Jonathan Safran Foer - Le frasi più belle e significative

Selezione delle frasi più belle e più significative di Jonathan Safran Foer (Washington 1977), scrittore e saggista statunitense. Le seguenti citazioni di Jonathan Safran Foer sono tratte dai libri: Ogni cosa è illuminata (Everything Is Illuminated, 2002), Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close, 2005), Se niente importa (Eating Animals, 2009), Eccomi (Here I am, 2016).
Jonathan Safran Foer
Ogni cosa è illuminata
Everything Is Illuminated, 2002 - Selezione Aforismario

Questo è amore, pensava lei, sì o no? Quando noti l'assenza di qualcuno, e detesti quell'assenza più di ogni altra cosa. Ancora più di quanto ami la sua presenza.

Dallo spazio gli astronauti vedono quelli che fanno l'amore come puntolini di luce.

Era un genio della tristezza, e in essa si tuffava disgiungendone i molti fili, apprezzadone le sfumature più sottili. Era un prisma attraverso cui la tristezza poteva suddividersi nel suo infinito spettro.

L'unico modo per vincere la tristezza è consumarla.

Gli ebrei hanno sei sensi. Tatto, gusto, vista, odorato, udito... memoria.

L'unica cosa più dolorosa dell'essere obliatori attivi è essere rammentatori inerti.

Peggio di essere triste è solo quando gli altri sanno che sei triste.

L'umorismo è una maniera di ritrarsi da questo mondo meraviglioso e terribile.

Se Dio esiste, ha molte ragioni per essere triste.

Una persona cattiva è un uomo che non compiange le sue cattive azioni.

L'arte è quella cosa che ha attinenza soltanto con se stessa – l'esito di un tentativo riuscito di fare un'opera d'arte. Purtroppo non ci sono esempi di arte, né buoni motivi di pensare che esisterà mai l'arte. (Tutto quello che si è fatto è stato fatto con uno scopo, ogni cosa ha un fine che esiste al di fuori di essa, ad es. Io voglio vendere questo, oppure Voglio che questo mi renda famoso e benvoluto, oppure Voglio che questo mi completi, o peggio ancora Voglio che questo completi gli altri.) Tuttavia continuiamo a scrivere, dipingere e comporre. Ci comportiamo con stoltezza?

Tutto è quello che è perché tutto è stato quello che è stato.

Sapeva che ti amo vuol dire anche: ti amo più di chiunque altro ti ami o ti abbia mai amata, o ti amerà, e anche: io ti amo in un modo in cui nessuno ti ama, o ti ha mai amato, o ti amerà mai, e anche: ti amo in un modo in cui non amo nessun'altra e non ho mai amato nessun'altra e non amerò mai nessun'altra.

La morte è la sola cosa nella vita di cui sia necessario essere coscienti mentre accade.
Ho vissuto abbastanza per non essere sicuro di niente al 100%.
(Jonathan Safran Foer)
Molto forte, incredibilmente vicino
Extremely Loud and Incredibly Close, 2005 - Selezione Aforismario

A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l'impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno.

[I miei sentimenti], anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.

La timidezza è quando distogli lo sguardo da una cosa che vuoi. La vergogna è quando distogli lo sguardo da una cosa che non vuoi.

Io non mangio niente che abbia dei genitori.

Il mondo non è orribile ma è pieno di gente orribile.

Ho vissuto abbastanza per non essere sicuro di niente al 100%.

La timidezza è quando distogli lo sguardo da una cosa che vuoi. La vergogna è quando distogli lo sguardo da una cosa che non vuoi.

C'erano cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. Così le seppellii e lasciai che facessero male a me.

Avevo bisogno di un bambino. Ma che significa avere bisogno di un bambino? Una mattina mi svegliai e capii il buco al centro di me.

Dover vivere è triste, ma è tragico poter vivere una sola vita.

È la tragedia di amare, non si può amare niente più di quello che ci manca.

Fondamentalmente i nomi sono l’unica cosa che resta ai morti.

L'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto.

Io non ho mai confuso quello che avevo con quella che ero.

Per la prima volta in vita mia mi sono chiesto se la vita valeva tutta la fatica che serve per vivere. Perché, esattamente, valeva la pena di vivere? Che c'è di così orrendo nell'essere morti per sempre e non provare niente, non sognare nemmeno? Che c'è di così fantastico nel provare sensazioni e fare sogni?

Qualche volta sono schiacciato sotto il peso di tutte le vite che non sto vivendo.

Il tempo passava come una mano che saluta da un treno sul quale avrei voluto essere.

Tutti dobbiamo morire, o fra un millisecondo, o fra giorni, o fra mesi, o fra 76 anni e mezzo se uno è appena nato. Tutto quello che è nato deve morire, e questo significa che le nostre vite sono come i grattacieli. Il fumo sale a velocità diverse, ma le vite sono tutte in fiamme, e tutti siamo in trappola.

Se niente importa
Eating Animals, 2009

Niente – non una conversazione, non una stretta di mano e neppure un abbraccio – fonda un'amicizia con tanta forza come mangiare insieme.

Gli altri animali, come gli esseri umani, provano piacere e dolore, felicità e tristezza. Il fatto che gli animali siano mossi da molte delle stesse emozioni che toccano noi è ben attestato. Chiamare «istinto» l'intero complesso delle loro emozioni e dei loro comportamenti è stupido.

È pazzesco che l'idea dei diritti degli animali sembri pazzesca a qualcuno. Viviamo in un mondo che considera normale trattare gli animali come pezzi di legno e considera estremistico trattare gli animali come animali.

Pensare di avere più diritto a mangiare un animale di quanto ne abbia l'animale a vivere senza soffrire è una depravazione. Non sono ragionamenti astratti. È questa la realtà in cui viviamo.

Ormai il nostro sostentamento proviene dalla sofferenza. Sappiamo che se qualcuno vuole mostrarci un film sulla produzione della carne, sarà un film dell'orrore. Forse sappiamo più di quanto ci interessi ammettere, e lo confiniamo nei recessi più bui e nascosti della memoria.

Che cos'è la sofferenza? Io non sono sicuro di che cosa sia, ma so che la sofferenza è il nome che diamo all'origine di tutti i sospiri, le urla e i gemiti – piccoli e grandi, rozzi e multiformi – che ci affliggono. È una parola che definisce il nostro sguardo ancor più di ciò che stiamo contemplando.

Il mondo è cambiato così tanto che gli stessi valori non portano più alle stesse scelte.

Abbiamo intrapreso una guerra, o meglio abbiamo permesso che si intraprendesse una guerra contro tutti gli animali che mangiamo. Questa guerra è nuova e ha un nome: allevamento industriale.

È sempre possibile svegliare uno che dorme, ma non c'è rumore che possa svegliare chi finge di dormire.

Non reagire è una reazione: siamo altrettanto responsabili di ciò che non facciamo.

Per migliaia di anni agricoltori e allevatori hanno tratto spunto dai processi naturali. L'allevamento industriale considera la natura un ostacolo da superare.

Quando mangiamo carne prodotta negli allevamenti industriali viviamo, letteralmente, di corpi torturati. Sempre più, quel corpo torturato sta diventando il nostro.

Guarda che cosa sono gli allevamenti intensivi. Guarda che cos'ha fatto la nostra società agli animali non appena ne ha avuto il potere tecnologico. Guarda che cosa facciamo effettivamente in nome del «benessere degli animali» e del «trattamento umano», e poi decidi se sei ancora disposto a mangiare carne.

Nel mondo dell'allevamento industriale le aspettative si sono capovolte. I veterinari non lavorano più per la salute ottimale, ma per la redditività ottimale. I farmaci non servono per curare le malattie, ma per supplire a sistemi immunitari distrutti. Gli allevatori non mirano a produrre animali sani.

Chiunque lasci intendere che esista una simbiosi perfetta tra l'interesse dell'allevatore e quello degli animali probabilmente sta cercando di venderti qualcosa (e non è fatta di tofu).

Proprio come nulla di ciò che facciamo può provocare direttamente tanta sofferenza negli animali quanto nutrirsi di carne, nessuna delle nostre scelte quotidiane ha più impatto sull'ambiente.

Se io abuso del logo di una grande azienda, potrei persino finire in galera; se una grande azienda abusa di miliardi di polli la legge non protegge i polli, ma il diritto dell'azienda di fare quello che vuole. È questo che succede quando si negano i diritti degli animali.

La nostra generazione sa come stanno le cose. Abbiamo l'onere e l'opportunità di vivere nella fase in cui le critiche all'allevamento intensivo hanno fatto breccia nella coscienza popolare. Siamo noi quelli a cui chiederanno a buon diritto: «Tu che cos'hai fatto quando hai saputo la verità sugli animali che mangiavi?»

Alla gente importa degli animali. Io ci credo. È solo che non vogliono sapere o pagare.

Invece di un padre che griglia hamburger di tacchino, i miei figli ricorderanno un padre che brucia hamburger vegetariani in giardino.

Modificare la nostra alimentazione e far svanire certi gusti dalla memoria rappresenta una specie di perdita culturale, qualcosa che viene dimenticato. Ma forse vale la pena di accettare, se non addirittura di coltivare, questo genere di dimenticanza (anche la dimenticanza può essere coltivata).

È un classico dilemma: che valore do a una situazione socialmente piacevole, e che valore do all'agire socialmente responsabile?

Quanto dev'essere distruttiva una preferenza culinaria prima di decidere di mangiare qualcos'altro? Se contribuire alle sofferenze di miliardi di animali che vivono vite raccapriccianti e (spessissimo) muoiono in modi altrettanto raccapriccianti non è motivo d'ispirazione, che cosa può esserlo? Se contribuire al massimo grado alla minaccia più seria che il pianeta deve affrontare (il riscaldamento globale) non è sufficiente, che cosa lo è? E se hai la tentazione di mettere a tacere questi tarli della coscienza dicendo «non ora», allora «quando»?

Una delle maggiori opportunità di vivere i nostri valori – o di tradirli – sta nel cibo che mettiamo nei nostri piatti.

Eccomi
Here I am, 2016 - Selezione Aforismario

Il desiderio di spremere qualche goccia in più di felicità quasi sempre distrugge la felicità che avevi la fortuna di avere e di cui sei stato così sciocco da non accorgerti.

Anche non avere scelta è una scelta.

Tutte le mattine felici si assomigliano, esattamente come tutte le mattine infelici, ed è questo, in fondo, a renderle così profondamente infelici: la sensazione che quest’infelicità sia già accaduta prima, che gli sforzi per evitarla al massimo la rafforzino e probabilmente non facciano che esacerbarla.

Inseguendo la felicità, smarriamo la soddisfazione.

Era infelice, ma non era convinta che per qualcun altro la sua infelicità non potesse essere felicità. Aveva dei desideri inappagati – desideri profondi – ma era probabile che lo stesso valesse per chiunque altro, sposato o non sposato. Voleva di più, ma non sapeva se si poteva trovare qualcosa di più.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Peter Singer

Nessun commento: