi siano delle uscite ai vantaggi che una nazione va facendo. 

L'oscurità delle cause fisiche moltiplica agli occhi del popolo le azioni delle cause morali. 

Nel dispotismo l'uomo è al disotto de' suoi sentimenti naturali, nelle repubbliche è al di sopra, nelle monarchie è al livello. 

Le nazioni allora più pensano a perfezionarsi nei loro stabilimenti e mandano uno splendore più luminoso quando son più corrotte. 

Ditemi cosa fa bisogno per essere meno infelici, se pure questo nome di felicità esiste.

Spesso il primo sentimento che si presenta in morale non è il migliore per la legislazione, chiave che spiega i motivi e i pretesti di molte cattive leggi.

Trovare nella distribuzione delle ricchezze il massimo punto di durata di disuguaglianza possibile, e così il minimo.

Gli uomini quando non sono sicuri vanno al di là del loro scopo.

Deve prevenire quei disordini che tendono alla disamalgamazione dell'interesse privato dal pubblico, deve aspettare quando nascono a rimediare quelli che turbano gli interessi privati senza fare i pubblici.

Le cause fisiche più possono a cangiar che le cause morali. Le morali si mettono facilmente in equilibrio.

Il coraggio dei selvaggi è piuttosto nel sentimento delle proprie forze, nei muscoli, ma non è coraggioso nell'opinione; onde uno coraggioso di opinione doma facilmente i selvaggi.

Gli uomini preveggono più lontano nelle cose d'opinione che nelle cose reali e di fisici bisogni.

Fra due leggi opposte, tra due stabilimenti di usanze che hanno inconvenienti e vantaggi, bisogna consultar quale origine abbiano in natura e limitarli coi limiti fissati dalla natura medesima. Esempio il pensiero della posterità che le leggi limiteranno a sufficienza a due o tre generazioni. 

Metempsicosi preferibile politicamente ad ogni altro dogma di vita avvenire.

L'uomo ama di scorrere in un circolo di varie abitudini piuttosto di gettarsi in una serie nuova d'idee. 

La morale è stata composta dei sentimenti primitivi forti ed utili che potevano sussistere nei stati di società meno affinata e stretta, dopo si è aggiustata come si può colle modificazioni allo stato peggiore.
La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore
impressione che non il timore di un altro più terribile,
unito colla speranza dell’impunità. (Cesare Beccaria)
Pensieri diversi
1765-1770 - Selezione Aforismario

Quanto più regole e quanto più soggette ad eccezioni ha una scienza, tanto è più lontana dalla sua perfezione: le regole primitive sono formate di tutti i dati e perciò contengono in se tutte le combinazioni e le differenze dei rapporti. 

Lo spirito d'ordine combina fortemente le idee ricevute. Lo spirito di scoperta cerca un nuovo lato comune fra una idea ricevuta, ed una nuova: dunque versa intorno ai lati delle idee per la parte che non sono legati nell'ordine; dunque lo spirito di scoperta s'oppone allo spirito d'ordine: Ma bisogna avere il coraggio di trovarsi spesso in errore.

Le idee più durevoli e più efficaci sopra di noi sono quelle delle quali vediamo i limiti. 

Non vi sono idee astratte se per idee astratte altra cosa s'intende che le sensazioni semplici. Non vi sono idee generali, ma parole che inchiudono sotto l'istesso nome una moltitudine d'idee simili. Sarà dunque idea generale quando si paragona successivamente l'istessa parola con una moltitudine d'idee simili; sarà un'idea astratta quando si paragona successivamente più idee simili con una terza dissimile. Il moto non è un'idea semplice, né astratta, ma un giudizio in paragone del medesimo corpo successivamente coi punti dello spazio, e cogli altri corpi. 

Se, al sentire che alcune parole o idee hanno delle associate nella nostra mente e queste non si risvegliano, nasce l'inquietudine che è un dolore, così pure quando non è la solita, né la più strettamente associata che si risveglia; così pure se le parole senza le sue corrispondenti idee si presentino, o queste senza di quelle.

Quell'uomo è di maggior genio che può avere un maggior numero di idee semplici presenti alla mente e distribuire sopra un maggior numero il suo interesse. 

L'inclinazione degli uomini ad un tale o ad un tal altro piacere è una grande sorgente della diversità dei caratteri: e questa inclinazione spesso proviene dalla prima sensazione piacevole che uno prova da bambino: egli sarà sempre avido di simili piaceri.

Il miglior metodo per la lettura dei libri è quello di seguire la legge del piacere; di non strascinarci dietro le idee dell'autore, altrimenti si sostituisce al nostro spirito quello di lui, e si estingue quella natural divergenza per cui da una infinità di combinazioni nascono le poche felici e vere.

Il confessarsi difettoso in generale è comune, in particolare è rarissimo: perché la prima riflessione è troppo vaga per mortificare il nostro amor proprio, ed è sufficiente ad accontentare quello degli altri, produce dunque senza sacrificio la lode di modestia ; nel secondo caso nasce il timore d'aver palesato un lato d'inferiorità. L'uomo ama il preciso e determinato nelle cose che dagli altri finiscono in lui stesso; il vago e l'indeterminato nelle cose che cominciando da lui finiscono negli altri : l'una e l'altra maniera aumenta il numero dei casi in suo favore.

Lodate troppo una persona e diventa pedante; negligentate troppo una persona, o l'avvilite, o la diventa intraprendente; rare volte ha la costanza di voler meritarsi semplicemente la vostra stima.

Libro di Cesare Beccaria consigliato
Dei delitti e delle pene 
Autore Cesare Beccaria 
Editore Einaudi, 2007 

Separare il delitto dal peccato, volere una giustizia umana, rigorosa e non arbitraria, considerare i cittadini come individui liberi e uguali di fronte alla legge: tutto ciò non poteva non suscitare aspre e accese polemiche in ogni angolo d'Italia e d'Europa. Beccaria, ispirandosi alle idee illuministiche francesi, gettava con coraggio le basi dell'attuale organizzazione della giustizia, in contrasto con la Chiesa e la classe dirigente aristocratica.

Note
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