Maradona - Le frasi più belle e significative

Selezione dei delle frasi più belle e delle citazioni più significative di Diego Armando Maradona (Lanús 1960), calciatore e allenatore di calcio argentino, vincitore del campionato del mondo nel 1986 con la nazionale argentina. Maradona, soprannominato El Pibe de Oro ("Il ragazzo d'oro"), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non il più grande (condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo). Nel corso della sua carriera, Maradona ha giocato nell'Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell's Old Boys. 
Le seguenti frasi di Maradona sono state tratte da interviste e dal suo libro autobiografico Io sono El Diego (2000). Su Aforismario trovi anche una grande raccolta di opinioni e giudizi su Maradona. [Il link è in fondo alla pagina].
Diego Armando Maradona
Io sono El Diego
Yo Soy El Diego, 2000 - Selezione Aforismario

È fantastico ripercorrere il passato quando vieni da molto in basso e sai che tutto quel che sei stato, che sei e che sarai non è altro che lotta. 

Il valore della nazionale non si confronta con il denaro, si confronta con la gloria. 

Oggi molte partite vengono decise dalle scrivanie. E questo va contro i giocatori.

Ho fatto quello che ho potuto, non credo di essere andato così male.

Ho litigato con il Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri... allora venditi il tetto, amigo, fai qualcosa!

Giocare senza pubblico è come giocare in un cimitero. 

So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo.
Se mi trovassi a un matrimonio con un vestito bianco e mi tirassero
un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci. (Maradona)
Frasi da interviste
Selezione Aforismario

Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.
[Intervista del 1970 a 10 anni d'età]

Ci devono ascoltare e rispettare, siamo noi [calciatori] i protagonisti del calcio. In questo mondo dove contano solo i soldi, gli affari e le aziende, bisogna ripensare all'uomo e metterlo al centro di tutto.

Esiste un Maradona femmina? Sì, Ornella Muti.

Forse, se fossi finito alla Juventus avrei avuto una carriera più lunga, tranquilla e vincente. Non rimpiango nulla, ma per quel club ho sempre avuto ammirazione e rispetto. 

I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.

Il buono del calcio è che ti offre sempre la vendetta.

Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è più recente.

In campo non ci si batte con le armi, ma col pallone.

Io corro, io lotto, ma soprattutto dialogo con la palla, per divertire la gente. 

Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello.

La droga ti annebbia, non ti lascia vedere più in là di una spanna. Molte volte ho sniffato e dopo ho cercato di colpire la palla senza riuscirci. Volevo dare un calcio in un modo e non ci riuscivo. Il mio cervello cercava di dare degli ordini, ma il corpo non rispondeva.

La Fifa è governata da dinosauri.

Meglio amare una donna bella e stupida. Anzi, è meglio essere belli e stupidi tutti e due.

Nella clinica dove sono ricoverato c’è qualcuno che pensa di essere Napoleone e qualcun altro Robinson Crusoe. Non mi credono quando dico che sono Maradona.

Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso.

Non si può essere fenomeni tutti i giorni dell'anno. Anche Maradona non giocava sempre da Maradona.

Non sono contro gli omosessuali. Anzi, è bene che si moltiplichino, perché aumenta la richiesta di veri maschi.

Per mia madre sarei disposto a uccidere, a smetterla con il calcio. Mia madre è il mio amore più grande.

Piuttosto che appartenere alla famiglia Fifa preferisco essere orfano.

Se mi trovassi a un matrimonio con un vestito bianco e mi tirassero un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci.

Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione.

Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!

Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.
[Presentazione ufficiale allo stadio San Paolo di Napoli, 1984].

Che significa Napoli per me? È la mia casa.

Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore... Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli.

Fischiare l'inno è da ignoranti.

È stata la mano di Dio.
[Per giustificare il gol di mano fatto all'Inghilterra durante i mondiali in Messico nel 1986].

So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo.
[Dopo la notizia della sua positività alla cocaina, 1991].

Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.
[ibidem].

Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel paese della democrazia non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene. Avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe. Adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo, mi ha ucciso
[Dopo la squalifica per doping ai Mondiali del 1994].

Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso.

Sì, Messi è il nuovo me. Tanti sono stati accostati a me, ma credo che con lui si sia definitivamente trovato il mio erede. 

Libro di Maradona consigliato
Io sono el Diego
Traduttore Alberto Bracci 
Editore Fandango Libri, 2010

Dalle origini povere alla gloria mondiale passando per ognuna delle sue morti e rispettive resurrezioni, descrivendo chi gli è stato amico e chi nemico. Tutto è qui riferito da lui stesso, in prima persona, un Maradona integrale, il grande campione e il piccolo grande uomo.

Note
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