Paul Watzlawick - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Paul Watzlawick (Villach 1921 - Palo Alto 2007), psicologo e filosofo austriaco naturalizzato statunitense. Dal 1960, Paul Watzlawick ha lavorato presso il Mental Research Institute di Palo Alto, in California, e dal 1976 ha insegnato al dipartimento di Psichiatria e scienza comportamentale dell’Università di Stanford. La maggior parte delle seguenti citazioni di Paul Watzlawick sono tratte da due dei suoi libri più noti: Pragmatica della comunicazione umana (Pragmatics of Human Communication, 1967) e Istruzioni per rendersi infelici (1983).
Paul Watzlawick
Pragmatica della comunicazione umana
Pragmatics of Human Communication, 1967
(con Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson) - Selezione Aforismario

Tutto il comportamento, e non soltanto il discorso, è comunicazione, e tutta la comunicazione − compresi i segni del contesto interpersonale − influenza il comportamento. 

Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L'attività o l'inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro.

Del tutto indipendentemente dal mero scambio di informazione, ci pare che l'uomo debba comunicare con gli altri per avere la consapevolezza di sé. 

Si è sempre attribuito ai bambini, ai folli e agli animali una intuizione particolare per quanto riguarda la sincerità o l'insincerità delle attitudini umane: perché è facile dichiarare qualcosa verbalmente, ma è difficile sostenere una bugia nel regno dell'analogico. 

L'impossibilità di non-comunicare rende comunicative tutte le situazioni impersonali che coinvolgono due o più persone. 

La teoria della comunicazione giudica un sintomo come un messaggio non verbale. Non sono io che non voglio (o che voglio) far questo, è qualcosa che non posso controllare, per es. i nervi, la malattia, l'ansia, un difetto della vista, l'alcool, l'educazione che ho ricevuto, i comunisti, o mia moglie. 

Forse la forma più frequente in cui il paradosso entra nella pragmatica della comunicazione umana è un'ingiunzione che richiede un comportamento specifico, che proprio per sua natura non può essere che spontaneo. Il prototipo di questo messaggio è quindi: "Sii spontaneo!". Chiunque riceva questa ingiunzione si trova in una posizione insostenibile, perché per accondiscendervi dovrebbe essere spontaneo entro uno schema di condiscendenza e non spontaneità.

L'aspirante all'infelicità si attiene a due semplici regole. Primo: esiste un'unica soluzione possibile, consentita, ragionevole, sensata e logica del problema, e se questi sforzi non hanno ancora avuto successo, questo prova soltanto che non ci si è ancora sufficientemente applicati a essa. Secondo: la supposizione che esista solo quest'unica soluzione non può mai in quanto tale essere messa in discussione; prove di verifica possono essere fatte solo relativamente alla sua applicazione.

La realtà della realtà
Comunicazione, disinformazione, confusione
How Real Is Real?, 1976

La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni.
Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. (Paul Watzlawick)
Istruzioni per rendersi infelici
1983 - Selezione Aforismario

Il numero di coloro che, con competenza e consapevolezza, si costruiscono la propria infelicità può sembrare relativamente grande. Infinitamente più elevato è però il numero di quelli che, anche in questo campo, hanno bisogno di consiglio e aiuto.

Tutti possono essere infelici, ma è il rendersi infelici che va imparato, e a ciò non basta certamente qualche sventura personale.

Al pari di un direttore di zoo lo stato sociale si è assunto il compito di assistere il cittadino dalla culla alla bara, rendendo la sua vita sicura e traboccante di felicità. Questo però è possibile solo attraverso una sistematica educazione dei cittadini all'inettitudine sociale, con la conseguenza che nel mondo occidentale crescono a dismisura le spese pubbliche per i servizi sociali e l'assistenza sanitaria.

Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.

È giunta l'ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità.

Essere maturi significa saper fare ciò che è giusto anche se sono i genitori ad averlo vivamente consigliato.

Nella preoccupazione di essere fedele ai propri principi c'è chi finisce per rifiutare continuamente ogni cosa, perché non rifiutare significherebbe già tradire sé stesso. Il semplice fatto che il prossimo gli consigli qualcosa è quindi un motivo per rifiutare, anche nel caso in cui seguire tale consiglio sarebbe oggettivamente nel suo stesso interesse.

Dove si andrebbe a finire se un numero crescente di persone si convincesse che la loro condizione è disperata ma non seria?

La profezia dell'evento porta all'avverarsi della profezia. La sola condizione è che ci si profetizzi o ci si faccia profetizzare qualcosa, e che la si ritenga un fatto imminente e di forza maggiore. In questo modo si arriva proprio là dove non si voleva arrivare.

Un efficace fattore di disturbo nelle relazioni consiste nel concedere al partner solo due possibilità di scelta e, non appena ne scelga una, nell'accusarlo di non aver scelto l'altra. Nello studio delle comunicazioni questo meccanismo è noto sotto il nome di illusioni delle alternative e il suo schema fondamentale è questo: se egli fa A, avrebbe dovuto fare B, e se fa B, avrebbe dovuto fare A.

Essere amati è sempre qualcosa di misterioso. Non è consigliabile voler sapere troppo. Nel migliore dei casi l'altro non sa dirvi nulla; nel peggiore dei casi presenta come motivo ciò che non avete mai considerato come la vostra più affascinante qualità; per esempio la voglia che avete sulla spalla sinistra. Il silenzio, una volta ancora, è d'oro.

Ci si innamori disperatamente: di una persona sposata, di un prete, di una stella del cinema o di una cantante d'opera. In questo modo si viaggerà fiduciosi e lieti, senza mai arrivare, e inoltre ci si risparmierà il disinganno nel dover constatare che l'altro è eventualmente del tutto disponibile a iniziare una relazione − cosa questa che gli farebbe perdere subito ogni attrattiva.

La storia del martello. Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l'ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l'esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire "Buon giorno", gli grida: "Si tenga pure il suo martello, villano!".

Di bene in peggio
1986

Per rendersi conto che una strada è errata bisogna prima percorrerla.

"Sai," dice un antropologo a un collega, "hanno finalmente scoperto l'anello mancante tra la scimmia e l'Homo sapiens." "Fantastico: e qual è?" chiede l'altro; il primo risponde: "L'uomo...".

Il codino del Barone di Münchhausen
Ovvero: psicoterapia e "realtà"
Munchausen's Pigtail and other Essays, 1989

È reale ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale, proprio come l'uso di una lingua si basa sull'accordo tacito e per lo più assolutamente inconscio che determinati suoni e segni abbiano un ben preciso significato.

Nella visione monadica ci domandiamo il motivo, l'origine la causa, quindi il "perché", nella visione pragmatica ci chiediamo "ciò" che accade qui e ora.

Libro di Watzlawick consigliato da Aforismario
Istruzioni per rendersi infelici
Editore: Feltrinelli, 2013

È giunta l'ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità. Basta con i dissennati consigli di guru e sessuologi, con i decaloghi fumosi di tecnocrati e maestri di vita, con le prediche sulla pace interiore e le paralizzanti esortazioni alla spontaneità. Watzlawick mobilita tutti gli espedienti argomentativi, tutti i mezzi a sua disposizione, dall'intelligenza critica allo humour nero, mettendoci di fronte uno specchio ironico, tenendo viva una costante tensione tra il divertimento e il disagio di riconoscerci, ma non privandoci del piacere di interpretare il messaggio: come rendersi felicemente infelici?

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Nathaniel BrandenAlbert EllisGiorgio Nardone

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