Aneddoti di Personaggi Famosi

Raccolta di aneddoti e di episodi divertenti di cui sono protagonisti personaggi famosi. Il termine "aneddoto" deriva dal greco anékdotos, "inedito", perché in origine indicava gli scritti non pubblicati o mantenuti segreti. Un aneddoto è un episodio marginale e poco noto relativo a un evento o a un personaggio celebre. In genere gli aneddoti sono molto apprezzati sia perché rivelano aspetti sconosciuti del carattere di un personaggio famoso, sia perché sono spesso curiosi e divertenti.
− Ha qualcosa da dichiarare? − Solo il mio genio.
(Oscar Wilde ai doganieri di New York)
Aneddoti
Selezione Aforismario

Alessandro Magno, trovandosi ad Atene, volle vedere Diogene. Andò dunque, circondato dalla sua splendida corte, a visitare il filosofo nella sua botte, e, standogli dinanzi, gli domandò che cosa poteva fare per lui e dimostrargli così la sua ammirazione: − Levarti dal sole! − fu la risposta di Diogene. I cortigiani si indignarono per questa risposta altezzosa, ma Alessandro ne restò ammirato e disse: − Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene.

Un giorno Aristippo portò ad Anassagora la notizia della morte del figlio; il filosofo, senza scomporsi, rispose: "Io già sapevo di averlo fatto mortale". 

Un giorno fu chiesto a Beethoven di dare un giudizio su Bach [ruscello in tedesco], al che il grande compositore rispose: "Non è un ruscello, è un mare!".

Diogene di Sinope, detto il Cinico, fu introdotto da un tale in una casa sontuosa proibendogli di sputare. Diogene allora si schiarì la gola è gli sputò in faccia, dicendo di non essere riuscito a trovare un posto peggiore per farlo.

Diogene amava la povertà al punto di decidere di abitare in una botte e di possedere soltanto una scodella. Ma un giorno, vedendo un bambino che beveva dal cavo della mano, gettò via anche la scodella esclamando: "Un fanciullo mi ha dato lezione di semplicità".

Alexandre Dumas (padre) e Honoré de Balzac non erano in buoni rapporti. Un giorno si incontrarono per combinazione in casa di amici. Balzac, rivolgendosi a Dumas, disse ad alta voce: "Quando sarò rimbecillito scriverò anch'io per il teatro". "Allora comincia subito", rispose Dumas.

Al Théatre Français, durante una prima, Alexandre Dumas padre era seduto accanto all'autore, Alexandre Soumet. A un tratto egli scorge uno spettatore addormentato, e lo indica a Soumet: "Guarda un po' gli effetti del tuo lavoro!" Il giorno dopo, viene rappresentata una commedia di Dumas. L'autore è in teatro. Ed ecco che Soumet gli si avvicina e gli mostra un signore che, nella sua poltrona di platea, dorme placidamente. "Vedi, caro Dumas, che anche i tuoi lavori possono far venire sonno?" "No, no", ribatté pronto Dumas, "è sempre quel signore di ieri che non si è ancora svegliato".

“La gente non ha memoria” fu detto, un giorno, ad Alexandre Dumas figlio. “Per fortuna!”, rispose lo scrittore. “Se il mondo non dimenticasse, non gli resterebbe che finire, perché credo veramente che sarebbe già stato detto tutto”.

Una volta fu chiesto ad Albert Einstein come ci si sentisse a essere l'uomo più intelligente del mondo, e questi rispose: "Non lo so, dovreste chiedere a Nikola Tesla".

In una libreria un tale incontra Georges Feydeau e gli mostra il volume appena acquistato “Come diventare ricchi”. “Ti consiglio” gli disse il celebre commediografo “di comprare anche il codice penale”.

Un giorno fu chiesto a Sigmund Freud, accanito fumatore di sigari, se il sigaro non potesse essere interpretato come un simbolo fallico; al che il grande psicoanalista rispose: "A volte un sigaro è soltanto un sigaro".

Quando nel 1933 Sigmund Freud fu informato del fatto che in Germania i suoi libri erano stati bruciati pubblicamente, esclamò: "E poi c'è chi nega il progresso! Oggi si accontentano di bruciare i miei libri, nel Medioevo avrebbero bruciato anche me".

Il 30 giugno 1860 si verifica il primo scontro pubblico tra i sostenitori della teoria evoluzionistica di Charles Darwin, rappresentati dal naturalista inglese Thomas Huxley (autodefinitosi il "mastino di Darwin") e i credenti all'immutabilità creazionistica, rappresentati, invece, dal vescovo di Oxford Samuel Wilberforce (detto "Soapy Sam", Sam il viscido). In occasione del meeting annuale dell'Associazione britannica per l'avanzamento della scienza, Wilberforce afferma provocatoriamente: "Vorrei chiedere a Mr. Huxley se è per parte di suo nonno o per parte di sua nonna che discende da una scimmia". La risposta di Huxley non si fa attendere: "Se mi si chiede se preferirei avere una miserabile scimmia come nonno, oppure un uomo altamente dotato dalla natura, che possiede molte facoltà e grande influenza, e che tuttavia utilizza queste facoltà e questa influenza al solo scopo di introdurre il ridicolo in una grave discussione scientifica, non esito ad affermare la mia preferenza per la scimmia".

Secondo un aneddoto, del quale circolano versioni differenti, il generale francese Charles de Gaulle, passando in rassegna nel 1944 le truppe delle Forces françaises libres, lesse di fronte al blindato del capitano Raymonde Dronne: "Mort aux cons", cioè "Morte agli imbecilli". Al che il generale De Gaulle commentò: "Vaste programme, Messieurs, vaste programmes", cioè: "Vasto programma, signore, vasto programma".

Fermatosi in un’osteria, Giorgio II d’Inghilterra ordinò un uovo. Quando il padrone gli presentò un conto astronomico, chiese: ”Sono così rare le uova, qui?”. “No, sire” rispose l’oste, “sono rari i re!”.

Una famosa attrice infastidiva continuamente il grande regista Alfred Hitchcock sull'angolazione dalla quale riprenderla con la cinepresa. Ogni giorno insisteva perché la si inquadrasse dal suo lato migliore, finché Hitchcock sbottò: "Mia cara, è impossibile riprendere il tuo lato migliore perché ci stai sempre seduta sopra".

Commissario d'esami, Immanuel Kant chiese a uno studente: "Sa dirmi qual è la causa delle aurore boreali?". L'allievo, assai confuso, rispose di averlo studiato, ma di averlo dimenticato. "È un vero peccato", disse Kant, "lei era l'unica persona al mondo a saperlo".  

Il grande scienziato francese Pierre-Simon Laplace desiderava consegnare una copia della sua opera Esposizione del sistema del mondo, composta nel 1796, a Napoleone Bonaparte. Avevano riferito all'Imperatore che il libro non conteneva alcun cenno al nome di Dio, e Napoleone, cui piaceva porre domande imbarazzanti, ricevette Laplace facendogli l'osservazione: "Signor Laplace, mi dicono che lei ha scritto questo grande libro sul sistema dell'universo, e non ha mai menzionato nemmeno una volta il suo Creatore". Laplace, che era fermamente convinto di questo punto della sua filosofia, si fermò e rispose senza mezzi termini: "Sire, non avevo bisogno di questa ipotesi". Napoleone, molto divertito, raccontò questa risposta a un altro grande scienziato, Joseph-Louis Lagrange, il quale esclamò: "Ah! Questa è una bellissima ipotesi; essa spiega molte cose".

Un giorno Michelangelo fece una statua di Cupido e, dopo avergli spezzato un braccio, la sotterrò in un luogo dove sapeva che si sarebbe scavato. Quando si trovò il Cupido tutti erano persuasi che si trattasse di una statua antica. Allora Michelangelo mostrò il braccio spezzato e rivelò lo scherzo.

Akio Morita, il fondatore della Sony, era solito riassumere con una frase l’impegno con cui aveva tenuto alta la competitività della sua azienda: ”Dobbiamo cercare di rendere obsoleti i nostri prodotti prima che siano gli altri a farlo”.

Un ragazzo chiese a Mozart come si faceva a scrivere una sinfonia. "Sei molto giovane" gli rispose Mozart "perché non cominci con una ballata?" L'aspirante musicista insisté: "Ma voi avete cominciato a comporre sinfonie a dieci anni". "Sì, ma non ho mai chiesto come si fa".

Un giorno Platone rimproverò un suo discepolo per averlo trovato intento a giocare a dadi. "Ma io gioco sempre somme piccolissime", disse il discepolo. "Io non ti rimprovero per il denaro", rispose Platone, "ma per il tempo che perdi".

Nel suo dialogare, Socrate assumeva spesso un tono piuttosto veemente: allora i suoi interlocutori lo colpivano con pugni o gli strappavano i capelli; nella maggior parte dei casi era disprezzato e deriso, ma tutto sopportava con animo rassegnato. A tal punto che una volta sopportando con la consueta calma i calci che aveva ricevuti da un tale, a chi si meravigliava del suo atteggiamento rassegnato, rispose: "Se mi avesse preso a calci un asino, l'avrei forse condotto in giudizio?".

Una volta Socrate si recò fuori da Atene, e trovandosi in un Paese straniero gli fu chiesto di quale luogo fosse cittadino. Socrate rispose: "Sono cittadino del mondo".

Un giorno Alberto Sordi incontrò nel cortile della Ponti-De Laurentis un suo amico sceneggiatore, e gli chiese: «Che stai a ffà?» «Lavoro. Scrivo un copione.» Alberto: «Comico?» L’altro: «No, drammatico». Alberto: «Allora te stai a riposa'».

A un giornalista che le chiedeva un giudizio sui ministri del suo governo, Margaret Thatcher rispose: “Non m’importa quanto a lungo parlino: mi basta che facciano quello che dico io”.

Alle insistenze della madre che lo voleva accasato e che gli chiedeva perché non si sposasse, Talete rispondeva sempre: "Non è ancora tempo". Una volta in età avanzata, alle sue insistenze replicò: "Ormai è troppo tardi".

Per Talete tra il vivere e il morire non c'era alcuna differenza. "Allora perché non muori?", gli chiese un tale. "Perché non c'è differenza", rispose lui.  

L’inglese Tolkien, lo scrittore autore de Il signore degli anelli, faceva l’insegnante e raccontava d’aver iniziato a scrivere “per vincere la noia dei lunghi pomeriggi trascorsi a correggere i compiti degli allievi”.

Il re Vittorio Emanuele II era noto per la generosità con cui attribuiva onorificenze: “Un mezzo toscano e una croce di Cavaliere” era solito ripetere “non si negano a nessuno!”

Una sera Voltaire, mentre discuteva di religione con alcuni amici filosofi, disse: "Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo". Allora Diderot rispose: "È appunto quello che hanno fatto".

Si narra che Oscar Wilde, subito dopo essere sbarcato a New York, alla domanda di rito dei doganieri: "Ha qualcosa da dichiarare?", abbia risposto: "Solo il mio genio".

Quando Karol Wojtyła era arcivescovo di Cracovia, un giornalista osservò che per un porporato non era decoroso sciare. “Ma da noi è normale”, replicò il futuro papa. “La metà dei cardinali polacchi scia!”. Era vero: in Polonia ce n’erano solo due.

Note
Vedi anche: Frasi StoricheInsulti di Personaggi Famosi 

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