Medusa - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni su Medusa ((in greco: Μέδουσα, Médousa, "protettrice"), figura della mitologia greca. Medusa, con Steno ed Euriale, è una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Secondo il mito, le Gorgoni avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo. Medusa, l'unica delle tre Gorgoni a non essere immortale; nella maggior parte delle versioni viene decapitata da Perseo. Medusa era in origine una bella fanciulla, ma le sue chiome vennero tramutate in serpenti da Atena che volle punirla per essersi concessa a Poseidone in uno dei templi dedicati alla dea. Il suo aspetto era diventato così tremendo che chiunque la guardasse in faccia diventava di pietra. Per questo Perseo, quando le tagliò la testa, ricorse a un lucido scudo di bronzo su cui si rifletteva l'immagine del mostro. Anche recisa, la testa di Medusa manteneva i suoi terribili poteri tanto che, col solo mostrarla, Perseo annientò Fineo che voleva impedirgli di sposare Andromeda. Atlante, secondo alcune versioni, sarebbe stato vittima dello stesso sortilegio. Dopo varie vicende, la testa di Medusa fu collocata da Atena al centro del proprio scudo.
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Nel mito di Medusa, chiunque l'avesse guardata direttamente negli occhi
si sarebbe tramutato in pietra. Succede lo stesso con il trauma.
(Peter A. Levine)
Medusa
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Volgiti indietro; e tien lo viso chiuso; / Che se il Gorgon si mostra, e tu il vedessi, / Nulla sarebbe del tornar mai suso.
Dante Alighieri, Inferno, Divina Commedia, 1304/21

La televisione è quella bestia insidiosa, quella Medusa in grado di paralizzare un miliardo di persone a occhi sbarrati ogni sera, quella sirena che canta, chiama e alletta promettendo così tanto e concedendo, in definitiva, così poco.
Ray Bradbury (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa.
Italo Calvino, Lezioni americane, 1988 (postumo)

Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio. Subito sento la tentazione di trovare in questo mito un’allegoria del rapporto del poeta col mondo, una lezione del metodo da seguire scrivendo.
Italo Calvino, Lezioni americane, 1988 (postumo)

Il rapporto tra Perseo e la Gorgone è complesso: non finisce con la decapitazione del mostro. Dal sangue della Medusa nasce un cavallo alato, Pegaso; la pesantezza della pietra può essere rovesciata nel suo contrario; con un colpo di zoccolo sul Monte Elicona, Pegaso fa scaturire la fonte da cui bevono le Muse. In alcune versioni del mito, sarà Perseo a cavalcare il meraviglioso Pegaso caro alle Muse, nato dal sangue maledetto di Medusa. (Anche i sandali alati, d’altronde, provenivano dal mondo dei mostri: Perseo li aveva avuti dalle sorelle di Medusa, le Graie dall’unico occhio). Quanto alla testa mozzata, Perseo non l’abbandona ma la porta con sé, nascosta in un sacco; quando i nemici stanno per sopraffarlo, basta che egli la mostri sollevandola per la chioma di serpenti, e quella spoglia sanguinosa diventa un’arma invincibile nella mano dell’eroe: un’arma che egli usa solo in casi estremi e solo contro chi merita il castigo di diventare la statua di se stesso. Qui certo il mito vuol dirmi qualcosa, qualcosa che è implicito nelle immagini e che non si può spiegare altrimenti. Perseo riesce a padroneggiare quel volto tremendo tenendolo nascosto, come prima l’aveva vinto guardandolo nello specchio. È sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo di mostri in cui gli è toccato di vivere, una realtà che egli porta con sé, che assume come proprio fardello.
Italo Calvino, Lezioni americane, 1988 (postumo)

Personificazione del potere della Natura, la donna ne incarna il volto crudele: è Kali nel suo aspetto oscuro e distruttivo. I quadri simbolisti diventano così una galleria di ritratti femminili tutti al negativo: Medusa, Gorgone, Sfinge, Chimera, Messalina, Salomè, Elena, Dalila. Se talora gli attributi terrificanti del femminile mancano o appaiono ridotti, in ogni caso la donna è ritratta come creatura ambigua, inquietante ed enigmatica, che attiva segrete angosce.
Aldo Carotenuto, Il fascino discreto dell'orrore, 1997

La Medusa? Be', era una specie di mostro mitologico, che aveva delle serpi al posto dei capelli. Quando qualcuno la fissava dritto negli occhi, lo sguardo della Medusa lo pietrificava. E lo sai, come fece Perseo, uno dei tanti eroi dell'antica Grecia, a vincere il mostro? Ebbe un'idea davvero geniale: mise la Medusa di fronte a uno specchio, e lei, guardandosi, pietrificò se stessa. Forse, c'è una morale in tutto questo. Non bisogna guardare troppo dentro la propria anima, perché potremmo diventare di pietra. In fondo, si vive meglio nell'ignoranza che nella consapevolezza di quello che si è. Sopra tutto se non si è propensi all'indulgenza.
Giorgio Celli, Il condominio dei gatti, 2003

Ricordo altri spettacoli meravigliosi: il Perseo di Benvenuto Cellini in Piazza della Signoria, a Firenze. Una notte, con la piazza illuminata, fui attirato dalla figura del David di Michelangelo. Ma appena vidi il Perseo tutto il resto passò in seconda linea. Rimasi affascinato dallo straordinario equilibrio delle sue magnifiche proporzioni. Perseo, che leva alta la testa di Medusa col suo corpo patetico contorto ai suoi piedi, è l'epitome della tristezza, e mi fece pensare al mistico verso di Oscar Wilde: «Perché ogni uomo uccide ciò che ama». Nella lotta di quell'eterno mistero, il bene e il male, il suo scopo era stato raggiunto.
Charlie Chaplin, La mia autobiografia, 1964

La disumanità dell’epoca sotto l’egida dello spettacolo assume il volto liquido di Medusa.
Carlo Dante, Minime pervenute, 2010

Per avere un monumento il più possibile realistico di se stesso, D. guardò la Medusa...
Carlo Ferrario, L'allegro e il pensieroso, 2009

Medusa è lo specchio della visione, della contemplazione, del mistero della bellezza e basta, senza sondaggi né domande: bellezza che si teme e davanti alla quale si trema.
Maria-Milagros Rivera Garretas, Donne in relazione, 2007

Medusa [...] è una figura del terrore, i cui caratteri sono la bellezza e l'ambiguità.
Maria-Milagros Rivera Garretas, ibidem

La Medusa è una figura considerata arcaica, cioè anteriore all'epoca greca classica; ovvero dell'onda di Antigone e di sua madre Giocasta, per intenderci: precedente, pertanto, all'instaurazione del patriarcato nella sua versione greca e occidentale. Medusa, l'unica bella tra le sue sorelle, era del popolo delle «Gerie», cioè le vecchie, le antenate. 
Maria-Milagros Rivera Garretas, Donne in relazione, 2007

Più tremenda ancora della forza distruttrice del tempo è quella pietrificante. Se essa non fosse una Medusa il nostro secolo non avrebbe potuto nascere.
Friedrich Hebbel, Diari, 1835/63 (postumo 1885/87)

Tu devi avere la testa grandiosa della Medusa, così guizzano i serpenti del terrore intorno al tuo capo e, intorno al mio, ancora più selvaggi i serpenti dell'angoscia.
Franz Kafka, Lettere a Milena, 1920/23 (postumo 1952)

L'indifferenza nega, sia alle persone che alle cose, qualunque significato. Ricordiamoci che uno dei mezzi usati da Perseo per uccidere i nemici consisteva nel pietrificarli: li trasformava in pietra servendosi degli occhi della Medusa. La pietrificazione è un modo di uccidere. Naturalmente, sentire che un'altra persona ci tratta o ci considera come se fossimo una cosa non è, in sé, causa di terrore, se si è abbastanza sicuri della propria esistenza: essere un oggetto agli occhi di qualcuno non rappresenta, per la persona «normale», un pericolo spaventoso. Ma per l'individuo schizoide ogni paio di occhi di un suo simile significa una testa di Medusa, dotata del potere effettivo di uccidere o spegnere quel po' di vita che è in lui.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960

Nel mito di Medusa, chiunque l'avesse guardata direttamente negli occhi si sarebbe tramutato in pietra. Succede lo stesso con il trauma. Se tentiamo di confrontarci con esso affrontandolo, continuerà a fare ciò che ha sempre fatto - immobilizzarci nel terrore.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

Prima di partire alla conquista di Medusa, Perseo fu messo in guardia da Atena di non guardare direttamente la Gorgone. Perseo tenne conto della saggezza della dea e usò lo scudo per riflettere l'immagine di Medusa; in questo modo riuscì a tagliarle la testa. Similmente, la soluzione per sconfiggere il trauma non proviene dal confronto diretto con esso, ma dal lavoro sul suo riflesso, che si rispecchia nelle nostre reazioni istintive.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

Come Perseo ha usato il suo scudo per affrontare Medusa, così le persone traumatizzate possono usare l'equivalente dello scudo, cioè il felt sense, per superare il trauma. Il felt sense include la lucidità, la forza istintiva e la fluidità necessarie a trasformare il trauma.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

Ogni trauma ci fornisce un'occasione di autentica trasformazione. Il trauma amplifica e provoca l'espansione e la contrazione della psiche, del corpo e dell'anima. E il nostro modo di reagire a un evento traumatico che determina se il trauma sarà una Medusa crudele e punitiva che ci trasformerà in pietra o se invece sarà uri maestro spirituale che ci condurrà lungo sentieri ampi e non ancora esplorati.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

Nel mito greco, il sangue del cadavere di Medusa è stato raccolto in due fiale; una aveva il potere di uccidere, mentre l'altra aveva il potere di far rivivere. Se glielo lasciamo, il trauma avrà il potere di privare di vitalità la nostra vita e distruggerla. Possiamo però anche utilizzarlo per il suo potente autorinnovamento e trasformazione. Il trauma risolto è una benedizione di una potenza ancora più grande.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

È piuttosto interessante che dal corpo di Medusa, una volta uccisa, siano uscite due cose: Pegaso, il cavallo alato, e Crisaore, un guerriero dalla spada dorata. Non si può trovare metafora più appropriata. La spada simboleggia la verità assoluta, l'arma di difesa fondamentale degli eroi mitici. Trasmette un senso di chiarezza e trionfo, di prontezza ad affrontare sfide straordinarie e di suprema intraprendenza. Il cavallo simboleggia le basi istintive, mentre le ali creano un'immagine di movimento, del librarsi in alto, al di sopra di un'esistenza legata alla Terra. Dato che il cavallo rappresenta l'istinto e il corpo, il cavallo alato rimanda a una metamorfosi per mezzo dell'incarnazione. Il cavallo alato e la spada d'oro sono simboli di buon auspicio per le risorse che le persone traumatizzate scoprono nel processo di vittoria sulle loro personali Meduse.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

In Italia ti battezzarono Medusa / per l'arricciata e alta luce della tua capigliatura. / Io ti chiamo scarmigliata e intricata mia: / il mio cuore conosce le porte della tua chioma. / Quando ti smarrirai nei tuoi stessi capelli, / non dimenticarmi, ricordati che t'amo, / non lasciarmi andar perduto senza la tua capigliatura.
Pablo Neruda, Sonetti, XX sec.

Vedere la Gorgone è guardarla negli occhi e, nell'incrociarsi degli sguardi, cessare di essere sé stessi, di essere vivi, per diventare, al pari di lei, Potenza di morte. Fissare Medusa è perdere, nel suo occhio, la vista, trasformarsi in pietra cieca e opaca.
Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi, 1985

Guardare Medusa negli occhi è trovarsi faccia a faccia con l’aldilà nella sua dimensione di terrore, incrociare lo sguardo con l’occhio che non cessando di fissarti è la negazione dello sguardo, accogliere una luce il cui bagliore accecante è quello della notte.
Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi, 1985

Medusa è tutta mostruosa, ma concentra negli occhi la sua arma fondamentale.
Jean-Pierre Vernant, ibidem

Quando tu fissi Medusa, è lei che fa di te quello specchio dove, trasformandoti in pietra, ella guarda la sua orribile faccia e riconosce se stessa nel doppio, nel fantasma che tu sei diventato dopo aver affrontato il suo occhio.
Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi, 1985

Questa reciprocità, questa simmetria così stranamente ineguale tra l’uomo e il dio quello che ti dà a vedere la maschera di Medusa quando ne resti affascinato altro non è che te stesso, te stesso nell'aldilà, questa testa vestita di notte, questa faccia mascherata di invisibile che, nell'occhio di Medusa, si rivela la verità della tua figura. Questa smorfia ghignante è anche quella che affiora sul tuo viso e vi impone la sua maschera quando, con l’anima in delirio, tu danzi sull'aria del flauto il baccanale di Ade.
Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi, 1985

Nella faccia di Medusa si opera quasi un effetto di sdoppiamento. Per il gioco dell’incantesimo colui che guarda è strappato a se stesso, privato del suo proprio sguardo, investito e come invaso da quello della figura che lo fronteggia e che, mediante il terrore causato dai suoi tratti mostruosi e dal suo occhio, si impadronisce di lui e lo possiede.
Jean-Pierre Vernant, La morte negli occhi, 1985

Note
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