Cassandra - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni su Cassandra (chiamata inizialmente Alessandra), figura mitologica greca. Cassandra, figlia di Priamo e di Ecuba, fu una sacerdotessa amata da Apollo, dal quale ottenne il dono della profezia, ma per non aver corrisposto al suo amore fu condannata a non essere creduta. È generalmente nota come profetessa di sventura, in quanto predisposta a prevedere eventi nefasti. Il personaggio di Cassandra fa la sua prima comparsa nell'Iliade, ma diviene celebre dopo la sua apparizione nella tragedia di Eschilo Agamennone e in quella di Euripide Troiane. La sua figura torna in auge negli anni '80 con la pubblicazione del libro a essa dedicato dalla scrittrice tedesca Christa Wolf.
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Cassandra non sarà mai creduta, ma oggi non può farsi neanche ascoltare.
(Pasquale Cacchio)
Cassandra
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Cassandra non sarà mai creduta, ma oggi non può farsi neanche ascoltare.
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

Niente che avvenga all'uomo può ormai definirsi tragico. Un Edipo re oggi! A me fa già ridere l’Amleto di Shakespeare. Ecco che la Tragedia dell’Arte aveva del patetico. Si, perché oggi è possibile solo una Cassandra, qualcosa di tragicomico.
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

Le persone che parlano sempre male degli altri, non compiono alcuno sforzo e si abbandonano alle critiche. Questo atteggiamento, però, non passa inosservato e la punizione che infliggono a queste "Cassandre" è l'isolamento. Lei, come narra il mito, venne rinchiusa in una torre, ma a tutte le persone che hanno per gli altri solo parole negative non spetta poi un destino molto migliore: vengono tagliate fuori.
Aldo Carotenuto, L'anima delle donne, 2001

Raccapricciante il destino di Cassandra: è una delle figure del mito che ha resistito più a lungo al tempo, ma raggelata nella forma chiusa dell'antonomasia. Se consultiamo lo Zingarelli, troviamo il nome comune "cassandra" ingabbiato nella seguente definizione: "persona che è solita fare previsioni catastrofiche senza che nessuno le presti fede, dal nome della figlia di Priamo la quale non creduta prediceva la distruzione di Troia". Nell'antonomasia nulla è rimasto della capacità di vedere di Cassandra: è presente solo la dimensione ossessiva, ripetitiva, nevrotica di chi tormenta chi le sta accanto con la cupezza del suo vedere sempre nero.
Maria Teresa Cassini e Alessandro Castellari, La pratica letteraria, 2007

Un sia pur rapido sguardo all'itinerario della civiltà mi fa sentire una Cassandra.
Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

Tutto considerato, è più gradevole farsi sorprendere dagli eventi che prevederli. Quando si esauriscono tutte le forze nella visione delle disgrazie, come affrontarle, poi, quando arrivano? Cassandra si tormenta doppiamente: prima e durante il disastro, mentre all'ottimista vengono risparmiate le torture della prescienza.
Emil Cioran, Il funesto demiurgo, 1969

Senza “persuasione” sia le parole di verità, sia quelle di giustizia, sia quelle di inganno non hanno efficacia. Cassandra è profetessa veritiera (alethómantis), e perciò si distingue da quegli indovini che cercano di ingannare seguendo i sentieri tortuosi dell'astuzia (skolat apàtai), ma per aver tradito un giuramento, Apollo l’ha privata del potere della persuasione (peithó) ed ora le sue parole sono inefficaci e, come dice il coro, non più degne di fede.
Umberto Galimberti, Gli equivoci dell'anima, 1987

La persuasione è la potenza che la parola esercita sugli altri. Questo effetto, una volta consaputo, conferisce autonomia all'ordine della parola che perciò vale per se stessa, senza più dipendere dalla sua capacità di conoscere e nominare il reale. Per questo, anche se dice come effettivamente andranno le cose, le parole di Cassandra, senza persuasione, sono condannate alla non-realtà.
Umberto Galimberti, Gli equivoci dell'anima, 1987

Si può tollerare un falso indovino. Ma bisognerebbe sparare a vista a un indovino autentico. Cassandra non prese neppure metà dei calci che meritava. 
Robert Anson Heinlein, Lazarus Long l'Immortale, 1973

Una vecchia bisbetica, una old scold... fa poesia., Il termine inglese scold («biasimare, sgridare») viene dal norreno Skald, «poeta». E un tempo una old scold non era una vecchietta calvinista ma una persona, specialmente una donna, dall'eloquio sboccato. Che scrive invettive. Che rimprovera la collettività, che grida ammonimenti come Geremia e che come Cassandra viene fraintesa. E considerata una matta, una criticona che offende; poiché spezza l’armonia del gruppo, è costretta a urlare per sostenere il suo punto di vista.
James Hillman, La forza del carattere, 1999

Come Cassandra, molti nevrotici prevedono largamente il male, raramente il bene. Questo accentrar si sul lato triste della vita piuttosto che su quello buono, per quanto intelligentemente possa essere razionalizzato, dovrebbe far sospettare una profonda disperazione individuale.
Karen Horney, I nostri conflitti interni, 1945

Il profilo di Cassandra, con il suo iper-investimento persecutorio sul reale, assomiglia molto al quadro che, in clinica, viene definito come "schizofrenia positiva" su base delirante-allucinatoria ed a contenuto persecutorio. mentre la sua evoluzione finale, con il suo ritiro pressoché totale degli investimenti istintuali dal reale, la sua solitudine e la sua emarginazione, assomiglia molto alla schizofrenia cosiddetta "negativa".
Volfango Lusetti, Psicopatologia antropologica, 2008

Forse ho il dono di Cassandra. Prevedo il futuro, sempre e solo quando le cose devono andare male. Come se avessi bisogno di tempo per prepararmici. Anche se così soffro sempre, prima ancora che succeda quello che non voglio.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Sono io, Cassandra / e questa è la mia città sotto le ceneri. / E questi i miei nastri e la verga di profeta. / E questa è la mia testa piena di dubbi. / È vero, sto trionfando. / I miei giusti presagi hanno acceso il cielo. / Solamente i profeti inascoltati / godono di simili viste. Solo quelli partiti con il piede sbagliato, / e tutto poté compiersi tanto in fretta / come se non fossero mai esistiti. / Ora lo rammento con chiarezza: / la gente vedendomi si / interrompeva a metà. / Le risate morivano. / Le mani si scioglievano. / I bambini correvano dalle madri. / Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi. / E quella canzoncina sulla foglia verde - / nessuno la finiva in mia presenza. / Li amavo. / Ma amavo dall'alto. / Da sopra la vita. / Dal futuro. Dove è sempre vuoto / e da dove nulla è più facile del vedere la morte. / Mi dispiace che la mia voce fosse dura. / Guardatevi dall'alto delle stelle – gridavo - / guardatevi dall'alto delle stelle. / Sentivano e abbassavano gli occhi. / Vivevano nella vita. Permeati da un grande vento. / Con sorti già decise. / Fin dalla nascita in corpi da commiato. / Ma c’era in loro un’umida speranza, / una fiammella nutrita del proprio luccichio. / Loro sapevano cos’è davvero un istante, / oh, almeno uno, uno qualunque prima di / È andata come dicevo io. / Però non ne viene nulla. / E questa è la mia veste bruciacchiata. / E questo è il mio ciarpame di profeta. / E questo è il mio viso stravolto. Un viso che non sapeva di poter essere bello.
Wisława Szymborska, Monologo per Cassandra, Uno spasso, 2003

Perché volli a tutti i costi il dono della veggenza? Parlare con la mia voce: il massimo. Di più, altro, non ho voluto.
Christa Wolf, Cassandra, 1983

Note
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