Ippocrate - Frasi e Aforismi di medicina

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Ippocrate di Cos (Cos 460 - Larissa 377 a.e.c.), medico e aforista greco. In appendice è riportato anche il Giuramento di Ippocrate, risalente al IV sec. a.e.c., e prestato ancora oggi dai medici-chirurghi e dagli odontoiatri prima di iniziare la professione.
Le seguenti massime di Ippocrate sono tratte da Aphorismós, che costituisce la più antica raccolta di aforismi. Bisogna dire che molti dei pensieri e dei precetti medici. raccolti nel Corpus Hippocraticum (ca. V-IV sec. a.e.c.), che per molti secoli fu considerato la "Bibbia del medico", non sono attribuibili ad Ippocrate, ma ad altri autori. Come osserva Mario Vegetti: "Il problema di Ippocrate si presenta anzitutto come il problema del Corpus Hippocraticum. Al contrario che nel caso di Socrate, sul quale possediamo larghissime testimonianze relative alla vita e alla personalità, e nessuna opera, nulla o quasi ci resta di Ippocrate come persona, e disponiamo invece di un'immensa collezione di opere, che andarono sotto il suo nome e che costituiscono uno dei maggiori enigmi critici di tutta la filologia greca. Il Corpus Hippocraticum raccoglie circa settanta opere (il numero varia poiché alcuni manoscritti danno come uniche opere che in realtà sono ben distinte, e viceversa) la cui sola unità consiste nel trattare argomenti di medicina spazianti dall'anatomia alla chirurgia, dall'eziologia alla deontologia, dalla ginecologia alle questioni metodologiche. Poiché a prima vista si manifestano nel Corpus differenze profonde di tempo, 'di ambiente, di dottrina e di stile, che certissimamente escludono l'unicità dell'autore (del resto smentita pure da precise testimonianze antiche), già agli antichi si posero due problemi fondamentali: qual è il rapporto reale fra Ippocrate e il Corpus, e come il Corpus stesso si è costituito nell'assetto unitario con cui ora ci si presenta e che sicuramente non era il suo alle origini" .(Opere di Ippocrate, UTET, 1965).
Ippocrate di Cos
Aforismi
Aphorismós, V-IV sec. a.e.c. - Selezione Aforismario

Che il tuo cibo sia la tua unica medicina.

Chi segue in tutto un piano razionale, non cambi il piano neppure se sopravvengono fatti non conformi ad esso, qualora resti del suo avviso iniziale.

Ciò che è da gran tempo consueto, anche se è peggiore dell'inconsueto, di solito disturba di meno; tuttavia talvolta occorre cambiare passando all'inconsueto.

Coloro che sono abituati a sopportare dei lavori che sono loro familiari, li sopportano più facilmente, anche se deboli e vecchi, di coloro che non vi sono abituati benché forti e giovani.

Dei miglioramenti non regolari non bisogna fidarsi né preoccuparsi troppo dei peggioramenti irregolari: per la maggior parte sono infatti transitori, e certamente di solito non si consolidano né perdurano.

Di due dolori che insorgono contemporaneamente, ma non nello stesso luogo, il più violento soffoca l'altro.

Durante la crisi e subito dopo la crisi non si sconvolga il malato né si tentino nuovi esperimenti, con purganti o con altri stimoli, ma lo sì lasci tranquillo.

È preferibile un cibo anche un po’ nocivo ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole.

Esistono soltanto due cose: scienza e opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza.

Far evacuare copiosamente e improvvisamente, riempire, riscaldare, o raffreddare, o comunque sconvolgere il corpo, è pericoloso, e ogni eccesso è contrario alla natura; il 'poco per volta' invece è sicuro, specie nel mutare da una condizione a un'altra.

Gli anziani sopportano il digiuno meglio di tutti gli uomini di mezza età e i giovani lo sopportano male e peggio di tutti i bambini, specialmente quelli vivacissimi. 

Gli esseri in accrescimento hanno il maggior calore innato, dunque richiedono il cibo maggiore: altrimenti, il corpo si consuma; nei vecchi invece è scarso il calore, perciò richiedono pochissimo combustibile (se fosse troppo lo estinguerebbe). Perciò stesso le febbri dei vecchi non sono così acute: è freddo infatti il corpo.

I vecchi sopportano assai bene il digiuno, in secondo luogo gli uomini maturi, pochissimo invece i giovani e meno di tutti i fanciulli, specie quelli fra essi che abbiano maggior vitalità.

In qualunque malattia è buon segno se il malato serba lucidità e appetito, cattivo segno se gli accade il contrario. I vecchi generalmente si ammalano meno dei giovani, ma se le loro malattie diventano croniche, durano quasi sempre fino alla morte. 

La medicina ha due scopi: guarire dal male e non far nulla che possa nuocere. Tre cose combinansi nell'arte: la malattia, il malato, il medico che è ministro dell'arte. Il malato deve collaborare col medico.

La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne.

Le malattie che derivano dall'eccessiva pienezza le cura la vuotezza, e quante derivano dalla vuotezza la pienezza; e in generale la cura è nei contrari.

Le malattie che le medicine non curano, le cura il ferro; quelle che il ferro non cura, le cura il fuoco; quelle che il fuoco non cura, queste bisogna ritenerle incurabili.

Nelle malattie acute non hanno certezza alcuna le previsioni, né di morte né di guarigione.

Nelle malattie v'è meno pericolo per coloro la cui malattia sia più corrispondente alla costituzione, alle abitudini, all'età, alla stagione, che per coloro la cui malattia non corrisponda a niente di tutto questo.

Non disturbate il malato durante o subito dopo una crisi e non fate su di lui alcun esperimento a base di purghe o altre sostanze irritanti, ma lasciatelo in pace. 

Ogni malattia può capitare in qualunque stagione, ma alcune sono più facili a verificarsi e ad aggravarsi in determinate stagioni. 

Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci.

Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro.

Quando la malattia è giunta al culmine, allora è necessario valersi di una dieta leggerissima. Occorre indagare anche sul malato, se con questo regime reggerà al culmine del male: se cederà per primo lui stesso, e non sopporterà il regime, oppure se il male cederà per primo e si mitigherà.

Quanti, afflitti da qualche male al corpo, non avvertono il dolore, hanno per lo più la mente malata.

Se c'è amore per l'uomo, ci sarà anche amore per la scienza.

Se si dà a un febbricitante lo stesso cibo che prendeva da sano, quanto dava forza al sano, dà malattia, al malato.

Sia il sonno che l'insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie.

Soprattutto i mutamenti delle stagioni generano le malattie, e nelle stagioni i grandi sbalzi del freddo e del caldo, e così via secondo la stessa norma.

Un regime leggero e rigoroso è sempre pericoloso nelle malattie croniche; e lo è anche, quando non necessario, in quelle acute.

La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile.
[Vita brevis, ars longa, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile].
[Ho bíos brachýs, he de téchne makré, ho de kairós oxýs, he de peîra sphaleré, he de krísis chalepé]
La vita è breve, l'arte vasta, l'occasione fuggevole,
l'esperimento malcerto, il giudizio difficile. (Ippocrate di Coo)
Giuramento di Ippocrate
IV sec. a.e.c. - Attribuito a Ippocrate

Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.

Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.

E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.

Frasi attribuite
Selezione Aforismario

Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo.

Molti ammirano, pochi sanno.

Note
  1. Gran parte degli aforismi di Ippocrate riportati in questa pagina sono tratti da Opere di Ippocrate, a cura di Mario Vegetti, UTET, 1965.
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Epicuro

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