Italo Svevo - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste 1861 - Motta di Livenza 1928), scrittore e drammaturgo italiano. La fama letteraria di Italo Svevo esplode qualche anno dopo la pubblicazione del suo capolavoro La coscienza di Zeno, grazie all'attenzione di James Joyce e di Eugenio Montale, che notano subito la grandezza dell'opera e dello scrittore. Così scriveva Montale: "Né si può tacere, e sia detto a proposito di tutti i libri di Svevo, di quella ch'è anzi una sua caratteristica essenziale del suo ardore di verità umana, del suo desiderio continuo di sondare, ben al di là delle parvenze fenomeniche dell'essere, in quella zona sotterranea e oscura della coscienza dove vacillano e si oscurano le evidenze più accertate. Tale il significato di Svevo, che precorre per ciò – quasi solo da noi – alcune delle tendenze più note dell'arte europea contemporanea".
La maggior parte delle seguenti citazioni di Italo Svevo sono tratte da: Una vita (1892), Senilità (1898), La coscienza di Zeno (1923), Argo e il suo padrone (1934).
Italo Svevo
Un individualista
1886

Ad una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.

L'assassinio di via Belpoggio
1890

Gran parte di quello che noi diciamo coraggio è l'esperienza e l'abitudine del pericolo.

Una vita
1892 - Selezione Aforismario

Certi giovani per amore all'accuratezza diventano pedanti prima del tempo, preferiscono la lima alla penna e finiscono col non far niente.

Per adoperare la lima occorre, oltre che molto ingegno, molto senno critico. Quando si fa si è artisti, ma quando si lima bisogna essere artisti e scienziati.

Fumava e il fumo non soffiato via, lo avrebbe volentieri riassorbito per goderne di più

Gesù non si deride, i suoi vicari sì.

Gli uomini, specialmente coloro i quali hanno il vero entusiasmo per lo studio, sono più idonei ad insegnare che non le donne le quali amano le cose piccole e si perdono in particolari inutili e perciò dannosi alla comprensione del tutto.

Senilità
1898 - Selezione Aforismario

Come nella vita così anche nell'arte, egli credeva di trovarsi ancora nel periodo di preparazione, riguardandosi nel suo più segreto interno come una potente macchina geniale in costruzione, non ancora in attività. Viveva sempre in un'aspettativa, non paziente, di qualche cosa che doveva venirgli di fuori, la fortuna, il successo, come se l'età delle belle energie per lui non fosse tramontata.

C'eravamo trovati tanto bene insieme! Io, la persona più intelligente della città e lui la quinta, perché dopo di me vi sono tre posti vuoti e subito al prossimo c'è lui.

Le donne oneste erano quelle che sapevano trovare l'acquirente al prezzo più alto, erano quelle che non consentivano all'amore che quando ci trovavano il loro tornaconto.

Quando una ragazza permette ad un giovine di dirle d'amarla, ella è già sua e non più libera.

Il possesso non dava la verità, ma esso stesso, non abbellito da sogni e neppure da parole, era la verità propria e pura e bestiale.

Parlava spesso della sua esperienza. Ciò ch'egli credeva di poter chiamare così era qualche cosa ch'egli aveva succhiato dai libri, una grande diffidenza e un grande disprezzo dei propri simili.
Del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima,
perché non serve. (Italo Svevo)
La coscienza di Zeno
1923 - Selezione Aforismario

Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità?

Credo che in qualunque punto dell'universo ci si stabilisca si finisce coll'inquinarsi. Bisogna moversi. La vita ha dei veleni, ma poi anche degli altri veleni che servono di contravveleni. Solo correndo si può sottrarsi ai primi e giovarsi degli altri.

La salute non analizza se stessa e neppure si guarda nello specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi.

Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.

Curioso come a questo mondo vi sia poca gente che si rassegni a perdite piccole; sono le grandi che inducono immediatamente alla grande rassegnazione.

È un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.

Del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima, perché non serve. 

È libertà completa quella di poter fare ciò che si vuole a patto di fare anche qualche cosa che piaccia meno. La vera schiavitù è la condanna all'astensione: Tantalo e non Ercole.

È proprio la religione vera quella che non occorre professare ad alta voce per averne il conforto di cui qualche volta – raramente – non si può fare a meno.

Il mentitore dovrebbe tener presente che, per essere creduto, non bisogna dire che le menzogne necessarie. 

L'uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.

La legge naturale non dà il diritto alla felicità, ma anzi prescrive la miseria e il dolore.

La nostra vita avrebbe tutt'altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto.

La vita attuale è inquinata alle radici.

Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.

Le avventure più gradevoli possono capitare quando meno ci si pensa.

L'amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza. 

– Chissà se l'amo? – È un dubbio che m'accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l'amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.

È una delle grandi difficoltà della vita d'indovinare ciò che una donna vuole. 

Non v'è niente di più difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole.

Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand'è l'ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L'ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ più lontano.

Il fumo non è altro che un modo un po’ strano e non troppo noioso di vivere.

A me pareva più facile di non mangiare per tre volte al giorno che di non fumare le innumerevoli sigarette per cui sarebbe stato necessario di prendere la stessa affaticante risoluzione ad ogni istante.

Le mie giornate finirono coll'essere piene di sigarette e di propositi di non fumare più.

Ricordai persino un consiglio strano che m’era stato dato per liberarmi dall'abitudine del fumo e che poteva valere in quell'occasione: talvolta, per contentarsi, bastava accendere il cerino e gettare poi via e sigaretta e cerino.

Si può fumare, ma non bisogna esagerare.

Non c'è che un solo grande rimorso, quello di non aver saputo fare il proprio interesse.

Penso che il rimorso non nasca dal rimpianto di una mala azione già commessa, ma dalla visione della propria colpevole disposizione. La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l'altra parte e la trova deforme. Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso.

La malattia, è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione.

La mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito.

Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz'obbiezioni, il destino.

La vita non è né brutta né bella, ma è originale! 

La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale.

Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo.

Una volta in Inghilterra la condanna ai lavori forzati veniva applicata appendendo il condannato al disopra di una ruota azionata a forza d'acqua, obbligando così la vittima a muovere in un certo ritmo le gambe che altrimenti gli sarebbero state sfracellate. Quando si lavora si ha sempre il senso di una costrizione di quel genere. 

Nella psico-analisi non si ripetono mai né le stesse immagini né le stesse parole. Bisognerebbe chiamarla altrimenti. Chiamiamola l'avventura psichica. Proprio così: quando s'inizia una simili analisi è come se ci si recasse in un bosco non sapendo se c'imbatteremo in un brigante o in un amico. E non lo si sa neppure quando l'avventura è passata. In questo la psico-analisi ricorda lo spiritismo.

Perché lagnarsi? Eppure tutti si lagnano. Quelli che non hanno avuto niente della preda muoiono gridando all'ingiustizia e quelli che ne hanno avuto parte trovano che avrebbe avuto diritto ad una parte maggiore. Perché non muoiono e non vivono tacendo?

Uccidere e sia pure a tradimento, è cosa più virile che danneggiare un amico riferendo una sua confidenza.

Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l'avarizia.

Un'immoralità predicata è più punibile di un'azione immorale. Si arriva all'assassinio per amore o per odio; alla propaganda dell'assassinio solo per malvagità. 

Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.

Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Le mie giornate finirono coll'essere piene di sigarette e di propositi di
non fumare più. (Italo Svevo - foto: Giuseppe Pambieri interpreta Zeno)
La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
1929

In fondo il rimorso non è altro che il risultato di un dato modo di guardarsi in uno specchio.

Argo e il suo padrone
1934 - Selezione Aforismario

L'uomo è un animale molto più semplice del cane perché sente di più e più facilmente. Quando incontra un altro uomo gli tocca la mano e sembrerebbe quasi di non curarsi di quanto sta dietro di questa mano.

La grande differenza che c'è fra l'uomo e il cane è che il primo non sa il piacere delle busse che cessano.

Fra il cane e l'uomo c'è un'altra grande differenza. L'uomo cambia d'umore ad ogni istante come una lepre furba di direzione. Invece ce ne vuol altro per far cambiare d'umore al cane.

Talvolta Argo è lieto e vuol bene a tutti. Taglia l'aria con la coda perché in lui manca ogni sospetto e sa che non c'è nessuno che voglia pigliarlo per quella parte inerme. Poi è assalito da un dubbio: Forse qualcuno non gli vuol bene. Ma il dubbio è domato dalla sua coda che grida al vento: Tutto va bene e sono tutti amici. È difficile frenarla se non si presenta l'evidente necessità di celarla fra le gambe. Ma l'uomo è un animale disgraziato perché non ha la coda.

Le donne son fatte così. Ogni giorno che sorge porta loro una nuova interpretazione del passato. Dev'essere una vita poco monotona la loro.

Corto viaggio sentimentale
1928 (incompiuto e postumo, 1949)

Del viaggio poco si ricorda. Passano fisionomie e s'accumulano confuse in un cantuccio della memoria, diventando collettività, nazioni, sessi, mai individui.

Il vecchione o Le confessioni del vegliardo
1929 (incompiuto e postumo)

La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai, il futuro, rende la vita più semplice, ma anche tanto priva di senso.

Umbertino
(incompiuto e postumo)

Le donne sono sempre povere di parole precise.

Il mio ozio
1957 (postumo)

Il fumatore sa digiunare meglio degli altri. Una buona fumata addormenta qualsiasi appetito.

Saggi e pagine sparse
1954 (postumo) - Selezione Aforismario

L'immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall'annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene.

Fuori della penna non c'è salvezza.

La descrizione della vita, una grande parte della quale, quella di cui tutti sanno e non parlano, è eliminata, si fa tanto più intensa della vita stessa.

L'autobiografia, come è indicato dalla parola stessa e come l'intendono Alfieri, Rousseau e Goethe, dovrebbe essere lo studio del proprio individuo e in seconda linea, onde spiegare questo individuo, lo studio della propria epoca.

Come non riconoscere che la morte cancella ogni dolore per le nostre sventure, per le nostre debolezze e per i nostri errori?

Libro di Italo Svevo consigliato
La coscienza di Zeno 
Editore Einaudi, 2005 

La storia di Zeno Cosini, inetto a vivere: una specie di marionetta tirata da fili che quanto più egli indaga, gli sfuggono. Una coscienza inutile a mutare un destino che sembra ineluttabile. È il capolavoro di Svevo, la prima storia italiana dove entra prepotentemente in scena la psicanalisi come coprotagonista; forse il più grande romanzo del Novecento italiano e uno dei maggiori della letteratura europea di questo secolo. 

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Alberto Moravia - Luigi Pirandello - Cesare Pavese

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