Antonin Artaud - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Antonin Artaud (Marsiglia 1896 - Ivry 1948), poeta,  drammaturgo e scrittore francese. Ha scritto Guido Ceronetti: "Come può riemergere, in un pensiero contemporaneo, nella sua integrità, il tragico greco? Eppure eccolo, in un pensiero di Artaud: Je représente la fatalité qui m’élit". [1]
La maggior parte delle seguenti citazioni di Antonin Artaud sono tratte da alcune delle sue opere più note: Eliogabalo o l'anarchico incoronato (Héliogabale ou l'anarchiste couronné, 1934), Il teatro e il suo doppio (Le Théâtre et son double, 1938), Van Gogh il suicidato della società (Van Gogh le suïcidé de la société, 1947), Per farla finita col giudizio di dio (Pour en finir avec le jugement de dieu, 1948).
Antonin Artaud
Il pesa-nervi
Le Pèse-nerfs, 1925  

Tutta la scrittura è cochonnerie. 

La conchiglia e l'ecclesiastico
La coquille et le clergyman, 1928

La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con che cosa gioca anzitutto il cinema.

Eliogabalo o l'anarchico incoronato
Héliogabale ou l'anarchiste couronné, 1934

Ciò che differenzia i pagani da noi, è che all'origine di tutte le loro credenze vi è un terribile sforzo per non pensare in quanto uomini, per mantenere il contatto con l'intera creazione, cioè con la divinità.

Per noi, i civilizzati siamo noi stessi, e tutto il resto, ciò che dà la misura della nostra universale ignoranza, s'identifica con la barbarie. 

Avere il senso dell'unità profonda delle cose, è avere il senso dell'anarchia

Il più piccolo slancio d'amore vero ci avvicina molto di più a Dio che tutta la scienza che possiamo avere della creazione e dei suoi gradi.

L'Amore che è una forza non va senza la Volontà. Non si ama senza la volontà, la quale passa attraverso la coscienza; – è la coscienza della separazione consentita che ci conduce al distacco dalle cose, che ci riconduce all'unità di Dio.

Le religioni antiche hanno voluto gettare all'origine uno sguardo sul Grande Tutto. Esse non hanno separato il cielo dall'uomo, l'uomo dalla creazione intera, sin dalla genesi degli elementi. E si può dire anche che, all'origine, esse hanno visto chiaro sulla creazione. Il cattolicesimo ha chiuso la porta, come prima aveva fatto il buddismo. Essi hanno volontariamente e scientemente chiuso la porta, dicendoci che non avevamo bisogno di sapere.

Siamo immersi nella creazione sino al collo, lo siamo con tutti i nostri organi: i solidi e i sottili. Ed è duro risalire a Dio per la via graduale degli organi, quando questi organi ci fissano nel mondo in cui siamo e tendono a farci credere alla sua esclusiva realtà. L'assoluto è un'astrazione e l'astrazione richiede una forza che è contraria al nostro stato d'uomini degenerati.

In ogni poesia vi è una contraddizione essenziale. La poesia è molteplicità triturata e che restituisce fiamme. E la poesia, che riporta l'ordine, risuscita dapprima il disordine, il disordine dagli aspetti infiammati; essa fa scontrare tra loro degli aspetti che riconduce a un unico punto: fuoco, gesto, sangue, grido.

Tutti quelli che sono riusciti nella vita e che hanno fatto parlare di loro, è perché avevano, anche essi, qualcosa. 

I Cenci
Les Cenci, 1935

Pentirsi! Ma perché? Il pentimento è nelle mani di Dio. Sta a lui avvertire rimorso per le mie azioni. Perché mi ha reso il padre di un essere che desidero così ardentemente? Prima che qualcuno condanni il mio crimine, lasciate che accusi il fato. Siamo liberi? Chi può crederlo quando i cieli sono pronti a caderci addosso? Ho aperto le porte del diluvio per non esserne coinvolto. C'è un demone dentro me destinato a vendicare i peccati del mondo. Non c'è fato ora che possa impedirmi di realizzare i miei sogni.

Il teatro e il suo doppio
Le Théâtre et son double, 1938 - Selezione Aforismario

Il pubblico, anche se ritiene vero ciò che è falso, ha il senso del vero e risponde sempre quando glielo si presenta. Oggi però non è più sulla scena che dobbiamo cercare il vero, ma per strada.

Se la folla si è abituata ad andare a teatro; se tutti siamo arrivati a considerare il teatro un’arte inferiore, un mezzo volgare di distrazione, e a servircene come sfogo per i nostri istinti peggiori, ciò accade perché ci hanno troppo spesso ripetuto che era teatro, cioè menzogna e illusione.  

Chiediamo al nostro pubblico un'adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena di giocare la partita.

Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi a una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto.

Ecco l'angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita.

L'illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell'azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale.

È essenziale porre fine alla soggiogazione del teatro al testo, e ristabilire la nozione di un tipo unico di linguaggio, a metà strada tra gesto e pensiero.  
Là dove si sente la merda si sente l'essere. (Antonin Artaud)
Van Gogh il suicidato della società
Van Gogh le suïcidé de la société, 1947
a cura di Paule Thevenin - Selezione Aforismario

È una tendenza delle nature elevate, sempre un grado al disopra del reale, quella di spiegare tutto con la cattiva coscienza, di credere che mai nulla sia dovuto al caso e che tutto ciò che succede di male succeda per effetto di una cattiva volontà cosciente, intelligente e concertata. Cosa che gli psichiatri non credono mai. Cosa che i geni credono sempre.

C'è in ogni demente un genio incompreso: l'idea che gli brillava nella testa sgomentò; e solo nel delirio ha potuto trovare una via d'uscita agli strangolamenti che la vita gli aveva predisposto.
[Il y a dans tout dément un génie incompris dont l’idée qui luisait dans sa tête fit peur, et qui n’a pu trouver que dans le délire une issue aux étranglements que lui avait préparés la vie].

Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non, di fatto, per uscire dall'inferno.

Ci sono giorni in cui il cuore sente in modo così terribile di non avere vie d'uscita, che ne riceve come una bastonata in testa, quest'idea di non poter più venirne fuori.

Le cose vanno male perché la coscienza malata ha un interesse capitale in quest'epoca a non venir fuori dalla propria malattia.

Un alienato è anche un uomo che la società non ha voluto ascoltare e al quale ha voluto impedire di proferire insopportabili verità.

Una società tarata ha inventato la psichiatria per difendersi dalle investigazioni di certe lucide menti superiori, le cui facoltà divinatorie la infastidivano.

Non un solo psichiatra che non sia notoriamente un erotomane.

La psichiatria non è più che un consesso di gorilla loro stessi ossessionati e perseguitati, e che hanno, come palliativo agli stati più spaventosi dell'angoscia e del soffocamento umani, soltanto una terminologia ridicola, degno prodotto dei loro cervelli tarati.

Artaud le Mômo
Artaud le Mômo, 1947

I medici dei manicomi sono dei sadici coscienti e premeditati, e a quello che mi dirà: "Antonin Artaud, tu sei pazzo", io gli risponderò: "Tu sei il cinico, e non è da un giorno che ti conosco".

La medicina moderna, complice della più sinistra e abietta magia, passa i suoi morti per l'elettrochoc o per l'insulinoterapia per bene vuotare ogni giorno gli uomini dal loro io.

Se non ci fossero stati dei medici non ci sarebbero stati dei malati, perché è dai medici e non dai malati che la società è cominciata. Quelli che vivono, vivono dei morti. E bisogna anche che la morte viva, e non c'è niente come un manicomio per covare dolcemente la morte.

Per farla finita col giudizio di dio
Pour en finir avec le jugement de Dieu, 1948

Là dove si sente la merda si sente l'essere.
[Là où ça sent la merde ça sent l'être].

L'uomo avrebbe potuto benissimo non andare di corpo, non aprire la tasca anale, ma ha scelto di andare di corpo come avrebbe scelto di vivere | invece di acconsentire a vivere morto.

Dio è un essere? Se lo è, è merda. Se non lo è, non è.

Se nessuno crede più in Dio, tutti credono sempre più nell'uomo.

Lo spazio il tempo, la dimensione, il divenire, il futuro, l'avvenire, l'essere, il non essere, l'io, il non-io non sono niente per me.

Lettere da Rodez
Lettres de Rodez, 1946

Tutta l'umanità vuole vivere, ma non vuole pagarne il prezzo e il prezzo è quello della morte.

Lettere
Selezione Aforismario

Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo passo, io scrivo soltanto ciò che ho sofferto punto per punto in tutto il mio corpo, quello che ho scritto l'ho sempre trovato attraverso tormenti dell'anima e del corpo.

Queste opere azzardate che spesso sembrano il prodotto di uno spirito non ancora in possesso di sé e che forse non si possiederà mai, chi sa quale cervello nascondono, quale potenza di vita, quale febbre pensante che le sole circostanze hanno ridotto.

Il pensiero mi abbandona a tutti i livelli. Dalla pura essenza del pensiero fino al fatto esteriore della sua materializzazione attraverso le parole. Parole, forme di frasi, direzioni interiori del pensiero, reazioni semplici dello spirito, sono alla costante ricerca del mio essere intellettuale

Se otto anni fa sono stato internato e da otto anni mantenuto internato, questo dipende da una palese azione della cattiva volontà generale che a nessun costo vuole che Antonin Artaud, scrittore e poeta, possa realizzare nella vita le idee che manifesta nei libri, perché si sa che Antonin Artaud ha in sé mezzi d'azione di cui non si vuole che si serva, quando invece lui vuole, insieme a qualche anima che gli vuole bene, uscir fuori da questo mondo servile, di un'idiozia asfissiante e per gli altri e per sé, e che si compiace di questa asfissia.

L'elettroshock [...] mi riduce alla disperazione, porta via la mia memoria, annichilisce la mia mente e il mio cuore, mi trasforma in qualcuno che è assente e che conosce di essere assente, e si vede per settimane ad inseguire il suo essere, come un uomo morto a fianco di uno vivo che non è più se stesso, ma che insiste che l'uomo morto sia presente anche se non può più rientrare in esso. Dopo l'ultima serie rimasi attraverso i mesi di agosto e settembre assolutamente incapace di lavorare e pensare, percependo di essere vivo.

Fonte sconosciuta
Selezione Aforismario

Si può essere istruiti senza essere veramente colti. L'istruzione è un vestito. La parola istruzione significa che una persona si è rivestita di conoscenze. È una vernice, la cui prensenza non implica necessariamente il fatto di aver assimilato quelle conoscenze. La parola cultura, di contro, significa che la terra, l'humus profondo dell'uomo, è stata dissodata.

La musica è il solo passaggio che unisca l'astratto al concreto.

Ci sono degli idoli di abbrutimento che servono al gergo di propaganda. La propaganda è la prostituzione dell'azione e per me e per la gioventù, gli intellettuali che fanno letteratura di propaganda sono cadaveri perduti per la forza della loro propria azione

Se a teatro il testo non è tutto, se anche la luce è ugualmente un linguaggio, questo vuol dire che il teatro custodisce la nozione di un altro linguaggio, che utilizza il testo, la luce, il gesto, il movimento, il rumore. È il Verbo, la prola segreta che nessuna lingua può tradurre. È, in un certo qual modo, la lingua perduta dopo la caduta di Babele.

Note
  1. Je représente la fatalité qui m’élit: Io rappresento la fatalità che mi elegge. 
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Louis-Ferdinand CélineJean Genet - André Gide 

Nessun commento: