Alessandro Del Piero - Le frasi più belle e significative

Selezione delle frasi più belle e delle citazioni più significative di Alessandro Del Piero (Conegliano 1974), calciatore italiano, soprannominato Pinturicchio da Gianni Agnelli per l'eleganza del suo stile di gioco. Alessandro Del Piero è considerato uno dei migliori calciatori italiani di sempre e un "giocatore simbolo" della Juventus, dove ha militato dal 1993 al 2012. Del Piero è stato anche campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006.
Le seguenti citazioni di Alessandro Del Piero sono tratte dal suo libro Giochiamo ancora, pubblicato nel 2012.
Alessandro Del Piero
Giochiamo ancora
© Mondadori 2012 - Selezione Aforismario

Lo sport è una grande lezione, una continua e meravigliosa palestra di valori. Chi non lo pensa non è un vero atleta.

Bisogna ascoltare, non solo sentire. Osservare, non solo guardare.

Credo di avere capito cosa serve per essere un campione. Bisogna volerlo con tutto il cuore. Bisogna avere coraggio, sentirsi parte di un gruppo senza temere la solitudine. Bisogna allenarsi, e allenarsi, e allenarsi. I sacrifici non devono far paura: saranno tanti, però tu sarai di più, sarai più forte. E odierai la sconfitta come una malattia, come un posto brutto dove non vuoi stare.

Avere stile significa saper giocare bene la partita, dribblando tra istinto e razionalità.

Di una cosa sono sicuro: io sono nato per essere un atleta. E non c’è niente di definitivo, niente di conquistato una volta per sempre.

Gli sport di squadra sono i più difficili, perché si basano su dinamiche complesse. Sono anche i più educativi e formativi: sviluppano, o dovrebbero sviluppare, anche comportamenti sociali.

Il talento cresce, migliora, va protetto e non invecchia.

Il calcio è un mondo bellissimo e anche strano, una specie di pianeta in una galassia remota, piena di contrasti, privilegi e trappole. In questo pianeta circola gente strana, che cerca di sfruttare il calciatore senza curarsi minimamente di lui come persona.
Un atleta deve avere in testa sempre la stessa domanda:
cosa posso fare di meglio? (Alessandro Del Piero)
La bravura col pallone, alla fine, rimane un grande mistero: assomiglia a un dono superiore ricevuto per destino e senza merito.

A un certo punto della mia carriera [...] mi è venuto spontaneo festeggiare il gol facendo la lingua: non è uno sberleffo, semmai ima specie di monelleria. È la smorfia di un bambino felice. Quella lingua di fuori significa “ce l’ho fatta, eccomi qui!”.

L’estetica conta, ma il tiro migliore è quello che porta al gol: anche brutto, o sporco, purché sia gol.

Lo spirito di squadra non è solo un generico “mettersi a disposizione”: troppo comodo, troppo poco. No, una squadra ha sempre bisogno della perfetta sintesi delle individualità.

Lo stile è anche il frutto di un continuo studio, e si procede pure per sottrazione: cioè osservando i gesti altrui che non ci piacciono, evitando gli esempi negativi che non vogliamo emulare. Ecco perché lo stile s’impara. 

Non c’è scelta: un vero atleta deve dare il massimo sempre, in ogni allenamento, non solo in partita.

Oltre alla condizione fisica occorrono la voglia, la rabbia, la passione, la cattiveria agonistica, la felicità interiore, perché un atleta triste è un atleta che parte sconfitto.

Per un atleta, la testa non conta meno delle mani o dei piedi.
Oltre alla condizione fisica occorrono la voglia, la rabbia, la passione,
la cattiveria agonistica, la felicità interiore, perché un atleta triste
è un atleta che parte sconfitto. (Alessandro Del Piero)
Si dice che un vero campione sia genio e sregolatezza. Io mi ritengo regolare come atleta, nel modo che ho di intendere la professione e lo sport, però non posso negare di avere segnato parecchi gol geniali. E allora, anche un po’ di genialità mi appartiene.

Siamo noi a invecchiare, il nostro corpo, non la classe. Il talento è pulizia del movimento, è il concetto zen per cui il miglior tiro con l’arco sorprende per primo il tiratore.

Spirito di squadra è condividere le difficoltà, farsi carico delle crisi degli altri. Significa non aver paura della tensione: a volte nello spogliatoio si litiga, oppure si fa finta di litigare, alziamo la voce, ci diciamo cose a muso duro perché scatti una reazione. I grandi allenatori sono maestri in questo uso della tensione.

Alcuni gesti di stima, di lealtà e sportività, ti toccano come persona, non soltanto come atleta.

Quando ho cominciato a giocare, valeva la regola del “colpire subito” per intimidire. Era una specie di uso comune, ima consuetudine. Gli attaccanti e i fantasisti erano le vittime designate. Ogni tanto mi dico che mi piacerebbe essere alto un metro e novanta anche solo per due settimane, per vedere l’effetto che fa. Poter vivere con un po’ di prepotenza agonistica.

Senza dubbi, senza debolezze, vincendo l’umanissima paura di sbagliare: anche i campioni la conoscono, devono imparare a gestirla e superarla. Serve tempo per arrivarci, servono sconfitte e ferite. Serve la volontà di non sbagliare più.
Alcuni gesti di stima, di lealtà e sportività, ti toccano come persona,
non soltanto come atleta. (Alessandro Del Piero)
Un atleta deve avere in testa sempre la stessa domanda: cosa posso fare di meglio?

Un atleta vive ogni giorno questo dialogo continuo tra mente e fisico, ed è dal loro equilibrio che dipendono risultati e forma.

A volte mi chiedono cosa sia stata la Juventus per me, e io penso che non si tratti solo di una squadra di calcio ma di un’idea.

Indossare la maglia azzurra è bellezza oltre il significato simbolico, stai rappresentando il tuo paese e non soltanto i tuoi tifosi, è una cosa bella di per sé, è bello sentirsi fasciati da quel colore.

Vivere in compagnia del talento è come avere un amico esigente, uno che ti aiuta ma non smette mai di chiedere. Se hai talento, sei obbligato a dimostrarlo. Sempre.

I sacrifici dei miei sono stati la forza più grande, per me e per mio fratello. Anche se a volte si sentiva la tensione dei soldi, loro non cadevano nel vittimismo, non si lamentavano mai. Le difficoltà erano la nostra spinta a fare meglio. Se non potevano comprarmi un pallone nuovo, allora avrei aspettato il prossimo compleanno.

Libro di Alessandro Del Piero consigliato
Giochiamo ancora
A cura di: Maurizio Crosetti 
Editore Mondadori, 2012

La storia del ragazzino più piccolo e timido del paese, San Vendemiano, Treviso, che diventa uno dei più grandi calciatori al mondo. Adesso, dopo vent'anni di Juventus, Del Piero non esce dal campo, ma è pronto a giocare un'altra partita: il suo mondo interiore è intatto, i suoi valori non sono cambiati.

Note
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