Giordano Bruno Guerri - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Giordano Bruno Guerri (Monticiano 1950), scrittore, giornalista e storico italiano. Le seguenti citazioni di Giordano Bruno Guerri sono tratte da: Gli italiani sotto la Chiesa (1992), Antistoria degli italiani (1997), Il sangue del Sud (2010) e dalla raccolta di aforismi Pensieri scorretti (2007).
Giordano Bruno Guerri
Gli italiani sotto la Chiesa
Da san Pietro a Mussolini
© Mondadori 1992 - Selezione Aforismario

La Chiesa ha sempre considerato l'Italia come un proprio territorio irrinunciabile, spazio vitale dal quale svolgere la sua missione. Trattandosi di una missione universale e spirituale, non sempre gli interessi della Chiesa hanno coinciso e coincidono con quelli degli italiani e delle loro organizzazioni statali: una presenza eccessiva della Chiesa ha spesso danneggiato, danneggia e danneggerà gli italiani.

Abbarbicata immobile in Italia, mentre il mondo occidentale del XVI secolo è in frenetico movimento, la Chiesa blocca ogni libertà morale e intellettuale, la voglia di scoprire, lo slancio alla modernità degli italiani, e ferma in modo probabilmente definitivo il loro ruolo di guida della civiltà laica.

La Chiesa delle origini trovò un popolo già millenario, ludica e panteista: tentò di immergerlo completamente in una religione severa quanto piena di scorciatoie, e ci riuscì nell'alto Medioevo e dopo la Controriforma. Ma a lungo - nei secoli di mezzo - rischiò di essere travolta dagli italiani, che a loro volta resero la Chiesa quella mascherata che fu fino al Rinascimento e, sempre, frequentarono soprattutto le scorciatoie.

Contraddizioni e contrapposizioni, doppie morali e messaggi divergenti sono caratteristiche della Chiesa che si sono riversate nella società italiana di ogni tempo: predicazione di umiltà e povertà e ricerca di potere e ricchezza; violenze in nome di Dio; proclamazioni di infallibilità ed errori immensi e palesi; teorica difesa della dignità dell'uomo e soffocamento delle sue più elementari libertà intellettuali.

Gli italiani hanno imparato a convivere con una doppia morale, necessaria per conciliare l'esistenza eterna con quella quotidiana, i peccati con i desideri, l'apparenza con la realtà, la morale con il moralismo. 

Gli italiani hanno generalmente deciso di fingere obbedienza e poi fare come gli pare, sviluppando un'ipocrisia collettiva che non ha uguale neanche negli altri paesi cattolici.

Preservando l'Italia dalle eresie (ovvero da letture diverse, critiche, personali della Bibbia), la Chiesa ha dato agli italiani una religione senza slanci e senza tensioni, vincolata dalla gerarchia, dal catechismo e dai dogmi, formale, senza dialettica e senza rimeditazione, superstiziosa e paganizzante nel culto dei santi, scenica e emotiva, piena di compromessi e di abitudini, in cui anche i credenti non mettono troppo impegno nel rendere la propria vita coerente con la propria fede.

Molti italiani, pur modestamente credenti, ritengono il cattolicesimo un patrimonio nazionale irrinunciabile: La Chiesa, da parte sua ha assorbito virtù e vizi degli italiani, in un condizionamento reciproco che ha fatto della religione una caratteristica subculturale, più che un'adesione di fede.

Nessuna nostra invenzione, nessuno sforzo artistico, nessuna scoperta ha superato per diffusione, durata e importanza la presenza del cattolicesimo nel mondo. Anche per questo molti italiani, pur modestamente credenti, ritengono il cattolicesimo un patrimonio nazionale irrinunciabile.

La Chiesa, da parte sua, ha assorbito vizi e virtù degli italiani, in un condizionamento reciproco che ha fatto della religione una caratteristica subculturale, più che un'adesione di fede.

Per secoli la Chiesa ha scandalizzato gli italiani, e per altri secoli li ha costretti a un rigore irrazionale e eccessivo. Si è creato così un diffuso anticlericalismo, anche nei fedeli.

La paura della morte, che è all'origine della religiosità di tanti, viene incrementata dal cristianesimo con la minaccia delle tremende pene dell'inferno. 

La persecuzione all'editoria e la censura, che durerà fino a tutto il Settecento, ha lasciato segni profondi nell'inconscio nazionale: il libro come possibile portatore di male, oggetto con il quale non si ha confidenza, di casta e necessariamente fazioso.

La secolare - opportunistica e reciproca - compromissione tra intellettuali e Chiesa ha decapitato e screditato la cultura e danneggiato anche la religiosità, frenando lo sviluppo culturale dello stesso cattolicesimo.

L'alleanza millenaria della Chiesa con il potere civile ha fatto della religiosità un elemento di obbedienza e di ordine ben al di là dei dettami delle Scritture. Quando poi lo Stato e gli intellettuali si sono contrapposti al potere religioso - sulla spinta delle conquiste del pensiero laico (non italiano) e di esigenze politiche non più rinviabili (l'unità) - la Chiesa si è trincerata ancora di più dentro se stessa: con il dogma dell'infallibilità papale e la proibizione ai credenti di partecipare alla vita dello Stato ha rinnovato la scissione del cittadino fra coscienza cristiana e dovere civile.

Quella di fingersi pentiti fu una costrizione durata secoli, che spiega bene tanta furberia, ipocrisia e finta religiosità che ancora permane nella società italiana.

Per secoli abbiamo avuto tanta Chiesa e poco Stato, tanti maestri di morale e pochi maestri morali.

È scomodo avere poca stima del clero, praticando una religione in cui il rapporto con il divino è mediato dai sacerdoti, e in uno Stato in cui credenti e non credenti devono fare i conti con il clero più potente del mondo occidentale.

Non è un caso che, nell'epoca moderna, la Chiesa abbia avuto la più stretta e felice alleanza politica con il fascismo, con il quale condivide «il sostanziale disprezzo e pessimismo sull'uomo come essere sociale, sempre da guidare, da correggere, da costringere e da limitare, la sfiducia quindi per ogni forma di discussione e di ricerca, per ogni atteggiamento che non fosse di obbedienza e di sottomissione» (Miccoli).

Sì, gli italiani saranno "cattivi"; fino a quando, fingendo di essere cristiani, saranno cattolici senza via di scampo e senza Stato.
Per secoli abbiamo avuto tanta Chiesa e poco Stato, tanti maestri di morale
e pochi maestri morali. (Giordano Bruno Guerri)
Antistoria degli italiani
Da Romolo a Giovanni Paolo II
© Mondadori 1997 - Selezione Aforismario

Arlecchino è la sintesi dell'italiano che deve correre da un padrone all'altro, che si ritiene più furbo di tutti e riesce sempre a cavarsela, sempre fintamente pentito, lamentoso e arrogante, protagonista di melodrammi amorosi e dominato da un profondo scetticismo, superficiale e abituato a mentire.

Gli italiani sono, per eccellenza, ostili allo Stato e pronti a divisioni di ogni genere.

Italiani e Chiesa vanno avanti da duemila anni influenzandosi a vicenda, scambiandosi i ruoli e spesso anche le responsabilità: al punto che sarebbe impossibile fare la storia degli italiani senza fare la storia della Chiesa, e viceversa.

La Chiesa protesse e unì gli italiani contro i barbari infedeli ma, una volta asserviti questi al proprio credo, li lasciò per secoli disuniti in balia di padroni stranieri. La Chiesa educò entrambi ai valori cristiani e (almeno in parte) a quelli classici, ma li diseducò per sempre ai valori civili e laici, alla razionalità e alla critica su cui, prima con L utero e poi con l'Illuminismo, si sarebbe costruita nei principali paesi europei la nozione stessa di Stato moderno.

La Chiesa avrebbe potuto fare degli italiani un esempio di virtù, ma quello che seppe o volle farne fu un popolo di spiritualisti tiepidi, di praticanti dalla doppia morale o addirittura «sanza religione e cattivi», come sostenne Niccolò Machiavelli.

Gli italici, come persero quasi subito le caratteristiche a spada sguainata e petto in fuori dei romani, altrettanto velocemente acquisirono prerogative poco apprezzabili tipiche degli uomini di Chiesa, che dell'antico carattere latino avevano elaborato una versione originalissima: divennero prudenti, in apparenza pacifici, dissimulatori e soprattutto sottili, ambigui. Doppi, per l'appunto.

Certo non è stata solo la Chiesa a determinare il carattere dell'italiano, ma gli ha dato il suo volto apparente che, con la consuetudine, finisce per diventare quello vero, cioè la maschera, unico atteggiamento possibile a chi è sottoposto a un potere dalle pretese meravigliose quanto irrealizzabili, pronto a bruciarti vivo per salvarti dal dubbio, dall'esercizio della critica, dall'intelligenza.

La società italiana arretra ogni volta che la Chiesa arretra, ogni volta che dalla ragione e dalla logica si passa al «credo» e alla «fede». Gli italiani hanno espresso il meglio solo quando sono riusciti a pensare con la testa e non con il cuore, l'anima, lo stomaco, il confessionale.

Il sangue del Sud
Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio
© Mondadori 2010 - Selezione Aforismario

Le diatribe attuali fra Nord e Sud non sono storia, bensì una ferita aperta. Oltre a andare molto, molto lontano, le conseguenze di una Unità mal condotta e peggio proseguita sono ancora fra noi.

Se è innegabile che il Sud abbia infine tratto vantaggi dall'Unità, tutti i dati statistici - dall'occupazione alla salute - dimostrano che la subalternità è stata mantenuta.

La convinzione che il Sud fosse un malato da guarire ha comportato l'uso dell'assistenza filantropica, dell'elemosina benefattrice, del sostegno che si riserva ai diseredati, Gli stessi politici meridionali hanno sempre rinnovato l'immagine di una terra bisognosa di prebende e finanziamenti a pioggia: un’impostazione che ha garantito più il mantenimento di vantaggi a ristrette élites di privilegiati che non il miglioramento del tessuto sociale, politico, economico e culturale del Mezzogiorno.

Pensieri scorretti
© UTET 2007 - Selezione Aforismario

Aforismi: A molti scrittori di aforismi è mancata la pazienza di pensare più a lungo.

Barba: Chi porta la barba non perde tempo a radersi.

Battesimo: Rito magico compiuto da alcuni colpevoli su un innocente.

Blog: Il blog è la dimostrazione moderna che l'elemento più importante di un giornale è l'editore.

Calma: La calma è la virtù dei calmi.

Capelli: I capelli sono una perdita di tempo.

Chiese: Tutti sono felici all'uscita da una chiesa, perché dentro hanno avuto paura.

Comandare: Comandare è più volgare che obbedire.

Compromesso: Ogni compromesso è un'automutilazione.

Dio: Cosa mangia Dio che ha basato la vita sulla catena alimentare?

Ecc.: Espressione usata da chi non ha più nulla da dire.

Elezioni: Non si vota mai per qualcuno, ma contro qualcun altro.

Fessi/Furbi: Crede di essere astuto, invece è solo furbo.

Libertà: Libertà è una parola che va declinata per intero: liberale, liberista, libertario, libertino.

Gente: Non ho bisogno di vedere la gente, ho bisogno che la gente mi veda.

Intelletto/Intellettuali: Gli intellettuali si sforzano di stabilire certezze, mentre il loro mestiere è seminare dubbi.

Internet: Oceano dove molti navigano su una zattera.

Luoghi comuni: Gli uomini frequentano luoghi comuni.

Morte: A molti morire fa solo bene.

Padre: Il buon padre ha figli solo dopo i cinquant'anni, per lasciare l'eredità quando ne avranno più bisogno.

Suicidio: È molto diverso togliersi la vita e darsi la morte.

Superstizione: Ai gatti neri porta sfortuna essere attraversati da un'auto.

Libro di Giordano Bruno Guerri consigliato
Antistoria degli italiani
Da Romolo a Giovanni Paolo II
Editore: Mondadori, 1997

I popoli, come gli individui, non amano tramandare ricordi sgradevoli, e i potenti di ogni tempo usano la storia come consolazione per il presente e orientamento per il futuro. Quanto agli storici, raramente riescono a uscire dall'ovvietà di interpretazioni che risentono del clima culturale e politico in cui vivono. Dunque scrivere un'Antistoria degli italiani non significa denigrare un grandissimo popolo, ma liberare il suo passato dai luoghi comuni, dalle «dimenticanze» e dalle falsità accumulatesi generazione dopo generazione. È proprio vero che discendiamo dagli antichi romani? La guerra gotica del VI secolo non fu più importante, per il nostro destino, dei due conflitti mondiali? Il brigantaggio meridionale dopo l'Unità, liquidato in poche righe nei testi scolastici, non fu una delle più sanguinose e crudeli guerre civili di tutti i tempi? I partigiani, quasi sempre educati e cresciuti sotto il fascismo, non ne condividevano modi e mentalità? Può ancora essere considerato grande un popolo che dette il meglio di sé quasi cinque secoli fa? Siamo davvero così furbi? Antistoria degli italiani è un'appassionante storia d'Italia e degli italiani che hanno contribuito a formare il «mito» italico: da Caracalla a Mussolini, da san Francesco a Mazzini, da Romolo a Giovanni Paolo II, i due non italiani che aprono e chiudono la vicenda di un popolo che ha preso più vizi che virtù da tutti quelli con i quali è venuto in contatto, dando in cambio più virtù che vizi. E che - anche per questo - è da tutti amato e detestato. Come nei suoi precedenti libri, Giordano Bruno Guerri sfugge all'ovvietà delle interpretazioni storiografiche epocali o interessate, fornendoci invece una ricostruzione originale, acuta e irriverente di tremila anni di storia.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Massimo FiniBeppe Severgnini - Vittorio Sgarbi

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