Geco - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sul geco, rettile appartenente alla famiglia dei Geconidi (o Gekkonidi). I gechi si nutrono per lo più di insetti, e sono attivi al crepuscolo o di notte.
"I gechi, come i ragni e alcune specie di insetti, possono muoversi su superfici diversificate e diversamente inclinate, riuscendo a salire muri verticali e sporti. Le zampe dei gechi sono infatti provviste di minuscole microsetole uncinate localizzate sulle dita che permettono loro di aderire a superfici solide. Questa capacità è ritenuta di grande interesse da parte degli scienziati per almeno tre principali motivi: l'elevata forza adesiva, la facilità di controllo dell'adesione nella fase di distacco e l'autopulizia delle zampe. Recenti ricerche inerenti le modalità di aderenza di gechi e ragni hanno dimostrato come queste ultime derivino principalmente dall'attrazione dovuta a forze di van der Waals che si instaurano tra le setole e le superfici di aggancio. A differenza di altre specie animali i ragni e i gechi riescono dunque a far presa su diversi substrati a secco, senza utilizzare fluidi adesivi come bave o secrezioni". [Roberto Pagani, ‎Giacomo Chiesa, ‎Jean-Marc Tulliani, Biomimetica e Architettura, 2016].
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulle lucertole, i rettili, il camaleonte, le rane e i rospi. [I link sono in fondo alla pagina].
I gechi sono rettili squamati perfettamente innocui e inoffensivi, e
unicamente a causa del loro brutto aspetto e della loro vita notturna
debbono sottostare a tanta cattiva reputazione. (Alfred Edmund Brehm)
Geco
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C'è guerra anche fra il geco e il ragno, poiché il geco si mangia i ragni.
Aristotele, Historia animalium, IV sec. a.e.c.

Intorno a pochi altri rettili si sono raccontate tante fole quanto intorno ai Gechi, sauri squamati notturni di forma singolare, che s'incontrano in tutte le parti del globo.
Alfred Edmund Brehm, La vita degli animali, 1874

La diffidenza e l'orrore per i gechi sono generali – e allo stesso tempo del tutto infondati.
Alfred Edmund Brehm, ibidem

[I gechi] sono rettili squamati perfettamente innocui e inoffensivi, e unicamente a causa del loro brutto aspetto e della loro vita notturna debbono sottostare a tanta cattiva reputazione.
Alfred Edmund Brehm, La vita degli animali, 1874

Sul terrazzo, come tutte le estati, è tornato il geco.
Italo Calvino, Palomar, 1983

Ogni sera, appena s'accende la luce, il geco che abita sotto le foglie su quel muro, si sposta sul vetro, nel punto dove splende la lampadina, e resta immobile come lucertola al sole. Volano i moscerini anch'essi attratti dalla luce; il rettile, quando un moscerino gli capita a tiro, lo inghiotte.
Italo Calvino, Palomar, 1983

Il geco [...] rappresenta la concentrazione immobile e l'aspetto nascosto, il rovescio di ciò che si mostra alla vista.
Italo Calvino, ibidem

La cosa più straordinaria [del geco] sono le zampe, vere e proprie mani dalle dita morbide, tutte polpastrelli, che premute contro il vetro vi aderiscono con le loro minuscole ventose: le cinque dita s'allargano come petali di fiorellini in un disegno infantile, e quando una zampa si muove, si raccolgono come un fiore che si chiude, per tornare poi a distendersi e a schiacciarsi contro il vetro, facendo apparire delle striature minutissime, simili a quelle delle impronte digitali. Insieme delicate e forti, queste mani paiono contenere un'intelligenza potenziale, tale che basterebbe esse potessero liberarsi dal compito di restare lì appiccicate alla superficie verticale per acquistare le doti delle mani umane, che si dice siano divenute abili da quando non ebbero più da appendersi ai rami o da premere il suolo.
Italo Calvino, Palomar, 1983

Le zampe [del geco] ripiegate sembrano, più che tutte ginocchio, tutte gomito, molleggiate a sollevare il corpo. La coda aderisce al vetro solo con una striscia centrale, dove prendono origine gli anelli che la fasciano da una parte all'altra e ne fanno uno strumento robusto e ben difeso; il più del tempo posata torpida e neghittosa, pare non abbia altro talento o ambizione che di sostegno sussidiario (nulla a che vedere con l'agilità calligrafica delle code delle lucertole), ma all'occorrenza si dimostra reattiva e ben articolata e anche espressiva.
Italo Calvino, Palomar, 1983

Quando un moscerino passa vicino alla gola del geco, la lingua scatta e inghiotte, fulminea e duttile e prensile, priva di forma e capace d'assumere ogni forma.
Italo Calvino, ibidem

Ecco che gli capita a tiro una smarrita farfallina notturna. La trascura? No, acchiappa anche quella. La lingua si trasforma in rete per farfalle e la trascina dentro la bocca. Ci sta tutta? La sputa? Scoppia? No, la farfalla è là nella gola: palpita, malconcia ma ancora se stessa, non toccata dall'offesa di denti masticatori, ecco che supera le angustie della strozza, è un'ombra che inizia il viaggio lento e combattuto giù per un gonfio esofago.
Italo Calvino, Palomar, 1983

Il geco resta immobile per ore; con una frustata di lingua deglutisce ogni tanto una zanzara o un moscerino; altri insetti, invece, identici ai primi, che pure si posano ignari a pochi millimetri dalla sua bocca, pare non li registri. È la pupilla verticale dei suoi occhi divaricati ai lati del suo capo che non li scorge? O ha motivi di scelta e di rifiuto che noi non sappiamo? O agisce mosso dal caso o dal capriccio?
Italo Calvino, Palomar, 1983

Forse [il geco] s'è addormentato. Com'è il sonno per chi ha gli occhi senza palpebre?
Italo Calvino, ibidem

La segmentazione ad anelli di zampe e coda, la picchiettatura di minute piastre granulose sul capo e sul ventre dànno al geco un'apparenza di congegno meccanico; una macchina elaboratissima, studiata in ogni microscopico dettaglio, tanto che viene da chiedersi se una tale perfezione non sia sprecata, viste le operazioni limitate che compie. O forse è quello il suo segreto: soddisfatto d'essere, riduce il fare al minimo? Sarà questa la sua lezione...?
Italo Calvino, Palomar, 1983

Le zampe dei gechi sono qualcosa di veramente straordinario, non c'è niente di altrettanto funzionale... Non ancora.
Anna Lucchiari, Le stelle dentro di noi, 2017

Nell'incavo d'ombra di una mattonella spaiata messa lì sul balcone per un non si sa mai, ci vive da anni e anni un geco. Lui il primevo, o la sua progenie? Questo non so; è così riservata l'indole del geco, così appartati i suoi costumi e indecifrabile il suo sguardo, che non saprei distinguere. Del resto, io non parlo la sua lingua, quel delicato frinire che sento per un attimo la sera quando se ne esce di casa. Io ricambio con un fischio e sento che andiamo d'accordo.
Maurizio Maggiani, La zecca e la rosa, 2016

Perché a nessuno piacciono i gechi? Perché la Gloria strilla se solo sospetta che è nei paraggi? Perché Moreno gli fa la posta per pestargli la coda? Non è simpatico, dicono, è viscido e freddo ed equivoco. Mah, a me fa piacere che ci sia, e non manco mai di accendere la luce sul balcone. Me ne è grato, e ricambia al modo di un vero gentiluomo, senza indulgere in smancerie, semplicemente, mi regala l'impagabile spettacolo della sua cena.
Maurizio Maggiani, La zecca e la rosa, 2016

[Il geco] si accomoda nei pressi della luce delicatamente poggiato sulle sue fantastiche interazioni di van der Waals, attende che si posi una falena di suo gradimento, non la prima ma quella più consona ai suoi raffinati gusti, lascia che la pietanza si rosoli per benino al calore della lampada, medita per il tempo dovuto sull'interiore perfezione dell'Universo, ed infine, con un gesto di inaudita, elegantissima brevità, slap, si pappa la pollastra. E poi, forse, mi guarda, forse fa un grazioso ruttino.
Maurizio Maggiani, La zecca e la rosa, 2016

La nanostrutturazione delle setole delle zampe consente dunque al geco di aderire in modo molto efficace, senza fare uso di colle e senza applicare forze esterne. Quello che non si è ancora compreso del tutto è come il geco riesca a muoversi, attivando e disattivando rapidamente le deboli forze di contatto. Probabilmente è capace di variare a comando l'inclinazione delle sue nano-spatole. Per i ricercatori la riproduzione di questo fenomeno è di grande interesse sia per applicazioni a livello nanometrico (come sollevare, spostare o allineare sensori o motori miniaturizzati) sia per costruire macchine in grado di aderire a superfici «impossibili».
Gianfranco Pacchioni, Quanto è piccolo il mondo, 2007

Oggi anche le più sofisticate setole «sintetiche» prodotte in laboratorio sono piuttosto primitive, se confrontate con quelle del geco. Ma quando impareremo a simularle accuratamente, allora potremo usarle per rivestire le suole delle scarpe e riusciremo impunemente a camminare appesi al soffitto a testa in giù.
Gianfranco Pacchioni, Quanto è piccolo il mondo, 2007

A tutti è nota la rilassatezza di questi simpatici animaletti. Non c'è casa in Sicilia che non ne ospiti qualche esemplare. Simili a lucertole, più corti e più tozzi e con la pelle che spesso muta colore per adattarsi all'ambiente circostante, solitamente se ne stanno dietro qualche mobile in cucina oppure sui balconi, dietro i vasi dei (lori. E normalmente vi possono stare indisturbati per due precise ragioni. La prima, la più importante, risiede nel fatto che, nella cultura popolare, il geco è visto come un portafortuna. La seconda ragione, più pratica, riguarda la loro dieta. I gechi infatti si nutrono di insetti fastidiosi per l'uomo come mosche, falene, moscerini e zanzare. Per tale motivo, avere una famigliola di gechi in cucina o sul terrazzo è da tutti considerata una benedizione. Ed il geco, consapevole di tanta considerazione, se ne sta tranquillo al suo posto e neanche si spaventa o fugge se si ha la ventura di passargli vicino.
Bruno Sebastiani, La maledizione dei Corleone, 

Dimmi, il tuo “amore per gli animali” comprende anche il mulo, il topo, il rospo, il geco, il barbagianni, la lumaca, il pipistrello, il corvo, il lombrico, il ragno, la scolopendra, la falena, la mantide religiosa, la cavalletta, lo scarabeo stercorario, il calabrone, il polpo, la medusa, il riccio di mare, l’oloturia, il granchio, la patella, la rana pescatrice?…
Giovanni Soriano, Finché c'è vita non c'è speranza, 2010

Il geco si regge sulle mani e dimora nelle aule del re.
Libro dei Proverbi, Antico Testamento, V sec. a.e.c. 

Note
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