Ortensio Lando - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Ortensio Lando (Milano 1510 ca. - Venezia 1554 ca.), medico e umanista italiano. L'opera più nota di Ortensio Lando è Paradossi, cioè sentenzie fuori del comun parere, stampata a Lione nel 1543, in cui capovolge i più diffusi luoghi comuni; per cui afferma ad esempio che «meglio è d'esser ignorante che dotto»; «meglio è d'aver la moglie sterile che feconda»; «meglio è vivere mandato in esiglio che nella patria longamente dimorare»; «che mala cosa non sia l'esser ferito e battuto». Insistendo nel gioco ironico che lo distingue, Lando fa seguire ai Paradossi una Confutazione, in cui smonta le tesi sostenute in precedenza e inveisce contro quel «pestilenziale autore ... privo di giudizio e di discorso». [1]
Le seguenti massime di Ortensio Lando sono tratte da Quattro libri de' dubbi con le soluzioni a ciascun dubbio accomodate, pubblicato nel 1552. L'opera è suddivisa in dubbi naturali, morali, e religiosi ai quali Lando dà le sua soluzioni.
Che cosa è la vita dell'uomo senza letteratura? Ella è una morte,
e una vera sepoltura dell'uomo. (Ortensio Lando)
Quattro libri de' dubbi
con le soluzioni a ciascun dubbio accomodate
1552 - Selezione Aforismario

A chi nuoce la povertà? A chi pazientemente non la tollera.

A che modo saranno i nostri beni fuori dell' arbitrio di Fortuna? Donandogli agli amici, e partecipandone coi ben voglienti.

Che cosa è il vino? Egli è la morte della memoria e il veleno dell'uomo, per cui si corrompe l'età, e si perde il fiore della bellezza.

Che cosa è la vita dell'uomo senza letteratura? Ella è una morte, e una vera sepoltura dell'uomo.

Chi è colui che ben vive? Colui che celatamente vive. 

Chi è veramente libero? Colui che non serve ad alcun brutto affetto.

Come chiameremo noi veramente le ricchezze? Gravezze della mente, lacciuoli dei piedi, spine che ci traffigono il cuore.

Come si può conoscere l'amico certo? Nelle cose incerte. 

Dove si dee specialmente serbare il silenzio? Tra i bicchieri, e fra le splendide vivande.

Mentre siamo giovani, qual cosa ci dee più sovente venir nella memoria? D'aver una fiata a diventar vecchi.

Onde avviene che dovendo morir il cigno più soavemente canti del consueto? Forse per insegnarci non esser la morte rea cosa, ma più tosto amabile e desiderabile, essendo ella cagione di farei andare dove eternamente staremo.

Per qual ragione è da fuggir la molta necessità? Percioché per lei si guastano i buoni intelletti.

Perché biasirnasi da' savi la vita negligente e studiosa delle delicatezze? Forse perché i dolori crescon insieme con i piaceri.

Perché credettero molti che l'adulazione ne giovasse? Percioché ella ci fa ravvedere quali esser dovremmo.

Perché debbonosi fuggire i guadagni ingiusti e illeciti? Percioché de' mali guadagni breve e fugace fu
sempre il diletto, e amaro ne fu sempre il frutto.

Perché deesi sprezzar la voluttà? Per esser quasi sempre accompagnata dal dolore.

Perché dipingesi esser cieca la Fortuna? Percioché ella rende ciechi i favoriti suoi.

Perché si vieta il lodare e il bisimar se stesso? Percioché l'uno è segno di vanità, e l'altro è segno di pazzia.

Perché tanto lodarono gli antichi la vita rusticana? Per esser ella maestra di frugalità, di diligenzia, e di giustizia,

Qual è colui che veramente dir si può forte? Colui che se stesso vince, e non altri.

Qual è il miglior dazio che aver si possa a questo mondo? La parsimonia, e se le facultà bastevoli non sono, bastiamo noi ad esse.

Qual è il miglior rimedio che usar si possa nelle cose irrecuperabili? La dimenticanza d'esse.

Quale è il proprio procedere della fortuna? Temer i forti, e conculcar i poltroni.

Quale è proprio la natura dell'ingrato? Ella è di scordarsi i vecchi benefici, se del continuo non ne riceve dei nuovi.

Qual stimate voi sia la propia condizione del avaro? Il tormentarsi per istrema cupidigia d'avere, e roso sempre stare di non perdere quel che si possiede.

Quale è la più breve via e la più spedita di camminar alla gloria? Esser tale quale vorreste esser tenuto.

Quale è la più onesta avarizia che si possa ritrovare? Ella è quella del tempo, quando utilmente si consumano le ore.

Quale è la vera immagine dell'uomo? Ella è la favella.

Quali sono coloro che meno temono la morte? Quei che meno agiati si ritrovano in questo mondo.

Quali sono quelle cose che sì di rado stanno insieme? L'esser bello e casto, savio e ricco giovine e continente, vecchio e non geloso.

Note
  1. Gino Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi Vol. 1, Meridiani Mondadori 1994
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Piovano ArlottoOrazio RinaldiLeonardo da Vinci

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