Escatologia - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sull'escatologia (dal greco antico ἔσχατος, éskhatos "ultimo") è, nelle dottrine filosofiche e religiose, la riflessione che si interroga sul destino ultimo dell'essere umano e del mondo intero. Come nota Umberto Galimberti: "Éschaton, che nella direzione dello spazio significa lontano e nella direzione del tempo significa ultimo, è la forma superlativa di ek, ex che significano fuori. L'éschaton è dunque ciò che è fuori portata. Non è nelle mani dell’uomo che può abitare solo il tempo progettuale, non è nelle espressioni della natura che non conosce una fine perché la sua ciclicità percorre il ritorno. Questo tempo, in versione religiosa, è il tempo di Dio, in versione atea è il tempo dell'utopia e della rivoluzione. In comune queste versioni sono percorse dalla
convinzione che la storia dell’uomo abbia un senso o già scritto all'origine del tempo o da realizzare col tempo. Ciò che inaugurano è una temporalità che si ribella all'insignificanza della ciclicità della natura e alla brevità della progettualità dell'individuo". [Gli equivoci dell'anima, 1987].
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sul destino, l'aldilà, l'apocalisse e la fine del mondo. [I link sono in fondo alla pagina].
Abbiamo mille escatologie e mille metafisiche, ma nessuna certezza assoluta:
cerca per quel che puoi di goderti la vita. (Davide Morelli)
Escatologia
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Il vecchio, a differenza del depresso, vive in una situazione di ambiguità e conflittualità costante. Vive sul passato ma è ancora agganciato al presente; il futuro è limitato e senza grandi speranze, ma di fatto pensa ancora a come vivere quanto gli rimane. L’idea della morte è spesso scotomizzata, o allontanata in un rimando temporale indefinito; la speranza che razionalizza dovrebbe non esserci, rimane come qualcosa sempre pronta a farsi affermare sia pure a breve termine, o in una dimensione escatologica.
Enzo Agresti, in Mario Barucci, Trattato di psicogeriatria, 1990

Non c'è surrealismo che tenga rispetto all'escatologia allucinata dell'Apocalisse.
Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, 2006

Un tempo la fine dell’umanità assumeva un senso escatologico, era legata all'idea di salvezza; oggi la si considera un dato di fatto, senza nessuna connotazione religiosa, è entrata nelle previsioni.
Emil Cioran, Un apolide metafisico, 1995

Per gli gnostici tutto ciò che è associato al tempo deriva dal male. Il discredito si estende alla storia nel suo insieme, in quanto appartenente alla sfera delle false realtà. La storia non ha né senso né utilità. Il passaggio attraverso la storia è infruttuoso. Una simile visione si differenzia considerevolmente dall’escatologia cristiana ufficiale ed edulcorata che vede nella storia e nei mali che la storia genera delle prove redentrici.
Emil Cioran, Un apolide metafisico, 1995

Il cristianesimo, nel nostro tempo, non evolve, ma «si involve». Con il rifiuto della cristologia trinitaria, l'enfatizzazione del carattere comunitario della Chiesa, la predicazione di un'escatologia immanentista, il cristianesimo odierno retrocede verso un monoteismo unitario, un tribalismo mistico, un messianismo politico. Mescolanza di giudaismo preprofetico e di giudaismo postesilio, il cristianesimo progressista tralascia soltanto il giudaismo profetico, da cui è germogliato il seme dell'albero evangelico.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

La predicazione escatologica non estende all'universo tutto il carattere precario dei suoi elementi. Non si tratta di metabasi indebita. Il suo convincimento si fonda sulla percezione esistenziale della finitezza inerente a ogni cosa, tanto degli addendi quanto della somma. Immagini, metafore, miti esprimono l'esperienza di questa limitatezza radicale di tutto l'esistente.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

Bisognerebbe prendere la cristianità primitiva più sul serio di quanto non si faccia generalmente, e non si può allora non restare colpiti dal quasi incredibile radicalismo di questo sparuto gruppetto che pronunciava il verdetto sul mondo di allora, basandosi su nient'altro che la propria convinzione morale. Invece la maggioranza degli ebrei, non formata da individui appartenenti esclusivamente alla parte più povera e calpestata della popolazione, aveva scelto tutt'altra strada. Costoro si rifiutavano di credere che una nuova era avesse avuto inizio e continuavano ad aspettare il Messia, che sarebbe venuto quando l'umanità, e non soltanto gli ebrei, fosse giunta al punto in cui il regno della giustizia, della pace e dell'amore potesse costituirsi in un'eccezione più storica che escatologica.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Rispetto al tempo ciclico, dove il fine era espresso dalla fine, nel tempo escatologico è la fine a far apparire in tutta luce il fine di tutto ciò che è apparso nel tempo. In vista del fine che apparirà alla fine la prospettiva escatologica conferisce al tempo quella dimensione qualitativa che trasforma il puro divenire in storia.
Umberto Galimberti, Gli equivoci dell'anima, 1987

Guardare il tempo come storia è possibile solo se già si è ospitati dalla prospettiva escatologica, dove il primato del fine sulla fine irradia sul tempo la figura del senso. Alla fine si adempie ciò che all'inizio era stato voluto.
Umberto Galimberti, Gli equivoci dell'anima, 1987

La religione ha come suo presupposto quella dimensione del tempo dove alla fine (éschaton) si realizza ciò che all'inizio era stato annunciato. Solo in questa dimensione “escatologica”, che iscrive il tempo in un disegno, tutto ciò che accade nel tempo acquista il suo senso.
Umberto Galimberti, Psiche e techne, 1999

Abbiamo mille escatologie e mille metafisiche, ma nessuna certezza assoluta: cerca per quel che puoi di goderti la vita.
Davide Morelli (Aforismi inediti su Aforismario)

Uno degli scherzi dell'antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell'uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi.
Guido Morselli, Dissipatio H.G., 1977 (postumo)

"Gesù" significa 'Dio salva, ha salvato, salverà'. Non si può esprimere con maggiore nettezza la carica simbolica, il nome stesso sta a indicare un destino. Questo patronimico richiama la conoscenza dell'avvenire e suppone che questa avventura sia già scritta in un angolo del cielo. La storia si limita perciò a renderne possibile la rivelazione giorno per giorno. Essa diventa una escatologia.
Michel Onfray, Trattato di Ateologia, 2005

Le paure escatologiche mi hanno tolto il sonno fin da ragazzo, e la colpa è anche della «Domenica del Corriere». Leggevo che una meteorite, appena scoperta dagli scienziati, si stava avvicinando alla Terra non so a quale velocità e che fra cinquemila anni sarebbe venuta in collisione con il nostro pianeta. E io a preoccuparmi, povero figlio, per questa catastrofe futura. Un'altra domenica, la «Domenica del Corriere» annunciava che, sempre gli stessi scienziati della domenica prima, avevano scoperto che il calore del Sole diminuisce non so di quanto ogni tremila anni. E io pensavo: come faranno gli abitanti della Terra a riscaldarsi, fra un milione di anni? E mi meravigliavo che gli altri non se ne dessero pensiero. Allora andavo a chiederlo in giro, e di solito tutti rispondevano che non gliene fregava niente. «Ma non siete anche voi abitanti della Terra?» dicevo. Molti rispondevano di no e continuavano a giocare a carte.
Riccardo Pazzaglia, Il brodo primordiale, 1985

La religione di Gesù è escatologica anzitutto perché è il compimento e insieme la negazione di ogni forma di religione, di ogni tentativo cioè di legare l’umano al divino come due dimensioni distinte e separate.
Sergio Quinzio, Cristianesimo dell'inizio e della fine, 1967

Le intime insufficienze del comunismo sembrano discendere dall’inadeguata interpretazione che il movimento – per influsso della cultura ingenuamente scientistica del secolo in cui nacque – ha dato della religione, riflettendosi in una concezione profana della speranza escatologica privata delle sue aperture più alte. 
Sergio Quinzio, Cristianesimo dell'inizio e della fine, 1967

Del Natale è andato in gran parte perduto proprio ciò che era fondamentale, e cioè il senso dell'umile nascita del Messia come inizio della perfetta manifestazione escatologica di Dio.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Il moderno è un’enorme malattia cresciuta nello spazio del mancato evento escatologico, una malattia disperata perché consiste nella perdita della «naturale» rassegnazione alla sofferenza e alla morte.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Il principio monoteistico anima la radicale protesta contro la condizione mondana, e proprio per questo tenta di sostituire ai parziali rimedi che conoscevano le società politeistiche il rimedio definitivo, che dovrebbe instaurare per sempre una inedita vita perfetta, o almeno una millenaristica preparazione e anticipazione della perfetta realtà escatologica.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Quasi tutti i passi del nuovo Testamento che si riferiscono al tempo intercorrente fra la morte e resurrezione di Gesù e la perfetta manifestazione escatologica di Dio connotano questo tempo come il perdurare e l'aggravarsi del potere delle tenebre, come un tempo che precipita verso la consumazione. Proprio il crescere dell'iniquità è il segno dell'avvicinarsi del giudizio finale di Dio.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Per santi, santoni e aspiranti tali non dev’essere facile armonizzare l’aspetto escatologico della loro dottrina con quello scatologico della natura umana, trovare un accordo, cioè, tra l’etereo bisogno di spiritualità e certi bisogni molto piú terreni. Insomma, detto chiaramente e in parole povere: come possono, questi devoti, conciliare lo spirito con la merda? Un sacerdote, un monaco, un asceta, un mistico, tutti loro sono chiamati ad affrontare quotidianamente questo dilemma nel momento in cui si vedono obbligati al rito – umiliante oltre che imbarazzante – della defecazione; peraltro, con tutte le incombenze scatologiche che esso comporta e di cui non è certo il caso di fare un elenco dettagliato (pulizia anale, puzzo degli escrementi, ecc.). Il problema non è di poco conto, e il fatto che su quest’argomento ci sia da parte dei religiosi – tranne qualche caso che sconfina nel patologico – un riserbo maggiore rispetto a qualunque altro (sesso, potere, denaro, ecc.) è un segno di quanto sia delicata la questione. L’attività escrementizia, infatti, è ciò che piú di ogni altra cosa equipara, senza mezzi termini, l’umano a tutti gli altri animali, ciò che inchioda, senza via di scampo, tutti i “semi-angeli” alla terra fino alla morte.
Giovanni Soriano, Malomondo, 2013

Note
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